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    Predefinito Italiani brava gente, 2a parte

    L'Unione Sarda, 28 aprile 2004

    Stintino.
    Inchiesta sul Country village, sei imputati sono sardi
    Per il crac Bagaglino 73 rinvii a giudizio
    Alla sbarra imprenditori e big della finanza

    Tutti alla sbarra: big della finanza, imprenditori senza scrupoli, professionisti accondiscendenti e scaltri banchieri. Sono 73 i rinvii a giudizio, sei nei confronti di sardi, decisi dal giudice per l’udienza preliminare di Brescia Lorenzo Benini per il fallimento del gruppo immobiliare Italcase - Bagaglino di Mario Bertelli.
    Un colosso immobiliare proprietario del mega residence Country Village di Stintino e di due prestigiosi alberghi in Costa Smeralda: Le Palme e i Fenicotteri. I rinvii a giudizio per bancarotta fraudolenta riguardano anche il gotha della finanza italiana: Cesare Geronzi di Capitalia, coinvolto nei crac Parmalat e Cirio, Steno Marcegaglia e Roberto Colaninno, consiglieri di amministrazione della Banca Ambroveneta. A processo anche Davide Casu (presidente dei giovani imprenditori della Confindustria di Sassari), Michele Caria, Simonetta Fadda, Pietro Paolo Dessole e Alberto Gallisai. Il gup ha inoltre accolto la costituzione di parte civile di una quarantina di imprenditori isolani, in gran parte difesi dagli avvocati cagliaritani Dora Magliona, Michele Schirò e Massimo Orgiana. Imprenditori contro imprenditori.
    Quelli ridotti al lastrico, con i beni personali pignorati e i funzionari di banca alle calcagna. Quelli su cui il sostituto procuratore bresciano ha costruito il proprio impianto accusatorio. Il sostituto procuratore Silvia Bonardi ha ricostruito tassello per tassello l’intera vicenda della Bagaglino: dalle prime acrobazie finanziarie, alle numerose rinegoziazioni dei pagamenti. Differiti nel tempo, ma mai onorati. In questa situazione solo l’intervento di tre banche (Banca Agricola Mantovana, Banca di Roma e Banca Antoveneta) e l’ingresso di persone di loro fiducia nei consigli d’amministrazione appariva all’esterno garante di un piano di risanamento. In realtà, però, le banche con quella operazione di sostegno finanziario ottennero, secondo il sostituto procuratore bresciano, a fronte di nuovi finanziamenti per circa 20 milioni di euro, privilegi ipotecari per ben 300 milioni di euro. A danno proprio dei piccoli imprenditori. Il dibattimento si aprirà il prossimo 22 novembre.
    Prosegue anche la parte civile: il curatore fallimentare ha avviato transazioni con le tre banche coinvolte nell’inchiesta. Gli istituti di credito hanno versato penali per circa 60 milioni di euro. Non decolla invece l’asta per il Country Village: lo scorso cinque aprile la vendita all’incanto è andata nuovamente deserta. Il primo lotto, dal valore iniziale di 99 milioni di euro, è il più corposo: 68 appartamenti ultimati e 61 da finire. Altre 69 ville in monoproprietà quasi tutte con giardino e piscina. Terreni edificabili per una volumetria esistente di circa 15 mila metri cubi. Inoltre tutti i complessi alberghieri: «La Corte», «Il Borgo pescatori», «Il Borgo artisti», «Il Borgo mercanti». Un paese di duemila anime che oggi al terzo ribasso vale poco più di 60 milioni di euro.
    Maurizio Olandi
    Ultima modifica di nastenka; 19-01-18 alle 21:25 Motivo: su richiesta dell'interessato

  2. #2
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    Ricordo i precedenti:

    il personaggio
    Appartamenti a Baja Sardinia e Poltu Quatu Anche una Porsche da 45 mila euro tra i regali ricevuti da una delle sue fidanzate

