COSA subisci, tu?In Origine Postato da pensiero
Ah beh....quindi siamo destinati a subire ancora....


COSA subisci, tu?In Origine Postato da pensiero
Ah beh....quindi siamo destinati a subire ancora....


Se davvero è di Padova come ha scritto Multi allora si subisce la Giustina Destro, nomen omen, notevole sindaco di Forza Italia che è riuscita laddove Zanonato di sinistra aveva fallito. Ora la città vive il caos automobilistico. E non vado oltre solo per pudore...In Origine Postato da MrBojangles
COSA subisci, tu?
Ai plapperi.
"Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."
Arnold Gehlen


San Giovanni in Fiore, lo stesso paese di cui parla l'articolo di Stella, era salito all'onore delle cronache anche in occasione dell'incidente della miniera di Marcinelle, in Belgio: molti di quei minatori morti venivano da lì.In Origine Postato da pensiero
No...no...anche io la penso così....che alla gente del sud molti degli aiuti non sono mai arrivati, ma vedi quando leggo che quello ha cambiato 17 lavapiatti perchè volevano il sussidio, allora non penso più sia questione solo ed esclusivamente di malgoverno dei fondi stanziati....o sbaglio...qualcosa nella mente bacata di quella gente ci deve pur essere....uffaaaa
Dunque non c'è nulla di fisiologico che renda queste persone inabili al lavoro, anzi, il loro sacrificio e la loro dedizione ha reso possibile all' Italia di approvvigionarsi di carbone a prezzi di favore dal Belgio durante gli anni del boom industriale: i termini dell'accordo erano proprio questi manodopera a basso costo in cambio di sconti sul carbone. (i terroni non sono sempre nocivi, come vedi).
Quindi non è una razza di scansafatiche o di inetti, il discorso è un altro: i nonni e i padri di questi calabresi si spaccavano il culo in miniera mentre le generazioni attuali crescevano e prosperavano grazie alle rimesse degli emigrati.
Il problema dunque è di rieducare un intera generazione al lavoro: le generazioni attuali hanno avuto sinora un'esistenza mediamente agiata grazie alle rimesse e alle pensioni dei genitori senza avere mai lavorato.
Come si risolve il problema?
personalmente auspico che questa gente muova il culo ed emigri come i loro padri, ma poi ci sono i leghisti che, da un lato, non vogliono i terroni al nord e, dall'altro, si lamentano perchè li devono mantenere a peso morto.


Credo sia trevisana; ma non è che con Gentilini le cose cambino in meglio...In Origine Postato da ScimmioneNudo
Se davvero è di Padova come ha scritto Multi allora si subisce la Giustina Destro, nomen omen, notevole sindaco di Forza Italia che è riuscita laddove Zanonato di sinistra aveva fallito. Ora la città vive il caos automobilistico. E non vado oltre solo per pudore...
Ai plapperi.


Razza Gentilini; appunto....In Origine Postato da Tahoeman
San Giovanni in Fiore, lo stesso paese di cui parla l'articolo di Stella, era salito all'onore delle cronache anche in occasione dell'incidente della miniera di Marcinelle, in Belgio: molti di quei minatori morti venivano da lì.
Dunque non c'è nulla di fisiologico che renda queste persone inabili al lavoro, anzi, il loro sacrificio e la loro dedizione ha reso possibile all' Italia di approvvigionarsi di carbone a prezzi di favore dal Belgio durante gli anni del boom industriale: i termini dell'accordo erano proprio questi manodopera a basso costo in cambio di sconti sul carbone. (i terroni non sono sempre nocivi, come vedi).
Quindi non è una razza di scansafatiche o di inetti, il discorso è un altro: i nonni e i padri di questi calabresi si spaccavano il culo in miniera mentre le generazioni attuali crescevano e prosperavano grazie alle rimesse degli emigrati.
