.............E IO PAGO.......................
Chi e cosa ha autorizzato l’invio degli sms con cui la presidenza del consiglio ricorda agli italiani di andare a votare? Quale emergenza li giustifica? E chi li paga? In attesa di trovare una risposta a questi interrogativi, il garante per la privacy continua a ricevere esposti di protesta da associazioni dei consumatori e cittadini. «Gli sms del governo sono uno scandalo da 10 miliardi di vecchie lire», afferma Fabrizio Morri della lista Prodi, che aggiunge: «Apprendiamo che i centralini della Tim sono intasati da telefonate di protesta di cittadini che ritengono lesa la loro privacy. Si tratta di una protesta legittima e pienamente condivisibile. E nessuna motivazione addotta fin qui dal governo appare convincente. Se tali messaggi sono stati inviati per il timore di “tumulti ai seggi”, come sostenuto, per quale ragione i messaggi erano firmati presidenza del Consiglio e non ministero degli Interni?»
La legge infatti, come precisa ancora oggi il garante, autorizza questo tipo di comunicazione solo «in casi di disastri e calamità naturali» o «per ragioni di ordine pubblico, igiene e sanità pubblica». Quali, in questo caso? «L'unica emergenza per il governo è la paura di perdere le elezioni».
Stessi calcoli, e stesse accuse da parte dell'Adusbef, che ha presentato al garante per la privacy una denuncia che ricorda le nuove proteste giunte «da parte di chi ha ricevuto l'sms nel cuore della notte e si è spaventato: chi aveva figli fuori, chi la madre malata in ospedale».
Fini prova a giustificare il governo. «Non penso –ha puntualizzato - che si debba fare una polemica sulla decisione del governo di inviare messaggini telefonici per invitare ad andare a votare, perchè è il classico messaggio molto neutro, molto istituzionale. È l'equivalente in qualche modo delle inserzioni sui giornali o degli spot televisivi». Ma l’opposizione ribatte: «L'Onorevole Fini sa benissimo che il giornale scegliamo di comprarlo o di non comprarlo, un canale televisivo scegliamo se guardarlo oppure no. Invece il messaggio sui telefonini è giunto a tutti, senza previo consenso, passivamente. E il fatto che il governo abbia approntato in fretta e furia un decreto legge ad hoc per aggirare la normativa del garante sulla privacy, rende tutta l'operazione ancora piy discutibile».
Intanto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani commenta: «È una cosa che sta facendo arrabbiare quasi tutti gli italiani che sono adulti, sanno bene quali sono i loro doveri e chiedono rispetto per le proprie scelte». Tant'è che Roberto Giachetti della Margherita si chiede: «E se il bombardamento di sms si trasformasse in un boomerang per la maggioranza? Noi invitiamo chiunque si sia sentito infastidito a impegnarsi un'ora per far cambiare idea a un amico, per farlo votare per il centrosinistra e per la lista Uniti nell'Ulivo».


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