    La Corte d’Appello di Bolzano, mercoledì scorso, lo ha condannato a due anni e due mesi di carcere per truffa. Lui, Luciano Camozza, 53 anni di Bressa, paesino del novarese, vive da qualche decennio in Gallura, tra Baja Sardinia e Poltu Quatu, nel bel mezzo della Costa Smeralda, dove possiede alcuni appartamenti. E in Sardegna svolge una parte del suo lavoro di commerciante nel settore dell’abbigliamento sportivo. Per il resto, gli impegni professionali lo portano spesso nella penisola dove, secondo le accuse che gli son state mosse da una signora altoatesina (sostenuta da un’altra decina di signore che hanno testimoniato al processo), si sarebbe organizzato una particolare doppia vita. Camozza, infatti, avrebbe risposto a più inserzioni di donne sole in cerca di compagnia apparse in alcuni quotidiani del Nord. Quindi, dopo il primo approccio, avrebbe verificato le loro condizioni economiche per decidere se passare o meno all’azione. Operata la cernita, e riuscito a far innamorare le donne, prevalentemente imprenditrici, l’uomo sarebbe passato alla seconda fase dell’azione. Inventando presunte difficoltà economiche che lo costringevano a chiedere dei prestiti alle ignare vittime del raggiro. Una volta ottenuto i soldi, tirava fuori delle nuove scuse e si allontanava per qualche giorno fino a sparire definitivamente. Per ritrovarsi tra le braccia di una nuova fiamma, sempre innamorata e con il portafogli pieno, alla quale raccontare la solita storiella della recessione economica e delle difficoltà astrali e congiunturali. Inutile aggiungere che, puntualmente, Lucio Camozza passava all’incasso. Le cifre variavano ma questo era un dettaglio. Non disdegnava nemmeno i regali, tipo una Porsche da novanta milioni. Ma, alla fine, il suo gioco è stato scoperto. E un passaparola ha generato una sorta di santa alleanza tra le sue vittime. La prima a portarlo in Tribunale è stata una donna di Bolzano forte di uno stuolo di testimoni che i giudici hanno ascoltato attentamente ma anche con un tantino di imbarazzo. Il moderno Casanova piemontese, elegante, di bell’aspetto e buon affabulatore, veniva dipinto come una persona priva di alcuno scrupolo e interessata solo al denaro. Altro che amore e compagnia, insomma. Era un truffatore secondo Paola, che aveva firmato la denuncia per truffa aggravata. E truffatore era anche per Patrizia, Lisa e le altre, almeno una decina stando a una stima approssimativa. C’è stata qualche reazione esagerata nell’aula del Tribunale di Bolzano. Una delle donne deluse si è avvicinata a Camozza e gli ha sbattuto in faccia la borsetta. Accenni di isteria collettiva anche durante la lettura del dispositivo di sentenza. Il presidente, a fatica, è riuscito a mantenere l’ordine. La condanna è stata salutata con un applauso. La Corte d’Appello ha confermato la pena comminata in primo grado. E a Camozza, che ha continuato a sostenere la sua innocenza annunciando il ricorso in Cassazione, non è rimasto che tornare al suo rifugio di Lu Cumitoni, un passo dal mare della Costa Smeralda.




    Olbia.
    Operazione dei carabinieri a Porto Cervo e Porto Rotondo
    Mattone selvaggio nei paradisi per vip
    Ville abusive: venti cantieri sotto sequestro

