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Discussione: Il processo invisibile

  1. #131
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    Predefinito Non c'è solo la sentenza SME, in questi giorni

    (e, questa, è ancora più pericolosa per il Banana)

    1976, fine anno.
    Poco dopo Mangano, anche Dell’Utri lascia Berlusconi: vuol fare il dirigente, ma Silvio non lo ritiene capace.
    1978.
    Dell’Utri trova lavoro in un’impresa in odor di mafia, la Bresciano Costruzioni di Rapisarda, legato a mafiosi doc come Ciancimino e i Cuntrera-Caruana. La Bresciano va in bancarotta fraudolenta. Dell’Utri, incriminato a Torino, perde il lavoro.
    1980, 5 febbraio.
    La Criminalpol di Milano intercetta una telefonata fra Mangano e Dell’Utri. Parlano di un malavitoso, Tony Tarantino. Poi Mangano dice che ha un “affare” da proporgli e anche “il cavallo” che fa per lui. Dell’Utri sorride: per il “cavallo” occorrono “i piccioli” (i soldi) e lui non ne ha. Mangano dice di farseli dare da Berlusconi. Dell’Utri risponde che “quello lì... ‘n ‘sura” (non suda, non paga). Paolo Borsellino dirà che Mangano, quando parlava di cavalli, si riferiva a partite di droga. Dell’Utri spiegherà di aver mantenuto rapporti con Mangano perchè “mi faceva paura la sua personalità criminale”.
    1975-1983.
    In otto anni, nelle holding Fininvest, affluiscono 113 miliardi di lire dell’epoca (oggi vanno moltiplicati per cinque) di provenienza misteriosa, parte addirittura in contanti. Berlusconi non svelerà mai l’anonimo donatore. Il consulente tecnico di Dell’Utri, il professor Paolo Jovenitti della Bocconi, ammetterà al processo che alcuni di quei finanziamenti sono inspiegabili e “potenzialmente non trasparenti”. Secondo molti pentiti, in quel periodo Bontate diventa socio delle tv Fininvest, investendovi grossi capitali mafiosi. Per quest’accusa non esiste prova. Ma - secondo i pm – la scarsa trasparenza dei finanziamenti alle holding Fininvest e la presenza di uomini vicini alle cosche nelle tv siciliane acquisite dal Biscione la rendono plausibile.
    (continua)

  2. #132
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    Predefinito Re: Non c'è solo la sentenza SME, in questi giorni

    In Origine Postato da MrBojangles
    (e, questa, è ancora più pericolosa per il Banana)

    1983, 15 febbraio.
    Mangano arrestato nell’operazione antimafia “San Valentino”. Intanto, secondo il pentito Angelo Siino, la mafia perseguita il Cavaliere con richieste di denaro sempre più stringenti tramite il clan Pullarà (“volevano tirargli il radicone”, cioè spennarlo, lasciarlo in mutande). Berlusconi richiama Dell’Utri alla Fininvest e, nonostante il disastro della Bresciano, lo promuove amministratore delegato e presidente di Publitalia: numero tre del gruppo. Secondo i pm, il Cavaliere non ha scelta: Dell’Utri, tramite Cinà, sigla la tregua con Cosa Nostra e la Fininvest comincia a pagare una quota annua alle cosche.
    1984.
    Secondo vari pentiti, Riina scopre i rapporti dei Pullarà con Dell’Utri: indispettito per non esserne stato informato, mette da parte i Pullarà e affida a Cinà la gestione esclusiva di quel canale, nella speranza di arrivare a Craxi e dare una lezione alla Dc, non più affidabile come un tempo.
    1986, 28 novembre.
    Scoppia una bomba contro la cancellata del palazzo Fininvest di via Rovani. Berlusconi chiama Dell’Utri (intercettato): “E’ stato Mangano... Un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto...”. L’indomani Dell’Utri, a Milano, riceve la visita di Cinà e, lui presente, chiama Silvio per rassicurarlo: “Mangano non c’entra con assoluta certezza”. Strano che un personaggio estraneo alla mafia, come Dell’Utri si dipinge, arrivi così presto a far luce su un attentato mafioso. Secondo il pentito Antonino Galliano, vicino a Cinà, “l’attentato fu opera dei catanesi d’accordo con Riina”. Per i pm, la mafia voleva avvicinare ancor più Dell’Utri a Cinà, e soprattutto Berlusconi agli altri due”.
    1987.
    Filippo Rapisarda, rientrato da sette anni di latitanza, denuncia Dell’Utri per riciclaggio di denaro mafioso. Ma Dell’Utri, fra il ‘90 e il ’94, si farà prestare da lui 2.5 miliardi e costituirà con lui una serie di società finanziarie.
    1988, 17 febbraio.
    Berlusconi chiama l’immobiliarista Renato Della Valle (intercettato): “Ho un casino abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi hanno fatto delle estorsioni... in maniera brutta... Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e... sono ritornati fuori... Sai, siccome mi han detto che, se entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo... e allora sono cose poco carine da sentirsi dire, e ho deciso: li mando in America e buonanotte”. Della Valle: “Senti, quando è quella scadenza di quei delinquenti?”. Berlusconi: “Fra sei giorni”. Che cosa doveva fare Berlusconi per la mafia entro sei giorni per salvare la vita al figlio? E poi la fece? Impossibile saperlo: il premier rifiuterà di rispondere ai giudici di Palermo. Nemmeno questa – secondo i pm – è un’estorsione semplice: la mafia è insoddisfatta del rapporto con la Fininvest, e si rifà sotto.
    (continua)

