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Discussione: Quante delusioni!

  1. #21
    Arrivederci a Tutti!
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    Il Problema è che a perdere sono stati in due : Forza Italia (ma con la scusa di essere al Governo) e l'Ulivo...con nessuna scusa...quindi,mille di queste vittorie!
    Si doveva parlare del "dopo-Berlusconi" ed invece si sta già parlando del "dopo-Prodi"....meglio di così.

  2. #22
    SENATORE di POL
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    Come spiega il prof. Sartori (berlusconofobo) sul CorSera di oggi le elezioni politiche del 2006 si vinceranno.....al centro, e a queste elezioni il Centrosinistra pareggiando le europee e vincendo le amministrative [primo turno] ha visto spostarsi il suo baricentro nettamente a sinistra. Forza Italia i propri voti li ha persi, essenzialmente, a favore degli alleati......mentre la Margherità che ha rincorso i Diesse (o peggio i girotondari), anzichè lavorare al centro per recuperare tra i moderati delusi dal berlusconismo, alleandosi nel LISTONE con i postcomunisti ......è stata drasticamente ridimensionata......

    Saluti liberali

  3. #23
    SENATORE di POL
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    up! per atterraggio morbido

  4. #24
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    Predefinito Re: risultati europee

    [QUOTE]In origine postato da tucidide
    In origine postato da Pieffebi

    senatore PFB,

    la saccente critica giornalistica non ha ancora messo a fuoco i risultati importanti del voto:

    a) la maggioranza dei cittadini europei non vuol saperne di un'entità sovra-nazionale che non tiene conto delle aspirazioni dei popoli ma solo delle élite politiche-burocratiche.
    (hanno quindi vinto i cittadini che non vogliono altro che una comunità economica);
    b) si doveva stabilire nei due schieramenti contrapposti in Italia che deve dare la linea politica e il gradimento degli elettori nei riguardi del sistema maggioritario.( come avete sentito dai commenti,non c'è nessuno che abbia perso).
    c) nello schieramento del centrodestra i partiti minori ieri sera hanno già detto senza giri di parole che forza Italia dovrà sacrificare qualcuno o qualcosa.
    Morale:
    -i socialisti che hanno votato di Bobo sapevano che i loro voti saranno utilizzati nel parlamento europeo in comune con quelli dei DS? e quando lo sapranno se li prenderanno fra due anni alle politiche?
    -An e CDU sapranno contenere gli appetiti e presentare fra due anni un bilancio positivo di risultati della loro politica?
    La Lega sarà disposta a prendersi calci in faccia dsa An e UDC e stare nella coalizione senza nessuna garanzia sulle riforme costituzionali che ha finora inseguito invano?
    Per la Maggioranza vedo profilarsi tempi scuri anzi nerissimi.

    mi sembra che scrivi stupidaggini, cicciolo....
    a) e come fai senza una banca centrale, e come fai senza organismi che regolino la ùnità economica?
    b) si, si doveva....infatti il governo non lo ha fatto.... e chi doveva stabilire... tu, oppure Pieffebi?
    c) sacrificare qualcuno? cominciassero dal Berluska....poi voglio vedere chi li tiene insieme AN e la Lega.

    scuri tempi? per noi lavoratrici e lavoratori si...ma per i governanti....

  5. #25
    SENATORE di POL
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    da www.giornale.it

