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Discussione: Adesso basta...

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    Predefinito Adesso basta...

    Chiediamo l'imputazione per crimini di guerra!!!!!

    GERUSALEMME - Una manifestazione di centinaia di palestinesi di Rafah, nel sud della striscia di Gaza, contro le operazioni che l'esercito israeliano da due giorni sta conducendo nell'area, ha avuto oggi una tragica e sanguinosa conclusione. Almeno dieci persone tra le quali molti minorenni - ma secondo altre stime potrebbero essere piu' di 20 - sono state uccise e decine di altre ferite, a quanto pare da cannonate sparate a scopo intimidatorio dall'esercito.

    L'Autorita' nazionale palestinese (Anp) ha accusato: ''E' un crimine di guerra israeliano che impone l'intervento della comunita' internazionale per salvare gli abitanti di Rafah dalla catastrofe che sta loro causando l'esercito israeliano''.

    Il presidente palestinese Yasser Arafat ha denunciato ''i crimini atroci'' commessi da Israele e ha chiesto l'invio di una forza internazionale per proteggere i palestinesi. Al Fatah, la maggiore organizzazione palestinese, ha ordinato tre giorni di sciopero generale in segno di cordoglio per le vittime.

    Secondo la versione dei palestinesi, la manifestazione, cui partecipavano centinaia o forse migliaia di persone, era uscita dal centro di Rafah per muoversi lungo la strada principale in direzione del quartiere di Tel Sultan, occupato dall'esercito.

    Improvvisamente, intorno alle 14.30 locali, carri armati e elicotteri hanno sparato, senza apparente motivo, contro una folla dove c'erano molti ragazzi, provocando un vero e proprio bagno di sangue. Le fonti palestinesi affermano che la folla era pacifica e non c'era nessun palestinese armato. Alcune ore piu' tardi il portavoce militare ha fornito una sua iniziale ricostruzione dell'incidente, ammettendo che a causare le vittime potevano essere state quattro cannonate sparate da carri armati in direzione di una struttura abbandonata con l'intento di spaventare i manifestanti e di costringerli a fermarsi.

    Stando al portavoce, un elicottero ha prima sparato un missile contro un campo aperto allo scopo di arrestare i manifestanti, tra i quali molti uomini armati, che si stavano avvicinando alle posizioni occupate dall'esercito in una zona, ha sottolineato, che e' di guerra ed e' teatro di continui scontri a fuoco.

    Dall'elicottero sono anche stati lanciati razzi esca, usati per deviare dalla loro traiettoria missili antiaerei che avrebbero potuto essere sparati da terra contro il velivolo. Nessuno di questi ha causato vittime.

    I manifestanti non si sono lasciati intimidire e hanno continuato a marciare. A questo punto, secondo il portavoce, ai soldati di una compagnia e' stato impartito l'ordine di sparare raffiche di mitragliatrice contro il muro di una struttura abbandonata, situata sul lato della strada a una certa distanza dalla folla in movimento.

    Successivamente, poiche' questa continuava a avanzare, contro la stessa struttura sono partite da un carro armato quattro cannonate ed e' possibile, ha ammesso il portavoce, che siano state queste a raggiungere i manifestanti, dopo aver attraversato il muro. Ma e' pure possibile, ha sostenuto, che a causare le vittime sia stato lo scoppio di alcune delle molte mine disseminate dai palestinesi sulla strada.

    Nella localita' dell'incidente si sono viste scene orrende: corpi straziati di bambini raccolti da padri, pure feriti, che correvano in lacrime in cerca di soccorso, un fuggi fuggi dei superstiti, grida di rabbia e di dolore, l'urlo delle ambulanze che cercavano di farsi strada.

    Scene tremende anche nell'obitorio dell'ospedale di Rafah, incapace di contenere una cosi' grande quantita' di cadaveri, avovlti in lenzuoli e verdi bandiere islamiche arrossate di sangue. A un certo punto, ha detto il medico Manar Thair, ''siamo stati costretti mettere i corpi nelle celle frigorifere usate per i fiori'' destinati a essere esportati in Europa.

    Le aspre condanne internazionali dell'incidente e le sue possibili ripercussioni politiche interne potrebbero ora costringere Israele - ammettono fonti israeliane - a cessare l'operazione dell'esercito a Rafah. Questa pero' per ora continua, assicurano le fonti governative.

