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Discussione: Conflitto...

  1. #1
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    Predefinito Conflitto...

    ...d'interessi

    La saga di Oddsson e Grimsson si racconta nel paese dei campi di lava, dove crescono il muschio e la betulla nana, ma ha un non so che di déjà vu. Nella remota isola d’Islanda la saga riscalda almeno il dibattito politico locale.
    Il presidente Olafur Ragnar Grimsson (un socialista, ex ministro delle Finanze, che ha lasciato la vita politica attiva per diventare presidente della Repubblica, carica che lassù, vale la pena ricordarlo per capire meglio la trama della storia, è di pura rappresentanza e di poco potere) ha appena votato contro una legge sui mass media proposta dal primo ministro David Oddsson, del partito dell’Indipendenza, schieramento di destra, ex giornalista, drammaturgo, bardo, cantore, già sindaco di Reykjavik, in carica come premier da tredici anni (il suo mandato è il più lungo d’Europa).
    La legge, passata al Parlamento, limita l’acquisizione di televisioni, radio e giornali da parte di società la cui attività principale è già in altri settori del mercato.
    E qui la saga islandese entra nel vivo, perché c’è chi nell’isola ha messo in giro strane voci: che la legge sia l’arma con cui Oddsson amerebbe far fuori il suo rivale, avversario di mille tenzoni passate, Jon Asgeir, nonché patron della Baugor, società che detiene il 60 per cento del mercato alimentare nazionale, ma che ha comprato anche l’emittente televisiva statale, più due tv private, diverse stazioni radio e un giornale.
    Ma il mondo è piccolo, soprattutto in Islanda.
    Oddsson, infatti, contesta al presidente l’obiettività del voto perché il presidente della compagnia della Baugor, che ha in mano tutti i media, è proprio l’uomo che ha diretto la campagna elettorale del presidente.

    Già. Oddsson e Grimsson non sono mai andati d’accordo, lo raccontano i bardi e i cantori di tutta l’isola, e la notizia è arrivata attraverso i mari anche da noi.
    Ma Oddsson proprio non se lo aspettava il veto del presidente, perché, come abbiamo detto, lassù il capo dello Stato non ha un gran da fare.
    Eppure la Costituzione dice che è lui ad avere l’ultima parola sulle leggi, dice anche che se lui pone il veto, allora dopo c’è bisogno di un referendum popolare.
    A quelle latitudini i referendum non sono in voga, l’ultimo risale al 1944, quando gli islandesi hanno deciso di affidarsi alle cure di una Repubblica.
    Adesso non sanno proprio che cosa fare, la questione del referendum li ha spiazzati, necessita una certa preparazione all’evento, in più ci sono di mezzo le presidenziali del 26 giugno, che complicano tutto.
    Il referendum si terrà dopo il voto.
    A Grimsson un passo falso potrebbe costare la presidenza; a Oddsson, invece, che a settembre lascia in favore del suo ministro degli Esteri, il leader del partito progressista, potrebbe costare l’eredità di tredici anni di lavoro.
    Siamo anche alla crisi costituzionale.
    Il ruolo del presidente viene infatti ridisegnato da questa presa di posizione, che ha mostrato agli islandesi come in fondo il capo dello Stato abbia più potere di quel che sembra.
    Il dibattito è aperto: ridimensionare il ruolo del presidente emendando la Costituzione oppure lasciarlo tale e quale?
    L’opinione pubblica si è mossa: 30 mila persone hanno sottoscritto una petizione in cui hanno chiesto al presidente di non firmare una legge che è contro la libertà di stampa.
    Oddsson ha deciso di mandare a casa di ogni islandese una lettera in cui spiega la legge (gli studiosi dicono che tutte le saghe si assomiglino un po’).
    “E’ difficile capire se la popolazione è contro la legge stessa o contro il modo con cui il premier ha affrontato l’intera situazione. Tutto dipende dal referendum, che si terrà fra circa due mesi, quanto basta agli islandesi per capire e valutare la legge”,
    dice al Foglio David Sigurdsson, del Morgunbladid.
    Oddsson è sempre stato un leader forte, ma negli ultimi due o tre anni l’impressione è che nella popolazione stia crescendo un sentimento di disapprovazione nei suoi confronti, soprattutto all’indomani della decisione del governo di sostenere la coalizione angloamericana in Iraq.
    Nell’ultimo capitolo della Saga, Oddsson perde il suo fascino. (rs)

    saluti

  2. #2
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    Conflitto d’interessi e Cirami; Italia sotto accusa
    Due rapporti dettagliatissimi del Consiglio d’Europa puntano il dito sul governo Berlusconi