    " Follini: resto fuori dai rimpasti e vado a Strasburgo

    Rinuncia a ogni ipotesi di governo e opta per il Parlamento europeo. Marco Follini fa una scelta in controtendenza rispetto agli altri leader della Casa delle Libertà.
    Oggi il segretario dell’Udc incontrerà a colazione Silvio Berlucsoni. E gli comunicherà la sua decisione badando bene a spiegargli che non di atto ostile contro il governo si trattà, bensì di una scelta personale e ben ponderata rispetto al quadro politico generale che vede altri leader italiani in procinto di optare per l’Ue.
    Ma è chiaro che Follini e Berlusconi parleranno anche di governo e di maggioranza. In particolar discuteranno su come affrontare l’ultima fase della legislatura per presentarsi alle elezioni del 2006 con possibilità di vittoria.
    Qui tra i due le divergenze sono nette e note da tempo. Ma questa volta Follini, forte del positivo risultato elettorale conseguito dal suo partito, avrà qualche possibilità in più per avvalorare la sua richiesta di maggior collegialità nell’esecutivo.
    Il segretario dei centristi non punta a un rimpasto che passi da una crisi. La crisi è esclusa perché il premier non intende indebolirsi politicamente, e anche perché c’è un problema legato alle condizioni di salute di Umberto Bossi. E il Cavaliere non ci pensa nemmeno a un esecutivo senza il Senatur.
    Ma con la sua decisione di puntare a Strasburgo Follini lancia un messaggio forte e chiaro anche in vista della verifica e del rimpasto: andando all’europarlamento rifiuta qualsiasi poltrona a Palazzo Chigi. In pratica il leader dell’Udc si chiama fuori dai giochi di governo e si propone come politico al di sopra delle parti in questa delicata fase.
    Ma non per questo rinuncerà a giocare un ruolo forte in Italia.
    E lo farà a cominciare dai temi dell’Economia. Qui la posizione dell’Udc coincide con quella di An: entrambi i partiti chiedono un’inversione di rotta focalizzando la loro attenzione sul ministro Giulio Tremonti. La richiesta è per scelte nuove che tengano conto dell’insieme dei problemi del Paese. L’accusa è quella di aver finora prestato troppa attenzione alle richieste della Lega e ai temi del Nord a scapito del resto d’Italia e del Sud in particolare.
    Tra le varie ipotesi di compromesso, poi, c’è la creazione di un dicastero ad hoc per il Mezzogiorno, così come sono in ballo le deleghe chieste dal vice premier, e i ministeri gestiti finora dai tecnici.
    Insomma, Follini se ne va a Strasburgo, ma restando ben attento a quel che accade a Roma e dintorni.



    22 Giu 2004
    "


    Shalom

  6. #26
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    dal quotidiano LIBERO di ieri 25 giugno

    " Rimanga il Cavaliere Dopo di lui il diluvio di MARCELLO VENEZIANI
    Stanotte ho fatto un sogno che forse era un mezzo incubo. Ho sognato che mercoledì 30 giugno Berlusconi annunciava alla nazione il suo ritiro. Non il ritiro delle truppe dall'Iraq, ma proprio il suo ritiro dalla vita politica e dal governo. Un messaggio secco, con poche parole e più scarsi sorrisi, un tono serafico e una voce più nasale del solito, che uccideva sul nascere anche il rimpasto annunciato e il governo Berlusconi bis. Una finta euforia ostentava l'opposizione, ma vero panico serpeggiava in realtà tra di loro che si trovavano d'un tratto a perdere la loro unica certezza, il loro unico punto di riferimento. Ma anche i suoi alleati sembravano straniti come se avessero bevuto trielina e fumato