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    Predefinito TERZO POLO: L'OPINIONE DI TEODORI

    "Ci vorrebbe un terzo polo laico per cambiare il paese"
    di Aldo Torchiaro -
    Massimo Teodori, da sempre ha fatto politica ma non è mai divenuto un “politico professionista”. Il suo curriculum è quello di un giovane dirigente liberale che è stato tra i firmatari della fondazione del primo Partito Radicale insieme con Pannunzio, Carandini e Rossi nel 1955 ed ha poi partecipato in prima linea alla ricostituzione del secondo Partito Radicale di cui è stato per trent’anni uno dei leader. Nel 1992 ha dato vita alla “Lista Referendum” guidata da Massimo Severo Giannini con la partecipazione, tra gli altri, di Ernesto Galli della Loggia, Marcello Pera e Federico Zeri: era stato un primo esperimento di “politica nuova” al tramonto della prima Repubblica. Lo abbiamo intervistato sul tema della Casa Laica per sapere da lui cosa pensa dell’appello del direttore Diaconale alla coesione tra le forze liberalsocialiste del paese.
    D. Come risponde all’idea di un rassemblement liberalsocialista?
    R. Io alla Casa Laica ci credo. E non da oggi. Penso da sempre che l’unione delle forze laico- liberal-socialiste sia quanto mai necessaria. Nella Seconda Repubblica ancora più che nella prima le istanze liberali sono fuori gioco, tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione.
    D. Il punto è come mettere insieme i laici…
    R. Infatti, il problema è il come. Queste operazioni non possono mai essere fatte “a freddo” come alchimia partitica, senza iniziative forti e leadership forti. Oggi purtroppo non vedo né iniziative forti come etichetta e come sostanza liberale né vedo leader capaci di mettere insieme i vari segmenti che per loro natura sono portati all’individualismo e al particolarismo. Basta vedere come, anche in una situazione di maggioritario come quella attuale, i piccolissimi repubblicani stanno per conto loro, i piccoli socialisti stanno da soli ed i radicali guardano solo a se stessi. Così come le singole personalità liberali presenti dentro Forza Italia, che non contano né in quel partito né in parlamento.
    D. I laici del centrodestra l’hanno delusa?
    R. Ci sono pochissime sensibilità liberali in seno alla maggioranza. A me pare, per essere sincero, che le aspirazioni di Berlusconi di dare vita ad un partito liberale di massa siano assolutamente fallite. Sia nel campo dell’economia sia in quello delle libertà individuali la maggioranza si è dimostrata semplicemente illiberale. Si ricostituiscono in forza le spinte stataliste e assistenziali.
    D. Un margine d’azione liberale pure ci sarebbe, per la maggioranza.
    R. Da Biondi a Martino a Urbani nessuno ha finora esercitato una funzione trainante rispetto ad un mondo che potrebbe essere ricettivo. E purtroppo radicali, repubblicani e socialisti continuano a coltivare i propri interessi di parrocchia.
    D. Non è molto ottimista, professore, rispetto alle prospettive liberali del paese.
    R. I liberali di fondo, quelli veri, e non solo nominali, sono un po’ disperati, perché la prospettiva davvero non è seria.
    D. Ma personalmente sarebbe pronto ad impegnarsi?
    R. Personalmente, se dovessero esserci iniziative serie e forti, ne sarei fortemente interessato, sicuramente.
    D. Crede che le elezioni regionali possano costituire un test per una forza laica?
    R. Certo. Le future elezioni regionali potrebbero essere un test interessante per le forze laiche e riformatrici. Ci vogliono energie e idee nuove.
    D. Su quali priorità?
    R. Sulla questione fiscale, ad esempio. E’ una questione molto importante, gravissima, irrisolta.
    D. Esiste una spinta italiana verso il proporzionale?
    R. C’è una spinta fortissima al proporzionale, ma ritengo che sarebbe un grave errore per un progetto unitario dei laici. Perché ciascun partito tenderebbe a chiudersi in sé.
    D. I laici dove devono collocarsi in un regime bipolare?
    R. I laici se fossero sufficientemente forti dovrebbero costituire un polo, un terzo polo. Ma tra i due contendenti, dovrebbero potersi affermare là dove sono meglio apprezzati e valorizzati.
    Aldo Torchiaro torchiaro@opinione.it
    da L'OPINIONE 2/07/2004

