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Discussione: Il Paziente come Merce

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Il Paziente come Merce

    da www.avvenire.it

    " Lo scandalo dei farmaci e il sistema dei consumi

    Il paziente come «merce»


    Ferdinando Camon

    Prima che lo scandalo dei medici esca dalle cronache, ragioniamo sulle rivelazioni che contiene. Il sistema di mettere i malati al servizio delle ditte farmaceutiche, e non viceversa, è il capolavoro della civiltà dei consumi. Dunque: prima si fabbricano le medicine, poi si cercano i consumatori; se le medicine vengono prodotte in quantità sempre maggiore, i consumatori devono crescere di pari proporzione, e pertanto se i consumatori non sono disponibili, o non a sufficienza, si creano. E così, i consumatori di un dato farmaco a quanto pare crescevano non in conseguenza di un aumento della malattia, ma dei premi che la prescrizione del farmaco prometteva. Qui si profila un pericolo del sistema, forse non ancora realizzato, ma ormai lì, a portata di mano. Poniamo che un medico si sia assunto il compito di smaltire tot confezioni di un farmaco contro uno speciale tipo di cancro, e che non abbia i pazienti sufficienti ad acquistarle; allora quel medico sposterà su quel medicinale anche pazienti per i quali sarebbero più adatti, o più convenienti, medicinali contigui, o di altra ditta. Pare che il sistema abbia prodotto la riduzione (quasi la scomparsa) di farmaci buoni ed efficaci ma a basso costo, quindi poco promossi. Ed è noto che anche il costo della terapia influisce sulla guarigione del paziente. Quindi la guarigione cessa di essere l'obiettivo primario dei curanti. L'obiettivo diventa l'interesse della produzione. Sto ipotizzando. La civiltà dei consumi veniva da Moravia spiegata così: riduce l'uomo a tubo digerente, inserito nella catena che ha da una parte la produzione e dall'altra il consumo. Si consuma per produrre, si produce per consumare. Questo, delle prescrizioni concordate fra ditta produttrice e medici che firmano le ricette, è la perfetta riduzione del malato a tubo digerente di medicine, a prescindere dal fatto che quelle medicine siano per lui le più necessarie o convenienti. L'importante è che il malato le acquisti. Il sistema, come viene presen tato finora, se non capiamo male, ha perfino studiato quali sono i medici più adatti alla prescrizione e quali i malati più adatti ad essere trasformati in consumatori. I medici più adatti sarebbero quelli che firmano le uscite dei malati dai ricoveri, e facendoli uscire li accompagnano di ricette, ripetibili per lungo periodo, dei medicinali di mantenimento. In questo modo l'uscita dai reparti e la riconsegna alle case diventa l'inseminazione di clienti per il Paese, fino ad occupare il Paese: che è il traguardo finale a cui il sistema punta. L'uomo come merce, l'uomo come cosa trova qui la più perfetta incarnazione. Non solo però per quanto riguarda i malati, ma anche per quanto riguarda certi medici e promotori, se si comportano come le notizie ora dicono. Perché il medico diventa un dipendente non più dell'azienda sanitaria ma dell'industria farmaceutica. Non ha il compito di legare il paziente alla salute, ma alla spesa. Più spende, e migliore è come paziente. Così per il promotore: non deve promuovere il prodotto migliore, sentendosi contento quando vince il migliore anche se non è il suo. Informatore scientifico vuol dire questo. Deve invece imporre il prodotto facendo leva non sui meriti scientifici, ma sui premi a cui è collegato. Ma è chiaro: medici e promotori non sono gli inventori del sistema. Son le prime vittime, che poi creano altre vittime. Ci sono stati vari scandali simili a questo. La memoria ci richiama lo scandalo dei libri di testo adottati dai professori in cambio di televisori ed enciclopedie. Fu lo scandalo dell'istruzione: far studiare gli studenti su testi peggiori, meno chiari o meno completi, purché gli insegnanti potessero guardare la televisione senza pagarla. Allora la civiltà dei consumi faceva il suo collaudo. Adesso, con la salute, tocca il vertice. Non c'è paragone.
    "

    Vittime....fino ad un certo punto (medici e "informatori")....