    L'imbarazzo in seno al governo del premier Ariel Sharon e' grande. Il ministro della giustizia Yosef Lapid, leader dello Shinui (partito di centro laico) ha reagito alle notizie dell' incidente esclamando ''Non si puo' piu' continuare cosi''' e affermando che l'odierna ''tragedia umana'' e' una conseguenza del fatto che Israele si trova ancora nella striscia di Gaza.

    Reazioni tempestose alla Knesset, dove deputati arabi dell'opposizione di sinistra hanno chiesto che il ministro della difesa, il capo di stato maggiore e altri alti ufficiali siano processati come ''criminali di guerra''.

    Ma da destra si e' risposto accusando i gruppi combattenti palestinesi di mescolarsi deliberatamente tra la popolazione palestinese al fine di usarla come scudo e di sfruttare poi le vittime civili a scopi propagandistici. Stamane, intanto, prima ancora del mortale incidente, altri quattro palestinesi sono stati uccisi a Tel Sultan in scontri con i soldati e altri due, la scorsa notte, in Cisgiordania.

    -----------------------------------------------------------------------------

    BAGHDAD - Una corte marziale americana ha oggi emesso a Baghdad la prima sentenza nell'ambito delle sevizie nel carcere di Abu Ghraib: un militare Usa e' stato condannato ad un anno di prigione ed e' stato radiato dall'esercito, il massimo della pena prevista. Allo stesso tempo, sono continuati nel Paese disordini e combattimenti.

    La notizia piu' grave e' arrivata in serata, riferita da fonti irachene secondo cui elicotteri da guerra americani avrebbero attaccato una festa di matrimonio, provocando piu' di 40 morti. L'incidente, secondo le prime indicazioni, sarebbe avvenuto la notte scorsa nell'Ovest del Paese, in una regione nei pressi delle frontiere con Siria e Giordania. Secondo fonti locali, i partecipanti alla festa di matrimonio stavano sparando in aria per celebrare, come comunemente avviene in Iraq in occasione dei festeggiamenti. Uno o piu' elicotteri americani avrebbe scambiato i tiri per fuoco ostile e avrebbe risposto.

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  2. #2
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    Predefinito

    Israele è uno stato di macellai ed assassini!! Palestina libera dal giogo dei giudei!!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
    Totila
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    Originally posted by Der Wehrwolf
    Israele è uno stato di macellai ed assassini!! Palestina libera dal giogo dei giudei!!


    Niente paura: stanno portando la democrazia.

  4. #4
    Totila
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    Bombe Usa sulla festa di nozze, 40 morti
    Cinzia Zambrano



    19 maggio 2004 - Una festa di matrimonio finita nel sangue. Una strage di almeno quaranta morti, uccisi, mentre banchettavano, da un bombardamento americano su un villaggio nell’Iraq del nord, al confine con la Siria. Donne, bambini, amici degli sposi, un giorno di festa, c’è qualcuno che spara in aria, una tradizione, un segno di augurio. Su, sopra le loro teste, un aereo americano crede di essere preso di mira. Non ci pensa due volte e risponde al fuoco che crede «ostile». Un film che si ripete: anche in Afghanistan le truppe americane, convinte di bombardare una postazione di Talebani, avevano centrato un banchetto di nozze, falciando anche lì la vita di una quarantina di persone. Ieri, un nuovo orribile errore. L’incedente è avvenuto la notte tra martedì e ieri, nel villaggio di Mark al Dib, al confine con la Siria. Il colonnello Ziyad a-Jabouri, vice capo delle polizia della cittadina, parla di 42, forse 45 vittime. Molti bambini, almeno 15, e dieci donne. Sulla tv araba Al Arabiya scorrono le immagini dell’orrore e del dolore di chi è sopravvissuto.

    La Associated Press television dice di essere in possesso di un video che mostra un camion pieno zeppo di corpi senza vita, avvolti in coperte, si scorgerebbe anche quello di un bambino decapitato. Testimoni raccontano di una «pioggia di fuoco», almeno «cento bombe». Gli Usa non confermano, ma nemmeno smentiscono. Fanno solo sapere di aver aperto un’inchiesta.