  2. #12
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    Predefinito DIACONALE CON GIACALONE RILANCIA LA CASA DEI LAICI

    Prima pietra della Casa laica e riformista
    di Arturo Diaconale

    Il bipolarismo all’italiana non funziona. Manca un’adeguata rappresentanza politica dei laici, dei riformisti, delle forze che hanno reso l’Italia libera e moderna. Il sistema maggioritario fin qui utilizzato, quest’ibrido unico al mondo, ha prodotto una politica dominata dalle estreme, sottoposta al ricatto di chi non sa e non vuole governare. Sia nel centro destra che nel centro sinistra si raccolgono i voti di italiani seri, desiderosi d’esser governati degnamente, ma, da una parte e dall’altra, li si consegna poi al condizionamento delle forze più irresponsabili. Indietro non si torna, non si torna al proporzionale di un tempo, ma questo sistema va cambiato.
    La seconda Repubblica - fondata sull’eliminazione delle forze democratiche che sono state l’anima del suo passato sviluppo, economico, civile e politico - è al tramonto. Si è colpita la democrazia e, come avvertimmo, non è scomparsa la corruzione, il rinnovamento non c’è stato, il paese ha conosciuto delusioni e arretratezze, la politica un degrado sconfortante. Noi laici, liberaldemocratici, socialisti vogliamo dare un esempio contrario unendo le forze nel nome di quella civiltà cui l’Italia deve la sua modernità.
    In un paese dominato da due chiese, la cattolica e la comunista, la civiltà laica è riuscita a far vincere, pur con forze minoritarie, la sua più libera e cosciente visione della vita, ad affermare il principio della libertà di scelta in ogni campo, nelle opinioni, nella religione, nelle scelte economiche, sociali, scientifiche. Un patrimonio che il nuovo contesto internazionale, con l’inquietante presenza di estremismi religiosi, dovrebbe esaltare, anziché occultare e dimenticare. E’ necessario uscire da questa situazione, è necessario che gli eredi di coloro che hanno assicurato all’Italia i migliori anni della Repubblica, riprendano forza e voce e rinnovino la missione di libertà, civiltà, modernità dei loro padri. Non chiediamo un impossibile ritorno al passato. Puntiamo ad un diverso e migliore futuro, con una classe dirigente all’altezza del compito che l’aspetta.
    Per questo a tutti coloro che non hanno dimenticato le loro convinzioni liberaldemocratiche, socialiste, radicali, repubblicane, laiche, ai militanti di quel che resta, sui due fronti, di quelle formazioni politiche, agli animatori di circoli culturali e riviste, proponiamo la prospettiva di una comune chiamata democratica. Proponiamo lo sforzo di un programma, di un progetto, di una casa comuni.
    I risultati delle elezioni europee dimostrano che esiste un’ampia area priva di rappresentanza, in gran parte riconducile a quel 25 per cento degli elettori italiani che si riconoscevano nelle famiglie laiche e socialiste.
    Non proponiamo una mera testimonianza ma una concreta possibilità di restituire all’Italia una politica democratica e una forza capace di sostenerla. Le prossime elezioni regionali e politiche rappresentano l’occasione irripetibile per la costruzione della nuova casa laica e riformista. Questo è il nostro impegno. Questa è la proposta che chiediamo di sottoscrivere
    Arturo Diaconale
    Davide Giacalone
    Arturo Diaconale
    diaconale@opinione.it
    da L'OPINIONE 7 luglio 2004

  3. #13
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    Predefinito L'OPINIONE DI CISNETTO

