Una frase rubata di Massimo D’Alema, qualche giorno fa. L’abbiamo udita con le nostre orecchie, sarà regolarmente smentita, ma è troppo bella e malinconica per non
essere vera.
La frase è questa, testuale: “Saranno rilasciati, diciamo, tre giorni prima delle elezioni, noi non potremo dire niente, perché quello è un genio del male”.
Ostaggi. Quelli che sono felici, ma.
Tutto bene benissimo, come diceva Tino Scotti, tutti sono raggianti di felicità per la liberazione degli ostaggi italiani, ma. Repubblica e Corriere, ancora una volta linguisticamente allineati, hanno fatto a gara ieri nel gioco del “ma”. “Ma non si lucra sul terrorismo”, scrive Ezio Mauro.
“Ma non deve essere uno spot elettorale”, scrive Paolo Franchi. La felicità con riserva che si esprime in quei “ma” paralleli è un sentimento comprensibile, quando in politica si fa il tifo. Avessero torto un capello ai tre italiani, o peggio, siamo d’altra parte certi,
certissimi, del tutto sicuri, irremovibilmente convinti, che i due giornali avrebbero dato la notizia funesta, infelice, aggiungendo
un “ma”.
“Ma non è colpa del governo se le cose sono andate storte”, avrebbe scritto in quel caso Mauro. “Ma l’opposizione ora non
speculi sulla tragedia”, avrebbe scritto in quel caso Franchi.
Todos caballeros. E chi pensa che il governo sarebbe stato aggredito per la sua insipienza, per la sua colpevole trascuratezza, per la sua responsabilità nella tragedia, pensa male, molto male malissimo.
Ma è perfino migliore, se è consentita una riserva in “ma minore” anche a noi, l’atteggiamento dell’Unità, che scegliendo nel governo il nemico principale attribuisce agli americani, dicasi agli americani, agli occupanti, ai cercatori di petrolio, ai nemici della resistenza irachena, alle truppe del cowboy, il merito della liberazione dei tre sequestrati.
Chissà che la Cia non sia anche utile, oltre che mostruosa, criminale, infame, torturatrice.
Pare abbia dato una mano per il dissequestro dei tre italiani. C’è stato un gioco di soffiate incrociate in cui qualche imbeccata e qualche assistenza gli spioni di Bush devono averle date. Altro che Berlusconi e la sua intelligence, l’Unità e Repubblica sono
chiare in proposito. E anche la famosa “svolta”, cioè il riallineamento politico-diplomatico dei riluttanti portatori di veto intorno al progetto di stabilizzare, ricostruire e democratizzare l’Iraq, pare sia imperniata su un uomo, il nuovo primo ministro iracheno Allawi, che con quell’agenzia dell’amministrazione
americana ha fattivamente collaborato. Ora è lui l’uomo della svolta Onu, lui il capo del governo che riprende in mano il petrolio, lui il punto di riferimento del nuovo patto multilateralista.
Lui, l’uomo della Cia.
Prodi dovrebbe leggere Libération.
Numerosi comunicati e interviste dello sfortunato presidente della Commissione di Bruxelles insistono, con una considerevole
eccentricità, su questo punto: con la risoluzione Onu finisce l’occupazione e l’Iraq viene liberato, finalmente, e restituito alla sua piena sovranità nazionale.
Un paese liberato dai suoi liberatori: perfetto paradosso di moralità e politica estera.
Questi i titoli recati ieri dal quotidiano della gauche parigina,
Libération: “L’Onu vota Bush”, in prima pagina, e “Bush fa passare la sua risoluzione all’Onu”, in quarta.
Il narciso Moretti si fa notare ancora.
Questa è una delle più belle nell’intera storia della sinistra italiana. Procede da una sceneggiatura famosa, in cui il divo e regista si domandava ironicamente se sarebbe stato notato di più andando alla festa o non andando alla festa.
Nanni Moretti ha deciso per una soluzione di compromesso.
Va alla festa elettorale dell’Ulivo & soci minori, li vota, ma non dice chi voterà. Inviterà a ballare Prodi oppure Di Pietro & Occhetto oppure Diliberto & Cossutta o il Pecoraro Scanio o addirittura Rifondazione?
Non si sa. Per mantenere l’unità della coalizione, e il concetto è ripreso letteralmente dai pronunciamenti del profeta, il voto a sinistra di Moretti resta segreto, un approdo nebbioso.
Vota contro il Cav., e questo era immaginabile, ma non dice per chi né perché.
saluti




Rispondi Citando