    Cordiali saluti

  2. #2
    SENATORE di POL
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    da www.iltempo.it

    " ROMA — Il ministro della salute Girolamo Sirchia ha avviato un'indagine conoscitiva per tutelare i malati ...

    ... di tumore sull'uso appropriato dell'uso del farmaco dell'azienda Glaxo Hycamtin.
    Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha avviato un'indagine, presso i direttori degli Irccs oncologici italiani, per verificare la correttezza delle sperimentazioni e dei protocolli clinici sul farmaco anti-cancro della GlaxoSmithKline, Hycamtin*. Dopo l'inchiesta della Guardia di Finanzia sulla multinazionale farmaceutica, che ha portato alla denuncia di oltre 4400 medici, fra cui molti oncologi, Sirchia ha dato l'incarico di avviare l'indagine conoscitiva a Carlo Donati, coordinatore di «Alleanza contro il cancro», associazione impegnata nella messa a punto e gestione di una rete di informazione e collaborazione tra gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) di diritto pubblico e privato ad indirizzo oncologico. Tutti i direttori degli Irccs - si apprende dal ministero della Salute - dovranno fornire dettagliata documentazione, anche di natura economica, sui protocolli clinici, adottati nei centri, riguardanti il farmaco GlaxoSmithKline.
    Le persone coinvolte forniscano intanto la loro versione sul pagamento versato ai medici per ogni malato di cancro curato con il farmaco Glaxo. «Troppo facile scaricare tutto sulle nostre spalle. Qui il sistema è molto più complesso». Lo afferma in un'intervista un informatore scientifico della Glaxo, commentando l'inchiesta della Guardia di finanza sull'azienda farmaceutica. «L'equivoco - spiega l'informatore scientifico - viene fuori da quel sistema». «In Italia la raccolta dei dati per le indagini epidemiologiche - sottolinea l'informatore farmaceutico - viene svolta da specifiche società a carattere scientifico che si servono della collaborazione dei medici di famiglia. Un disturbo che viene regolarmente pagato».
    Dopo la Sigma-tau anche la Menarini smentisce un coinvolgimento nell’inchiesta . «I controlli amministrativi presso la nostra sede - afferma l'industria - sono finalizzati ad acquisire dati e notizie in materia di spesa sanitaria e informazione scientifica. Non c'è nessuna ipotesi di illecito nè di reato nei confronti della Menarini».

    sabato 29 maggio 2004
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito Farmindustria.....

    da www.saluteeuropa.it

    " (28/05/2004)

    Comunicato Farmindustria

    L'industria farmaceutica operante in Italia è estremamente allarmata per le notizie diffuse sulla stampa inerenti un nuovo pesante intervento, diretto o indiretto, sui prezzi dei farmaci rimborsabili dal Ssn, a causa dell'aumento della spesa pubblica farmaceutica. Un incremento che appare di difficile spiegazione perché accompagnato da un sorprendente aumento del numero di ricette (ben +11,6% a marzo), in assenza di fatti epidemiologici significativi.

    Le cause ipotizzabili sono molteplici e sinergiche, ma certamente tra queste non si può annoverare l'aumento dei prezzi. I prezzi dei farmaci rimborsabili, infatti, in quanto amministrati, non hanno subito alcun aumento e restano del 15%, almeno, più bassi della media europea.
    Per queste ragioni prima di passare ai provvedimenti di legge, Farmindustria ritiene doveroso che si accertino le reali cause dell'aumento di spesa e si quantifichi il relativo impatto.