    Un laico scettico
    di Enrico Cisnetto

    Come la gloriosa Settimana Enigmistica, anche Società Aperta vanta molti tentativi di imitazione. Bene, si dirà, più sono quelli che puntano a rinnovare il sistema politico che non funziona, maggiori sono le chances di riuscirci. Dunque Società Aperta, movimento d’opinione così libero da non prevedere neppure l’iscrizione formale (basta e avanza l’adesione sostanziale), non è certo gelosa che altri parlino di declino sociale ed economico, di bipolarismo all’italiana che non funziona, di federalismo da buttare alle ortiche, di ricambio generazionale, di Stati Uniti d’Europa. Anzi, a tutti coloro che fanno i nostri stessi ragionamenti diciamo: uniamo le forze, anche stando distinti. Ma nel marasma di questa convulsa fase politica, c’è anche chi predica quasi bene ma razzola molto male. Prendiamo la cosiddetta “casa dei laici”. E’ un tormentone quello di molti ex (Psi, Pri, Pli) che vorrebbero ricostituire un fronte laico, da contrapporre a quello (vero o presunto) dei cattolici. Ora, premesso che il sottoscritto rivendica la sua militanza nelle file del Pri di Ugo La Malfa, e dunque la sua formazione culturale e politica laica, confortata anche nelle scelte di carattere personale, a me questa storia non va giù. Non perché non senta l’orgoglio dell’essere laico, né perché non capisca il desiderio, più che legittimo, di vedere restituita la dignità e la rappresentanza di un mondo cui la furia giustizialista di dodici anni fa ha negato l’esistenza. Ma perché penso che questi tentativi non siano né fattibili né utili. Fattibili, perché l’aver partecipato a qualche riunione di “reduci” mi ha fatto toccare con mano come sia rimasto intatto quello sciagurato frazionismo che ha sempre attraversato le diverse anime del mondo laico.
    E per chi vuole fare politica, e non semplicemente testimonianza (per quella sono più adatti i circoli culturali e i centro-studi), guai a battere strade impraticabili. Ma per giunta la “ca(o)sa laica” in questa fase è anche controproducente. Intanto perché quello stesso giustizialismo ha spazzato via anche la Dc, con uguali metodi. Né vale il discorso che i cattolici hanno saputo, seppur in più spezzoni, sopravvivere: è solo un merito. Ma soprattutto, il fatto è che oggi il paese vive una situazione drammatica, e il primo impegno di tutti - laici e cattolici - dovrebbe essere quello di “spegnere l’incendio”.
    Società Aperta parte dall’assunto che il declino è insieme effetto e causa della crisi politico-istituzionale, e che entrambi vanno combattuti indicando al Paese la necessità di emanciparsi da “questo” bipolarismo. Il quale produce disastri, altro che distinguo tra il Berlusconi buono e quello cattivo, o, dall’altra parte, tra il centro-sinistra o il sinistra-centro. La politica è scelta, indicazione di priorità. E oggi, la priorità è chiudere al più presto l’esperienza della (cosiddetta) Seconda Repubblica e traghettare il paese alla Terza Repubblica. Cioè regole del gioco diverse per tentare di invertire la china del declino strutturale, prima che diventi irreversibile decadenza. Per far questo, è fin troppo evidente che occorre un arco di forze, sociali e politiche, di ambienti culturali, di grandi interessi organizzati, il più vasto possibile.
    Chi non capisce questo, o nega l’assunto - la casa brucia - o gioca al “piccolo politico”, ambizione che Società Aperta non ha. Per questo Società Aperta, fin dalla sua creazione, ha considerato due presupposti come fondamentali. Primo: laici e cattolici devono stare assieme, superando vecchi steccati e anacronistici tabù. Naturalmente, per farlo occorre che entrambe le “famiglie” siano consapevoli dell’importanza di quella coesione, e sappiano in egual misura rinunciare a qualcosa. Questo non vuol dire eliminare le differenze, bensì significa sapere che quelle differenze sono meno importanti delle emergenze del Paese, e che comunque nell’affrontare certi temi e problemi ciascuno sarà libero di agire secondo coscienza.
    Secondo: la credibilità di chi critica la Seconda e vuole la Terza Repubblica passa attraverso la sua capacità di chiamarsi fuori da entrambi gli attuali poli. Certo, è diverso per chi sta sul palcoscenico politico e per chi sta in platea. Ai primi si chiede non l’abiura, ma un lavoro “in direzione di”, mentre ai secondi è d’obbligo chiedere di costruire “cose” e “case” fuori dai poli. Ma a tutti deve essere chiaro che non esiste la riformabilità dei poli così come sono concepiti - proprio perché è il sistema politico, originato da quello elettorale, che non funziona - e che per “scomporre e ricomporre” alleanze e partiti occorre che qualcuno rompa il gioco.
    E’ alla luce di tutto questo che mi permetto di far osservare agli amici de L’opinione che l’iniziativa di cui si sono fatti promotori rischia di non portare un contributo alla soluzione dei problemi del Paese. A meno che non si creda che farlo significhi affermare, come ha fatto Bobo Craxi, nel mentre difendeva la politica economica di Tremonti, che “l’idea di fondo non è come sconfiggere il bipolarismo, ma come allearsi dinanzi al neocentrismo cattolico che sta avanzando”.
    Caro Diaconale, caro Biondi, costruire una “casa laica e riformista” del e nel centrodestra è opera tardiva (il treno del 1994 è passato e non torna), probabilmente velleitaria, ma soprattutto rischia di dividere le forze di coloro che avendo compreso il fallimento politico del centro-destra e del centro-sinistra, si attrezzano per costruire un diverso sistema, che valorizzando davvero il sacrosanto principio dell’alternanza e non scambiando la stabilità (peraltro relativa) con la governabilità, salvi il Paese dal disastro. Laici e cattolici, ugualmente riformisti, si uniscano per dar vita alla Terza Repubblica. Senza se e senza ma.
    Enrico Cisnetto
    Presidente di SOCIETA’ APERTA
    (da L’OPINIONE 8 luglio 2004)