    C’è pure chi ha sistemato strutture in cartongesso nel proprio terreno mettendogli sopra un tetto, come a una casa vera. Invece, era solo uno stratagemma ingegnoso per eludere l’aerofotogrammetria, facendo così risultare che la costruzione fosse antecedente al mese di marzo dello scorso anno e quindi sanabile grazie al decreto legge sul condono edilizio del Governo Berlusconi. Le hanno pensate tutte, insomma. Ma qualcosa è andato storto, evidentemente. E adesso una ventina di persone si ritrova con una denuncia per abuso edilizio e con il cantiere sequestrato. Sono i primi risultati di una indagine avviata dai carabinieri nelle località turistiche più esclusive della Gallura. Che riserva anche molte sorprese. Innanzitutto perché a commettere le irregolarità sarebbero stati, tra gli altri, dei professionisti, degli industriali e dei nobili, non degli sfrattati o dei vagabondi senza fissa dimora. Anche la scelta della zona, Porto Cervo e Porto Rotondo, con qualche puntatina a Baja Sardinia (che fa sempre vip), la dice lunga sul nuovo corso del mattone illegale. L’accelerata nell’inchiesta è dovuta ai timori sui vecchi rilievi aerofotogrammetrici fatti eseguire dalla Regione nell’aprile del 2003. Si tratterebbe di un lavoro non precisissimo, nel senso che le foto aeree sono state scattate da un’altezza troppo elevata e la scala di uno a diecimila risulterebbe inutile per un mare di piccoli abusi. Quelli più grossi, comunque, non sarebbero sfuggiti alle immagini. Come i manufatti realizzati ex novo da una società che fa capo a Gianfranco Molinas, dell’omonima azienda sugheriera di Calangianus. Niente di eccezionale, giusto 240 metri cubi per una mini villetta di 80 metri quadri coperti più pertinenze. D’altronde non si poteva nemmeno esagerare, perché la Regione sarda, la più severa in materia, ha limitato a 250 metri cubi le volumetrie sanabili (contro le 750 previste sul territorio nazionale). Oppure, sempre per restare a Porto Rotondo, la villa del commercialista Enrico Santoro, uno dei famosi consulenti d’Italia, o l’ampliamento della residenza della contessa Francoise Marsot, prima moglie del conte Niccolò Donà dalle Rose. Noblesse, talvolta, n’oblige pas. Certo, non si parla di ecomostri, termine molto caro agli ambientalisti, ma tra un abuso e l’altro, i carabinieri hanno contato alcune migliaia di metri cubi edificati senza lo straccio di un’autorizzazione amministrativa. Abusi a macchia di leopardo, mica concentrati in una sola area: da queste parti il rispetto dell’ambiente è tenuto in grande conto mica come altrove. Questione di stile, a dirla tutta. Che non si poteva pretendere a Olbia, nei quartieri tipo Sa Minda Noa o Santa Mariedda. Nel frattempo, in ogni caso, anche per evitare scocciature di nature burocratica i carabinieri hanno messo sotto sequestro diversi cantieri. Per settimane, dalla fine dello scorso anno, hanno setacciato palmo per palmo il territorio. Migliaia di fotografie, voli in elicotteri, riprese filmate per un lavoro che ha impegnato diversi uomini e che adesso è stato raccolto in un enorme fascicolo. Finito, naturalmente, sul tavolo del procuratore della Repubblica Valerio Cicalò che ha cominciato ad esaminarlo. (v. f.)

  3. #3
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    Meglio non rispondere ad un thread come questo, che chiama in causa i vostri "difetti", vero?

    Un bel tacer non fu mai scritto......



  4. #4
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    L'Unione Sarda 30 aprile 2004

    oristano

    Stabilimento mai costruito, arrestati per truffa alla Ue

    Dovevano costruire uno stabilimento anche a Oristano. E avevano chiesto finanziamenti all’Unione europea. Ma era una truffa. Una truffa da 25 milioni di euro. L’ha scoperta dalla polizia di Formia (Latina), con un’operazione, chiamata Ghostbusters: 9 persone messe agli arresti domiciliari e 14 denunciati.
    Gli indagati erano riusciti ad ottenere dal ministero fondi dell’Ue per costruire opere in realtà mai realizzate. Le indagini degli agenti, diretti dal vice questore Nicolino Pepe, sono partite poco più di un anno fa dall’improvviso cambiamento del tenore di vita di alcuni personaggi. Così gli investigatori hanno scoperto che attraverso società, composte per la maggior parte da prestanome, Silvio Lucchese, di 51 anni, ragioniere contabile di Formia ed Edis Mazzucco, di 56, architetto ed ex sindaco di Terracina (Latina), avevano messo in piedi il maxi raggiro. Opere cominciate e mai ultimate, come centri di riciclaggio del vetro, lavorazione del legno, attività grafiche ed editoriali, telefonia digitale. Gli impianti dovevano sorgere nelle province di Benevento, Potenza e appunto Oristano. E veniva certificato lo stato di avanzamento dei lavori mai avvenuto. Grazie alla compiacenza di un direttore di banca di Bologna, Giuliano Fabbri, di 53 anni, le società ottenevano documentazioni attraverso le quali dimostrare che erano avvenuti aumenti di capitale richiesti dal ministero, false attestazioni di stato di solvenza e così inducevano i funzionari ministeriali ad emettere decreti di approvazione dei progetti e di erogazioni di fondi. In alcuni casi, dopo i controlli, alcuni progetti, quando l'indagine era già partita, sono stati sospesi dal dicastero.
    Nel corso dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Raffaella Falcione, sono state scoperte anche false attestazioni, addirittura la simulazione di un furto di mezzi per scavo che da una parte bloccava l’avanzamento di un cantiere e aveva fatto ottenere una proroga alla società, mentre da un’altra, con gli stessi mezzi, aveva fatto avere uno stato di avanzamento lavori.

 

 

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