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  1. #71
    Anti-Obama
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    In Origine Postato da multietnico
    bandito gesù lo era per i romani,come bandito maometto lo è per te.
    assassini ,stupratori e torturatori lo sono stati molti papi,e anche di peggio.
    rappresentanti di quella religione sanguinaria che è il cristianesimo,che ha fatto molti più morti di qualsiasi ideologia politica o religione.
    guardate la trave che è nel vostro occhio


    Gesu` non attacava i caravani per derubare e uccidere.
    Gesu` non ha stuprato sua nipote di nove anni.
    I Cattolici non hanno i papi come fondamento della propria religione. Gli Islamici osannano il bandito/assassino/stupratore Maometto come IL PROFETA della propria religione.

  2. #72
    Anti-Obama
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    In Origine Postato da Amati75
    Non sono certo un cattolico praticante, ma un parametro per vederre se una dottrina, ideologi aecc. e' snaguinaria o meno l'abbiamo, ovvero la capacita' di riconoscere gl'errori passati, chiedere scusa per ricominciare.
    Il Papa ha chiesto scusa un po' a tutti pere le atrocita' commesse nel nome del Cristianesimo.
    Se non erro nel Corano v'e' scritto che se uno abbandona la fede musulmana per un altra ha come pena la morte.... figurati se come dottirna religiosa accetterebbe che ha torto in qualche cosa o addirittura chiedere scusa per gl'atti sanguionari del passato.
    Questo e` un ragionamento troppo sofisticato per multietnico.

  3. #73
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    Per quanto concerne gli integralisti cattolici ti basti questo, se vuoi te ne posto altri 500 di riferimenti.

    Cominciamo dalle "vicinanze".

    Proprio nel corso della sua seconda visita in Croazia, nell'ottobre 1998, papa Wojtyla aveva beatificato il dr. Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic dal 1941 al 1945.

    Il 18 Maggio 1941 «circondato dai suoi banditi» - come annotava Ciano nel suo Diario - Pavelic venne festosamente e solennemente ricevuto in udienza privata da Pio XII, che, congedandolo, gli fece i migliori auguri per «la sua opera futura...».

    Ma cosa riguardava "la sua opera futura"?

    Riguardava la cosiddetta "ricattolicizzazione della Croazia" - come scrive, ne "L'arcivescovo croato Stepinac e la strage degli ortodossi", Costante Mulas Corraine. Una ricattolicizzazione da attuare "con tutti i mezzi", come risulta dalle stesse parole del padre francescano Simic: «Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma»; oppure dalle lugubri espressioni programmatiche di Ante Pavelic: «Un terzo dei Serbi deve diventare cattolico, un terzo deve abbandonare il paese, un terzo deve morire!». La politica di sterminio fu sistematica: "le chiese ortodosse vennero distrutte, trasformate in stalle, depredate; i Serbi dovevano circolare con una P sul braccio (Pravoslavac = Ortodosso)...l'unico modo per sfuggire al destino di morte che attendeva i Serbi era la conversione al cattolicesimo: «Se passerete alla chiesa cattolica» - prometteva il vescovo Aksamovic di Djakovo - «sarete lasciati in pace nelle vostre case».

    Nelle prime sei settimane di vita della nuova Croazia furono assassinati tre vescovi, più di cento preti e monaci ortodossi e migliaia di Serbi. "Per ordine dell'ordinariato episcopale le chiese ortodosse vennero trasformate in luoghi di culto cattolico oppure furono completamente distrutte. Il mese seguente vennero ammazzati oltre 100.000 Serbi, donne, vecchi, bambini. La chiesa di Glina venne trasformata in un mattatoio: «Il bagno di sangue durava dalle dieci di sera alle quattro del mattino, e andò avanti per otto giorni. Le uniformi dei macellai dovettero essere cambiate, perché intrise di sangue. In seguito vennero ritrovati bambini infilzati negli spiedi, con le membra ancora contratte negli spasmi della sofferenza». Fino al Novembre del 1941 furono uccisi altri cinque vescovi e non meno di trecento preti ortodossi: l'ottantenne metropolita di Sarajevo Petar Simonic venne strangolato, mentre contemporaneamente l'arcivescovo cattolico della città Ivan Saric componeva odi in onore di Pavelic ed esaltava nel giornale diocesano i nuovi metodi rivoluzionari «al servizio della verità, della giustizia e dell'onore». A Zagabria, dove risiedevano il primate Stepinac e il Nunzio Apostolico Marcone, il metropolita ortodosso Dositej fu torturato al punto che divenne pazzo. Il 26 Giugno 1941 Pavelic accolse in pompa magna l'episcopato cattolico guidato da Stepinac, cui promise «dedizione e collaborazione in vista dello splendido futuro della nostra patria». Il primate di Croazia sorrideva."