Il problema dunque è di rieducare un intera generazione al lavoro: le generazioni attuali hanno avuto sinora un'esistenza mediamente agiata grazie alle rimesse e alle pensioni dei genitori senza avere mai lavorato.
Come si risolve il problema?
personalmente auspico che questa gente muova il culo ed emigri come i loro padri, ma poi ci sono i leghisti che, da un lato, non vogliono i terroni al nord e, dall'altro, si lamentano perchè li devono mantenere a peso morto.


Qui per la gioia di tutti riporto invece un altro articolo proprio di Stella.In Origine Postato da pensiero
T 34 , ma cosa stai dicendo? ma te lo sai che un comune del Veneto versa un sacco di soldi allo stato centrale per avere in cambio niente? i nostri comuni paradossalmente essendo in attivo perchè sono ligi al bilancio sono penalizzati...ma ancora a sto punto siamo?....certo che la dc ha finanziato l'agricoltura come sosteneva il cervello più su, ma a tutto c'è un inizio ed una fine, inoltre l'agricoltura produceva, lì che caxxo producono? quasi 20.000 abitanti con quei dati lì, ma stai scherzando?
Dato che e' un po' lunghetto vi ricopio per vostra comodita' uno stralcio fondamentale del pezzo del giornalista veneto del Corriere:
"O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri
settentrionali che si spartirono, secondo il rapporto della St. John'
s University di New York, «almeno seimila miliardi» "
Si riferisci, il buon Stella, alla spartizioni di ben 6.000 (seimila!!!!!) miliardi di lire della famosa grande torta rappresentata dalla ricostruzione dell'Irpinia.
IL caso e' stato talmente scandaloso che e' diventato un caso
internazionale, addirittura studiato in un famosa universita'
americana.
Questo ovviamente solo per quanto riguarda l'operato dei
professionisti (non ne parliamo per quanto riguarda le ditte di costruzioni settentrionali impegnate sempre nella ricostruzione)
Insomma il leghista di turno non ne imbrocca una, cita un articolo di Stella e dimentica che lo stesso, in passato, ha fatto piu' volte le pulci al nord (altro che quei soldi che i calabresi disoccupati beccano)
Ma leggiamo l'intero articolo di Gian Antonio Stella:
********
Ma la fabbrica piena di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle
fondamenta arsenico, cadmio e residui di lavorazione dei metalli che
rischiano di inquinare il fiume Ofanto
Stella Gian Antonio
Decine di imprese, spesso del Nord, hanno fatto affari d' oro
speculando con i lavori del dopo sisma. Il caso più clamoroso a Lioni
con la «Iato» che doveva assemblare fuoristrada Ma la fabbrica piena
di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle f ondamenta arsenico,
cadmio e residui di lavorazione dei metalli che rischiano di inquinare
il fiume Ofanto DAL NOSTRO INVIATO LIONI (Avellino) - È una gara con
in palio la pelle: arriveranno prima le ruspe del risanamento o quelle
migliaia di tonnell ate di veleni che stanno affondando nelle falde
dello sventurato Ofanto? Venti anni dopo il terremoto e il via alla
ricostruzione miliardaria che un convegno Dc salutò entusiasta come
«la più grande mai compiuta in Europa», il cadavere di cemento del la
Iato, la fabbrica morta con la pancia gonfia di rifiuti tossici
sepolti di nascosto nelle fondamenta, è ancora lì. In attesa di essere
sventrata, svuotata, ripulita. Ci vogliono almeno 5 miliardi. Firma
dopo firma, pare che l' approvazione del fin anziamento faticosamente
s' avvicini. Goccia dopo goccia, l' arsenico e il piombo e le altre
scorie portate dal nord si avvicinano alla falda. Il fiume è lì, a
pochi passi. E ogni giorno che trascorre i più pessimisti cercano una
risposta nella salut e del gregge che il burbero «Bertone» pascola