    Sergio Sergi
    DAL CORRISPONDENTE BRUXELLES L'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa non fa sconti a Silvio Berlusconi. Sta per scoppiare, ancora una volta con fragore e dopo la risoluzione del Parlamento europeo del 22 aprile, l'«anomalia» di un presidente del Consiglio divorato dal conflitto d'interessi, proprietario e controllore dei media, e ispiratore della legge sul «legittimo sospetto», nota come Cirami. Il prossimo 24 giugno, a Strasburgo, i parlamentari del Consiglio (l'istituzione composta da 45 Stati europei, quelli dell'Ue più tutti gli altri del continente, Russia e Turchia compresi) voteranno due distinte relazioni: una del liberale irlandese Paschal Mooney che riguarda il «monopolio dei media tv e il possibile abuso di potere in Italia», l'altra della tedesca Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, pure del Gruppo liberale, che si occupa della «legge italiana sul legittimo sospetto».
    I due rapporti, dettagliati e severissimi, sono già stati approvati nelle commissioni: la Cultura ha varato la relazione Mooney con 1 voto contrario (dell'italiano Gennaro Malgeri di An) e 1 astensione; la commissione Giuridica e Diritti dell'uomo ha approvato la relazione sulla Cirami con 11 voti a favore, 2 contrari e 3 astensioni. Entrambe le relazioni giungono a conclusioni imperative nei confronti delle «autorità italiane» che sono invitate ad «affrontare con urgenza» il problema del conflitto d'interessi, a cancellare un'immagine del paese che, specie nell'Europa centrale e orientale, incoraggia la «stretta associazione tra potere politico e concentrazione dei media» secondo il principio della berlusconizzazione; e sono seriamente sollecitate ad «abrogare la Cirami», legge che allunga i processi, non risponde al principio di eguaglianza, non rispetta l'indipendenza dei magistrati e non risponde alle raccomandazioni dell’Onu.

