"Ci vorrebbe un terzo polo laico per cambiare il paese"
di Aldo Torchiaro -
Massimo Teodori, da sempre ha fatto politica ma non è mai divenuto un “politico professionista”. Il suo curriculum è quello di un giovane dirigente liberale che è stato tra i firmatari della fondazione del primo Partito Radicale insieme con Pannunzio, Carandini e Rossi nel 1955 ed ha poi partecipato in prima linea alla ricostituzione del secondo Partito Radicale di cui è stato per trent’anni uno dei leader. Nel 1992 ha dato vita alla “Lista Referendum” guidata da Massimo Severo Giannini con la partecipazione, tra gli altri, di Ernesto Galli della Loggia, Marcello Pera e Federico Zeri: era stato un primo esperimento di “politica nuova” al tramonto della prima Repubblica. Lo abbiamo intervistato sul tema della Casa Laica per sapere da lui cosa pensa dell’appello del direttore Diaconale alla coesione tra le forze liberalsocialiste del paese.
D. Come risponde all’idea di un rassemblement liberalsocialista?
R. Io alla Casa Laica ci credo. E non da oggi. Penso da sempre che l’unione delle forze laico- liberal-socialiste sia quanto mai necessaria. Nella Seconda Repubblica ancora più che nella prima le istanze liberali sono fuori gioco, tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione.
D. Il punto è come mettere insieme i laici…
R. Infatti, il problema è il come. Queste operazioni non possono mai essere fatte “a freddo” come alchimia partitica, senza iniziative forti e leadership forti. Oggi purtroppo non vedo né iniziative forti come etichetta e come sostanza liberale né vedo leader capaci di mettere insieme i vari segmenti che per loro natura sono portati all’individualismo e al particolarismo. Basta vedere come, anche in una situazione di maggioritario come quella attuale, i piccolissimi repubblicani stanno per conto loro, i piccoli socialisti stanno da soli ed i radicali guardano solo a se stessi. Così come le singole personalità liberali presenti dentro Forza Italia, che non contano né in quel partito né in parlamento.
D. I laici del centrodestra l’hanno delusa?
R. Ci sono pochissime sensibilità liberali in seno alla maggioranza. A me pare, per essere sincero, che le aspirazioni di Berlusconi di dare vita ad un partito liberale di massa siano assolutamente fallite. Sia nel campo dell’economia sia in quello delle libertà individuali la maggioranza si è dimostrata semplicemente illiberale. Si ricostituiscono in forza le spinte stataliste e assistenziali.
D. Un margine d’azione liberale pure ci sarebbe, per la maggioranza.
R. Da Biondi a Martino a Urbani nessuno ha finora esercitato una funzione trainante rispetto ad un mondo che potrebbe essere ricettivo. E purtroppo radicali, repubblicani e socialisti continuano a coltivare i propri interessi di parrocchia.
D. Non è molto ottimista, professore, rispetto alle prospettive liberali del paese.
R. I liberali di fondo, quelli veri, e non solo nominali, sono un po’ disperati, perché la prospettiva davvero non è seria.
D. Ma personalmente sarebbe pronto ad impegnarsi?
R. Personalmente, se dovessero esserci iniziative serie e forti, ne sarei fortemente interessato, sicuramente.
D. Crede che le elezioni regionali possano costituire un test per una forza laica?
R. Certo. Le future elezioni regionali potrebbero essere un test interessante per le forze laiche e riformatrici. Ci vogliono energie e idee nuove.
D. Su quali priorità?
R. Sulla questione fiscale, ad esempio. E’ una questione molto importante, gravissima, irrisolta.
D. Esiste una spinta italiana verso il proporzionale?
R. C’è una spinta fortissima al proporzionale, ma ritengo che sarebbe un grave errore per un progetto unitario dei laici. Perché ciascun partito tenderebbe a chiudersi in sé.
D. I laici dove devono collocarsi in un regime bipolare?
R. I laici se fossero sufficientemente forti dovrebbero costituire un polo, un terzo polo. Ma tra i due contendenti, dovrebbero potersi affermare là dove sono meglio apprezzati e valorizzati.
Aldo Torchiaro torchiaro@opinione.it
da L'OPINIONE 2/07/2004




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