  4. #14
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    Predefinito L'OPINIONE di Giovanni Negri

    Due firme per la ricostruzione
    di Giovanni Negri


    Firmo e invito a firmare per il referendum sulla legge oscurantista in materia di fecondazione assistita. Ritengo tuttavia tale firma incompleta, monca e perciò inutile se ad essa non si aggiunge la firma e la mobilitazione per la ricostruzione di una casa laica e per la presentazione di liste laiche alle prossime elezioni Regionali del 2005 e Politiche del 2006. Sarò forse pavido, ma preferisco confessare ad alta voce il mio timore. Temo che oggi lo schieramento laico sia così debole, disorganizzato, privo di rappresentanza e visibilità da rischiare di trasformare la prova referendaria non in una vittoria ma nel suo drammatico contrario: ossia in un referendum o inficiato - come molti dei precedenti - dal mancato quoziente, o battuto alle urne per assenza di forza organizzata capace di parlare, persuadere, organizzare il consenso referendario. In tal caso, al danno dell'approvazione di una legge oscurantista, si aggiungerebbe la beffa di una sanzione popolare.

    Credo che denunciare questo rischio, e ragionarci sopra, sia più responsabile ed utile a scongiurarlo piuttosto che ignorare la realtà. La realtà del 2004, non la realtà degli anni'70, '80, '90. In quegli anni promuovere referendum laici era sensato non solo per ragioni di principio ma anche in quanto la rappresentanza laica e i partiti laici erano presenti nelle istituzioni e nel Paese. Tradotto in pratica: la Dc non avrebbe mai presentato una simile legge al cospetto di Psi, Psdi, Pri e Pli alleati di governo. L'avesse fatto, oltre ad infliggere una ferita all'alleanza di governo avrebbe trovato nelle aule parlamentari una fiera opposizione radicale in grado di mobilitare l'attenzione di una parte del Paese, e questo clima politico avrebbe di fatto obbligato l'allora Pci ad attenersi a posizioni laiche e non concordatarie.

    Infine, qualora approvata e all'insegna di una crociata clericale e anti-laica, la legge sarebbe forse stata oggetto di referendum. Referendum incerto e dall'esito aperto, ma buon terreno politico di confronto. Questa fu la storia dei grandi scontri referendari, che ebbero come protagonisti - più o meno coraggiosi, più o meno pavidi, più o meno limpidi ma tutti comunque presenti ed attivi - i radicali di Pannella e Spadaccia, i socialisti di Fortuna e Mancini, i liberali di Baslini e i repubblicani di Spadolini, oltre a un Pci togliattiano, sostanzialmente concordatario sino a quando non era obbligato a cavalcare l'onda laica.

