L'esigenza di apertura di questo thread, nasce da molte risposte critiche ai miei interventi avute nel precedente Thread intitolato "Ma secondo voi cos'è il Lbertarismo?".
In parecchi interventi emerge l'accusa di scarso "pragmatismo" da parte dei Libertari più rigorosi ed intransigenti come me.
Per ricapitolare senza stare a citare tutti gli interventi vediamo cosa scrive, con intento mediatorio ARI6:
Anche io non parlerei tanto di “pragmatismo” quanto di “Strategia” , non tanto perché il “pragmatismo” sia un brutto termine, quanto per il fatto che sia un termine usato a sproposito, ed usato a sproposito al fine di sostenere che l’unica “Strategia” pragmatica sia la propria.Non è una questione di pragmatismo (che brutto termine! la mano dei più diffidenti scatta al portafoglio al solo sentir risuonare quella parola!) e non c'entra nulla Hegel nè altri folli convinti di possedere poteri sovrannaturali. E' un semplice dato di fatto: viviamo in un sistema statuale e, realisticamente, ci vivremo ancora a lungo. Aggiungi che siccome non siamo rivoluzionari e nessuno di noi prenderebbe le armi per abbattere lo stato - e del resto non sarebbe neanche giusto poichè la reazione non sarebbe proporzionata all'aggressione - e ti rendi conto come non si possa fare a meno di fissare dei second best da auspicarsi all'interno del sistema in cui abbiamo la sventura di vivere, pur rifiutando i compromessi nelle questioni teoriche. Anche lo stesso Rothbard, e al libertarismo suo e dei suoi seguaci è ispirato questo spazio di discussione, non ha mai disdegnato di intervenire sui temi della politica quotidiana.
Io sostengo che, se l’obiettivo è il libertarismo, perseguire un finto liberismo berlusconiano (caro a liberista87 ed altri) sia assolutamente poco pragmatico altrettanto quanto potrebbe essere poco pragmatico per un libertario di ispirazione comunista perseguire il leninismo di Russo Spena, il comunismo di Bertinotti, o il socialismo dal volto “dis”umano di Achille Occhetto.
Se vogliamo parlare seriamente di “Strategia” ben venga, ma senza l’arroganza di chi vuole Sostenere che solo la propria strategia è “pragmatica” o “realistica” e senza confondere quello che è la strategia con quello che può essere un comportamento oppure il giudizio di legittimità di un comportamento (approfondirò in seguito).
Personalmente, posso condividere in parte l’opinione di ARI6:
Ritengo però che ci sia dell’altro, innanzitutto penso che, per realizzare una futura società libertaria, si debba lavorare ancora molto su noi libertari stessi, proprio per cercare di capire meglio cosa debba essere il libertarismo. E quando dico “noi” intendo proprio includere tutti, partendo da me, nessuno escluso: dai Libertari “Rothbartiani” ai Libertari che so… “Bakuniani” o “Stirneriani”.Al di là di un discorso sulla democrazia, è ovvio che non si potrà mai arrivare a una società senza stato se la maggioranza vorrà lo stato.Per questo ritengo giusto che si intervenga sulle policy dei vari governi con la formazione di think tank e di movimenti di opinione.
Non tanto perchè creda nella ricettività dei governi verso le nostre idee - mi sto infatti convincendo che non esista il modo per alleggerire lo stato, ma ci si debba accontentare al massimo del mantenimento dello status quo - quanto perchè la diffusione di certe idee nell'opinione pubblica potrà permettere una svolta a lungo, lunghissimo termine.
Se non vi sarà una coagulazione, una tolleranza, una comprensione tra le varie ideologie libertarie, dove per coagulazione non intendo certo in una unica ideologia, ma in un comune criterio di libera convivenza, come si potrà mai pensare di convincere il resto della Società?
E se noi pochi Libertari ci sporchiamo le mani, politicamente, per sostenere inutilmente ciascuno la propria singola ideologia, chi quella Rothbartiana, chi quella comunista, cercando di imporla agli altri attraverso il voto democratico, riusciremo ad essere credibili tanto più nei confronti degli altri libertari?
O non faremmo invece solo il gioco dei sostenitori del potere Statuale (sia pur democratico)? Legittimando il loro Potere. Potere retto sulle divisioni: "Impera et divide" si diceva... no?
A tal proposito ARI6 sintetizza i suoi dubbi con una domanda:
Francamente non arrivo a dire quello, anche se molti Rothbartiani intransigenti (Forse Rothbard stesso) e naturalmente la quasi totalità degli anarchici tradizionali potrebbero arrivare a questa conclusione."E quindi secondo te bisogna mantenere l'equidistanza tra Jefferson e Lenin.?"
Sicuramente un filosofo libertario come Spooner, precursore degli anarco capitalisti, mise in discussione la "Stessa Costituzione degli Stati Uniti" di Jefferson & c., in quanto non sottoscritta da ciascun singolo individuo americano.
Ma come non fate a temere l'assurda strategia tutta "Leninista" che risiede nel "pragmatismo dei piccoli passi" suggerito da minarchici e liberisti di vario genere?
Il comunismo nasce come ideologia anarchica, sono poi proprio soggetti come Lenin a fare discorsi analoghi ai loro (solo diversi come colore politico): "ora il comunismo anarchico è irrealizzabile e bisogna costituire uno Stato transitorio Forte, che imponga un Comunismo reale, per approdare (forse) un giorno al comunismo ideale".




Rispondi Citando
