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Discussione: La lega al 5,1%

  1. #11
    Erwann
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    Ci vorrebbe qualcuno che lo sveglia fuori, io lo vedrei bene a fare il manovale, ovviamente non sotto un bergamasco (che sarebbe troppo buono e si farebbe ingiustamente impietosire dalla condizione brunikiana)...sì, penso che un albanese o comunque uno slavo gli andrebbe benissimo...

  2. #12
    Erwann
    Ospite

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    Beh sì, la costante per far guarire i sinistrorsi fighetti alla brunikke è un po' di sano lavoro...(probabilmente è per questo che non sopporta i bergamaschi e più in generale i padani)


    Brunik????

  3. #13
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    da www.ilfoglio.it

    " Suicidio al nord
    A Bergamo e Vercelli la Lega vota a sinistra, a Milano masochismo contro la Colli
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. In vista dei ballottaggi di sabato e domenica proseguono le prove tecniche di suicidio per la Cdl. Vanno in scena al nord, all’indomani di una non trascurabile stoccata alle europee (soprattutto per Forza Italia) e nel bel mezzo della verifica tra alleati. Certo non promettono bene per le regionali del 2005. Smottamenti attraversano il Comune di Vercelli e la Provincia di Bergamo, mentre segnali di rottura a livello nazionale si annodano al crescente timore che la riconferma di Ombretta Colli alla provincia di Milano non sia così scontata. All’origine, la scelta della Lega di correre sola al primo turno delle amministrative e la necessità di apparentamenti con il Carroccio nei ballottaggi. Apparentamenti invocati da Silvio Berlusconi, accettati dallo stato maggiore leghista (in cambio di un impegno del Cav. sull’approvazione del federalismo), ma disattesi da alcuni o addirittura osteggiati da altri (come sembra accadere a Milano). Esemplare il caso di Bergamo. A metà maggio, poco prima che i leghisti ufficializzassero l’intenzione di andare al voto in solitudine, da parte degli alleati ci fu il tentativo di dissuaderli offrendo in cambio l’istituzione della Provincia di Monza e Brianza (poi formalizzata) e la mezza promessa di sostenere il candidato del Carroccio alla Provincia, Giacomo Stucchi. Non bastò e Stucchi ha poi ottenuto il risultato record del 21,9 per cento. Raggiunta un’intesa per il Comune, due giorni fa Valerio Bettoni, presidente provinciale in cerca di riconferma (35,2 per cento al primo turno), ha detto no all’apparentamento. Con il risultato che la Lega ha ordinato ai suoi elettori di votare per il candidato di centrosinistra Giuseppe Facchetti (30,3 per cento). E dopo le prime reazioni polemiche da via Bellerio, ieri è sopraggiunta la sfuriata di Roberto Maroni: “Una decisione incomprensibile, arrogante, peggio di una provocazione. Chi ci rifiuta non vuole i nostri voti”. Il