  3. #133
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    Predefinito Re: Non c'è solo la sentenza SME, in questi giorni

    In Origine Postato da MrBojangles
    (e, questa, è ancora più pericolosa per il Banana)

    1990, gennaio-febbraio.
    Attentati a catena contro negozi e magazzini della Standa (Fininvest) e della Rinascente (Fiat) a Catania. Entrambi i gruppi, per farli cessare, pagano il pizzo alla mafia. Ma poi la Fiat confessa la cosa, collabora con la giustizia e si costituisce parte civile nei processi ai mafiosi. La Fininvest invece nega di aver pagato e addirittura di aver ricevuto richieste estorsive. In realtà i suoi negozi han ricevuto richieste per 2 miliardi e pagato centinaia di milioni. Ma la Fininvest non si costituirà parte civile contro gli attentatori, pur avendo subìto danni per 4 miliardi. Secondo i pm, “gli attentati alla Standa puntavano ad avvicinare sempre più Berlusconi per arrivare a Craxi”. Vari pentiti e un teste riferiscono che Dell’Utri incontrò i mafiosi Salvatore Tuccio e Nitto Santapaola per fare la pace.
    1990.
    In due agende del clan mafioso di San Lorenzo, compilate dal boss Salvatore Biondo e fatte ritrovare in un covo dal pentito Giovan Battista Ferrante, c’è l’elenco delle ditte che pagavano la famiglia, con tanto di cifre. Fra queste, “Can. 5” per “Regalo 990 / 5 mila”. Traduzione di Ferrante: Fininvest pagò 5 milioni nel 1990, come faceva ogni sei mesi dal 1988 anche con altri clan. La dicitura “regalo” compare solo per il gruppo Fininvest.
    1991.
    Mangano esce dal carcere e tenta di riprendersi l’esclusiva dei rapporti con Dell’Utri e Berlusconi. Ma Riina gli manda il boss Salvatore Cancemi a dirgli di farsi da parte. E’ lo stesso Cancemi a raccontarlo: “Ogni anno Dell’Utri mandava 200 milioni a Cinà, che tramite Pierino Di Napoli e Raffaele Ganci li consegnava a Riina, che li smistava alle famiglie”.

  4. #134
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    Processo SME berlusconi