    I militari italiani presero le distanze dagli eccessi virulenti di Pavelic, dando vita a tanti episodi di eroismo, salvando vite di civili serbi indifesi. Il generale Mario Roatta, comandante della Seconda Armata italiana, minacciò di aprire il fuoco contro gli Ustascia che intendevano penetrare nei territori controllati dagli Italiani, e gli stessi tedeschi, diplomatici, militari e uomini dei servizi segreti, inviarono proteste contro il terrore ustascia al comando supremo della Wehrmacht e all'Ufficio Esteri. "Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l'aiuto degli Ustascia... È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (Dagli Archivi della Gestapo). Felix Benzler, inviato tedesco a Belgrado, il generale Alexander Löhr, l'inviato tedesco a Zagabria Siegfried Kasche, il generale Glaise von Horstenau inviarono a Berlino memoriali che sollecitavano esplicitamente a una maggior prudenza nel sostegno al regime di Pavelic. Come risulta da un comunicato del 12 Aprile 1942 redatto dai servizi segreti tedeschi «in diverse località ai confini fra Serbia e Croazia si è giunti a scontri armati fra le truppe tedesche e unità ustascia», scontri determinati dall'intenzione dei Croati di estendere i loro «massacri» dei Serbi. Lo stesso Ribbentrop incaricò l'ambasciatore tedesco a Zagabria di esprimere la profonda costernazione del governo del Reich a causa «degli orribili eccessi degli Ustascia, elementi criminali». In più occasioni i militari italiani e tedeschi si dimostrarono sconvolti e scandalizzati dal comportamento criminale del regime croato; soltanto la chiesa cattolica e il suo capo Stepinac tacquero, anzi, collaborarono attivamente alla realizzazione del «futuro lavoro». In questo "lavoro" si è distinto Stepinac, "l'arcivescovo del genocidio", che Papa Wojtila ha beatificato nel '98.

    "E questo accadde perché «le azioni degli Ustascia erano azioni della chiesa cattolica», la quale collaborò fin dal principio col regime di Pavelic. Molti preti cattolici erano membri del partito Ustascia, come l'arcivescovo di Sarajewo Ivan Saric; vescovi e sacerdoti cattolici sedevano nel Sobor, il Parlamento croato, che apriva le sue sedute al canto del Veni creator spiritus; padri francescani comandavano i campi di concentramento e lo stesso Pavelic appare in centinaia di fotografie circondato da vescovi, preti, frati, suore e seminaristi. E Stepinac non lo sapeva? Forse fu proprio lui a dettare il messaggio di Pavelic a Pio XII: «Santo Padre! Allorché la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all'apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio». Codesto regno di dio venne intanto delineato dal ministro dell'istruzione Mile Budak: «Ammazziamo una parte dei Serbi, ne cacciamo via un'altra, e il resto, che deve accettare la religione cattolica, sarà accolto nel seno del popolo croato». Il "beato" Stepinac non ha alzato la voce per fermare il massacro, come hanno fatto, rischiando la loro posizione e a volte la loro vita, tanti militari italiani.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  4. #74
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    Cominciamo dalle "vicinanze".

    Proprio nel corso della sua seconda visita in Croazia, nell'ottobre 1998, papa Wojtyla aveva beatificato il dr. Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic dal 1941 al 1945.

    Il 18 Maggio 1941 «circondato dai suoi banditi» - come annotava Ciano nel suo Diario - Pavelic venne festosamente e solennemente ricevuto in udienza privata da Pio XII, che, congedandolo, gli fece i migliori auguri per «la sua opera futura...».

    Ma cosa riguardava "la sua opera futura"?

    Riguardava la cosiddetta "ricattolicizzazione della Croazia" - come scrive, ne "L'arcivescovo croato Stepinac e la strage degli ortodossi", Costante Mulas Corraine. Una ricattolicizzazione da attuare "con tutti i mezzi", come risulta dalle stesse parole del padre francescano Simic: «Ammazzare tutti i Serbi nel più breve tempo possibile. Questo è il nostro programma»; oppure dalle lugubri espressioni programmatiche di Ante Pavelic: «Un terzo dei Serbi deve diventare cattolico, un terzo deve abbandonare il paese, un terzo deve morire!». La politica di sterminio fu sistematica: "le chiese ortodosse vennero distrutte, trasformate in stalle, depredate; i Serbi dovevano circolare con una P sul braccio (Pravoslavac = Ortodosso)...l'unico modo per sfuggire al destino di morte che attendeva i Serbi era la conversione al cattolicesimo: «Se passerete alla chiesa cattolica» - prometteva il vescovo Aksamovic di Djakovo - «sarete lasciati in pace nelle vostre case».