Carroccio accusa FI di non voler dividere l’eventuale premio di maggioranza illudendosi d’intercettare i consensi moderati anche senza accordi. “E’ appunto un’illusione – confermano al Foglio i leghisti più addentro alla vicenda – un calcolo rischioso perché qui la Lega è una realtà ben strutturata. Non come in Emilia o nella bassa Lombardia, dove il voto è poco coordinato. Con questi presupposti torneremo alla via catalana: destra o sinistra sono uguali, si appoggia chi ci aiuta”. Dunque partita aperta lì dove sembrava non esserci partita. Situazione analoga nella città piemontese di Vercelli, con l’aggravante che corrisponde alla fotocopia delle ultime due elezioni comunali. Il candidato di centrodestra in testa al primo turno che rifiuta l’apparentamento ed esce sconfitto al secondo. Malgrado una telefonata del Cav., Andrea Corsaro (al 41,6 per cento) ha deciso di non firmare l’accordo con il leghista Francesco Borasio (al 10,6). Che dice al Foglio: “L’input dall’alto era arrivato con la mediazione del coordinatore regionale di FI, Roberto Rosso, ma Corsaro non vuole saperne”. Il segretario regionale leghista, Roberto Cota, parla esplicitamente di “suicidio politico”. Borasio promette che “vincerà la rivale di centrosinistra Maria Pia Massa, persona a modo”. Tra le ragioni della mancata intesa, “una possibile manovra per scaricare il coordinatore forzista Rosso”. “Un massacro dentro la casa di Berlusconi” Al di là dei malumori, alcuni esponenti della maggioranza paiono concordi sulla natura locale dello scontro. Nella Lega qualcuno addirittura conferma le aspettative dei forzisti intransigenti: “E’ finita la stagione del né di qua né di là, sono beghe private e il nostro elettorato voterà responsabilmente”. Ma intanto nella Cdl si fa strada l’interrogativo: che succede se alla Provincia di Milano, nonostante l’appoggio leghista, la Colli non rimonta lo svantaggio su Filippo Penati? E a chi semmai addossare la colpa? An e Udc avrebbero buon gioco nell’accusare il Carroccio che al primo turno ha “disperso” voti sul suo candidato Massimo Zanello, e al secondo non avrebbe onorato i patti. I sottorappresentati di governo potrebbero certificare la fine dell’asse Lega-Forza Italia, coltivando pensieri non innocenti sul futuro di Giulio Tremonti. Da qui a pensare a un disimpegno interessato ce ne corre. O forse no. Perché se l’ipotesi d’una sconfitta spaventa An (“un massacro, proprio dentro casa Berlusconi. Roba da masochisti”), i centristi non sembrano così solleciti nell’impegno a favore della presidente. Nella provincia di Milano l’apporto dell’Udc magari conta poco ma qualcosa conta (circa il 3 per cento). C’è infine da considerare che la Colli non gode di amicizie a Palazzo Marino, dove il potente sindaco e neo-europarlamentare, Gabriele Albertini, non dimentica lo scontro avuto con lei sul cda della Società autostradale Serravalle. Altri voti che mancheranno?
    "