    MILANO - Il toto-sentenza l'hanno azzeccato in molti. 'Prescrizione capo A, assoluzione per il resto' era il ritornello che circolava durante le 31 ore di camera di consiglio. Un ritornello imparato a memoria anche dai curiosi che oggi hanno affollato l'aula dell'udienza e che chiedevano una previsione. Quando il presidente della prima sezione penale, Francesco Castellano, ha terminato di leggere il dispositivo, non ci sono state reazioni, ne' fischi ne' applausi, come solitamente accade nei processi che hanno come protagonisti i politici. Solo una voce su tutti ''Viva l'Inter'', difficilmente riconducibile al processo Sme. Poi e' iniziata, nella confusione totale tra l'aula della Corte d'assise d'appello (dove era stata spostata la lettura della sentenza proprio per il grande affollamento) e l'ampio atrio davanti all'aula magna dove ogni anno si celebra l'inaugurazione dell'anno giudiziario, l'interpretazione della decisione dei giudici. ''E' una sentenza che ci soddisfa in massima parte e chiude dieci anni di un processo che si e' rivelato sostanzialmente inutile - dice l'avvocato Niccolo' Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi - e chiude una stagione molto difficile e molto complessa. Rimane questa decisione nel rito e non nel merito; una piccola parte che noi riteniamo, ove fossero stati sentiti quei testi che avevamo richiesto, ci sarebbe stata la possibilita' per il giudice di decidere anche su questo. Comunque ricorreremo in appello''. Gaetano Pecorella, l'altro difensore del premier, preferisce spostare la discussione piu' sul piano politico. ''Cosa vuol dire questa sentenza? Vuol dire che il Paese e' governato da una persona per bene che non ha corrotto alcun magistrato. Vuol dire che aveva ragione il popolo italiano quando lo ha eletto. Vuol dire che aveva ragione il presidente Berlusconi quando ha dichiarato che in questo processo non c'era ne' il morto, la corruzione, ne' l' arma del delitto, cioe' i soldi, e nemmeno il movente perche' non c'era alcun processo per cui fosse necessario corrompere''. Ma c'e' bisogno anche di una spiegazione tecnica: ''Per la Sme, che era l' unico processo in discussione, e' stata accertato con la formula piu' ampia che non c'e' stata corruzione''. E sulla prescrizione?: ''Il Tribunale si e' fermato al punto di dire: non ho le prove dell' innocenza e quindi applico la prescrizione. Siamo nel limbo. Esisteva un trasferimento di una somma che partiva da una delle mille societa' che facevano capo a Berlusconi. Su questo trasferimento non e' stata fatta sufficiente chiarezza. Noi tra l' altro avevamo chiesto di sentire coloro che avevano disposto quel trasferimento''. Quindi precisa con una sorta di soddisfazione che dalla sentenza emerge l' inaffidabilita' di Stefania Ariosto, la teste Omega. ''L' Ariosto - spiega Pecorella - e' stata riconosciuta, per quel che riguarda Berlusconi, teste inidoneo a giustificare qualsiasi condanna. Devo dire che la prova dell' insufficienza dell' Ariosto sta nel fatto che aveva accusato Berlusconi di mettere un fondo di denari a disposizione per corrompere. Questo fondo si e' accertato che non e' mai esistito''. Un processo durato anni con polemiche aspre con i magistrati. Ora che almeno in primo grado tutto e' finito, l'avvocato e parlamentare azzurro Pecorella riconosce: ''In questa fase del dibattimento c'e' stata una battaglia leale con le altre parti del processo. Anche i pm, sia pure con il loro ruolo di accusatori, hanno rispettato le regole del gioco. Cosi' come credo le abbiamo rispettate anche noi. Credo che questa sia una sentenza in qualche maniera serena''. Giuliano Pisapia, legale di parte civile per Cir, non era presente in aula alla lettura della sentenza. Appresa la decisione dei giudici ribadisce la sua tesi: ''Una sentenza che conferma la responsabilita' di Silvio Berlusconi per il grave reato di corruzione di un magistrato e che lo salva da una condanna solo in quanto, per l' ennesima volta, gli vengono concesse le attenuanti generiche con la conseguente prescrizione del reato in considerazione del tempo trascorso''. ''Sara' rilevante leggere le motivazioni - conclude Pisapia - per capire sulla base di quali elementi siano state concesse, anche in questo processo, all' imputato Silvio Berlusconi le attenuanti generiche, che gli hanno permesso di evitare ancora una volta una condanna certa''.

    BERLUSCONI, MEGLIO TARDI CHE MAI
    ''Meglio tardi che mai. Avevo ragione di essere sereno perche' avevo piena coscienza di non aver commesso nulla''. Questo il commento del premier Silvio Berlusconi alla sentenza sul caso Sme, che ha aggiunto: 'Avevo ragione a essere sereno'.

    CASINI, UNA SENTENZA POSITIVA
    ''Quando il presidente del Consiglio del nostro paese e' in situazioni simili certamente e' un fatto positivo che questi problemi di carattere giudiziario si siano risolti e si risolvano''. Cosi' il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha commentato a caldo la sentenza di Milano al termine di una cerimonia per commemorare Alcide De Gasperi a Reggio Emilia. ''E' una coerenza - ha detto ancora Casini - che per quanto mi riguarda e' valsa per tutti coloro che hanno, come il presidente Andreotti che e' qui, avuto l'onore in passato di guidare i governi italiani, e oggi vale senz'altro anche per Berlusconi''.