    Ben diversa, inutile negarla, la realtà d'oggi. Tant'è che l'approvazione di questa legge è stata sostanzialmente un gioco da ragazzi, da bravi ragazzi dell'Azione Cattolica. Il perché è semplice. Non c'è il Psi del 15%. Non ci sono Psdi, Pri, Pli come riconosciute forze politico-parlamentari. I radicali non hanno più eletti nel parlamento italiano, né sono in grado di assicurare da soli il raggiungimento delle firme per il referendum. Inoltre l'agenda politica e mediatica ogni giorno impone altre attualità e i propri dibattiti. Chi e come sosterrà le ragioni del referendum? Chi e come organizzerà l'eventuale campagna referendaria volta a espugnare il 51% dei consensi? Chi e come leverà la sua voce nelle istituzioni per difenderne scopo, obiettivo, limpidità ed equità nel confronto referendario ?

    Perciò è oggi impossibile disgiungere la questione del referendum dalla questione della rappresentanza laica nelle istituzioni, dall'indispensabilità di offrire all'elettorato italiano la possibilità di un voto di ricostruzione dell'area laica. Travolti dalle macerie della Prima Repubblica, non capaci di costruire una propria rappresentanza nella Seconda, oggi che già si annuncia alle viste una Terza Repubblica - speriamo non bisognosa di alcuna grande o piccola Piazzale Loreto - mi pare che i laici abbiano non solo il diritto ma il dovere di ragionare su sé stessi e sulle proprie battaglie. E di farlo non solo nel doveroso nome dei principii o per dare vita a preziose battaglie di testimonianza, ma anche per consentire campagne, referendum, voti utili e vincenti.

    Non intendo con ciò dire che il referendum è un lusso che non possiamo permetterci, siccome rana che vuole gonfiarsi in bue. E' però indispensabile ricordare che per i laici questo è ancora tempo di dopoguerra, di macerie, di ricostruzione. Perciò firmo e invito a firmare due volte: per il referendum, e per l'appello lanciato da Diaconale e Giacalone per la Casa Laica, per ridare ai laici, a tutti i laici, voce e rappresentanza politica e istituzionale. Perché queste due firme sono l'una il coronamento dell'altra. E ogni firma, sarà davvero utile. Sarà una firma per la Ricostruzione.
    (da L'OPINIONE 9 luglio 2004).

  5. #15
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    Predefinito Tezo polo sì, nostalgia no!

    Terzo polo sì, nostalgia no !


    Diaconale e Giacalone pubblicano su L’opinione del 7 luglio un appello per rilanciare la campagna per una casa comune dei laici. Il loro appello così si conclude “Non proponiamo una mera testimonianza ma una concreta possibilità di restituire all’Italia una politica democratica e una forza capace di sostenerla. Le prossime elezioni regionali e politiche rappresentano l’occasione irripetibile per la costruzione della nuova casa laica e riformista. Questo è il nostro impegno. Questa è la proposta che chiediamo di sottoscrivere”.

    Sul proprio quotidiano il 24 giugno Diaconale ospitava una mia riflessione sulla sua iniziativa, e mi sembrava che quella era volta a realizzare una ruota di scorta per il centrodestra, che ritenevo una soluzione non consona ai liberali ed ai laici. Diaconale precisava che l’iniziativa era volta non a realizzare una ruota di scorta ma a far diventare ago della bilancia l’unione laica. Tuttavia non precisava se questo ago della bilancia fosse all’interno della coalizione di centrodestra o tra i poli filoberlusconi e antiberlusconi. Pur ritenendo più degno per i liberali ed i laici il ruolo di bilancia, piuttosto che di semplice ago, gli manifestavo la mia soddisfazione per il rifiuto del ruolo di ruota di scorta.

    Gli chiedevo quale posizione dovesse assumere questa “Casa dei laici” di fronte alle proposte di modifica del sistema elettorale in senso proporzionale. Nell’appello sottoscritto da Diaconale e da Giacalone leggo: “Il sistema maggioritario fin qui utilizzato, quest’ibrido unico al mondo, ha prodotto una politica dominata dalle estreme, sottoposta al ricatto di chi non sa e non vuole governare”. Ma questa affermazione è fatta subito dopo la seguente: “Manca un’adeguata rappresentanza politica dei laici, dei riformisti, delle forze che hanno reso l’Italia libera e moderna”. Il che potrebbe voler dire che il “mattarellum” ha fatto fuori laici e riformisti, quindi occorre ripristinare il sistema precedente e così potranno ritornare i vecchi e cari laici.