    Poiché sono state, da più parti, ricordate anche "responsabilità promozionali delle imprese", Farmindustria, nel pieno rispetto delle normative Antitrust, ha proposto al Governo di agire su alcune forme promozionali ritenute, a torto o a ragione, una delle cause dell'incremento della spesa farmaceutica. In modo tale da far emergere sul campo qual è, e se esiste, la vera responsabilità del settore.

    E' necessaria, quindi, una pausa di riflessione per poter fare chiarezza ed eventualmente, in seguito, adottare misure razionali e adeguate per stabilizzare la dinamica della spesa farmaceutica. Spesa che, peraltro, secondo i dati del 2003 in valore pro-capite, continua ad essere molto più bassa rispetto ai principali paesi europei (Italia 193 euro, Francia 319 euro, Germania 277 euro, Regno Unito, 236 euro).
    "


    Saluti liberali

  4. #4
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    dalla rete

    " LA SPESA SANITARIA È DESTINATA A CRESCERE DEL 51% (21/10/2003)


    La spesa sanitaria è destinata a crescere del 51% nel 2010 rispetto al 2004 (124 mld contro gli 81 previsti dal Fsn) e le Regioni dovranno metterci sempre più fondi di tasca propria (o dei cittadini): oltre il 50% in più nel 2004 rispetto al 2003 e oltre il 330% nel 2010. Un dato possibile, visto che il modello di analisi della spesa sanitaria messo a punto dal Ceis (Centro studi internazionali sull’economia e lo sviluppo) dell’Università Tor Vergata di Roma, da cui emergono i dati, dà risultati analoghi all’andamento reale della spesa per il 2000 e il 2001.