davanti ai capannoni decrepiti e disseta con l' acqua pescata in due
pozzi artesiani: «"Bertone", come stanno le pecore?». Grugnisce:
«Bene...». Sono stati tanti gli imprenditori venuti dal Nord che hanno
fatto i soldi col dopo-terremoto in Campania. Si pensi ai consorzi
crea ti per fare incetta delle grandi commesse per le infrastrutture
tipo quello che dietro la Pizzarotti di Milano vedeva allineati la
Pessina di Rho, la Grassetto di Padova, la Bon atti di Parma, la
Furlanis di Fossalta di Portogruaro e la Cifa di Rovigo. O a quel
veneto coperto d' oro per metter su un cantiere nautico (mai aperto) a
Morra de Sanctis, che stava a 860 metri di altitudine e a 100
chilometri dal mare. O a quell' a ltro padovano che si fece finanziare
una fabbrica di camicie a Nusco per poi confezionare solo una lettera
in cui prometteva centinaia di assunzioni una settimana prima delle
elezioni. O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri
settentrionali che si spartirono, secondo il rapporto della St. John'
s University di New York, «almeno seimila miliardi». Poche storie come
quella della Iato illustrano però quanto nel buco nero della
ricostruzione, salutato dal libro di Andrea Cinquegrani e Rita
Pennarola col titolo feroce di «Grazie, sisma», si siano saldati
insieme l' affarismo di certi politici meridionali e la
spregiudicatezza di certi imprenditori settentrionali magari pronti a
sparare sui «terroni che si mangiano i soldoni». Perché i liguri della
Iato non si accontentarono di farsi dare dei soldi per mettere su un'
impresa fantasma: riuscirono perfino a farsi pagare prima lo
smaltimento dei rifiuti tossici e poi l' acquisto degli stessi rifiuti
come materiale inerte per costruire lo stabilimento. Se li ricordano
ancora, a Lioni, i camion che arrivavano nell' area industriale a metà
strada tra Lioni e Nusco carichi di una poltiglia di uno strano
colore. Ne arrivarono per settimane e settimane. Centoventi
autorimorchi, forse d i più. Che portavano almeno 3.600 tonnellate di
arsenico, cadmio e vari residui della lavorazione del piombo che la
Metalli e Derivati di La Spezia aveva rastrellato qua e là. Buttarono
tutta quella roba, la quale secondo Legambiente ha ancora oggi u na
concentrazione seimila volte superiore al tollerabile, nella grande
fossa costruita per le fondamenta. A pochi metri dalla falda che
rifornisce l' Ofanto, che scorre a 300 metri. Coprirono tutto e ci
costruirono sopra la fabbrica. E che fabbrica! Benedetta da un
sontuoso finanziamento pubblico e fortissimamente voluta da Paolo
Pofferi e gli altri protagonisti della Metalli e Derivati di La
Spezia, destinati a essere presto arrestati per altri scandali e poi
travolti in una catena d' una dozzi na di fallimenti, la Iato sarebbe
dovuta essere uno dei punti di forza dell' area industriale, assumere
un sacco di gente e assemblare fuoristrada. Roba di buon livello,
sulla carta. Con motori della Fiat e scocche di una speciale
vetroresina costrui te dalla Passat, un' impresa bulgara di Mit churim
che come fiore all' occhiello vantava la produzione di sofisticati
sommergibili per l' Unione Sovietica. «Solo che per ogni scocca in
vetroresina perfetta, coi suoi strati da 4 millimetri, ce ne arri
vavano tre così scadenti da essere inservibili. Le accatastavamo sul
retro e le lasciavamo lì», ricorda Pasquale Mattia, uno dei dipendenti
finiti sulla strada, «Con la "nostra" vetroresina laggiù c' era chi si
faceva gli sci, chi la barca...». Fatti i conti, ogni fuoristrada
veniva a costare alla produzione una quarantina di milioni. Troppi,
per competere sul mercato. Finì che in quattro anni, invece di
quattromila come era stato previsto, la Iato produsse 250 esemplari.