    Mi sembra un appello per i nostalgici del bel tempo andato. Peccato, se è così, Veneto liberale non può aderire. Moderati e radicali, riformisti e riformatori hanno il futuro di fronte a loro purché non commettano gli errori di ieri. Ossia non devono ridursi a fare da mosche cocchiere della casa clericale o di quella classista postcomunista. Ne devono diventare la radicale alternativa. Terzo polo, dice Teodori, terzo polo che sia! E’ vero mancano i leader, ma questi saranno prodotti dalle scelte politiche che dovranno essere fatte. Del Pennino sta cercando di ovviare al grave errore cui sono stati indotti i radicali allorché hanno lanciato la loro campagna per il referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita.

    Vedremo cosa succederà. Nel frattempo il terzo polo dovrebbe qualificarsi anche per un’immediata modifica del sistema elettorale in senso maggioritario. Affrontare le elezioni politiche con il “mattarellum” potrebbe significare giungere all’ingovernabilità del sistema: le elezioni europee hanno ampiamente provato l’incapacità dei due schieramenti di sottrarsi a vicenda consensi. Lo stallo è dietro l’angolo. Infine in campo economico è da affrontare la diminuzione della pressione fiscale con molta serietà. Si rischia di scaricare nel prossimo futuro grossi problemi. Certo, lo si è fatto nel passato, perciò oggi ci si ritrova in questa pessima situazione che viene definita “declino”.

    Giuseppe Lamedica
    (da L'OPINIONE 9 luglio 2004)

  6. #16
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    Predefinito REFERENDUM ED UNIONE LAICA

    La federazione Veneto liberale, nel dicembre scorso, dichiarava che si sarebbe impegnata nella raccolta di firme per il referendum abrogativo concernente la probabile legge regolante la fecondazione medicalmente assistita (che sin da allora si prevedeva tutt’altro che liberale) qualora fosse stata un’occasione per vedere in azione congiuntamente moderati e radicali, riformisti e riformatori. Ossia se la campagna referendaria potesse essere un’occasione per la tanto desiderata Unione laica. Questa posizione non era la conseguenza di un disamore nei confronti dello strumento referendario, anzi. Era la constatazione di una realtà che vede lo strumento referendario sempre più estraneo al sistema politico. Rispetto a qualsiasi tornata elettorale ai referendum ha sempre partecipato un numero inferiore di elettori e, in una fase di scarsa partecipazione elettorale, è altamente probabile il mancato raggiungimento del quorum. E’ una eventualità che si è realizzata sovente in questi ultimi anni.
    Altra difficoltà, che si è aggiunta in questi anni, riguarda la raccolta delle firme per presentare il quesito. I radicali, i più esperti in materia, sono in gravi difficoltà nella raccolta di firme per il loro referendum: basti pensare che non sono riusciti, recentemente, a raccogliere neanche cinquantamila firme per proporre dei progetti di legge di iniziativa popolare e l’aiuto che potranno ricevere da Bertinotti, Di Pietro, Cossutta e Sbarbati non permetterà il raggiungimento delle firme necessarie entro i primi dieci giorni di agosto, così come si sono prefissati. Se a questo aggiungiamo l’ostilità dei radicali nei confronti dei giudici della Corte Costituzionale (ostilità, peraltro non ingiustificata) una loro isolata iniziativa potrebbe risultare una mera e sterile azione di testimonianza circa la sussistenza di quello che un tempo chiamavano "regime partitocratico" ed oggi definiscono "caso Italia".
    L’iniziativa di Del Pennino, Moroni, Salvi, Polito, Diaconale ed altri congiunta con quella dei radicali è, al contrario, una occasione per il movimento referendario al fine di raccogliere un successo entro il 30 settembre. Infatti il deposito di altri quattro quesiti referendari (i cosiddetti "taglia e cuci" perché mirano all’abrogazione di parti della legge n. 40 del 2004, come previsto dalla obbrobriosa giurisprudenza della Corte Costituzionale) può permettere una raccolta congiunta e quindi rendere la campagna referendaria "laica". E’ quanto Veneto liberale si augurava non solo per il buon successo dell’iniziativa referendaria, ma anche per mettere nella direzione giusta le recenti iniziative volte a coordinare i laici. Infatti il problema è soprattutto la collocazione politica di questa auspicata "casa laica". Iniziare con una raccolta di firme per un referendum in cui nello stesso comitato vi sono persone del centrodestra e del centrosinistra, ossia una iniziativa trasversale, significa indebolire il progetto di chi vorrebbe i laici ruota di scorta del centrodestra o partecipanti ad una semplice operazione nostalgica.
    Faremo la nostra parte, piccola, ma la faremo con la nostra tradizionale determinazione. Per non mollare! (bl)
    (da "per non mollare" - newsletter per l'azione liberale A. V n. 15 - 17 luglio 2004)