crack. Follini, pur calvo, aveva tutti i capelli dritti e sbarrava gli occhi come se fosse davvero Harry Potter e non la sua copia parlamentare. Fini parlava in falsetto, per la prima volta non usava il suo avverbio preferito, ovviamente, e appariva col capello arricciato e lievemente ingobbito. Ciampi era impenetra- bile perché le sue grondanti sopracciglia erano scese sugli occhi come saracinesca per tutelare il suo sguardo attonito. Dall'opposizione nessuno fiatava, solo miagolii incomposti. Berlusconi aveva riempito in modo sgargiante la scena ma ora lasciava un vuoto tremendo che nessuno sapeva come riempire. Si era rotto i coglioni, diceva la gente, ripetendo una sua frase famosa degli ultimi giorni. I più fessi attribuivano la ragione del suo ritiro ai brogli elettorali, i più banali ai capricci di Fini e Follini, i più superficiali alla nazionale trombata in Portogallo, i più corvi alle ragioni di salute, i più torvi ai processi giudiziari, i più intimisti al libro di Veronica sua consorte uscito ieri in libreria, i più estrosi ad un litigio musicale con Apicella. La ragione vera, invece, era un'altra. Berlusconi ha deciso di raggiungere l'etere attraverso il black out. In preda ad un forte conflitto di disinteresse, ha deciso di oscurarsi e di non mandarsi più in onda. Ha voluto abbandonare il fatuo mondo della retorica piaciona, dei Dpef e delle elezioni, del potere apparente dove sembri onnipotente ma poi non decidi niente. E ha deciso di recuperare la realtà interiore. Lascia pure quel magnifico incrocio tra disneyland e il paradiso di Allah che è la villa di Porto Rotondo, dove perfino San Pietro ambirebbe ad essere assunto come portiere, per ritirarsi in un convento vero, non quelli finti e sconsacrati di Gargonza o di Adornato. Un convento, non una convention. Spente le luci azzurre della ribalta e liberatosi dal fard, i trucchi, le tinture e le plastiche, Berlusconi ha deciso di andarsene da solo come gli anacoreti di una volta, (...) (...) sfuggendo perfino a Marinella, Alfredo e Gianni Letta. Svegliandomi dal sogno mi sono accorto che prima di addormentarmi avevo letto qualche pagina del romanzo Il signore degli occhi, di Roberto Pazzi, che narra di tale Cavalier Enrico Magnani, padrone delle tve leader politico carismatico, in procinto di diventare presidente a vita; ma rinuncia al potere e al video e di si ritira in convento sulle Alpi. I sogni fingono di essere creativi ma rubano dalla realtà e dai racconti ascoltati in dormiveglia, la loro trama e le loro ambientazioni, anche se poi le scompongono e le mescolano secondo una profetica demenza. Però quel sogno rispondeva più di una diagnosi politica alle domande di questi giorni. Era il segno di un disagio vero e di una tentazione forte che a volte prende i megalomani che più si autostimano, come il suddetto Cavaliere. I quali, se li conosco bene, possono sopportare ogni genere d'accusa, anche la più infamante; ma non quella di essere bollito o sconfitto. Chiamatemi pure bestia di satana, sembra suggerire il cav., ma non ditemi che sono un perdente; ditemi che massacro, ma non ditemi che annoio. La noia, più del crimine, fa collare gli ascolti; e questo per Berlusconi è la vera dannazione. Penso che sia utile il rimpasto o qualche bella scossa. Ma è comodo usare Berlusconi come l'alibi universale di tutto quel che c'è e che non c'è. Provatevi a pensarlo in convento e poi parliamo di quel che resta in giro e in piedi. Dopo di lui il diluvio. Anzi, il pediluvio.
    "