    Saluti liberali

  4. #14
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    " Suicidio al nord
    A Bergamo e Vercelli la Lega vota a sinistra, a Milano masochismo contro la Colli
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. In vista dei ballottaggi di sabato e domenica proseguono le prove tecniche di suicidio per la Cdl. Vanno in scena al nord, all’indomani di una non trascurabile stoccata alle europee (soprattutto per Forza Italia) e nel bel mezzo della verifica tra alleati. Certo non promettono bene per le regionali del 2005. Smottamenti attraversano il Comune di Vercelli e la Provincia di Bergamo, mentre segnali di rottura a livello nazionale si annodano al crescente timore che la riconferma di Ombretta Colli alla provincia di Milano non sia così scontata. All’origine, la scelta della Lega di correre sola al primo turno delle amministrative e la necessità di apparentamenti con il Carroccio nei ballottaggi. Apparentamenti invocati da Silvio Berlusconi, accettati dallo stato maggiore leghista (in cambio di un impegno del Cav. sull’approvazione del federalismo), ma disattesi da alcuni o addirittura osteggiati da altri (come sembra accadere a Milano). Esemplare il caso di Bergamo. A metà maggio, poco prima che i leghisti ufficializzassero l’intenzione di andare al voto in solitudine, da parte degli alleati ci fu il tentativo di dissuaderli offrendo in cambio l’istituzione della Provincia di Monza e Brianza (poi formalizzata) e la mezza promessa di sostenere il candidato del Carroccio alla Provincia, Giacomo Stucchi. Non bastò e Stucchi ha poi ottenuto il risultato record del 21,9 per cento. Raggiunta un’intesa per il Comune, due giorni fa Valerio Bettoni, presidente provinciale in cerca di riconferma (35,2 per cento al primo turno), ha detto no all’apparentamento. Con il risultato che la Lega ha ordinato ai suoi elettori di votare per il candidato di centrosinistra Giuseppe Facchetti (30,3 per cento). E dopo le prime reazioni polemiche da via Bellerio, ieri è sopraggiunta la sfuriata di Roberto Maroni: “Una decisione incomprensibile, arrogante, peggio di una provocazione. Chi ci rifiuta non vuole i nostri voti”. Il Carroccio accusa FI di non voler dividere l’eventuale premio di maggioranza illudendosi d’intercettare i consensi moderati anche senza accordi. “E’ appunto un’illusione – confermano al Foglio i leghisti più addentro alla vicenda – un calcolo rischioso perché qui la Lega è una realtà ben strutturata. Non come in Emilia o nella bassa Lombardia, dove il voto è poco coordinato. Con questi presupposti torneremo alla via catalana: destra o sinistra sono uguali, si appoggia chi ci aiuta”. Dunque partita aperta lì dove sembrava non esserci partita. Situazione analoga nella città piemontese di Vercelli, con l’aggravante che corrisponde alla fotocopia delle ultime due elezioni comunali. Il candidato di centrodestra in testa al primo turno che rifiuta l’apparentamento ed esce sconfitto al secondo. Malgrado una telefonata del Cav., Andrea Corsaro (al 41,6 per cento) ha deciso di non firmare l’accordo con il leghista Francesco Borasio (al 10,6). Che dice al Foglio: “L’input dall’alto era arrivato con la mediazione del coordinatore regionale di FI, Roberto Rosso, ma Corsaro non vuole saperne”. Il segretario regionale leghista, Roberto Cota, parla esplicitamente di “suicidio politico”. Borasio promette che “vincerà la rivale di centrosinistra Maria Pia Massa, persona a modo”. Tra le ragioni della mancata intesa, “una possibile manovra per scaricare il coordinatore forzista Rosso”. “Un massacro dentro la casa di Berlusconi” Al di là dei malumori, alcuni esponenti della maggioranza paiono concordi sulla natura locale dello scontro. Nella Lega qualcuno addirittura conferma le aspettative dei forzisti intransigenti: “E’ finita la stagione del né di qua né di là, sono beghe private e il nostro elettorato voterà responsabilmente”. Ma intanto nella Cdl si fa strada l’interrogativo: che succede se alla Provincia di Milano, nonostante l’appoggio leghista, la Colli non rimonta lo svantaggio su Filippo Penati? E a chi semmai addossare la colpa? An e Udc avrebbero buon gioco nell’accusare il Carroccio che al primo turno ha “disperso” voti sul suo candidato Massimo Zanello, e al secondo non avrebbe onorato i patti. I sottorappresentati di governo potrebbero certificare la fine dell’asse Lega-Forza Italia, coltivando pensieri non innocenti sul futuro di Giulio Tremonti. Da qui a pensare a un disimpegno interessato ce ne corre. O forse no. Perché se l’ipotesi d’una sconfitta spaventa An (“un massacro, proprio dentro casa Berlusconi. Roba da masochisti”), i centristi non sembrano così solleciti nell’impegno a favore della presidente. Nella provincia di Milano l’apporto dell’Udc magari conta poco ma qualcosa conta (circa il 3 per cento). C’è infine da considerare che la Colli non gode di amicizie a Palazzo Marino, dove il potente sindaco e neo-europarlamentare, Gabriele Albertini, non dimentica lo scontro avuto con lei sul cda della Società autostradale Serravalle. Altri voti che mancheranno?
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  5. #15
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    dal sito di IDEAZIONE