  7. #17
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    Predefinito COSA VUOLE FARE IL PLI?

    Stefano De Luca, segretario del PLI, il 23 luglio, sul quotidiano di Diaconale, L’OPINIONE, annuncia il congresso del suo sodalizio con l’ambizioso obiettivo di <<ridare nerbo ed energia ad una "casa delle libertà" oggi incerta e perniciosamente litigiosa>>.
    Parte con il piede sbagliato. E’ un’operazione in cui non può riconoscersi chi ritiene necessario un soggetto politico autonomo ed alternativo agli attuali poli, e quindi anche alla "casa delle libertà". De Luca sembra proporre, per coloro che si credono liberali, una operazione come quella di De Michelis attuata per coloro che si credono socialisti. E i risultati ottenuti da De Michelis non sono stati mica esaltanti!
    No, i liberali meritano di meglio e di più.
    Il percorso è quello di costruire ex novo un partito di liberali, e non il partito liberale. Ossia occorre che moderati e radicali, riformisti e riformatori, insieme si decidano ad agire al di fuori ed in alternativa agli attuali poli. L’obiettivo è far diventare i liberali protagonisti della lotta politica attualmente dominata dai conservatori. Protagonisti perché sostenitori di riforme modernizzatrici in alternativa al piccolo cabotaggio odierno. In tal modo si potranno scompaginare i poli esistenti e lo spazio per i liberali sarà garantito. Il processo è finalizzato alla costituzione del soggetto politico dei cittadini senza potere per la radicale alternativa liberale al regime partitocratico, sindacatocratico e burocratico.
    E il contenuto della radicale alternativa liberale dovrà essere a) il rilancio dell'alternativa presidenzialista, federalista, maggioritaria; b) il rilancio delle lotte liberiste per la liberazione del lavoro e dell'impresa; c) il rilancio delle lotte antiproibizioniste non solo sulla droga, ma anche sulla libertà terapeutica e di ricerca scientifica.
    In autunno dovremo rilanciare il progetto Liberalitalia se si vuole cogliere l’occasione delle elezioni regionali dell’anno venturo e gettare le basi per una presenza autonoma, alternativa ed autorevole alle prossime elezioni politiche.
    Coerente con questo progetto è l’attenzione che Veneto liberale ed altri soggetti liberali stanno avendo nei confronti dell’iniziativa di Del Pennino per i referendum "minimali" sulla legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita. Infatti sarà l’occasione per costituire, su di un particolare progetto, una collaborazione tra persone e soggetti politici diversi, ossia una Unione laica e non una “casa” dei laici. (bl)
    (da "per non mollare" - newsletter per l'azione liberale A. V n. 16 - 31 luglio 2004)

  8. #18
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    Predefinito Riformisti e radicali