    I media e il conflitto
    La relazione dell'on. Mooney passa in rassegna, in oltre 20 pagine, la gravissima situazione italiana nel campo dell'informazione. Ma colpisce, innanzitutto, una denuncia forse mai esplicitata in un documento ufficiale di un'istituzione internazionale e che, sicuramente, farà discutere e non potrà non provocare altre ripercussioni. Al paragrafo 40 del capitolo che prende in esame lo stato del servizio pubblico radiotv il relatore riferisce che la delegazione parlamentare che si è recata in Italia per analizzare sul campo la questione, ha «sentito parlare di auto censura da parte di persone preoccupate di perdere il posto di lavoro». Ma quel che appare molto più grave è la successiva affermazione: la delegazione «ha ascoltato testimonianze secondo le quali giornalisti sottometterebbero i loro articoli, per verifica e correzione, a rappresentanti del governo». Le frasi sono virgolettate anche se Mooney aggiunge che «è difficile per una missione indipendente straniera verificare la veridicità di queste denunzie». Tuttavia, Mooney ha scelto di lasciare nel testo l'inquietante sospetto.
    La relazione, aggiornata sino alle dimissioni di Lucia Annunziata da presidente della Rai, sottolinea l'«inquietudine» del Consiglio d'Europa di cui l'Italia è, paese fondatore e sostenitore fermo «degli ideali che esso difende». In virtù di questa ragione, la preoccupazione è maggiore per il fatto che ci sia una «concentrazione di potere politico, economico e mediatico nelle mani di una sola persona, il primo ministro Silvio Berlusconi». L'assemblea sottolinea che «non può accettare che questa anomalia sia minimizzata in quanto non rappresenterebbe che un problema potenziale». Il fatto è che una democrazia «si giudica dal suo funzionamento quotidiano ma anche in base ai princìpi che il paese difende davanti ai cittadini e alla comunità internazionale», e gli Stati, in rispetto alla Convenzione dei diritti dell'Uomo e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, «hanno l'obbligo di proteggere il pluralismo dei media e, se necessario, assumere misure concrete per preservarlo e promuoverlo».
    Il rapporto «deplora che dal 1994, più governi italiani» abbiano evitato di risolvere il problema del conflitto d'interessi e l'assemblea non è del parere che la legge Frattini apporterà una «soluzione effettiva e completa». Piuttosto, la relazione è particolarmente preoccupata dal duopolio Rai-Mediaset che rappresenta un'anomalia in una prospettiva antitrust, è convinta che la legge Gasparri «non potrà garantire il rafforzamento del pluralismo per il semplice aumento dei canali tv in occasione del passaggio al sistema digitale». E «l'immagine negativa proiettata all'estero dall'Italia, a causa del conflitto d'interessi che riguarda il signor Berlusconi», il quale ha un «approccio marketing della politica», potrebbe contrastare gli sforzi del Consiglio d'Europa «volti a promuovere un sistema di media indipendenti nelle giovani democrazie». Spesso, dice il testo, i governi dei Paesi a democrazia giovane si «nascondono dietro l'esempio dell'Italia». La relazione invita l'Italia a seguire l'esempio del Lussemburgo che ha deciso di sottoporre la propria legge sui media alla Commissione di Venezia, organismo indipendente che si occupa della promozione dei diritti e delle libertà fondamentali, composto da esperti di diritto, ministri, diplomatici del Consiglio d'Europa e presieduto dall'italiano Antonio La Pergola. Nella preparazione del rapporto, la delegazione ha incontrato in Italia numerosi interlocutori e, tra gli altri, Adornato e Romani di Forza Italia, le presidenze di differenti commissioni parlamentari, il ministro Gasparri e il sottosegretario Bonaiuti, il Garante Tasauro, la presidente Rai Annunziata, il presidente della Fnsi Serventi Longhi e dell'Ordine Del Boca, il presidente della Fieg Sortino e il politologo Giovanni Sartori.

    Abrogare la Cirami
    La relazione dell'on. Leutheusser-Schnarrenberger sferza la legge sul legittimo sospetto e ne chiede espressamente l'abrogazione.Si tratta di una legge che «rallenta indebitamente certi processi, fa pesare la sfiducia degli imputati sull'insieme dei magistrati ed è contraria al principio dell'eguaglianza di tutti davanti alla legge». L'Italia è invitata ad adottare una «legislazione conforme ai principi dell'indipendenza del potere giudiziario e dei magistrati e della separazione dei poteri, garanzia della democrazia». La relazione passa in rassegna la vicenda giudiziaria di Berlusconi e Previti, imputati di corruzione davanti al tribunale di Milano sino alla sentenza della Consulta del 13 gennaio scorso. Si ricorda che Berlusconi ha «qualificato i magistrati come matti e ha proferito minacce riguardanti la loro carriera». La relatrice riferisce: «Ci hanno detto che questa legge introduce una discriminazione a vantaggio di alcuni e, di fatto, è utilizzata principalmente da personalità politiche e da appartenenti alla mafia». È una legge che «non fa che cristallizzare l'antagonismo tra potere esecutivo e potere giudiziario». Le raccomandazioni finali, oltre all'abrogazione della Cirami, chiedono all'Italia di dotarsi di una legge sul potere giudiziario come previsto dalla Costituzione.


    Magari, l'Islanda, la invadiamo DOPO...

  3. #3
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    Predefinito Re: "Casa" nostra...