    L’analisi sull’andamento della spesa sanitaria è contenuta nel rapporto "Ceis - Sanità 2003" (edito dal Gruppo Italpromo), presentato la scorsa settimana a Roma, che mette sotto la lente nelle oltre 220 pagine di cui è composto tutti gli aspetti economici e strutturali dell’assistenza sanitaria. Anche in rapporto con l’estero. E l’andamento della spesa è sicuramente il capitolo più "allarmante". La spesa, secondo il modello "Sanimod", messo a punto dai ricercatori del Ceis Vincenzo Atella, Barbara Bernardi e Mariacristina Rossi, è ancorata al reddito del Paese e l’aumento maggiore arriva dalle fasce giovanissime della popolazione e, in misura minore, da quelle anziane. In particolare, per un aumento dell’1% della quota di popolazione compresa tra 0 e 14 anni si registra un aumento dell’1,42% della spesa, mentre lo stesso aumento negli anziani sembra portare a percentuali più contenute (1,17%). Un risultato in controtendenza al quale non giovano i ticket sui farmaci: un aumento dell’1% del co-payment sulla farmaceutica, a esempio, porta a una riduzione contenuta della spesa sanitaria totale. Mentre, al contrario, l’aumento dell’ 1% nel numero dei prodotti farmaceutici innovativi comporta un aumento di spesa pubblica tale da annullare il risparmio ottenibile con il co-payment. Gli scenari. Il Ceis propone cinque scenari oltre quello "base" (con l’unica variabile nella crescita del Pil e tutte le altre a valori costanti), di cui i ricercatori ritengono più verosimile il 3° senza co-payment (cambiano i prezzi per i servizi sanitari e le fasce di età della popolazione). Il 4°, prevedendo un co-payment (non necessariamente solo sulla farmaceutica ma, a esempio, anche sui beni e servizi, inteso però come minor contributo dello Stato sul loro acquisto) utile a riportare la spesa pubblica dentro il tetto del Fsn: 16mila miliardi rispetto allo scenario base. Risultato: secondo lo scenario senza co-payment la spesa 2004 raggiungerebbe quota 88,5 miliardi, mentre nel 2010 supererebbe i 120 miliardi. La spesa a livello regionale. La valutazione in questo caso, sottolineano gli autori, "è in una fase sperimentale", perché non c’è un vero e proprio modello regionale, ma lo studio utilizza l’informazione nazionale, ripartita tra le Regioni secondo una media delle quote di mercato degli ultimi anni. In sostanza, la stima della spesa sanitaria per ogni Regione è stata ottenuta moltiplicando i valori stimati a livello nazionale per gli anni 2001-2005 per la media delle quote di spesa fatte registrare da ogni Regione negli ultimi quattro anni. Il valore che si ottiene è quindi un valore indicativo, affidabile nell’ipotesi di costanza delle quote di spesa. Che secondo i ricercatori è coerente con i meccanismi utilizzati per "negoziare" il riparto del Fsn, il quale storicamente ha lasciato inalterate le quote relative di finanziamento e, di conseguenza, le capacità di spesa regionali. Il margine d’errore, sottolinea il Ceis, è del ±1,7% nel 2002 e ±2,0% al 2010. A "regole" ferme nel ripartodel Fsn, per il 2004 mancano nelle Regioni - che quindi dovrebbero "sborsarli" di tasca propria o farli pagare ai cittadini introducendo forme di co-payment - tra i 74,4 euro pro capite a Bolzano e, per le Regioni a statuto ordinario, 75,5 euro pro capite di Campania e Puglia e 90,2 euro pro capite della Liguria - che i ricercatori definiscono come stima del valore della compartecipazione a livello regionale - mentre nel 2004 la posta si alza e si va nelle stesse Regioni a quota 114,9 (Bolzano), 115,1 (Puglia), 115,2 (Campania) e 137,6 (Liguria). Nel 2010, ultimo anno della simulazione, Bolzano raggiungerebbe un pro capite di 254,7 euro, Puglia e Campania rispettivamente di 255 e 255,3 e Liguria di 305 euro pro capite. In sostanza, la compartecipazione raddoppierebbe tra il 2003 e il 2004 e crescerebbe di oltre il 330% nel 2010. In generale il livello di compartecipazione pro capite è comunque maggiore al Nord rispetto al Sud. Si tratta di dinamiche, sottolineano i ricercatori, che devono tenere anche conto della diversa ricchezza regionale, in cui i "persistenti gap Nord-Sud rendono fortemente difformi le conseguenze politicoeconomiche delle compartecipazioni ". Oggi, a fronte di una quota di Pil assorbito dalla Sanità pari al 6,2% a livello nazionale, a livello regionale è pari al 5,2% nel Nord- Ovest, all’8,7% nel Sud, con il Nord-Est (5,4%) e il Centro (6,0%) in posizione intermedia. Per questo, il minore sviluppo del Sud fa prevedere ai ricercatori che gli aumenti delle quote di compartecipazione diverrebbero presto insostenibili in molte Regioni. Particolarmente critica sembra essere la situazione campana, dove negli ultimi anni la spesa è particolarmente cresciuta (+9,3% in media annua tra il 1995 e il 2001), in gran parte per l’aumento della spesa in convenzione. Analoghe osservazioni valgono, secondo i ricercatori, per la Calabria. E queste due Regioni sarebbero anche le più "colpite" nelle entrate dai metodi "originari" di perequazione fiscale previsti dal Dlgs 56/2000. Nel Meridione quindi rimangono forti rischi sul versante della finanziabilità del settore sanitario, attribuibili soprattutto a quote di spesa in convenzione che, almeno in apparenza, secondo i ricercatori, sarebbero "fuori controllo" (la Sicilia è seconda solo al Lazio per il ricorso al (convenzionamento/accreditamento). Unica Regione che secondo lo studio sembra avere iniziato un processo di "risanamento" e, insieme alla Sardegna, già oggi registra trend di crescita molto contenuti, è la Puglia. L’analisi congiunta dei trend di spesa, dei livelli di compartecipazione necessari per la copertura dei deficit e delle risorse regionali disponibili, indicherebbe nell’area Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, con Veneto e Friuli, quella maggiormente al riparo da problemi di sostenibilità a medio termine: in queste Regioni, infatti, si registrano livelli bassi di incremento storico della spesa, compartecipazioni regionali a livelli superiori alla media nazionale, ma anche un reddito pro capite sopra la media . La necessità di integrazione locale pro capite del 2010, però, rende opportuno, secondo la ricerca, approfondire lo sviluppo di forme di assicurazione collettiva integrative, che possano intervenire sugli oneri aggiuntivi che necessariamente si riverseranno sulle famiglie, evitando un ulteriore incremento della spesa fuori bilancio "con le connesse conseguenze in termini equitativi". Il Sole 24 ore Sanità (21-28 ottobre) P.D.B.
    "