    Insieme al quotidiano "il Riformista" si può acquistare la rivista diretta da Geppy Rippa "Quaderni Radicali".
    Il numero in edicola riguarda soprattutto la questione dell'ingresso della Turchia nella nuova Europa. La Turchia è uno stato laico ed ha una popolazione prevalentemente mussulmana. Di qui le ragioni in favore dell'ingresso immediato e di qui anche le presunte ragioni per impedirne oggi l'ingresso.
    Questa collaborazione (la vendita abbinata del quotidiano e della rivista) tra il riformista Polito e il radicale Rippa potrebbe essere un buon viatico al rilancio della battaglia autunnale per la convocazione degli Stati Generali liberali. Nel momento in cui confusamente Biondi, Costa e Sterpa chiedono ai radicali di far parte della loro corrente in Forza Italia, invece di uscirne ed aderire loro ai radicali, l'iniziativa di Polito e Rippa apre il cuore a chi si sta adoperando, da qualche tempo, per un partito di liberali alternativo ai conservatori, populisti e corporativisti.
    In questo quadro va' sostenuta anche l'iniziativa dei 5 referendum sulla pessima legge "contro" la fecondazione medicalmente assistita. Costituire al più presto comitati più allargati possibili, per dare visibilità alla raccolta di firme tra i cittadini, è necessario anche per sostenere la realizzazione di "Unioni laiche" che potrebbero divenire un primo concreto passo per la progettata costituzione del predetto partito di liberali. (bl)
    (da "per non mollare" - newsletter per l'azione liberale A. V. n. 17 14 agosto 2004)

  9. #19
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    Predefinito Pensiero e azione liberale

    Il sottoscritto ed i suoi amici sono convinti che non solo la cultura liberale è minoritaria nel nostro paese ma soprattutto ritiene che i liberali quasi si compiacciono ad essere isolati. Ad esempio alle elezioni europee invece di presentarsi uniti si sono suddivisi in varie liste personalistiche (Segni e Morelli, Sgarbi e La Malfa, Pannella e Bonino etc..) che non hanno dato un esito soddisfacente. Anzi è sembrato che concorressero per incassare il finanziamento pubblico al fine di pagare i propri funzionari. E’ vero che oggi vi sono molti che vorrebbero aggregare i liberali ma le iniziative sul tappeto (Casa laica di Diaconale e Giacalone, Metodo liberale di Sgarbi, Segni e Morelli, radicali di Pannella e Bonino, etcc) sembrano del tipo: "noi siamo i leaders, seguiteci". Quello che manca è una serena riflessione sui liberali e sul liberalismo contemporaneo.
    L’articolo di Ostellino pubblicato alla fine di agosto sul Corriere della Sera (http://www.legnostorto.com/node.php?id=21258), è una occasione per una serena riflessione sul "che fare?" da parte dei liberali. Fa piacere che la benemerita Società Libera prenda spunto proprio da quell’articolo per organizzare "un incontro per discutere di questo e altri argomenti utili ad avviare una vasta campagna culturale sul versante del liberalismo."
    Infatti nell'ultima settimana di novembre Società Libera a Milano organizzerà l’iniziativa e, perciò, chi ritiene di apportare il proprio contributo lo segnali: info@societalibera.org (bl)
    (da “per non mollare”- newsletter per l’azione liberale N. 22 del 23 ottobre 2004 e da http://www.legnostorto.com domenica 24 ottobre 2004)

  10. #20
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    Predefinito

    Per Beppi Lamedica
    Sono un elettore radicale, convertito al liberalismo dopo un decennio di militanza nel MSI.
    Sono un liberista e un libertario, un "americano", un "israeliano".
    Tu che sei un dirigente radicale ti sei mai posto il problema di quanto la leadership di Pannella sia deleteria allo sviluppo di una "cosa" liberale?
    Pannella ha nell'ambito della "cosa radicale" ius vitae ac nequi.
    E' il prorprietario (materialmente) della "cosa radicale". Gestisce il patrimonio.
    Nomina e dimette dirigenti (V. Cappato e Capezzone).
    Ha un Ego ipersviluppato che gli impedisce di rinunciare a qualcosa di suo per condividere un progetto di allargamento.
    Ha un modo di esprimersi incomprensibile se non ai suoi pochi adepti.
    Ha distrutto tutti i tentativi di dialogo con altre forze liberali.
    Non sarebbe meglio che voi dirigenti radicali cercasse di affidare finalmente le redini a Emma Bonino, riotta ad icona elettorale del partito?
    E se cercaste di ritrovare elementi dispersi della storia radicale non sarebbe male..., dagli Amici dei Quaderni Radicali a Taradash a Mellini, a Cicciomessere ecc ecc

 

 
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