    Alla strage di Ramadi si sommano i lapilli di violenza che il vulcano Iraq continua ad eruttare quotidianamente. Scontri e vittime a Karbala, esplosioni a Baghdad, nuove perdite tra le forze di occupazione, mentre la fragile amministrazione provvisoria è ancora sotto tiro. Dopo l’uccisione del presidente di turno del governo iracheno Ezzedine Salim, -rivendicata ieri dal gruppo giordano di Al Zarqawi, legato ad Al Qaeda- sconosciuti hanno cercato di uccidere uno dei responsabili locali dell’amministrazione di Mosul, la città a maggioranza sunnita nel nord dell’Iraq. Abdallah Fahd Shomman, capo dell’amministrazione locale di Baaj, nei pressi di Mosul, è miracolosamente sfuggito all’attentato.

    Ma a farne le spese sono state invece le sue guardie del corpo: una è morta, mentre un’altra è stata ferita. Scontri, raid aerei e vittime anche nella città santa sciita Karbala, già nei giorni scorsi teatro di forti tensioni tra le truppe americane e i miliziani seguaci del leader radicale Moqtada al Sadr, da giorni asserragliato a Najaf. Nella battaglia, le forze militari Usa hanno impiegato anche aerei, bombardando vari obiettivi alla periferia. Gli scontri sono scoppiati quando i militari americani con i loro tank si sono spinti fino a pochi metri dalla moschea dell’imam Hussein, luogo sacro sciita e considerato «inviolabile».

    Secondo fonti ospedaliere, sarebbero almeno sette le vittime irachene, e circa 14 i feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni. Ieri sera, intanto, si è tenuta in città una manifestazione per protestare contro gli attacchi di Karbala e Najaf. La protesta, a cui hanno partecipato circa 400 persone, era stata indetta dalla massima autorità religiosa sciita, il grande ayatollah Ali al-Sistani, che aveva anche rinnovato l’appello, rivolto alle truppe Usa e ai guerriglieri di al Sadr, a lasciare la città. È l’ennesimo capitolo del confronto indiretto tra Sistani, figura relativamente moderata, e il ben più giovane Sadr, le cui milizie dall’inizio di aprile hanno di fatto assunto il controllo di Karbala.

    Intanto, da un sito internet islamico è arrivata la rivendicazione da parte di Al Zarqawi, dell’attento in cui lunedì scorso è rimasto ucciso a Baghdad Salim. La rivendicazione è firmata dal gruppo Jamaat al-Tawhid, guidato da Abu Musab al-Zarqawi, considerato il capo di Al Qaeda in Iraq. La nota reca la data del 17 maggio, la stessa dell’omicidio, e precisa che il kamikaze autore dell’attentato si chiamava Abu Salama al-Hegazy ed era cittadino saudita. «Un altro leone di Jamaa al Tawhid e Jihad ha eliminato il capo di quelli che tradiscono Dio e vendono la loro religione agli americani e ai loro alleati», si legge nel comunicato. «Questa operazione -aggiunge- annuncia ai musulmani, ovunque si trovino, che i mujaheddin, con il loro popolo in Iraq, stanno continuando e sono determinati ad eliminare l’umiliazione dalla nostra nazione».

    Sale il bilancio delle vittime anche tra le forze di occupazione. Un soldato Usa è stato ucciso ieri da un cecchino a Miqdadiya, a circa 100 chilometri da Baghdad, che ha sparato da un cimitero. Un marine ha perso la vita invece nella provincia occidentale di al-Anbar in «un incidente non dovuto a combattimento», riferisce un altro comunicato, senza fornire ulteriori dettagli. Gli ultimi episodi portano a 788 il totale dei militari statunitensi morti in Iraq dall’inizio della guerra, di cui, secondo fonti del Pentagono, 574 hanno perso la vita in azione. Ucciso anche un civile britannico mentre guidava sulla strada tra Mosul e Arbil, nel nord dell’Iraq. I guerriglieri hanno aperto il fuoco contro il mezzo su cui viaggiava Andrew Harris, 33 anni, nato a Cardiff (Galles) colpendolo a morte. Nell’attesa di una nuova risoluzione dell’Onu, il futuro non promette niente di buono. È quello che pensa il generale John Abizaid, capo del Comando Centrale Usa. Che in un’audizione davanti alla commissione forze armate del Senato americano ha detto che la violenza in Iraq potrebbe aumentare dopo il 30 giugno.


















 

 

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