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Discussione: Il processo invisibile

  1. #11
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    Speriamo ci stia tutto



  2. #12
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    In Origine Postato da Marton
    Speriamo ci stia tutto


    Postane uno ... molto più grande per contenere tutto il marciume di Forza Italia ...

    Al cantar l'uccello ...

    B.

  3. #13
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    In Origine Postato da Barbanera
    Postane uno ... molto più grande per contenere tutto il marciume di Forza Italia ...

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    B.
    Per contenere il marciume di forza italia ci vorrebbe tutt arcore

  4. #14
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    In Origine Postato da Barbanera
    Postane uno ... molto più grande per contenere tutto il marciume di Forza Italia ...

    Al cantar l'uccello ...

    B.


    Ma non solo Urbani; anche Frattini, Maroni, Castelli, e tutto il cucuzzaro.

    Compreso "La Grande Cucuzza"

  5. #15
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    complimenti per il dossier!

    te lo dicevo..l'unico che risponde e malik ..senza replicare però...
    Se hai un po di tempo da perdere fai un salto qui:
    www.candidonews.wordpress.com
    Un blog in cui parlare di Politica, Informazione, Televisione, Cinema e tanto altro...

  6. #16
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    In Origine Postato da danny78
    complimenti per il dossier!

    Queste son solo le "ultime di cronaca".

    Si fa per dire; la cronaca...

  7. #17
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    Predefinito Nel silenzio TOTALE dell'informazione unica...

    ...e dell'opposizione!!!
    (e dei forumisti di POL)

    Notizie a margine:
    per chi non lo sapesse, i processi sono DUE.

    COMPLOTTO PER PENTITI E ORCHESTRA

    Il processo a Dell’Utri su cui sono ora appuntati gli sguardi è uno dei due che si celebrano a Palermo contro il senatore. Non il più noto, in cui Marcello è imputato di concorso esterno nell’organizzazione mafiosa chiamata Cosa nostra. Ma l’altro, con accusa di calunnia aggravata nei confronti di alcuni collaboratori di giustizia.
    La storia, molto in breve, è questa. Dell’Utri, già sotto inchiesta per mafia, contatta un paio di mafiosi «pentiti» (Cosimo Cirfeta e Giuseppe Chiofalo), con i quali prepara una complessa manovra: i due – secondo l’accusa – si impegnano a raccontare di essere stati avvicinati da altri collaboratori di giustizia, che li volevano spingere ad aggiungersi agli accusatori di Dell’Utri, inventandosi falsi addebiti a suo carico. Se l’operazione fosse andata in porto, l’effetto sarebbe stato dirompente: sarebbe crollata la credibilità di tutti i testimoni contro Dell’Utri e sarebbe invece passata l’ipotesi di un complotto, di un accordo tra «pentiti» ai danni del collaboratore di Berlusconi.

    I magistrati di Palermo e gli agenti della Dia scoprono però il piano. La Direzione investigativa antimafia filma addirittura alcuni incontri tra Dell’Utri e Chiofalo, uno dei due falsi «pentiti». Questi, scoperto, ammette: «Dell’Utri mi disse: “Confermi le accuse di Cirfeta e io farò ricco lei e la sua famiglia, avrà per sempre la riconoscenza mia, del dottore Berlusconi e quella di tutte le persone che ci vogliono bene”...». Per questa vicenda, la Procura di Palermo nel marzo 1999 chiede al Senato addirittura l’arresto di Dell’Utri, che viene però salvato dal voto dell’aula.

    Il consulente Gioacchino Genchi, analizzando per la Procura i tabulati del traffico telefonico, ha scoperto contatti tra Dell’Utri e i due uomini di Cosa nostra avvenuti ben prima del giorno ammesso dal senatore: è la prova oggettiva del tentativo di Dell’Utri di manovrare i due falsi «pentiti». Ma quei tabulati non sono ancora riusciti ad arrivare nell’aula del tribunale, dove diventerebbero prova processuale. Due mesi di rinvii e, ora, la richiesta dell’ulteriore stop in attesa di quella che a Palermo qualcuno ha già chiamato «legge Genchi».