    Saluti liberali

  5. #5
    Alessandra
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    Correva l'anno 1993 quando, dopo una ecografia pelvica e mentre mia madre si stava rivestendo, il ginecologo mi disse, così, senza tante perifrasi, sua madre ha un tumore alle ovaie e purtroppo non c'è nulla da fare, glielo dico fin da adesso...avevo 25 anni e all'epoca non era ancora previsto l'obbligo per il medico di informare obbligatoriamente anche il paziente, dopo due minuti lei rientrò nella stanza e tutto fu come se nulla fosse, l'avevo portata io in auto fino all'ospedale per quel controllo insignificante, e tornavamo a casa con la convinzione, lei, di essersi tolta un peso, io, di vedermela sparire. Non mi preoccupava il tumore, ma il fatto che non ci fosse nulla da fare, in quei venti chilometri dall'ospedale fino a casa ho ripercorso tutta la mia vita a ritroso, dai 25 anni fino a quando ricordavo, e per quello che non ricordavo mi aiutavo con le immagini delle fotografie impresse nella mente. Per una settimana non ho detto niente a nessuno, doveva iniziare la chemio, e prima che cominciasse c'era da contattare medici e via dicendo, per cui avevo tempo prima di rompere l'incantesimo della vita quotidiana. Ci sono stati dei momenti interminabili in cui addirittura cercavo di convincermi che non era vero, tanto da pensare di stare in silenzio per sempre, in fondo la mia mamma stava bene, tutto sembrava più che normale, a parte qualche dolorino alla parte bassa della pancia, ma forse, mi dicevo, ha mangiato qualcosa che non andava bene. Poi venne il momento di dirlo, avevo preso tutti gli appuntamenti per le terapie, e lei doveva cominciare, però lo dissi solo a mio padre, tenemmo mia sorella all'oscuro di tutto il più possibile, faceva l'ultimo anno delle superiori ed aveva la maturità. Nessun dottore ci dava la minima speranza, fino a quando pensai di avere trovato la strada giusta, un luminare, il più luminare dei luminari, uno di quelli che riescono a riceverti solo se imbrocchi la strada giusta, mi ricevette di sabato nella sua magnifica villa, io arrivai carica di cartelle cliniche, lui che, appena saputo il nome del tumore, Krukenberg, dal nome, credo, dello scopritore, mi chiese soltanto quando si erano manifestati i primi sintomi. A settembre del 1993. E quindi, siamo in febbraio, a settembre di questo anno, sua madre morirà, è scientificamente provato che con questo tipo di tumore non si sopravvive più di un anno. Effettivamente è morta proprio in settembre, 1994, a pochi giorni dal compimento del suo cinquantesimo compleanno. E questo settembre saranno dieci anni che è morta e avrebbe ben sessant'anni. Io mia madre coi capelli bianchi non me la immagino mica. In ogni caso quel luminare fu per me luminare solo un giorno, perchè subito dopo mi volli convincere che nel caso di mia madre non ci avesse proprio azzeccato. E trovai a Roma dei medici che mi dettero più che una speranza. Lei voleva vivere e si fidava di me, e le stravolsi il calvario chemioterapico a due passi da casa nostra per trasferirla una volta al mese, una settimana, a Roma, in un calvario lontano da casa. Questi figli di puttana mi facevano comprare una medicina che si poteva trovare solo alla farmacia del Vaticano, costava 500mila lire il flacone, veniva dalla Francia, ed ho scoperto poi che è la stessa medicina che davano gratis nei centri di tumore. Una delle due si chiamava epirubicine, e l'altra teprubicine, in sostanza erano identiche. Poi pagavo privatamente le cure, sui 3 milioni al mese. Le stesse identiche cure, ho saputo poi, di qualunque centro tumorale. Questi grandiosissimi schifosi hanno speculato in modo indegno su una persona malata. Magari questi infami sono pure capaci, che ne so, di essere iscritti a qualche associazione per la tutela degli animali, magari non mangiano carne per timore di essere responsabili della morte di qualche agnello. Mi sono dimenticata i loro nomi, e pure le loro facce. E mi sono dimenticata la faccia ed il nome di quella brutta schifosa della dottoressa francese che veniva a fare visita ai pazienti dicendo loro che stavano guarendo e che veniva pagata con un milione a botta. Certamente la mia mamma sarebbe morta ugualmente, ma se non fossi stata così idiota da fidarmi di questi pezzenti, avrebbe subito un calvario meno doloroso. Tutto questo solo per soldi.