    Nelle prime sei settimane di vita della nuova Croazia furono assassinati tre vescovi, più di cento preti e monaci ortodossi e migliaia di Serbi. "Per ordine dell'ordinariato episcopale le chiese ortodosse vennero trasformate in luoghi di culto cattolico oppure furono completamente distrutte. Il mese seguente vennero ammazzati oltre 100.000 Serbi, donne, vecchi, bambini. La chiesa di Glina venne trasformata in un mattatoio: «Il bagno di sangue durava dalle dieci di sera alle quattro del mattino, e andò avanti per otto giorni. Le uniformi dei macellai dovettero essere cambiate, perché intrise di sangue. In seguito vennero ritrovati bambini infilzati negli spiedi, con le membra ancora contratte negli spasmi della sofferenza». Fino al Novembre del 1941 furono uccisi altri cinque vescovi e non meno di trecento preti ortodossi: l'ottantenne metropolita di Sarajevo Petar Simonic venne strangolato, mentre contemporaneamente l'arcivescovo cattolico della città Ivan Saric componeva odi in onore di Pavelic ed esaltava nel giornale diocesano i nuovi metodi rivoluzionari «al servizio della verità, della giustizia e dell'onore». A Zagabria, dove risiedevano il primate Stepinac e il Nunzio Apostolico Marcone, il metropolita ortodosso Dositej fu torturato al punto che divenne pazzo. Il 26 Giugno 1941 Pavelic accolse in pompa magna l'episcopato cattolico guidato da Stepinac, cui promise «dedizione e collaborazione in vista dello splendido futuro della nostra patria». Il primate di Croazia sorrideva."

    I militari italiani presero le distanze dagli eccessi virulenti di Pavelic, dando vita a tanti episodi di eroismo, salvando vite di civili serbi indifesi. Il generale Mario Roatta, comandante della Seconda Armata italiana, minacciò di aprire il fuoco contro gli Ustascia che intendevano penetrare nei territori controllati dagli Italiani, e gli stessi tedeschi, diplomatici, militari e uomini dei servizi segreti, inviarono proteste contro il terrore ustascia al comando supremo della Wehrmacht e all'Ufficio Esteri. "Il 17 Febbraio 1942 il capo dei Servizi di Sicurezza scrisse al comando centrale delle SS: «È possibile calcolare a circa 300.000 il numero dei Pravoslavi uccisi o torturati sadicamente a morte dai Croati... In proposito è necessario notare che in fondo è la chiesa cattolica a favorire tali mostruosità con le sue misure a favore delle conversioni e con la sua politica delle conversioni coatte, perseguite proprio con l'aiuto degli Ustascia... È un fatto che i Serbi che vivono in Croazia e che si sono convertiti al cattolicesimo vivono indisturbati nelle proprie case... La tensione esistente fra Serbi e Croati è non da ultimo la lotta della chiesa cattolica contro quella ortodossa» (Dagli Archivi della Gestapo). Felix Benzler, inviato tedesco a Belgrado, il generale Alexander Löhr, l'inviato tedesco a Zagabria Siegfried Kasche, il generale Glaise von Horstenau inviarono a Berlino memoriali che sollecitavano esplicitamente a una maggior prudenza nel sostegno al regime di Pavelic. Come risulta da un comunicato del 12 Aprile 1942 redatto dai servizi segreti tedeschi «in diverse località ai confini fra Serbia e Croazia si è giunti a scontri armati fra le truppe tedesche e unità ustascia», scontri determinati dall'intenzione dei Croati di estendere i loro «massacri» dei Serbi. Lo stesso Ribbentrop incaricò l'ambasciatore tedesco a Zagabria di esprimere la profonda costernazione del governo del Reich a causa «degli orribili eccessi degli Ustascia, elementi criminali». In più occasioni i militari italiani e tedeschi si dimostrarono sconvolti e scandalizzati dal comportamento criminale del regime croato; soltanto la chiesa cattolica e il suo capo Stepinac tacquero, anzi, collaborarono attivamente alla realizzazione del «futuro lavoro». In questo "lavoro" si è distinto Stepinac, "l'arcivescovo del genocidio", che Papa Wojtila ha beatificato nel '98.

