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Discussione: navigando ......

  1. #21
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    I tuoi baci

    Con la tua simpatia mi coinvolgesti subito, tu un uomo un po’ pazzo, io una donna un po’ pazza, ci trovammo subito in sintonia, insomma una bella coppia di chat, non poteva capitare di meglio.
    Il nostro incontro iniziò proprio così, appena i nostri nick si incrociavano iniziavano anche i nostri pazzi e scatenati racconti che entusiasmavano tutti.
    Dopo mesi e mesi di chat , di parole scritte e telefonate decidemmo di incontrarci, era giunta l’ora tanto attesa di vederci da vicino.
    Incontrarci alla stazione ed abbracciarci fu naturale, proprio come due vecchi amici, senza nessun pudore.
    Ci divertimmo molto a spasso per la città, quindi decidemmo di vederci quanto prima.
    Seguì un altro incontro dopo due settimane e proprio in quei giorni ci baciammo, passammo due giorni felici e partire dalla stazione quella volta non fu facile.

    Poi non so cosa ti sia capitato ma iniziasti a dirmi che l’inizio di una nuova storia ti faceva paura, che la distanza tra le nostre città ti faceva paura, insomma iniziasti poco per volta ad eclissarti anche se avresti voluto avermi vicino almeno come amica, ma io dissi no, decisi di troncare tutto.

    I mesi passarono velocemente, nessuna notizia di te.

    Ma ora ti vedo, poco lontano da me, sei su una panchina nascosta tra gli alberi.
    Mi fermo, sono costretta a fermarmi anche se l’aria gelida mi fa desistere ma non riesco a muovermi, ora sono io che ho paura.
    Ho paura che tu mi veda, che guardandoti in viso non riesca a frenare la mia voglia di baciarti.
    Ma non sei solo.
    Non è solo, mi dico e me lo ripeto più volte, non è solo.
    Vorrei scappare da qui ma non ce la faccio, mi sembra di risentire i tuoi baci, il tuo sapore, il tuo respiro.
    Li vorrei io quei baci.
    Ti vedo sai?
    Vedo che stai baciando con passione, baci il suo viso, baci i suoi occhi, il suo naso, le sue labbra.
    Dio mio, ma tesoro cosa mi mancava per poter essere il tuo amore?
    Intanto sono qui, ad osservarti, ad ammirarti e tu continui a sfiorare il tuo amore, sfiori sempre più delicatamente il suo viso, sfiori sempre più delicatamente le sue labbra, sfiori sempre più delicatamente la sua...barba.

  2. #22
    Veneta sempre itagliana mai
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    Se non fosse stato per la mia auto in panne non ci saremmo mai incontrati.
    Mi arrivasti incontro sorridendo.
    Mi chiedesti solo:
    -serve una mano?-
    Dissi solo:
    - se sa cambiare una ruota sì…-

    Molto gentilmente mi aiutasti, anzi, io non feci nulla, ti guardai solamente, poi ti ringraziai offrendoti un caffè, il minimo che potessi fare.
    Ci raccontammo un po’ di noi, un po’ tanto visto che passarono due ore senza accorgerci.
    Mi parlasti subito con entusiasmo dei tuoi figli, un po’ meno della moglie, ti parlai del mio ex fidanzato appena lasciato il mese precedente.
    Poi parlammo per circa un’ora di lavoro, quindi ci scambiammo i nostri biglietti da visita.
    Ti ricordi cosa dissi?
    -Toh! Ma guarda il caso, lavoriamo vicino, hai visto il destino?

    Iniziammo ad uscire per un aperitivo dopo l’uscita dall’ufficio, poi anche per qualche colazione…e poi…e poi…poi ci innamorammo.
    Ci incontravamo una volta la settimana al solito posto, in un motel a metà strada tra i nostri uffici.
    I motel non sono squallidi come ho sempre pensato, ti sembra quasi di essere in vacanza, belle camere, tappezzeria niente male, la vista non dava certo sul mare o su splendide montagne, ma la tua vista e la mia vista ci bastava.
    Ridicolo pensare a questa cosa ma è la prima che mi viene in mente pensando a te.
    Assurdo vero?
    Non che ti pensi, ma assurdo che pensi ai motel che non sono squallidi.
    Per merito ( o demerito?) di un’auto in panne nacque così la nostra storia.
    Oppure ci saremmo incontrati ugualmente?
    Forse sì, magari su un altro pianeta e forse sarebbe stato meglio, magari su un altro pianeta si soffre meno, magari su un altro pianeta non c’è spazio per il dolore.
    Quando è stato il momento esatto in cui ci innamorammo?
    Non riesco a ricordarlo.
    Ma esiste un momento ben preciso?
    Non volevo capitasse questa cosa, non avrei voluto innamorarmi per niente al mondo, non ora, non di te.

