Oggi riprende l'iter del procedimento; ricordiamo qui alcuni "ipse dixit".In Origine Postato da MrBojangles
Nell'attesa (e nella speranza) che ad ottobre si possa avere la sentenza del processo invisibile, ascoltiamoci una breve biografia dell'imputato
Quando Marcello Dell'Utri di se stesso dice:
«la mia sfortuna è stata quella di essere nato a Palermo», intende dire che, tante delle accuse contro di lui, andrebbero lette diversamente se i P.M. non fossero prevenuti nei suoi confronti.
In una Sicilia, dove su tali argomenti, sono sempre fiorite autentiche «scuole di pensiero», c'è un precedente illustre.
A un giudice che gli contestava conoscenze «pericolose», Vito Ciancimino rispose così:
«Signor giudice, se io fossi nato in Svizzera, avrei frequentato orologiai di precisione, produttori di cioccolatini, alti banchieri. Purtroppo sono nato a Palermo...».
Deciderà il tribunale, visto che i P.M, in aula, hanno fatto riascoltare alcune intercettazioni in cui l'imputato parla «con» mafiosi e «di» mafiosi.
Dicono che l'uomo sia di ottime letture, e noto bibliofilo.
Cita spesso Socrate, il processo di Socrate.
Secondo lui, alla Procura di Palermo, spadroneggerebbero i Meleto, gli Anito e i Licone: i grandi accusatori che costrinsero il filosofo a bere la cicuta perché responsabile di «introdurre nuove divinità nella città».
Se per «nuove divinità», il senatore di Forza Italia intenda i Calderone, i Bontate, i Mangano, questo non è dato sapere.
Insomma; anche Socrate ebbe la sventura di essere nato ad Atene?
Sia come sia, Dell'Utri non ha mai ostacolato lo svolgimento e i tempi del processo. Varie, sin qui, le sue dichiarazioni spontanee. Rifiuto secco, invece, alla richiesta della Procura di interrogarlo di fronte al Tribunale.
Ne è fermamente convinto:
"Contro di me teoremi, congetture, trame politiche."




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