    In origine postato da MrBojangles
    Conflitto d’interessi e Cirami; Italia sotto accusa
    Due rapporti dettagliatissimi del Consiglio d’Europa puntano il dito sul governo Berlusconi

    Sergio Sergi
    DAL CORRISPONDENTE BRUXELLES L'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa non fa sconti a Silvio Berlusconi. Sta per scoppiare, ancora una volta con fragore e dopo la risoluzione del Parlamento europeo del 22 aprile, l'«anomalia» di un presidente del Consiglio divorato dal conflitto d'interessi, proprietario e controllore dei media, e ispiratore della legge sul «legittimo sospetto», nota come Cirami. Il prossimo 24 giugno, a Strasburgo, i parlamentari del Consiglio (l'istituzione composta da 45 Stati europei, quelli dell'Ue più tutti gli altri del continente, Russia e Turchia compresi) voteranno due distinte relazioni: una del liberale irlandese Paschal Mooney che riguarda il «monopolio dei media tv e il possibile abuso di potere in Italia», l'altra della tedesca Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, pure del Gruppo liberale, che si occupa della «legge italiana sul legittimo sospetto».
    I due rapporti, dettagliati e severissimi, sono già stati approvati nelle commissioni: la Cultura ha varato la relazione Mooney con 1 voto contrario (dell'italiano Gennaro Malgeri di An) e 1 astensione; la commissione Giuridica e Diritti dell'uomo ha approvato la relazione sulla Cirami con 11 voti a favore, 2 contrari e 3 astensioni. Entrambe le relazioni giungono a conclusioni imperative nei confronti delle «autorità italiane» che sono invitate ad «affrontare con urgenza» il problema del conflitto d'interessi, a cancellare un'immagine del paese che, specie nell'Europa centrale e orientale, incoraggia la «stretta associazione tra potere politico e concentrazione dei media» secondo il principio della berlusconizzazione; e sono seriamente sollecitate ad «abrogare la Cirami», legge che allunga i processi, non risponde al principio di eguaglianza, non rispetta l'indipendenza dei magistrati e non risponde alle raccomandazioni dell’Onu.

    I media e il conflitto
    La relazione dell'on. Mooney passa in rassegna, in oltre 20 pagine, la gravissima situazione italiana nel campo dell'informazione. Ma colpisce, innanzitutto, una denuncia forse mai esplicitata in un documento ufficiale di un'istituzione internazionale e che, sicuramente, farà discutere e non potrà non provocare altre ripercussioni. Al paragrafo 40 del capitolo che prende in esame lo stato del servizio pubblico radiotv il relatore riferisce che la delegazione parlamentare che si è recata in Italia per analizzare sul campo la questione, ha «sentito parlare di auto censura da parte di persone preoccupate di perdere il posto di lavoro». Ma quel che appare molto più grave è la successiva affermazione: la delegazione «ha ascoltato testimonianze secondo le quali giornalisti sottometterebbero i loro articoli, per verifica e correzione, a rappresentanti del governo». Le frasi sono virgolettate anche se Mooney aggiunge che «è difficile per una missione indipendente straniera verificare la veridicità di queste denunzie». Tuttavia, Mooney ha scelto di lasciare nel testo l'inquietante sospetto.
    La relazione, aggiornata sino alle dimissioni di Lucia Annunziata da presidente della Rai, sottolinea l'«inquietudine» del Consiglio d'Europa di cui l'Italia è, paese fondatore e sostenitore fermo «degli ideali che esso difende». In virtù di questa ragione, la preoccupazione è maggiore per il fatto che ci sia una «concentrazione di potere politico, economico e mediatico nelle mani di una sola persona, il primo ministro Silvio Berlusconi». L'assemblea sottolinea che «non può accettare che questa anomalia sia minimizzata in quanto non rappresenterebbe che un problema potenziale». Il fatto è che una democrazia «si giudica dal suo funzionamento quotidiano ma anche in base ai princìpi che il paese difende davanti ai cittadini e alla comunità internazionale», e gli Stati, in rispetto alla Convenzione dei diritti dell'Uomo e della giurisprudenza della Corte di Strasburgo, «hanno l'obbligo di proteggere il pluralismo dei media e, se necessario, assumere misure concrete per preservarlo e promuoverlo».
    Il rapporto «deplora che dal 1994, più governi italiani» abbiano evitato di risolvere il problema del conflitto d'interessi e l'assemblea non è del parere che la legge Frattini apporterà una «soluzione effettiva e completa». Piuttosto, la relazione è particolarmente preoccupata dal duopolio Rai-Mediaset che rappresenta un'anomalia in una prospettiva antitrust, è convinta che la legge Gasparri «non potrà garantire il rafforzamento del pluralismo per il semplice aumento dei canali tv in occasione del passaggio al sistema digitale». E «l'immagine negativa proiettata all'estero dall'Italia, a causa del conflitto d'interessi che riguarda il signor Berlusconi», il quale ha un «approccio marketing della politica», potrebbe contrastare gli sforzi del Consiglio d'Europa «volti a promuovere un sistema di media indipendenti nelle giovani democrazie». Spesso, dice il testo, i governi dei Paesi a democrazia giovane si «nascondono dietro l'esempio dell'Italia». La relazione invita l'Italia a seguire l'esempio del Lussemburgo che ha deciso di sottoporre la propria legge sui media alla Commissione di Venezia, organismo indipendente che si occupa della promozione dei diritti e delle libertà fondamentali, composto da esperti di diritto, ministri, diplomatici del Consiglio d'Europa e presieduto dall'italiano Antonio La Pergola. Nella preparazione del rapporto, la delegazione ha incontrato in Italia numerosi interlocutori e, tra gli altri, Adornato e Romani di Forza Italia, le presidenze di differenti commissioni parlamentari, il ministro Gasparri e il sottosegretario Bonaiuti, il Garante Tasauro, la presidente Rai Annunziata, il presidente della Fnsi Serventi Longhi e dell'Ordine Del Boca, il presidente della Fieg Sortino e il politologo Giovanni Sartori.