In buona parte rimasti per mesi e mesi nel parcheggio e poi svenduti,
chiusa la fabbrica e licenziati gli operai, a prezzi stracciati. L'
inchiesta sulla truffa, cominciata dal pm di Sant' Angelo dei Lombardi
Mario Pezza, è finita a La Spezia. Dove già la magistratura avev a
accumulato due stanze stracolme di faldoni sulle varie avventure
fallimentari della Metalli e Derivati e delle sue sorelle. Come quella
della Metalli e Derivati Sud, aperta e chiusa a Buccino dopo avere
ingoiato 16 miliardi. O della Idaf-Igc, coinv olta nello scandalo
delle «lenzuola d' oro» per le Ferrovie dello Stato. O ancora della
Omtes di Buccino, che grazie agli accordi seguiti alla fine della
guerra fredda aveva incredibilmente vinto (nonostante i titolari
fossero già stati incriminati p er altre vicende giudiziarie) un
ricchissimo appalto per smantellare e distruggere 633 carri armati
M47. Carri armati smontati ma finiti, invece che in una fonderia,
nelle caserme di bellicosi Paesi in via di sviluppo sottoposti a
embargo internazion ale come la Libia, la Somalia o la Costa d'
Avorio. Quanto all' inchiesta sui rifiuti tossici seppelliti sotto lo
stabilimento, partita in gravissimo ritardo e solo grazie ai rimorsi
di un operaio che a distanza di anni denunciò di aver partecipato a
ll' operazione, è finita là dove finiscono tutte queste inchieste: in
prescrizione. E i cinque miliardi necessari per rimuovere e ripulire
tutto chi li paga? Noi. Gian Antonio Stella
************************************************** ****
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I furfanti e i truffatori, in uno stato che si reputa serio dovrebbero stare in galera, ma si sà, avendo eletto un loro pari alla guida del paese non tutto quadra per il verso naturale delle cose.In Origine Postato da MetaPapero
Basta guardare agli allevatori che facevano i cortei ad Arcore per non pagare le (sacrosante) multe per aver ecceduto nella produzione del latte: non sono dei parassiti anche quelli?![]()


In Origine Postato da Strennikov
Qui per la gioia di tutti riporto invece un altro articolo proprio di Stella.
Dato che e' un po' lunghetto vi ricopio per vostra comodita' uno stralcio fondamentale del pezzo del giornalista veneto del Corriere:
"O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri
settentrionali che si spartirono, secondo il rapporto della St. John'
s University di New York, «almeno seimila miliardi» "
Si riferisci, il buon Stella, alla spartizioni di ben 6.000 (seimila!!!!!) miliardi di lire della famosa grande torta rappresentata dalla ricostruzione dell'Irpinia.
IL caso e' stato talmente scandaloso che e' diventato un caso
internazionale, addirittura studiato in un famosa universita'
americana.