    Saluti liberali

  7. #27
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    GOD SAVE BERLUSCA !!

    Speriamo che i pollisti non facciano cappellate e ce lo mantengano sempre lì, lo sbruffine più antipatico del mondo. Porta almeno il 10% alla causa komunista.

  8. #28
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    dal quotidiano LIBERO di oggi 29 giugno 2004:

    " C'è il tempo per rifarsi
    di VITTORIO FELTRI
    Solo qualche riga per dire: sono deluso quanto voi dal risultato dei ballottaggi; però me li aspettavo. La Lega è andata da sola per vincere e non ha portato a casa niente eccetto Sondrio, che comunque sarebbe stata sua. Ne valeva la pena? Forza Italia ha sbagliato il cinquanta per cento delle candidature, gentarella, in alcuni casi addirittura impresentabile. Non è un partito ma una consorteria. Ed era noto. Berlusconi tuttavia ha una ragione: si è votato per gli enti locali, e il governo romano non era in discussione; inutile discuterne. Fra due anni, al termine della legislatura, torneremo alle urne e allora vedremo se gli italiani preferiscono affidare le sorti del Paese al Cavaliere o a un suo avversario, di cui per adesso si ignora l'identità. Si fa il nome di Prodi. Capirai che novità. Poi quello di Letta il Giovane, già meglio. Almeno il ragazzo sa parlare in italiano. Amato odora di muffa. Poi dicono che l'Ulivo ha un futuro. Ma quale futuro? Per racimolare il 50 per cento dei consensi abbisogna dei suffragi di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Più quelli dei Verdi. Più quelli dei Socialistini boselliani. Questi sbandati sarebbero i probabili trionfatori? Per favore... Diciamo piuttosto che il Polo è affetto da mania suicida. Non riesce a organizzarsi. Fatica a raccogliere quanto ha seminato. A Bergamo, per esempio, il sindaco uscente, Veneziani, pur avendo ben figurato è stato trombato. Il problema è che non è sufficiente fare, occorre anche farlo sapere. Lui invece, quanto è bravo a costruire e a portare a termine, tanto è asino nella comunicazione. Realizza, questo sì, però nella più assoluta riservatezza. L'elenco delle sue opere è strabiliante, parchi, giardini, edifici; la città è svizzera, pulita, ordinata, lustra; la viabilità è migliorata. Ma chi lo ha reso di pubblico dominio? Veneziani non è capace di valorizzare il proprio lavoro. Peccato. Nessuno poi lo ha aiutato. Molti di Forza Italia si dice abbiano dato la preferenza alla sinistra per opportunismo. Accade spesso. È accaduto anche alla signora Colli. Anima candida. Sulla carta avrebbe dovuto stravincere; invece, giù per "lo scheggiato calle". Massacrata. Sfottuta. Strapazzata. Ora forse è inutile, e perfino controproducente, esaminare la rava e la fava; la quaglia è volata via e amen. Tuttavia è un fatto che la Casa delle libertà, aggressiva alle politiche del 2001, ha mollato gli ormeggi. Un motivo ci deve pur essere. Nessuno osa pronunciarsi eppure il responsabile della disfatta è sulla punta della lingua di tutti: massì, è lui, il Cavaliere. Troppo sicuro di se stesso. Troppo spavaldo. Troppo convinto bastasse la sua bella faccia rifatta a persuadere gli elettori. Figurarsi. La politica estera conta parecchio. L'amicizia del Cavaliere con Bush, Putin e Blair ha il suo peso; il programma di governo, pure. Ma non bastano. Per amministrare una città o una provincia serve altro: strutture, personaggi, tecnici, partiti radicati, perfino clientele. Il centrodestra invece non ha nulla, se non un formidabile istinto autocastratorio. Nonostante ciò, non tutto è andato a pallino. C'è tempo per recuperare e tentare un riscatto. Certo, il morale è a terra e occorrerà uno sforzo sovrumano allo scopo di ricostruire le basi del rilancio. Guai a lasciarsi andare . Milano, roccaforte di Forza Italia, "patria" di Berlusconi, appare stanca e sfiduciata. È un momento così. Va superato. Coraggio Cavaliere. Però qualche volta ci dia retta. Desideriamo darle una mano per darla a noi stessi, agli italiani. Accetti il contributo nostro e di tutti coloro che non vogliono morire rossi. Qualcuno pretende di appenderla a piazzale Loreto, come il Duce. Non lo consentiremo. Però lei non si offra agli avversari per sfinimento.Non ci renda il compito più difficile di quello che è.
    "

    Saluti liberali

  9. #29
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    dal sito del quotidiano IL MESSAGGERO

    " Martedì 29 Giugno 2004 Chiudi


    Così Forza Italia perde il granaio del Sud-Est

    Da Lecce a Teramo 9 province all’Ulivo. D’Alema: «La borghesia ha tolto la delega al Polo»

