Pannella ha interrotto il suo sciopero della sete e della fame. Lo ha interrotto dopo i colloqui avuti con il Presidente del Consiglio, il Presidente della Commissione Europea e la lettera del Presidente della Repubblica. In realtà i “segnali di fumo” che aveva ricevuto dalle istituzioni dimostravano che vi era anche “arrosto”. Pannella ha ritenuto che vi sono concreti elementi per affermare il raggiungimento del suo obiettivo, ossia il ripristino della legalità costituzionale in materia di “grazia” quale prerogativa esclusiva del Presidente della Repubblica. L’azione politica di Pannella ha provato che tentare di ripristinare la legalità, nel nostro paese, è un atto rivoluzionario. Se per porre fine ad una prassi illegale è stato necessario ricorrere ad un rivoluzionario come Pannella, significa che il regime è tutt’altro che liberale. Una breccia, una ennesima breccia nel muro del regime partitocratico è stata aperta. Ma, purtroppo, non ci saranno liberali pronti ad irrompervi per abbattere definitivamente il regime partitocratico corruttore e corrotto che fa strage di legalità e, alle volte, anche di vite umane. I radicali italiani provano la loro inadeguatezza riducendosi ad una pura presenza di testimonianza sia partecipando alle elezioni truffa del prossimo Parlamento europeo, sia tentando disperatamente di raccogliere le firme per un quesito referendario di per sé inammissibile e incapace di aggregare chi non fosse tifoso dei “capezzoniani”. Una speranza per i liberali la danno, invece, coloro che hanno dichiarato di fidarsi di Marco Pannella sottoscrivendo l’appello de “Il Foglio” e il soggetto politico che è, ormai, il quotidiano di Giuliano Ferrara. Sapranno farsi “partito”? Per conto nostro, intanto, proseguiamo nel percorso iniziato per tentare di mettere assieme moderati e radicali, riformisti e riformatori. Un partito di “liberali” è necessario ed opportuno per i cittadini senza potere che sono stufi di turarsi il naso e, perciò, rinunciano ad esercitare il loro diritto di voto. (bl)




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