Questo ovviamente solo per quanto riguarda l'operato dei
professionisti (non ne parliamo per quanto riguarda le ditte di costruzioni settentrionali impegnate sempre nella ricostruzione)
Insomma il leghista di turno non ne imbrocca una, cita un articolo di Stella e dimentica che lo stesso, in passato, ha fatto piu' volte le pulci al nord (altro che quei soldi che i calabresi disoccupati beccano)
Ma leggiamo l'intero articolo di Gian Antonio Stella:
********
Ma la fabbrica piena di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle
fondamenta arsenico, cadmio e residui di lavorazione dei metalli che
rischiano di inquinare il fiume Ofanto
Stella Gian Antonio
Decine di imprese, spesso del Nord, hanno fatto affari d' oro
speculando con i lavori del dopo sisma. Il caso più clamoroso a Lioni
con la «Iato» che doveva assemblare fuoristrada Ma la fabbrica piena
di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle f ondamenta arsenico,
cadmio e residui di lavorazione dei metalli che rischiano di inquinare
il fiume Ofanto DAL NOSTRO INVIATO LIONI (Avellino) - È una gara con
in palio la pelle: arriveranno prima le ruspe del risanamento o quelle
migliaia di tonnell ate di veleni che stanno affondando nelle falde
dello sventurato Ofanto? Venti anni dopo il terremoto e il via alla
ricostruzione miliardaria che un convegno Dc salutò entusiasta come
«la più grande mai compiuta in Europa», il cadavere di cemento del la
Iato, la fabbrica morta con la pancia gonfia di rifiuti tossici
sepolti di nascosto nelle fondamenta, è ancora lì. In attesa di essere
sventrata, svuotata, ripulita. Ci vogliono almeno 5 miliardi. Firma
dopo firma, pare che l' approvazione del fin anziamento faticosamente
s' avvicini. Goccia dopo goccia, l' arsenico e il piombo e le altre
scorie portate dal nord si avvicinano alla falda. Il fiume è lì, a
pochi passi. E ogni giorno che trascorre i più pessimisti cercano una
risposta nella salut e del gregge che il burbero «Bertone» pascola
davanti ai capannoni decrepiti e disseta con l' acqua pescata in due
pozzi artesiani: «"Bertone", come stanno le pecore?». Grugnisce:
«Bene...». Sono stati tanti gli imprenditori venuti dal Nord che hanno
fatto i soldi col dopo-terremoto in Campania. Si pensi ai consorzi
crea ti per fare incetta delle grandi commesse per le infrastrutture
tipo quello che dietro la Pizzarotti di Milano vedeva allineati la
Pessina di Rho, la Grassetto di Padova, la Bon atti di Parma, la
Furlanis di Fossalta di Portogruaro e la Cifa di Rovigo. O a quel
veneto coperto d' oro per metter su un cantiere nautico (mai aperto) a
Morra de Sanctis, che stava a 860 metri di altitudine e a 100
chilometri dal mare. O a quell' a ltro padovano che si fece finanziare
una fabbrica di camicie a Nusco per poi confezionare solo una lettera
in cui prometteva centinaia di assunzioni una settimana prima delle
elezioni. O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri
settentrionali che si spartirono, secondo il rapporto della St. John'
s University di New York, «almeno seimila miliardi». Poche storie come
quella della Iato illustrano però quanto nel buco nero della
ricostruzione, salutato dal libro di Andrea Cinquegrani e Rita
Pennarola col titolo feroce di «Grazie, sisma», si siano saldati
insieme l' affarismo di certi politici meridionali e la
spregiudicatezza di certi imprenditori settentrionali magari pronti a
sparare sui «terroni che si mangiano i soldoni». Perché i liguri della
Iato non si accontentarono di farsi dare dei soldi per mettere su un'
impresa fantasma: riuscirono perfino a farsi pagare prima lo
smaltimento dei rifiuti tossici e poi l' acquisto degli stessi rifiuti
come materiale inerte per costruire lo stabilimento. Se li ricordano
ancora, a Lioni, i camion che arrivavano nell' area industriale a metà
strada tra Lioni e Nusco carichi di una poltiglia di uno strano
colore. Ne arrivarono per settimane e settimane. Centoventi
autorimorchi, forse d i più. Che portavano almeno 3.600 tonnellate di
arsenico, cadmio e vari residui della lavorazione del piombo che la