    PERA SODDISFATTO TELEFONA A BERLUSCONI
    Il presidente del Senato, Marcello Pera, ha telefonato al premier Silvio Berlusconi per esprimergli la sua soddisfazione per la sentenza Sme.

    FINI, SODDISFAZIONE PER SENTENZA
    Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, sta telefonando al presidente del Consiglio, Berlusconi, per esprimere soddisfazione per la sentenza nel processo Sme. Lo ha riferito il portavoce Salvatore Sottile, in aereo, ai giornalisti che hanno accompagnato Fini a Berlino e che lo seguiranno a Rabat.

    FOLLINI, SENTENZA RENDE GIUSTIZIA A BERLUSCONI
    ''E' una sentenza che rende giustizia a Silvio Berlusconi. Spero che aiuti a realizzare un clima piu' sereno e meno conflittuale tra politica e giustizia''. Cosi' il vicepremier Marco Follini commenta la sentenza del processo Sme.

    ESULTA LA CDL. GAD: ORA IL PREMIER ABBIA FIDUCIA NEI GIUDICI
    Scajola: e' la sconfitta piena della magistratura politicizzata. La Russa: non ne ho mai dubitato. Finocchiaro: Ds, l'assoluzione del premier e' una buona notizia. Di Pietro: Berlusconi ce l'ha fatta per il rotto della cuffia. Diliberto, da magistratura colpo al cerchio e alla botte; il premier dovrebbe dimettersi. Boselli, la sentenza parla da se', Berlusconi rifletta. D'Alema, mai commentato sentenze.

  5. #135
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    Predefinito Re: Non c'è solo la sentenza SME, in questi giorni

    In Origine Postato da MrBojangles
    (e, questa, è ancora più pericolosa per il Banana)

    1992, gennaio-febbraio.
    Vincenzo Garraffa, ex senatore del Pri e presidente della Pallacanestro Trapani, riceve la visita del boss trapanese Vincenzo Virga (poi latitante e condannato per omicidio, oggi in carcere). “Mi manda Dell’Utri”, dice il boss, venuto a riscuotere un presunto credito preteso da Dell’Utri. L’episodio, denunciato da Garraffa, è stato accertato dal Tribunale di Milano, che nel maggio 2004 ha condannato Dell’ Utri e Virga a 2 anni per tentata estorsione. Negli stessi mesi, Dell’Utri procura un provino al Milan per un giovane, figlio del mafioso Giuseppe D’Agostino, su interessamento di un commerciante vicino alla mafia, Carmelo Barone. Lo racconta lo stesso D’Agostino. Ma Dell’Utri nega. Senonchè, sulle sue agende, al 2 settembre ’92, risulta questa annotazione: “Barone Melo via Lincoln 1 – calcio interessa al Milan (Pacinotti) – ragazzo 10 anni in ritiro pulcini Milan interessati D’Agostino Gaetano (Petrasso Zagatti)”. E’ la prova che non dice la verità.
    1992, maggio-giugno.
    Mentre a Milano infuria Tangentopoli, l’ex dc Ezio Cartotto viene ingaggiato in segreto da Dell’Utri per studiare un’iniziativa politica della Fininvest in previsione del crollo dei partiti amici. È lo stesso Cartotto a raccontarlo, mentre Dell’Utri sostiene che l’idea di Forza Italia gli fu comunicata a sorpresa da Berlusconi “solo a fine settembre ‘93”. Versione smentita dagli stessi uomini di Berlusconi: da Cartotto a Mentana, da Costanzo a Letta. E poi dai diari di Federico Orlando, condirettore del Giornale di Montanelli.

  6. #136
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    bla bla bla.

  7. #137
    Tremendo
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    In Origine Postato da Malik


    Ciao Mr Bojangles stasera hai abusato di maalox?
    Non usa più il maalox, ora usa le supposte taglia xxl di tavor, fabbricate appositamente per lui.

