I nordisti se la prendono coi terroni e tutti e due attaccano i sardi, rei di rivendicare la specificità della loro razza e della loro cultura e civiltà. Spesso in modo molto incivile, come si conviene a gente ignorante e rozza, dominata da complessi di superiorità.
Ho tolto da L'unione Sarda, quotidiano della Sardegna, questo articolo che parla di un personaggio nordico, tipico esemplare degli avventurieri che calano sulla nostra terra, provenienti sia dal nord che dal centro che dal sud dell'Italia.
Non per livore o perfidia, ma perché la gente impari a meditare ed a riflettere prima di sparare cazzate.
il personaggio
Appartamenti a Baja Sardinia e Poltu Quatu Anche una Porsche da 45 mila euro tra i regali ricevuti da una delle sue fidanzate
La Corte d’Appello di Bolzano, mercoledì scorso, lo ha condannato a due anni e due mesi di carcere per truffa. Lui, Luciano Camozza, 53 anni di Bressa, paesino del novarese, vive da qualche decennio in Gallura, tra Baja Sardinia e Poltu Quatu, nel bel mezzo della Costa Smeralda, dove possiede alcuni appartamenti. E in Sardegna svolge una parte del suo lavoro di commerciante nel settore dell’abbigliamento sportivo. Per il resto, gli impegni professionali lo portano spesso nella penisola dove, secondo le accuse che gli son state mosse da una signora altoatesina (sostenuta da un’altra decina di signore che hanno testimoniato al processo), si sarebbe organizzato una particolare doppia vita. Camozza, infatti, avrebbe risposto a più inserzioni di donne sole in cerca di compagnia apparse in alcuni quotidiani del Nord. Quindi, dopo il primo approccio, avrebbe verificato le loro condizioni economiche per decidere se passare o meno all’azione. Operata la cernita, e riuscito a far innamorare le donne, prevalentemente imprenditrici, l’uomo sarebbe passato alla seconda fase dell’azione. Inventando presunte difficoltà economiche che lo costringevano a chiedere dei prestiti alle ignare vittime del raggiro. Una volta ottenuto i soldi, tirava fuori delle nuove scuse e si allontanava per qualche giorno fino a sparire definitivamente. Per ritrovarsi tra le braccia di una nuova fiamma, sempre innamorata e con il portafogli pieno, alla quale raccontare la solita storiella della recessione economica e delle difficoltà astrali e congiunturali. Inutile aggiungere che, puntualmente, Lucio Camozza passava all’incasso. Le cifre variavano ma questo era un dettaglio. Non disdegnava nemmeno i regali, tipo una Porsche da novanta milioni. Ma, alla fine, il suo gioco è stato scoperto. E un passaparola ha generato una sorta di santa alleanza tra le sue vittime. La prima a portarlo in Tribunale è stata una donna di Bolzano forte di uno stuolo di testimoni che i giudici hanno ascoltato attentamente ma anche con un tantino di imbarazzo. Il moderno Casanova piemontese, elegante, di bell’aspetto e buon affabulatore, veniva dipinto come una persona priva di alcuno scrupolo e interessata solo al denaro. Altro che amore e compagnia, insomma. Era un truffatore secondo Paola, che aveva firmato la denuncia per truffa aggravata. E truffatore era anche per Patrizia, Lisa e le altre, almeno una decina stando a una stima approssimativa. C’è stata qualche reazione esagerata nell’aula del Tribunale di Bolzano. Una delle donne deluse si è avvicinata a Camozza e gli ha sbattuto in faccia la borsetta. Accenni di isteria collettiva anche durante la lettura del dispositivo di sentenza. Il presidente, a fatica, è riuscito a mantenere l’ordine. La condanna è stata salutata con un applauso. La Corte d’Appello ha confermato la pena comminata in primo grado. E a Camozza, che ha continuato a sostenere la sua innocenza annunciando il ricorso in Cassazione, non è rimasto che tornare al suo rifugio di Lu Cumitoni, un passo dal mare della Costa Smeralda.




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