    Abrogare la Cirami
    La relazione dell'on. Leutheusser-Schnarrenberger sferza la legge sul legittimo sospetto e ne chiede espressamente l'abrogazione.Si tratta di una legge che «rallenta indebitamente certi processi, fa pesare la sfiducia degli imputati sull'insieme dei magistrati ed è contraria al principio dell'eguaglianza di tutti davanti alla legge». L'Italia è invitata ad adottare una «legislazione conforme ai principi dell'indipendenza del potere giudiziario e dei magistrati e della separazione dei poteri, garanzia della democrazia». La relazione passa in rassegna la vicenda giudiziaria di Berlusconi e Previti, imputati di corruzione davanti al tribunale di Milano sino alla sentenza della Consulta del 13 gennaio scorso. Si ricorda che Berlusconi ha «qualificato i magistrati come matti e ha proferito minacce riguardanti la loro carriera». La relatrice riferisce: «Ci hanno detto che questa legge introduce una discriminazione a vantaggio di alcuni e, di fatto, è utilizzata principalmente da personalità politiche e da appartenenti alla mafia». È una legge che «non fa che cristallizzare l'antagonismo tra potere esecutivo e potere giudiziario». Le raccomandazioni finali, oltre all'abrogazione della Cirami, chiedono all'Italia di dotarsi di una legge sul potere giudiziario come previsto dalla Costituzione.


    Magari, l'Islanda, la invadiamo DOPO...
    ----------------------------

    Magari ne riparleremo quando l'Assemblea da te richiamata delibererà, vero, bamboccetto?
    Nel frattempo pensa al conflitto esistente fra il Prodi presidente della Commissione Eu e il Prodi protagonista di campagna elettorale in Italia.

    Ma voi, pur di avere il suo "ditone" dietro al quale poter nascondersi, assorbite tutto, come la carta igenica.

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: "Casa" nostra...

    In origine postato da mustang
    ----------------------------

    Magari ne riparleremo quando l'Assemblea da te richiamata delibererà, vero, bamboccetto?
    Nel frattempo pensa al conflitto esistente fra il Prodi presidente della Commissione Eu e il Prodi protagonista di campagna elettorale in Italia.

    Ma voi, pur di avere il suo "ditone" dietro al quale poter nascondersi, assorbite tutto, come la carta igenica.
    Magari aspettiamo che presentino un'ALTRA mozione sul "conflitto d'interessi" di Prodi, vuoi?
    In quanto la PRIMA, a differenza di questa, è stata bocciata.
    E questa NON è una mozione; è una RELAZIONE.
    E parla di OCCUPAZIONE MEDIATICA e della VERGOGNA rappresentata dalla Cirami.

    A proposito di "dito" e.....di "luna".

    (bananas)

 

 

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