Metalli e Derivati di La Spezia aveva rastrellato qua e là. Buttarono
tutta quella roba, la quale secondo Legambiente ha ancora oggi u na
concentrazione seimila volte superiore al tollerabile, nella grande
fossa costruita per le fondamenta. A pochi metri dalla falda che
rifornisce l' Ofanto, che scorre a 300 metri. Coprirono tutto e ci
costruirono sopra la fabbrica. E che fabbrica! Benedetta da un
sontuoso finanziamento pubblico e fortissimamente voluta da Paolo
Pofferi e gli altri protagonisti della Metalli e Derivati di La
Spezia, destinati a essere presto arrestati per altri scandali e poi
travolti in una catena d' una dozzi na di fallimenti, la Iato sarebbe
dovuta essere uno dei punti di forza dell' area industriale, assumere
un sacco di gente e assemblare fuoristrada. Roba di buon livello,
sulla carta. Con motori della Fiat e scocche di una speciale
vetroresina costrui te dalla Passat, un' impresa bulgara di Mit churim
che come fiore all' occhiello vantava la produzione di sofisticati
sommergibili per l' Unione Sovietica. «Solo che per ogni scocca in
vetroresina perfetta, coi suoi strati da 4 millimetri, ce ne arri
vavano tre così scadenti da essere inservibili. Le accatastavamo sul
retro e le lasciavamo lì», ricorda Pasquale Mattia, uno dei dipendenti
finiti sulla strada, «Con la "nostra" vetroresina laggiù c' era chi si
faceva gli sci, chi la barca...». Fatti i conti, ogni fuoristrada
veniva a costare alla produzione una quarantina di milioni. Troppi,
per competere sul mercato. Finì che in quattro anni, invece di
quattromila come era stato previsto, la Iato produsse 250 esemplari.
In buona parte rimasti per mesi e mesi nel parcheggio e poi svenduti,
chiusa la fabbrica e licenziati gli operai, a prezzi stracciati. L'
inchiesta sulla truffa, cominciata dal pm di Sant' Angelo dei Lombardi
Mario Pezza, è finita a La Spezia. Dove già la magistratura avev a
accumulato due stanze stracolme di faldoni sulle varie avventure
fallimentari della Metalli e Derivati e delle sue sorelle. Come quella
della Metalli e Derivati Sud, aperta e chiusa a Buccino dopo avere
ingoiato 16 miliardi. O della Idaf-Igc, coinv olta nello scandalo
delle «lenzuola d' oro» per le Ferrovie dello Stato. O ancora della
Omtes di Buccino, che grazie agli accordi seguiti alla fine della
guerra fredda aveva incredibilmente vinto (nonostante i titolari
fossero già stati incriminati p er altre vicende giudiziarie) un
ricchissimo appalto per smantellare e distruggere 633 carri armati
M47. Carri armati smontati ma finiti, invece che in una fonderia,
nelle caserme di bellicosi Paesi in via di sviluppo sottoposti a
embargo internazion ale come la Libia, la Somalia o la Costa d'
Avorio. Quanto all' inchiesta sui rifiuti tossici seppelliti sotto lo
stabilimento, partita in gravissimo ritardo e solo grazie ai rimorsi
di un operaio che a distanza di anni denunciò di aver partecipato a
ll' operazione, è finita là dove finiscono tutte queste inchieste: in
prescrizione. E i cinque miliardi necessari per rimuovere e ripulire
tutto chi li paga? Noi. Gian Antonio Stella
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Queste cose le sapevo già, visto che Stella nonostante sputi spesso contro la lega, lo leggo, ma ne sono perfino contenta perchè almeno qualcosa è ritornato indietro![]()
Ah a proposito, guardate che per il terremoto dell'Irpinia nella precedente finanziaria non è che non abbiamo dato danè, tanto per la precisione![]()


eletto per 3 volte....che razzisti questi trevigianiIn Origine Postato da MrBojangles
Razza Gentilini; appunto....![]()
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In Origine Postato da Tahoeman
Il problema dunque è di rieducare un intera generazione al lavoro: le generazioni attuali hanno avuto sinora un'esistenza mediamente agiata grazie alle rimesse e alle pensioni dei genitori senza avere mai lavorato.
questa secondo me è la cosa più sensata.....il fatto è che oramai non c'è più trippa per gatti.....ed è inutile che lì come altrove protestino ...si rimbocchino le maniche.....