    " Lega e Prc: le mani sui ballottaggi
    di Stefano Caliciuri

    Se al Sud sarà Rifondazione comunista l’ago della bilancia, al Nord questo ruolo lo giocherà sicuramente la Lega. Il ballottaggio di sabato 26 e domenica 27 giugno si annuncia perciò, in tutti i comuni e le province italiane impegnate nel voto, all’insegna dell’incertezza. Una situazione che si è andata delineando per merito (o per colpa) di un sistema elettorale che, se da una parte vorrebbe premiare le grandi coalizioni, dall’altra induce a creare le solite “escamotages all’italiana”. Due partiti che messi insieme rappresentano a malapena il 12 per cento degli italiani saranno invece coloro che determineranno le sorti amministrative dell’Italia intera. Evitato ogni accordo ante-voto, ora è arrivato il momento di gettarsi tra le braccia di chi offre di più. Un giochino che si ripete ad ogni rinnovo elettorale, seguendo il solito motto: “Per adesso non ci schieriamo, poi vedremo”. E’ troppo semplice adottare la soluzione più comoda ad urne aperte, guardando il risultato finale e stabilendo con chi appaiarsi per avere una quasi certa garanzia di governo. A Bergamo, ad esempio, la Lega Nord ha indicato di voler sostenere il candidato del centrosinistra (46 per cento al primo turno) e schierarsi contro il conservatore Veneziani (39 per cento), suo naturale alleato di governo. Così come a Vercelli è a rischio l’originario 42 per cento raggiunto nel primo turno dal candidato del Polo.

    La riforma del sistema elettorale amministrativo avrebbe dovuto introdurre finalmente la stabilità all’interno delle coalizioni. Dopo un solo decennio, però, l’italica furbizia ha avuto ancora una volta la meglio. A fare la differenza non sono i programmi,i progetti, al limite l’ideologia. Ma, ben più semplicemente e cinicamente, i numeri. Apparentarsi al secondo turno è quasi certamente sinonimo di vittoria. E questo, sia la Lega Nord che Rifondazione comunista lo hanno capito con largo anticipo, snaturando il senso bipolare della riforma. Entrambi ormai mettono in scena sempre il medesimo copione, scritto da due registi diversi. Bertinotti e Bossi (anche se in questo caso sarebbe più opportuno tirare in ballo Maroni) pur sopravvivendo di sola ideologia riescono a decidere le sorti di una competizione, facendo una conveniente summa tra il vecchio sistema (quando si stabilivano i governi sulla base dei voti presi) ed il nuovo (accorpamento “alla cieca”).

    Quale soluzione adottare, quindi, per non cadere ogni volta nel trappolone degli estremi ideologici? Forse basterebbe impedire gli accorpamenti, garantendo all’elettore la libertà di decidere secondo la propria coscienza tra i due candidati al ballottaggio e lasciando ai terzi arrivati il ruolo di oppositori. Oppure spieghino anche noi la formula dell’incantesimo in grado di rendere “realizzabile e sottoscrivibile” un programma sino a quindici giorni prima definito esclusivamente “alternativo ed avverso”.

    21 giugno 2004

    stecaliciuri@hotmail.com
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  6. #16
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da Pieffebi
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    Apparentarsi al secondo turno è quasi certamente sinonimo di vittoria. E questo, sia la Lega Nord che Rifondazione comunista lo hanno capito con largo anticipo, snaturando il senso bipolare della riforma.


    Saluti liberali

    l'autore di questo articolo dovrebbe andarsi a guardare un pò le statistiche, spesso non è così....una città su tutte lo dimostra : Brescia alle ultime elezioni per le comunali, nonostante l'appoggio dichiarato della lega alla Beccalossi, ha perso lo stesso purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista, l'elettorato al ballottaggio poche volte segue le direttive, ma bensì sceglie a seconda del gradimento del candidato senza guardare dx o sx

  7. #17
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    Guarda, Pensiero, a Brescia la Beccalossi ha perso perché in città si respirava un clima simile a quello di Beirut. Aggressioni fisiche alla candidata, interi quartieri PRESIDIATI da centri sociali (quelli dove l'immigrazione clandestina è aumentata a dismisura grazie al "buon" Corsini).
    Tutti i poteri forti si sono alleati e schierati a fianco delle sinistre...
    Gli elettori e i militanti leghisti avranno di che mangiarsi le mani quando la prossima fiaccolata anti-clandestini verrà (come successo in passato) bloccata con la forza dai soliti noti, sotto lo sguardo inerme delle forze dell'ordine.

 

 
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