    "E questo accadde perché «le azioni degli Ustascia erano azioni della chiesa cattolica», la quale collaborò fin dal principio col regime di Pavelic. Molti preti cattolici erano membri del partito Ustascia, come l'arcivescovo di Sarajewo Ivan Saric; vescovi e sacerdoti cattolici sedevano nel Sobor, il Parlamento croato, che apriva le sue sedute al canto del Veni creator spiritus; padri francescani comandavano i campi di concentramento e lo stesso Pavelic appare in centinaia di fotografie circondato da vescovi, preti, frati, suore e seminaristi. E Stepinac non lo sapeva? Forse fu proprio lui a dettare il messaggio di Pavelic a Pio XII: «Santo Padre! Allorché la provvidenza divina concesse che io prendessi nelle mie mani il timone del mio popolo e della mia patria, decisi fermamente e desiderai con tutte le mie forze che il popolo croato, sempre fedele al suo glorioso passato, restasse fedele in futuro all'apostolo Pietro e ai suoi successori, e che il nostro popolo, compenetrato dalla legge del vangelo, divenisse il regno di Dio». Codesto regno di dio venne intanto delineato dal ministro dell'istruzione Mile Budak: «Ammazziamo una parte dei Serbi, ne cacciamo via un'altra, e il resto, che deve accettare la religione cattolica, sarà accolto nel seno del popolo croato». Il "beato" Stepinac non ha alzato la voce per fermare il massacro, come hanno fatto, rischiando la loro posizione e a volte la loro vita, tanti militari italiani.


    La storia della Croazia nella Seconda Guerra Mondiale e`certamente vergognosa. Ma ho chiesto per esempi recenti.

  5. #75
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    Per quanto riguarda l'analisi integralismo cattolico vs integralismo islamico, ovvero G.Bush vs Osama Bin Laden ti posto un link all'interno del quale c'e un analisi molto approfondita di Giulio Girardi, filosofo e teologo, delle "ideologie" a capo delle quali ci troviamo in mezzo a tutto questo casino.

    Non posto l'analisi (o meglio il saggio) perche' e' molto dettagliata e lunga.

    http://www.brianzapopolare.it/sezion..._2001dic13.htm
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  6. #76
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    In Origine Postato da Fuori_schema
    Per quanto riguarda l'analisi integralismo cattolico vs integralismo islamico, ovvero G.Bush vs Osama Bin Laden ti posto un link all'interno del quale c'e un analisi molto approfondita di Giulio Girardi, filosofo e teologo, delle "ideologie" a capo delle quali ci troviamo in mezzo a tutto questo casino.

    Non posto l'analisi (o meglio il saggio) perche' e' molto dettagliata e lunga.

    http://www.brianzapopolare.it/sezion..._2001dic13.htm

    Bush certamente non e` cattolico.

  7. #77
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    In Origine Postato da antoninus
    Bush certamente non e` cattolico.
    Infatti è un fondamentalista evangelico.

    Un "Nato due volte in Cristo".

    L’autobiografia del Presidente degli Stati Uniti si intitola “Con l’aiuto di Dio” ed è a tutti noto che, ad ogni piè sospinto, egli dichiara che “Gesù Cristo è il suo filosofo di riferimento”.
    Educato in gioventù nella fede presbiteriana, nel 1986 riesce a superare i propri gravi problemi di alcoolismo con la fede cristiana e diventa un “cristiano rinato”, cioè uno che recupera la fede grazie alla rivelazione divina.

    Da allora G.W. Bush diventa un fervente evangelista e, sostiene nelle sue memorie: “non avrei mai potuto diventare Governatore del Texas, se non avessi avuto la convinzione che fosse stato per un progetto divino”.
    Durante una campagna politica, nel 1993, confida ad un giornalista che chi non crede in Dio è giusto che vada all’inferno.

    Diventato Governatore nel 1994, egli pratica una filosofia politico-religiosa che chiama “conservatorismo compassionevole”, una teoria del conservatorismo dal volto umano originata dalle tesi di un tormentato professore dell’università del Texas Marvin Olasky.
    Olasky nasce da una famiglia ebrea, diventa poi ateo e si iscrive al Partito Comunista; a 26 anni scopre Gesù.
    Divenuto un fervente evangelico, si distingue per il suo radicalismo assoluto: sulla sua rivista “World” sostiene che l’omosessualità è un errore biologico e raccomanda di non comperare dischi di cantanti divorziati.

    La “New York Review of Books” lo accusa di avere una visione non molto lontana da quella dei Talebani.
    Nel 1992 il professor Olasky pubblica il saggio “La Tragedia della Compassione Americana”, nel quale denuncia la “depravazione morale degli anni ‘60” e raccomanda ai governanti di mettersi nelle mani di uomini di fede.

