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Discussione: Il Paziente come Merce

  1. #11
    Super Troll
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    INTANTO A TORINO ALCUNI MEDIDIC OSPEDALIERI SI SONO VISTI RIDURRE LO STIPENDIO DALLA DIREZIONE SANITARIA (SOTTOGOVERNO??) PER NON AVER RAGGIUNTO IL TARGET DI RIDUSIONE DELLE DEGENZE E LA RIDUZIONE DEI FARMACI IMPIEGATI......
    CORAGGIO BANANAS AMMALATEVI ORA..E SE NON SIETE RACCOMANDATI CHISSà SE AVRETE LE CURE DI CUI AVRETE BISOGNO..
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  2. #12
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    da www.avvenire.it

    " SPESA FARMACEUTICA

    LACCI E VISCHIOSITÀ INSPIEGABILI


    Piero Chinellato

    «Ceftriaxone disodico», nome impronunciabile che non lascia dubbi: si tratta di un farmaco, anzi di un «principio attivo», la molecola che dà efficacia terapeutica al medicinale che la contiene. È una sostanza importante, un antibiotico di larghissima diffusione che da solo vale più dell'1% della spesa farmaceutica nazionale. Ebbene, anche se il suo brevetto è scaduto col primo gennaio di quest'anno, il sostituto generico (costo inferiore del 45%) non ha ancora potuto arrivare in farmacia per lentezze burocratiche.
    È soltanto uno dei numerosissimi tasselli della crisi finanziaria legata alla prescrizione di farmaci. Spesa in forte crescita (+10,2 dall'inizio dell'anno) e considerevole incremento del numero delle ricette hanno indotto il governo a stringere - ulteriormente - i cordoni della borsa, mettendo a carico delle industrie farmaceutiche e delle Regioni - rispettivamente per il 60% e per il 40% - il costo del rientro nei limiti prefissati del budget. Come documentato nelle pagine dedicate all'argomento oggi e, in precedenza, il primo e il 6 luglio, tutti ormai sono concordi nel riconoscere la criticità della situazione, ma non v'è affatto convergenza nell'individuazione di una strategia di uscita. La manovra del governo appare come un colpo di mannaia che «fa cassa» in modo brutale, giustificando così reazioni risentite delle improbabili «vittime».
    L'episodio da cui siamo partiti, di tutto rilievo, dato che le vendite di Ceftriaxone valgono 140 milioni di euro l'anno, indica già un'opportunità di risparmio che non penalizzerebbe alcuno. Se proprio non si può accelerare la riduzione della durata nella tutela dei brevetti (la più lunga d'Europa), non dovrebbe essere impossibile eliminare i laccioli che la prolungano anche oltre la scadenza.
    Se vi è, poi, la sicurezza che i farmaci cosiddetti «generici» hanno proprietà terapeutiche del tutto analoghe ai prodotti «di marca» e che le loro proprietà chimico-fisiche non si discostano da quelle dei «progenitori» brevettati, allora si torni ad investire sulla loro promozione. Non ci si può accontentare che a tre anni dall'introduzione dei farmaci cosiddetti generici (chissà perché un simile nome), essi valgano solo l'1,7% del mercato e non arrivino al 4% del volume totale. La spiegazione che si raccoglie più di frequente è che la gente si fida maggiormente dei prodotti di marca, di cui ricorda facilmente il nome. Ma se questo è vero, risalta ancora di più una colpevole carenza di informazione e di educazione. Come non ricordare che subito dopo l'immissione sul mercato delle prime molecole, accompagnata da una consistente campagna promozionale da parte del ministero, per molti preparati si registravano difficoltà di approvvigionamento causa l'elevata domanda? Sarebbe quindi il caso di tornare a impegnarsi nell'informazione puntuale e accurata, presso i medici e sui media. Perché non ipotizzare - a questo riguardo - un protocollo di collaborazione tra ministero e media? Si tratta certo di un investimento a lungo termine, ma proprio per questo i suoi risultati potrebbero portare benefici duraturi. Specie se l'informazione fosse affiancata da un deciso investimento in materia di prevenzione sanitaria.
    L'industria farmaceutica e le Regioni hanno forse ancora qualche colpa da scontare, ma anche il ricorso a misure draconiane denuncia il fiato corto delle politiche nazionali di spesa. Di sicuro tutti i soggetti sono chiamati a comportamenti più virtuosi, e infatti industrie e Regioni lamentano ritardi gravosi nel pagamento delle spettanze o nel trasferimento dei fondi. Ma come non chiedersi se tale flemma non sia essa st essa risultato dell'elefantiasi progressiva delle poste in bilancio determinate dall'originario costo esoso dei farmaci? Tornati a un confronto tra galantuomini, si discuta pure poi di ticket, di tetti di spesa; si controllino le prescrizioni e si colpiscano severamente furbizie e abusi...
    "

    Saluti liberali

 

 
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