    Che cosa prevede, infatti, la norma già approvata dalla Camera sull’immunità parlamentare? Il Parlamento dovrà votare se concedere o no l’autorizzazione all’uso, nei processi, di intercettazioni e tabulati raccolti in precedenza e che convolgono, indirettamente, un deputato o un senatore (indirettamente: perché nei confronti di parlamentari le intercettazioni dirette sono vietate). Se il Parlamento dirà no, la documentazione dovrà essere distrutta, salvando così anche l’eventuale mafioso (regolarmente intercettato) che sia stato sorpreso a parlare con un parlamentare. Ma non occorrerà neppure il voto negativo dell’Assemblea parlamentare: basterà tirare in lungo, non votare la richiesta dei magistrati, poiché le nuove norme non prevedono termini di tempo.

  8. #18
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    Predefinito Della serie...

    ..."per non farci mancare niente"

    Due anni di reclusione a Dell’Utri per tentata estorsione
    di red

    Il tribunale di Milano ha condannato a due anni di reclusione per tentata estorsione il parlamentare di Forza Italia Marcello Dell'Utri e Vincenzo Virga, Vincenzo Virga, considerato un bosso della mafia, già in carcere per altri reati. La sentenza, letta in aula dai giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano, conclude il processo di primo grado per una vicenda che riguarda la sponsorizzazione di Publitalia – che appunto all'epoca era guidata da Dell'Utri - della Pallacanestro Trapani nel 1992. La storia è arcinota. Secondo il capo d'imputazione, Dell'Utri, avrebbe disposto per la sponsorizzazione lo stanziamento di un miliardo e mezzo di lire, ma poi ne avrebbe chiesto la restituzione di circa la metà. Per ottenere questa somma, Dell'Utri avrebbe chiesto la collaborazione di Virga, attualmente detenuto per altre vicende giudiziarie, alcune delle quali con presunti legami di mafia. Il parlamentare ha sempre negato ogni circostanza illecita, fornendo una sua spiegazione dei fatti.
    Nel corso dell'istruttoria dibattimentale sono stati citati come testimoni anche Jerry Scotti e Maurizio Costanzo: il primo è venuto in aula e ha deposto, il secondo non si è presentato. Al termine della requisitoria il pubblico ministero Maurizio Romanelli aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati a due anni e sei mesi di reclusione. Oggi ci sono state le repliche sia da parte della pubblica accusa che della parte civile (l'ex parlamentare repubblicano Vincenzo Garraffa nella veste di presidente, all'epoca dei fatti, della Pallacanestro Trapani). Alle voci d'accusa hanno replicato i difensori, ribadendo la richiesta di assoluzione.

    La sentenza è stata emessa dopo quattro ore di camera di consiglio. Al momento della lettura del dispositivo da parte del presidente del Tribunale, Edoardo D'Avossa, in aula non erano presenti i due imputati. Le difese ricorreranno in appello. Dell'Utri dovrà anche risarcire le spese di costituzione di parte civile.

    S'è RIcandidato per l'Europa.

    Lasciatelo a casa; se a Milano e Palermo non riescono a metterlo dove gli compete (in galera), magari ci riesce Baltazar Garzon...

  9. #19
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    Predefinito Virga

    Lo STESSO Virga...

    Trapani: gli affari e i voti della mafia: 36 arresti
    In manette anche l’ex senatore Psi Pietro Pizzo: 100 milioni di lire ai boss di Marsala per far eleggere il figlio