    Così quando il sessantottino Clinton entra alla Casa Bianca, il suo uomo di fede diventa Bush e, nel 1999, quest’ultimo nomina Olasky responsabile del suo comitato per le religioni.
    Bush si candida alle elezioni presidenziali e pronuncia un discorso in cui le basi della sua visione politica sono piuttosto la redenzione che le riforme e tutti si chiedono quanto sia forte l’influenza del professore sul futuro Presidente degli Stati Uniti.

    Una volta eletto, Bush dichiara che “non dobbiamo tradire la fede; anzi, dobbiamo accoglierla nei nostri programmi di sicurezza sociale. Dobbiamo riconoscerle il potere di guarire i mali della nostra società.”
    “I governi – afferma il Presidente – possono fare delle leggi, ma non possono far nascere la speranza nel cuore della gente o dare un senso alla loro vita. Questo è compito di chi ha inteso la voce del Signore, di chi agisce guidato dalla fede”.

    Così Bush ha presentato il suo “piano basato sulla fede”, secondo cui le risorse per la spesa sociale vengono distribuite per mezzo di congregazioni religiose, invece che dai servizi pubblici.
    Dopo gli attentati dell’11 settembre, egli si dichiara convinto che gli Americani pregano per lui e che questa prova gli è stata imposta dal Signore stesso.

    Il trauma delle Torri gemelle consolida il suo manicheismo biblico e la sua spinta messianica, anche se la “destra cristiana”, contrariamente a quanto si pensa, non è tutta con lui: 15 milioni di voti contro i 19 milioni sperati.
    La “Christian Coalition”, che organizza migliaia di diverse chiese, metodiste, battiste, avventiste, pentecostali, episcopali, assemblee di Dio,…, ha ricevuto soddisfazione da Bush quando ha nominato John Ashcroft Ministro della Giustizia, grande difensore delle preghiere nelle scuole e sostenitore della tesi che “la nostra libertà non deriva da una legge o da un documento governativo, ma direttamente da Dio”.

    Il Ministro definisce le proprie iniziative legislative “basate sulla fede” e procede alla nomina di giudici in linea con tali convinzioni. Ha inoltre subito bloccato ogni esperimento sulla clonazione.
    La destra cristiana è stata però delusa quando il Presidente ha consentito l’utilizzo a scopi medici delle cellule staminali embrionali e per il supporto dato ad Israele.

    L’appoggio ad Israele della Coalizione Cristiana è essenzialmente biblico, non politico: il popolo di Israele è quello scelto da Dio ed il senatore dell’Oklahoma, James Inhofe, ha giustificato davanti al Congresso l’intervento di Israele in Cisgiordania con i versetti 13: 14-17 del Libro della Genesi.
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  8. #78
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    Bush e` uno stronzo, senza dubbio.
    Kerry vincera` a novembre e non cambiera` niente. La guerra continuera` finche` la minaccia islamofascista continuera`.

  9. #79
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    In Origine Postato da antoninus
    Bush e` uno stronzo, senza dubbio.
    Kerry vincera` a novembre e non cambiera` niente. La guerra continuera` finche` la minaccia islamofascista continuera`.
    L'importante è che che cessi la minaccia "evangelico-nazista" di Bush.
    La minaccia islamica a quel punto perdera' la sua virulenza e di conseguenza perderà potenza ed adepti se Kerry sara' essere saggio e rinunciare a propositi "imperiali" in Iraq e in Medio Oriente in generale.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

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  10. #80
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    L'importante è che che cessi la minaccia "evangelico-nazista" di Bush.
    La minaccia islamica a quel punto perdera' la sua virulenza e di conseguenza perderà potenza ed adepti se Kerry sara' essere saggio e rinunciare a propositi "imperiali" in Iraq e in Medio Oriente in generale.
    Anche senza Bush se credete che la minaccia Islamica abbia fine vi sbagliate di grosso, Al Quaida nacque molto prima di Bush, i suoi primi atentati "importanti" avvennero quando presidente era Cinton, non certo un neocon.

    Non si puo' pretendere che tutti siano ragionevoli o prontio al dialogo come pensiamo di esserlo noi, i fondamentalisti islamici non vogliono il dialogo, per loro l' occidente e' il nemico, noi siamo infedeli, ovvero valiamo quanto i cani, anzi un cane forse per loro avrebbe piu' diritti.
    Un infedele lo si puo' amazzare senza tante remore ovunque egli sia, lo dice il Corano, e quelli fanno tuto quello che dice il Corano.

 

 
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