  6. #6
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    ED è UNA SCHIFEZZA CHE DURA DA MOLTO TEMPO ED è DIFFUSA A MACCHIA D'OLIO.
    ED è STRANO CHE SE NE SIANO ACCORTI SOLO ORA... O CHE SOLO ORA DIANO TANTO RISALTO A QUESTO SINGOLO FATTO DELLA GLAXO.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Mia madre è morta invece soltanto da poco più di due mesi, non era certamente giovanissima e non è mai stata....troppo in salute. Era cardiopatica (fibrillazione atriale da stenosi congenita della valvola mitralica), soffriva di numerosi problemi, dalle svariate tromboflebiti, alla sinusite cronica. Era in terapia anticoagulante (coumadinica) da 4 anni. Il 13 dicembre 2003 ha avuto una emorragia uterina, il 17 dicembre ha subito "il raschiamento" per il prelievo del materiale per il necessario esame istologico. Diagnosi: Adenocarcinoma endometroide (del corpo dell'utero) che alla TAC di metà gennaio si è rilevato diffuso già al peritoneo e con metastasi nodulari al fegato, senza paradossalmente, interessamenti linfonodali evidenti. La terapia ormonale è risultata inefficace. Rapidamente ha raggiunto l'insufficienza epatica prima che si potesse impostare un'eventuale chemioterapia palliativa. Alla fine anche senza Coumadin aveva valori della coagulazione del sangue.....incompatibili con la sopravvivenza. Il sangue era...."acqua". Lei era più gialla di un limone. Non posso, in generale, salvo un paio di casi (di uno parerò più avanti), che parlare bene dei medici e degli infermieri che in diverso modo e in diversi tempi si sono occupati di lei. Aveva quasi 81 anni, ma quando all'oncologo ha riferito la sua età questi mi ha guardato e ha chiesto conferma, come se mia mamma sragionasse. Malgrado la malattia, fino a 3-4 mesi dalla sua scomparsa non ne dimostrava più di 65.
    Il giorno prima che mancasse, al Pronto Soccorso/Accettazione di Acqui un "medico" mi ha detto, in sua presenza e con tono indifferente e burocratico ....che era in stadio terminale avanzato. NOn so se mia mamma abbia sentito, ma credo di sì ....e penso che abbia fatto, si fa per dire, finta di niente ...... per non accentuare le mie ...chiamiamole eufemisticamente.....preoccupazioni. Però ho notato un leggero tremore alla mano.....innaturale (me ne sono ricordato dopo). Un'ora prima di spirare ha chiesto del prete e ha ricevuto i sacramenti: era in quel momento lucidissima. Il cappellano mi ha detto che data la sua lucidità e forza d'animo.....non credeva davvero .....che avesse ancora solo un'ora di vita. Quando è mancata mia madre ho riportato in farmacia due borse piene di farmaci, compresi dei cerotti alla morfina non utilizzati. Quelli non li hanno voluti. Mi hanno detto che era una grana per loro ritirarli.....
    Ora il Servizio Sanitario Nazionale risparmierà, una paziente che tra cardiopatie e altro consumava un quantitativo enorme di farmaci al giorno, a cui si erano aggiunti i farmaci legati al cancro.... non c'è più.