    dal nostro inviato

    MARIO AJELLO


    BARI Già si pensa all’anti-Fitto. Cioè? In Puglia, quella del centrosinistra, non è stata una vittoria ma di più: un “cappotto” come aveva vaticinato Massimo D’Alema, che pure in pronostici elettorali spesso non ci azzecca, basti pensare al caso delle ultime regionali. Stavolta, su cinque province pugliesi, l’Ulivo ne ha conquistate cinque: Bari, Brindisi, Lecce, Taranto, Foggia. E per di più, a Bari per la prima volta c’è un sindaco di centrosinistra, il giudice Emiliano, e lo stesso a Foggia con Orazio Ciliberti. Dunque, ora nell’entusiasmo del trionfo freschissimo già si punta a scalzare il berlusconiano Raffaele Fitto dalla presidenza regionale nel 2005. Chi sarà l’anti-Fitto? C’è da registrare che il pupillo del Cavaliere, interprete del berlusconismo quaggiù, l’enfant prodige del forzismo senza spigoli e in salsa mediterranea insomma Fitto col suo ciuffo, la sua carineria estetica e le sue origini da Maglie che è terra morotea deve registrare il crollo del suo sistema di governo.
    Dice Domenico Minnitti, autorevole politologo di Forza Italia e neo sindaco di Brindisi, uno dei pochi polisti che in queste ore ha vinto: «Il sistema Fitto si è inceppato perché ha trovato un limite che è lo stesso limite che sta pagando Berlusconi. Ossia la crisi della personalizzazione carismatica della politica. Questo paradigma che sembrava super moderno è invecchiato molto precocemente e sta cedendo il posto a una esigenza di politica più tradizionale: politica come capacità di mediazione e di partecipazione. Fitto ha compiuto grandi riforme, ha governato bene, ma paga questo passaggio d’epoca. Comunque è giovane e capace e può cambiare».
    La sinistra, intanto, è cambiata. E’ la sinistra degli Emiliano e dei Divella, l’imprenditore diventato presidente della provincia di Bari. E’ la sinistra che dice D’Alema «ha avuto il voto della borghesia e dei ceti produttivi». E infatti Michele Bordo, segretario regionale dei Ds, appena trentenne, nuova star del dalemismo pugliese, nella ricerca precoce dell’anti-Fitto già tratteggia un identikit ideale: «Deve essere un uomo di raccordo fra partiti e società produttiva. E possibilmente un barese». Proprio Vincenzo Divella? Oppure l’industriale De Bartolomeo?
    L’editore Alessandro Laterza, a proposito del polismo alla pugliese, dice che «i consigli comunali sono diventati luoghi di guerriglia permanente. Anni di paralisi amministrativa e si può immaginare con quanta gioia da parte degli imprenditori. Due anni almeno di economia grigia, e di occupazione in calo. E, sopra lo stagno, un altoparlante che ripete di continuo: Ci penso io!». Cioè il super presidente Fitto.
    Osserva Giangiacomo Pellegrino, uno dei più dinamici avvocati pugliesi: «Il sistema Fitto, dopo grandi speranze di rinnovamento, si è tradotto in una gestione accentratrice e personalistica del potere. Se le Usl di tutte le città pugliesi sono occupate da uomini di Fitto e questi non possono spostare neppure un posacenere senza il suo ordine personale, il risultato è l’immobilismo. E ai pugliesi l’immobilismo provoca l’orticaria».
    Così l’armonia del compianto Pinuccio Tatarella (antico genius loci) si è via via trasformata in una disarmonia. Quindi in un paradosso. Che proprio D’Alema riassume così: «Fitto non era berlusconiano, e questa è stata la sua qualità. Sapeva esercitare il potere senza inutili arroganze. Berlusconiano lo è diventato proprio alla fine, quando la stella del Cavaliere ha cominciato a spegnersi».
    Mennitti è convinto che, proprio grazie a Fitto, la partita pugliese è ancora apertissima. La sinistra, intanto, guardando al 2005, si gode il proprio paradosso. Quello di essere sinistra e, insieme, di non esserlo, di essere pugliese nel senso popolare e populistico, un po’ alla Di Vittorio, di coniugare pragmatismo e post-ideologia e, magari, di somigliare per esempio nella mediazione e nel doroteismo un po’ innovativo a ciò che i pugliesi sognavano fosse Fitto. Dopo Fitto, quindi, ecco qualcosa che lo comprende e forse lo supera.
    "
    http://ilmessaggero.caltanet.it/view...keyword=ajello


    Saluti liberali

  10. #30
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    In origine postato da antonio
    ma si, tranquillo Brunik..si e' fatto persino la sede vicaria in Sardegna...con anfiteatro, laghetto, paperette...per la sua sicurezza, ovvio...e con i consigi di Lunardi..in duplice veste di ministro e libero professionista...
    Ma allora il famoso tunnel serve proprio per scappare nottetempo, l'ha detto ieri Giovanardi a Ballarò.

    Però ora lo sanno tutti del tunnel: secondo me è uno specchietto per le allodole per sviare i komunisti, quando giungerà il suo tempo.

    Il vero tunnel dal quale scapperà lo tengono segreto: è probabilmente collegato ad un sommergibile che gli ha regalato Putin. Lui si metterà nella tazza del Water modello 007, tirerà lo sciaquone, ed un sistema idropneumatico progettato dal KGB lo catapulterà direttamente nel sommergibile puntato su Hammamet.

    E' così che finirà i berlusconismo: con uno sciaquone.

 

 
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