    Se potessi tornare indietro non ti direi:
    -se sa cambiare una ruota sì…-
    Ma ti direi:
    -no, noi donne abbiamo voluto la parità, quindi ho imparato a cambiare una ruota e mi arrangio da me, grazie-

    Ecco.
    Questo avrei dovuto dirti.

    Sono sempre stata insofferente a questa parità del cazzo, ma se fossi stata al passo con i tempi ora non sarei qui a piangere su questo amore.
    Quel giorno tu te ne saresti andato per la tua strada, io per la mia.
    Semplice no?
    Invece no, ci siamo complicati la vita e per non complicarla ulteriormente ai tuoi figli ci siamo lasciati.
    Dici che mi ami ma non lasci la famiglia, ma per i figli si fa questo e altro.
    Dura ridere insieme e poi piangere separati eh?

    Perfetto.
    Questo è quello che meritavo, una bella bastonata in testa, sì, su questa testa di cazzo che non ha capito che gli uomini sposati è meglio lasciarli stare.

    Morale di questa storia?
    Non la so.

    A voi la sentenza.
    Siate solo un poco clementi, sono solo una donna innamorata.

  3. #23
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    Predefinito

    va a quel paese?

    Questa è la storia
    di chi non si fida degli amici
    e si fida delle proprie illusioni

    gettai il sasso
    e persi la mano
    il vento piegava le foglie
    guardar gli altri da dietro l'albero
    o dallo schermo
    che crea il tuo mistero
    ma rende solo scherno
    non c'è modo di lasciar la moglie...

  4. #24
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    Predefinito Re: navigando ......

    Originally posted by pensiero


    - Buona sera.

    - Buona sera.

    - La sua rosa. Rossa.

    - Grazie. Ecco quanto le devo.

    - Grazie a lei. Arrivederci e buona giornata.

    Come ogni giorno era passato dal fioraio per comprarle una rosa rossa, il suo fiore preferito. E, come ogni giorno, glielo avrebbe portato dopo il lavoro.

    Alex amava stupirla. Fin da quando l’aveva conosciuta in discoteca, riuscendo a far passare un lento, nel bel mezzo di una serata all’insegna della musica commerciale. Si era insolentemente recato da lei per chiederle di ballare.

    - Ho corrotto il DJ per far mettere questo lento. L’ho fatto per te, per invitarti a ballare. Dì di si!

    Non le diede che il tempo per accennare un sorriso e poi la strinse dolcemente a se. Le abbassò le palpebre con il palmo della mano mentre, avvicinandosi al suo orecchio, disse:

    - Il mio nome è Alex. Ora sogna pure!

    Non aveva mai trovato il coraggio per chiederle cosa aveva pensato di lui mentre tutto ciò accadeva. Ma, se l’avesse fatto, lei non avrebbe potuto rispondergli perché era successo tutto così in fretta da non lasciarle il tempo di pensare.

    Finito il lento le prese la mano e gliela baciò con un gesto antico.

    - Vuoi venire a bere qualcosa? Non dire di no, forse stai ancora sognando.

    Si sedettero a bere e a parlare e la serata trascorse veloce. E, come quella, tante altre.

    Alex e Lisa avevano molte cose in comune e la capacità di star bene in discoteca come davanti alla tv, insieme come tra mille persone.

    C’era un filo comune che continuava a legarli in ogni circostanza. Alex e Lisa erano iscritti all’università ed entrambi lontani da casa. Fu facile decidere di andare a vivere insieme. Facile quanto bello.

    Lei studiava medicina e lui era iscritto all’accademia delle belle arti. Amavano stare abbracciati mentre accarezzavano l’enorme gatto bianco che lui le aveva regalato. Ogni giorno tornava a casa con un pensiero per lei. Poteva essere un fiore, una poesia, un piccolo oggetto o anche semplicemente il racconto di una nuova emozione che scopriva di provare rivedendo Lisa.