    Sandra Amurri
    TRAPANI Trentasei gli arrestati, ma quello che è stato ricostruito dalla squadra mobile di Trapani diretta dall’abile investigatore Giuseppe Linares, inchiesta coordinata dai sostituti Piscitello, Paci e Russo della Dda di Palermo, è di dimensioni ben più vaste e inquietanti.
    Uno spaccato che conferma come il rapporto mafia-politica sia fortemente radicato e destinato, dopo gli approfondimenti che scaturiranno dallo studio delle carte depositate, a svelare anche nomi di politici di livello nazionale.
    (e sarebbe ora!)
    Tra gli arrestati anche l’ex senatore del Psi Pietro Pizzo, attuale presidente del Consiglio Comunale di Marsala con l’accusa di associazione mafiosa per aver pagato 100 milioni delle vecchie lire ad esponenti delle cosche marsalasi durante la campagna elettorale per le regionali del 2001 per far eleggere il figlio Francesco.
    Mentre David Costa dell’Udc assessore alla Presidenza a fianco di Totò Cuffaro è stato raggiunto da un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa per aver promesso soldi per l’acquisto di “voti mafiosi” durante l’ultima campagna elettorale.

    Debiti mafiosi.
    A suo carico esistono anche forti elementi che lo vedrebbero coinvolto in una storia inquietante in cui si sarebbe adoperato, mettendo a disposizione una sua conoscenza ai massimi livelli di una importante banca, per far estinguere un debito contratto da un mafioso. Mafiosi che condizionano le elezioni regionali e comunali.
    Dinamiche attraverso cui la mafia si alimenta usando la politica che, a sua volta, utilizza il potere, costruito grazie ai voti mafiosi, per risolvere problemi di ogni genere alla mafia. Da cui emerge chiaramente il perché la lotta a Cosa Nostra è, soprattutto, lotta ai suoi legami con una politica per la quale sempre più drammaticamente il fine giustifica i mezzi.
    Quella portata a termine dalla squadra mobile di Trapani, un pugno di uomini, appena 26, che nonostante la scarsità dei mezzi e le più o meno evidenti avversità, continua a lavorare senza sosta, assieme al commissariato di Marsala diretto dal dottor Salvatore Certa, è un’operazione estremamente significativa.
    [B]E lo è perché oltre a testimoniare come sia possibile, se lo si vuole, spezzare il legame tra mafia-politica, consegna una panoramica della situazione in cui sono costretti a lavorare gli imprenditori siciliani di cui il 70% paga il pizzo, a fronte di nessuna denuncia, come emerge dalle intercettazioni in cui un imprenditore estorto in un momento di sfogo con un altro imprenditore dice[B]:
    «A questi livelli non ci si può andare più... cioè quà o gli faccio il passaggio dell’impresa e me ne esco...»
    e disperato aggiunge:
    «Io sono arrivato, non so più che strada prendere... a chi mi devo rivolgere a Trapani? Voglio parlare con il capomandamento di Trapani Vincenzo Virga».
    (arrestato nel 2001 dalla squadra mobile di Trapani e condannato recentemente assieme a Marcello Dell'Utri).
    L’amico risponde:
    «A parte che quello non si incontra con te senti a me...». «Non si incontra con me? E io non gli do più neanche una lira me ne ne devo andare in mano agli usurai?... dove li devo andare a trovare questi soldi io?».

    Attanagliato dalle richieste delle cosche marsalesi e mazzaresi, l’imprenditore dice che dovrà commettere operazioni illecite per recuperare il denaro:
    «Loro mi stanno facendo arrestare o mi fanno sparare, perché io soldi non ne ho per darglieli... non dandogli soldi loro che fanno?... mi sparano? quello entro questa settimana ci devo dare gli altri soldi pure ai marsalesi... io soldi non ne ho... allora che fa mi sparate?... ma io dico da fucile a fucile.. me ne vado a rubare e non mi arrestano mi faccio arrestare subito.. almeno mi arrestano e me ne vado dentro e la famiglia almeno resta...».
    L’imprenditore si augura che Virga, allora latitante, venga arrestato dagli inquirenti per la fortuna di tutti gli imprenditori:
    «Che io l’ho visto se è vero qualche volta a lui, disgraziato pure dove è che riposa, che se lo prenderebbero sarebbe la fortuna di tutti noialtri...».
    Dalle intercettazioni emerge anche come gli imprenditori che hanno cantieri aperti in luoghi che ricadono sotto diversi mandamenti debbano pagare tangenti anche a più cosche contemporaneamente. E chi non lo fa viene minacciato ma anche rapito come è accaduto il 26 aprile del 2001 quando Francesco Ingrande davanti alla sua casa venne caricato su un’auto da due uomini che indossavano la tuta da operatori ecologici e incappucciato portato nel covo del latitante Andrea Manciaracina, capo di Mazzara del Vallo, (arrestato dalla squadra Mobile di Trapani l’anno scorso) che puntandogli la pistola alla tempia gli ha spiegato di ritenersi fortunato in quanto veniva risparmiato solo
    perché suo padre lo conosceva da quando era bambino ma che doveva ridimensionare le attività ittiche e di versare 140 milioni. Fatto ricostruito nei minimi dettagli dagli investigatori ma mai confermato dall’imprenditore ancora terrorizzato da quella calibro 38 puntata alla testa.