  8. #138
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    Predefinito Re: Non c'è solo il processo SME

    In Origine Postato da MrBojangles
    (questo è più pericoloso, per il Banana)

    1992, 19 luglio.
    A 55 giorni dall’assassinio di Falcone, viene ucciso Borsellino, poche settimane dopo aver parlato a due giornalisti francesi di indagini in corso sui rapporti fra Mangano, Dell’Utri e Berlusconi.
    1993.
    Arrestato (o consegnato) Riina, i boss superstiti -Bagarella, Brusca, Cannella e i fratelli Graviano, in contatto con Gelli e varie logge deviate - danno vita al partito secessionista “Sicilia Libera”. Intanto Dell’Utri si dà alla politica – lui che non se n’era mai occupato, visto che in Fininvest la seguivano Letta e Confalonieri –. S’interessa inizialmente a Sicilia Libera (i suoi contatti con uno dei fondatori, il principe Orsini, a lungo negati, risultano dalle sue agende e dai tabulati telefonici). Ma poi cambia linea e spinge per un nuovo partito tradizionale, guidato da Berlusconi: quello a cui lavora da mesi con Cartotto.
    1993, 2 aprile.
    Berlusconi - racconta Cartotto - incontra Craxi e ad Arcore e decide di impegnarsi in politica.
    1993, 14 maggio.
    Maurizio Costanzo, che con Letta e Confalonieri si oppone al progetto, scampa per miracolo a un attentato mafioso in via Fauro a Roma. Il 27 maggio, un’altra autobomba fa 5 morti agli Uffizi di Firenze.
    (continua)

  9. #139
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    Predefinito Re: Non c'è solo la sentenza SME, in questi giorni

    In Origine Postato da MrBojangles
    (e, questa, è ancora più pericolosa per il Banana)

    1993, seconda metà.
    Provenzano, secondo alcuni pentiti, interpella le famiglie mafiose in una sorta di “elezioni primarie di Cosa Nostra”. E, tra il progetto secessionista di Bagarella e Graviano e quello tradizionale di Dell’Utri e Berlusconi, sceglie il secondo. Lo fa – racconta Giuffrè – dopo aver stretto un patto con Dell’Utri, nell’estate del ’93: fine delle stragi in cambio dell’alleggerimento della pressione poliziesca e giudiziaria, dei sequestri dei beni e della legge sui pentiti. “Provenzano – racconta Giuffrè - disse ‘Con Dell’Utri siamo in buone mani’. E ci mettemmo tutti a lavorare per Forza Italia”. Sicilia Libera viene sciolta. Nel novembre ’93,col fallito attentato all’Olimpico di Roma, finisce bruscamente la stagione stragista.
    1993, 27 luglio.
    Autobombe mafiose a Milano e Roma: 5 morti.
    1994, 27-28 marzo.
    Berlusconi vince le elezioni e diventa presidente del Consiglio.
    1999.
    Dell’Utri si candida al Parlamento europeo, collegio Sicilia -Sardegna. Da intercettazioni ambientali su alcuni uomini di Provenzano, si sente uno di loro, Carmelo Amato, raccomandare agli altri picciotti di votare Dell’Utri. E’ il 5 maggio: “Purtroppo dobbiamo portare a Dell’Utri, lo dobbiamo aiutare perché se no lo fottono. Se passa lui e sale alle europee, non lo tocca più nessuno, ma intanto è sempre bersagliato da qua, ti pare? Perché hanno detto di no là (la Camera ha appena detto no all’arresto, ndr). Pungono sempre questi pezzi di cornuti, compare”. Il 7 maggio: “Si sta lavorando, ci dobbiamo dare aiuto a Dell’Utri, perchè se no questi sbirri non gli danno pace”. E il 22 maggio: “Purtroppo ora a questo si deve portare in Europa... Dell’Utri... Sì, qua già si stanno preparando i cristiani (i mafiosi, ndr)”.
    Il 13 giugno Dell’Utri viene eletto ed entra nella commissione Giustizia del Parlamento europeo.
    (fine)

  10. #140
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    Il testo della sentenza


    «Il collegio dichiara colpevoli dei reati loro rispettivamente contestati, e condanna Dell'Utri Marcello alla pena di anni nove di reclusione e Cinà Gaetano alla pena di anni sette di reclusione ed entrambi in solido al pagamento delle spese processuali, nonchè‚ il Cinà anche a quelle del proprio mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.
    Il collegio dichiara entrambi gli imputati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, nonchè‚ in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena e applica a ciascuno degli imputati la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di anni due da eseguirsi a pena espiata.
    Inoltre il collegio condanna entrambi gli imputati al risarcimento in solido dei danni in favore delle parti civili, la provincia regionale di Palermo e il comune di Palermo da liquidarsi in separato giudizio rigettando le richieste di pagamento di provvisionali immediatamente esecutive.
    Condanna infine gli imputati al pagamento delle spese processuali sostenute dalle medesime parti civili che liquida in 20mila euro per il comune e 50mila euro per la provincia.
    Entro 90 giorni sarà depositata la sentenza».

 

 
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