    Tutto sembrava scorrere nel migliore dei modi, soprattutto da quando Alex aveva trovato anche un lavoro part-time come grafico.

    La sera della prima paga volle spenderla tutta per una cena in uno dei ristoranti più lussuosi della città. Peccato che, proprio sul più bello, Lisa si sentì male. Si allontanò per andare in bagno dove qualche minuto dopo Alex la trovò svenuta.

    Chiamarono un’ambulanza perché Lisa continuava a sentirsi inspiegabilmente debole. Una corsa in ospedale,i controlli di rito ed il consiglio del medico a ricoverarsi, per un'indagine più accurata. Passarono i giorni e si succedettero le analisi, sino a che i medici non scoprirono un tumore al cervello in fase avanzata. Il sogno sembrava finito.

    Era finito.

    Quello che stava succedendo non era un incubo ma la realtà.

    –Perché ? – Questo continuava a chiedersi Alex.

    Restarono un giorno intero abbracciati a piangere e a baciarsi. Il dolore di entrambi era così forte da non poter essere contenuto né descritto. Come se una forza avesse voluto farli esplodere!

    Passarono i mesi e Lisa, come un fiore reciso, stava cominciando ad appassire. Solo gli occhi testimoniavano la sua bellezza, la sua forza e il suo dolore al pensiero di dover lasciare Alex da solo.

    Il nostro Alex, che non si dava pace. Non riusciva ad accettare l’idea di perderla. Di perdere il suo Amore. Nonostante tutto Alex non era incazzato con il mondo né con Dio. Lui voleva solo stare con Lisa, era il suo amore, la sua anima. Perché? Perché doveva separarsene? Provava ad opporsi a questo pensiero combattuto tra il desiderio di fare qualcosa e la sua impotenza di fronte a quello che stava succedendo.

    Alex non si allontanava un minuto dal letto di Lisa. Le accarezzava lentamente il volto, cercava di scaldarle le mani, sempre maledettamente fredde.

    Guardava il volto di Lisa che quasi non riusciva a parlare, provava a sorridere, ma gli occhi le tradivano i pensieri e il dolore.

    Con il filo di voce che le restava ripeteva sempre:

    - Alex non lasciarmi, ti prego. Ho paura. Ho freddo.

    Ad Alex sanguinava il cuore sentendola. Avrebbe dato la sua vita per lei. Ma a Lisa non importava di vivere o di morire. Lei voleva Alex, Alex e basta.

    Ben presto non fu più in grado di muoversi né di parlare. Ma lui capiva dallo sguardo ciò che voleva comunicarle, e lei lo pregava di non andar via. Di non allontanarsi dalla sua vista.

    Alex aveva gli occhi di un animale ferito che guarda il cacciatore aspettando che lo finisca, le baciava dolcemente le palpebre e le guance. Le accarezzava i capelli.

    Lisa avrebbe voluto sorridergli, ma non riusciva nemmeno a sentire il calore delle labbra che la baciavano.

    Si stava spegnendo. Solo una lacrima scese a rigarle il volto e Alex capì che non riusciva più a vederlo. Aveva perso anche la vista.

    Lisa non poteva più sapere se Alex era con lei, non aveva più la forza nemmeno per immaginarlo. Il dolore più forte era iniziato in quel momento, solo allora Alex cominciò a pregare che un Dio qualunque potesse afferrarla per mano. E, se un Dio c’è stato, ha dimostrato il suo cuore dando ascolto ad Alex ed al suo animo privo d’odio.

    Lisa cessò di soffrire, ma non il nostro Alex che ogni mattina continuava a portarle sulla tomba una rosa rossa.

    Anche Alex era morto dentro. Non avrebbe più potuto stupirla. Continuava a chiedersi che fare. Aveva bisogno di un ultimo gesto per dimostrarle il suo amore.

    Quella mattina Alex passò in farmacia a comprare un flacone di Valium. Andò al cimitero e restò a parlare sulla tomba di Lisa fino a sera. Quando fu tardi e nel cimitero non c’era più nessuno aprì il flacone di Valium e mandò giù tutto. Si sdraiò sulla tomba e mormorò una frase che diceva più o meno così:

    - Lisa, il tuo Alex ti sta portando l’ultima rosa!

    Era riuscito a stupirla ancora una volta.


    cavolo come ho pianto....

 

 
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