    Quanto silenzio.
    Questa la drammatica situazione nel trapanese.
    Mentre dal Governo, compreso il trapanese sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì arriva solo un assordante silenzio.
    E la Commissione Antimafia, che doveva essere a Trapani in questi giorni, forse, per solidarietà alla Rai che per parcondicio annulla i programmi di mafia, ha ritenuto di rinviare la sua discesa a dopo le elezioni.
    Non a caso l’unica voce che si ode è quella del parlamentare dell’Udc Massimo Grillo, che dicono ormai pronto a lasciare la ddl per approdare nel centro-sinistra:
    «Cristiana ed umana solidarietà per gli esponenti politici coinvolti che spero possano provare presto la loro innocenza... ma la politica è tempo che smetta d' interrogarsi ed agisca. Siamo alla vigilia di scelte importanti ed è la politica che deve cominciare ad avere le carte in regola. Mi auguro che l'Udc in Sicilia prepari una nuova fase politica insieme agli altri Partiti e alle forze sociali».
    Mentre Giuseppe Lumia dei Ds dice:
    «Il rapporto mafia-politica è diventato un elemento che deve caratterizzare il primato della politica nella sua migliore capacità di innovazione e selezione della classe dirigente contro un’ipocrisia nazionale testimoniata dai generici richiami della questione morale».

  10. #20
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    Predefinito E, intanto,....

    ...nel silenzio tombale dell'informazione unica:

    Dell’Utri; pm: carriera in Publitalia per rapporti coi boss

    Nuovo scambio di pesanti accuse oggi durante la sesta udienza del processo in cui il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri è imputato per concorso in associazione mafiosa. Il Pm Domenico Gozzo ha accusato direttamente il senatore di avere fatto carriera nel gruppo industriale del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, proprio grazie ai suoi rapporti con i boss mafiosi:
    "Publitalia - ha detto Gozzo - è la cassaforte del gruppo Fininvest, senza la quale l'avventura berlusconiana non avrebbe avuto luogo. Publitalia viene affidata a Dell'Utri, che è del tutto privo di specifica competenza manageriale ma viene considerato affidabile a causa dei suoi rapporti certi e costanti con Cosa Nostra. Su questo argomento avremmo voluto e dovuto raccogliere le parole del presidente Berlusconi".

    Dura la risposta della Fininvest affidata a una nota:
    "Le continue affermazioni del pm nel procedimento in corso a Palermo nei confronti di Marcello Dell'Utri consistono in elucubrazioni arbitrarie, spericolate e disancorate dall'obiettività delle risultanze processuali".
    In particolare, Fininvest smentisce "recisamente ancora una volta di aver mai effettuato pagamenti a titolo di 'pizzo', su richiesta di chi che sia, e tanto meno spontaneamente, per la gestione della propria attività televisiva in Sicilia".
    Dell'Utri ha definito "delirante" la requisitoria dell'accusa.


    (Resta da capire il perchè la Fininvest, di PROPRIETA' del presidente del Consiglio, emetta "note" a difesa di un noto pluripregiudicato...)

 

 
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