    Tornando alla questione generale...
    nel primo trimestre 2004, secondo Federfarma, la spesa per le medicine è tornata a salire con un aumento dell'8,1%. Sono state 121 milioni le prescrizioni di farmaci dispensati dal servizio sanitario nazionale effettuate dai medici italiani nel periodo gennaio/marzo 2004, con una media di 2,12 prescrizioni per ogni cittadino. Mi auguro che la percentuale di prescrizioni inappropriate, errate e determinate dalla "mercificazione" del paziente a vantaggio di medici corrotti e case farmaceutiche....sia esigua. Le risorse per la sanità sono limitate e, oltretutto, una spesa farmaceutica sovradimensionata sottrae risorse ad altri fattori produttivi indispensabili per il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale e la salute dei cittadini.

    Saluti liberali

  8. #8
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  9. #9
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    da www.corriere.it

    "

    Oggi al Consiglio dei ministri il piano per ripartire tra imprese ed enti locali l’eventuale sfondamento


    Sanità, dopo la protesta delle Regioni torna il decreto tagliaspese


    ROMA - Accantonato già due volte nelle scorse settimane, e ormai atteso dopo le elezioni, il decreto per frenare la spesa farmaceutica rispunta improvvisamente all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri che si riunisce oggi. Il provvedimento, in attesa della costituzione dell’Agenzia nazionale del farmaco, dovrebbe anticipare la norma prevista dalla Finanziaria 2004 che pone lo sfondamento della spesa farmaceutica (non dovrebbe superare il 16% della spesa sanitaria complessiva) a carico delle aziende del settore (60%) e delle Regioni (40%). Storia curiosa, questa del decreto. Il 20 maggio il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, lo aveva promesso alle Regioni, preoccupatissime per l’andamento della spesa farmaceutica, cresciuta dell’8,1% nei primi tre mesi di quest’anno. In cambio, le Regioni avevano dato via libera a Sirchia per l’inserimento nel prontuario dei farmaci rimborsabili, insieme con un certo numero di prodotti generici, di altre specialità ancora coperte da brevetto. Il decreto, tuttavia, non venne presentato alle successive riunioni del Consiglio dei ministri. Anzi. Il preconsiglio, della settimana scorsa, decise di accantonarlo ancora, nella considerazione che la chiusura del Parlamento per la pausa elettorale avesse portato via buona parte del tempo necessario per la conversione in legge del decreto.
    L’ennesimo rinvio, però, aveva scatenato l’ira delle Regioni, che sentendosi tradite da Sirchia, si rivolsero al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, manifestando il timore di non riuscire a far quadrare le finanze regionali. Ed ecco il decreto spuntare all’ordine del giorno della riunione di governo. Cogliendo di sorpresa, almeno così sembra, anche lo stesso ministero della Salute, titolare del decreto inseme alla Presidenza del Consiglio.
    Probabile che oggi ci sia discutere. Alleanza nazionale, in particolare, si dice preoccupata dai tempi dell’intervento. Il ripiano parziale a carico delle aziende, si sostiene, scatterebbe, comunque, a consuntivo e non giustificherebbe il decreto. Senza contare che il ministero della Salute si era fatto parte attiva per l’apertura di un tavolo di confronto tra la Farmindustria, che riunisce le grandi multinazionali del settore e lamenta i continui interventi spot sul prezzo dei farmaci (questo sarebbe l’ottavo in due anni) il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e i ministri Sirchia e Tremonti.

    Mario Sensini
    "


    Saluti liberali

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