Sono d'accordo, aggiungendo che però non noto grande differenza tra i territori immediatamente a sud o a nord del Po, almeno dalle mie parti: non vedo cioè grosse differenze tra bassa cremonese e mantovana (ma anche bassa bresciana per certi aspetti) con parma, piacenza, reggio, ecc. Ed in effetti gli altolombardi considerano questi territori più "emiliani" che lombardi (ricordiamoci però che ad esempio l'odierna "Reggio Emilia" era chiamata, prima del 1860, "Reggio di Lombardia" e che fino a pochi anni fa i toscani di pistoia e lucca a sud dell'Appennino chiamavano i modenesi e i reggiani "lombardi" in modo dispregiativo).
Vedo invece una certa differenza tra il pedemonte lombardoveneto e la bassa pianura, anche a nord del Po.
Detto questo, anchio affermo che il grosso cambio di mentalità, soprattutto per quanto riguarda la concezione del lavoro visto come occasione di sviluppo e soddisfazione professionale prima ancora che economica, si ha attraversando l'Appennino. Man mano che si procede verso sud, il lavoro è visto come una "iattura" dalla quale bisogna cercare di sfuggire il più possibile tramite espedienti.
Per quanto riguarda l'aspetto linguistico, io noto un blocco piemontese-lombardo-emiliano in cui la lingue locali presentano aspetti piuttosto simili. Faccio semmai più fatica ad inquadrare il veneto (che comunque io capisco quasi totalmente) e il ligure (che invece è per me molto più ostico).





ostridicolo:
repapelle: