Belgio sotto lo scacco della destra razzista
Secondo i sondaggi, rischia di farla da padrone la formazione neofascista Vlaams Block. In tal caso potrebbe costantemente bloccare il governo della regione di Bruxelles
ALBERTO D'ARGENZIO
BRUXELLES
Domenica Bruxelles potrebbe finire sotto lo scacco del Vlaams Blok, ossia sotto la minaccia permanente della formazione xenofoba e razzista dell'estrema destra fiamminga. Non è in pericolo l'Eurocamera, in cui il Vlaams Blok (Vb) dovrebbe al massimo raccattare un deputato, ma il funzionamento del parlamento e del governo della regione di Bruxelles, bilingue, per cui si vota ugualmente domenica (nelle elezioni federali che eleggono anche l'assemblea della Vallonia, regione francofona, e quella delle Fiandre, neerlandofona). E come se non bastasse a capeggiare la sezione locale del Vb troviamo un ex commissario della polizia, Johan Demol, radiato dall'arma nel gennaio 1998 per un peccato di gioventù, quello di militare nel Fronte della Gioventù, (Fj), una formazione neofascista belga responsabile di «azioni sovversive» negli anni 70. Demol, accusato fin dal gennaio 1996 di partecipare attivamente al Fj, ha negato per mesi, poi ha ammesso la militanza «per amore di una camerata», veniva sospeso, quindi definitivamente incolpato e radiato. Immediatamente dopo entrava nel Vlaams Blok, divenendo a furor di popolo il suo leader nella capitale. Il 21 aprile scorso il tribunale di Gand condannava il Vlaams Blok per atti di razzismo e xenofobia legati alle sue campagne elettorali. Un colpo duro contro il Vb visto che fino ad allora la formazione neofascista era riuscita a nascondersi dietro a una galassia di associazioni parallele che realizzavano il lavoro sporco - quello di campagna - e che venivano regolarmente tagliate come rami secchi quando oltrepassavano il limite della legalità. Il Vb ne usciva così sempre pulito, dal 21 aprile non più ma ciò non gli impedisce di presentarsi alle elezioni, e di fare pure la sua bella figura.
I sondaggi danno al partito razzista un risultato che varia tra il 5,5 ed il 6,2 per cento a Bruxelles, cifre assai lontane da quel 20 per cento che il Vb dovrebbe raggiungere nelle Fiandre, il suo naturale bacino elettorale (ad Anversa, seconda città del Belgio, il Vlaams Blok supera da anni il 30 per cento dei suffragi, stabilmente la prima forza politica). Ma se al nord il Vb viene ormai da anni isolato da un «cordone sanitario» che riunisce tutte le altre forze politiche (e che peraltro pare vacillare in alcuni comuni), questo stesso sistema non potrebbe funzionare a Bruxelles perché quell'esiguo 6 per cento di voti può trasformarsi in un'arma di ricatto permanente che grava sull'assemblea della capitale belga.
Il parlamento regionale (composto da 72 deputati francofoni e 17 fiamminghi) e il governo (due ministri per parte ed un presidente super partes) di Bruxelles hanno infatti un funzionamento assai peculiare, studiato apposta per proteggere la minoranza linguistica fiamminga che rappresenta sì e no il 15 per cento della popolazione brussellense. In pratica - semplificando - la formazione che raccoglie la maggioranza relativa tra la componente di lingua olandese può costantemente bloccare il governo chiedendo e imponendo le dimissioni di un ministro. E se il Vlaams Blok arrivasse all'8 per cento, alla maggioranza assoluta tra i neerlandofoni, a quel punto avrebbe in mano la camera federale. Per riuscirci la direzione del partito punta non solo a captare i voti fiamminghi ma anche a blandire l'elettorato francofono soprattutto nei quartieri a più alto tasso di immigrazione, come Saint Josse, Anderlecht, Molenbek e Schaarbek. Per farlo il Vb ha cambiato strategia puntando a ripulire la sua immagine (più moderna e meno dichiaratamente neonazista del francofono Fronte nazionale) e a mutare in parte il proprio discorso politico. Il progetto di indipendenza per le Fiandre è passato in secondo piano, spazio alla lotta senza quartiere contro l'immigrazione e gli immigrati, facendone chiaramente una questione di sicurezza e di lavoro.
Allarmatissimi gli altri partiti, tanto da chiedere all'elettorato francofono di votare per i partiti neerlandofoni gemelli (liberali, socialisti, democristiani e verdi si sdoppiano per via dell'idioma) in modo da scongiurare un successo del Vlaams Blok. In gioco il funzionamento del parlamento regionale, ma soprattutto la convivenza democratica nella capitale belga.




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