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  1. #101
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    In Origine Postato da Jozif
    Le razze non esistono...
    Buona questa!
    Piuttosto non si capisce come mai da un lato l'accozzaglia sinistroide si dà così tanto da fare per tutelare le varie razze di qualche specie animale e invece si dà così tanto da fare per negare l'esistenza delle razze umane, della varietà razziale dell'Homo Sapiens che, ricordiamolo, è una specie, non una razza... appunto.
    La solita "ignoranza" appositamente alimentata per sporchi fini politici.
    2010:

  2. #102
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    In Origine Postato da Jozif
    A parte che si è verificato un caso del genere in Inghilterra (non so se era il contrario forse)

    Quello che hanno dimostrato tutti i maggiori studiosi (italiani ex. Cavalli Sforza, Dallapiccola, ecc.) di genetica contemporanea, è che non si può parlare di razze per l'animale uomo come lo si fa invece per cani, ecc., si può parlare al max. di etnie, le cui variabilità tra loro sono tuttavia inconsistenti perchè pari alla variabilità interna delle etnie, quindi non sussiste alcuna differenza intrinseca, tutto qua
    È l'encefalo di quelli che la pensano così ad essere "tutto qua": un mucchietto di neuroni fulminati.
    L'etnia altro non è che un gruppo umano consierato dal punto di vista RAZZIALE, culturale e linguistico insieme, non è una lieve variazione bilogica come vorresti fare credere agli sprovveduti. Qui non siamo tutti ignoranti di sinistra, ricordatelo.
    2010:

  3. #103
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    In Origine Postato da Jozif
    Cavalli Sforza, lo spiega eccome, basta leggersi i suoi libri (Le 7 figlie di Eva ad esempio), anzi lui già prima degli sviluppi ultimi della genetica (ulteriore conferma che chi parla di razze è semplicemente ignorante) aveva dimostrato chiaramente che le razze non esistono.
    ...
    Le tue letture sono superate.
    Non si sa bene se siete peggio voi negatori delle razze ("antirazzisti" nel vero senso del termine) o quelli che credono che l'uomo lo abbia creato Dio direttamente dall'argilla soffiandogli addosso.
    2010:

  4. #104
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    In Origine Postato da epixx
    perchè il colore della pelle si trasmette attraverso il codice genetico.
    è lo stesso motivo per cui da due genitori con gli occhi neri nascono figli con gli occhi neri.
    la genetica spiega come si trasmettono i caratteri della persona.
    non dice che ci sono razze diverse.
    altrimenti dalle tue parole si intuisce che chi ha gli occhi neri è di una razza diversa rispetto a chi li ha azzurri.
    La compresenza continua di elementi caratteristici costituisce una "razza" e la diversità razziale e confermata dalla genetica. Negarla e come negare che la terra sia rotonda.
    2010:

  5. #105
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    In Origine Postato da Jozif
    ...
    Per cui i tratti esterni del corpo, quelli che mostrano maggiore variazione, sono direttamente soggetti all'influenza dell'ambiente e in particolare del clima dell'area in cui una popolazione vive, per cui cambiano in tempi brevi sulla scala evolutiva...
    Questa è l'ennesima "mezza verità" su cui si fondano le strampalate teorie antirazziste.
    È chiaro che la differenza genetica tra gli uomini è minima proprio perchè apparteniamo alla medesima specie, attenzione SPECIE, non razza; nessuno ha mai contestato che la differenza razziale dipenda da pochi elementi.
    Noi confutiamo certe teorie meccanicistiche lamarkiane e, in parte, anche marxiste dell'influenza dell'ambiente. È falso che sia solo l'ambiente a determinare l'individuo e le razze, se così fosse scandinavi ed eschimesi dovrebbero risultare identici! In realtà c'è un carattere di fondo, un marchio immutabile e originario. L'ambiente - sia naturale, sia storico, sia sociale, sia culturale - può solo influire sul "fenotipo", ovvero sul modo esteriore e contingente di manifestarsi, nel singolo o in un dato gruppo, di certe tendenze ereditarie e di razza, che restano sempre l'elemento primario, originario, essenziale e incoercibile. Essere "razzisti" significa dunque aver la precisa coscienza e conoscenza del fatto che forze radicate nel nostro tempo, e non solo influenze meccaniche e impersonali dell'ambiente, sono veramente determinanti per la nostra vita, per il nostro carattere, per le nostre vocazioni.
    Ciò che noi affermiamo con forza è il principio secondo il quale ogni etnia conserva un modo di percepire la realtà assolitamente originale, ciò è rispecchiato perfino nel modo diverso in cui ogni lingua esprime il reale.
    Questo campo di studi è conosciuto col nome di "psicogenetica" ed è tutt'altro che una teoria. Il percepire la realtà si evolve nel tempo e deve farlo per adattamento, ma sempre secondo il "sentire" di un determinato popolo.
    La coscienza razzista dà un significato più vivo, più energico, più interiore a quel che nell'uso più corrente del termine si intende per "tradizione". È così che il razzismo vivifica e rende concreto il concetto di tradizione: abituerà il singolo a vedere negli antenati non una serie di di "morti" più o meno illustri, ma l'espressione di qualcosa che ancora vive in noi e con cui si è interiormente congiunti.
    2010:

  6. #106
    Cuore Nero
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    purtroppo siamo in una situazione desolante in Italia e in Europa....i poteri forti appoggiati dalla sinistra buonista e anche dal centro destra (contro l'immigrazione solo a parole e in campagna elettorale) stanno radendo al suolo la civiltà italiana ed europea......è a rischio tutta la nostra identita nazionale e culturale, e tutti sappiamo che un popolo che non sa proteggere la sua identità è un popolo destinato a scomparire...
    i dogmi sulla non esistenza di differenze razziali, sui sionisti che diventano martiri intoccabili e potenti, sulla continua invadenza americana negli affari europei e il conseguente servilismo (sopratutto italiano) nei confronti della superpotenza a stelle e strisce impediscono il diffondersi di ogni versione diversa da quella "ufficiale" ...questa è la democrazia che il mondialismo ci ha regalato con la gioia di tutti politicanti massoni e corrotti di destra e sinistra...

    si rende indispensabile la formazione in Italia di un partito che rappresenti la destra nazionalpopolare come è in tutti gli altri paesi europei.....

    saluti romani!

  7. #107
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    In Origine Postato da Avanguardista
    ...
    i dogmi sulla non esistenza di differenze razziali, sui sionisti che diventano martiri intoccabili e potenti, sulla continua invadenza americana negli affari europei e il conseguente servilismo (sopratutto italiano) nei confronti della superpotenza a stelle e strisce impediscono il diffondersi di ogni versione diversa da quella "ufficiale" ...questa è la democrazia che il mondialismo ci ha regalato con la gioia di tutti politicanti massoni e corrotti di destra e sinistra...

    si rende indispensabile la formazione in Italia di un partito che rappresenti la destra nazionalpopolare come è in tutti gli altri paesi europei.....

    saluti romani!
    I miti del XX e XXI secolo:

    - le razze non esistono
    - Israele ha sempre ragione
    - gli Ebrei hanno ragione per legge
    - USA esportatori di democrazia
    - Unione Europea risorsa irrinunciabile
    - €uro necessario e utile
    - l'olocausto c'è stato
    - omosessuale è bello
    - comunismo e democrazia
    - gli immigrati sono una risorsa e ci pagano le pensioni
    - l'HIV non è poi così tanto pericoloso e contagioso
    etc.

    ... ogni epoca ha le sue credenze "medievali".
    2010:

  8. #108
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    In Origine Postato da Ichthys
    Si, si... un posto dove si compiono le intimidazioni contro i comitati elettorali degli avversari (vedasi in Sardegna).
    Li conosciamo i tuoi "paradisi": dove l'uomo è massificato e privato del diritto di essere diverso e "originale" rispetto agli altri.
    Valori che sono un incubo per un mescolazionista come te.
    Sei tu il primo nemico della diversità razziale. Si arriva a tal punto di odiare la varietà umana da negarla in nome di una sporca percentuale politica.
    Sono io quello che tutela la multirazzialità, tu la neghi e la combatti.
    Non conosci proprio un bel nulla invece. Io non voglio minimamente appiattire l'uomo come cerchi di vendere la mia ideologia. Non la nego io la diversità razziale, la negano i genetisti. Purtroppo misero ottocentesco non sei in grado di comprendere la medicina molecolare...

    Ai secoli bui.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  9. #109
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    In Origine Postato da Ichthys
    I miti del XX e XXI secolo:

    - le razze non esistono
    - Israele ha sempre ragione
    - gli Ebrei hanno ragione per legge
    - USA esportatori di democrazia
    - Unione Europea risorsa irrinunciabile
    - €uro necessario e utile
    - l'olocausto c'è stato
    - omosessuale è bello
    - comunismo e democrazia
    - gli immigrati sono una risorsa e ci pagano le pensioni
    - l'HIV non è poi così tanto pericoloso e contagioso
    etc.

    ... ogni epoca ha le sue credenze "medievali".
    Eeeeh se non ci foste voi, grandi illuminati scienziati del futuro, che sapete tutto e avete capito tutto, come farebbero...

  10. #110
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    To va

    FINE DI UN MITO Esistono i razzisti, non le razze La genetica molecolare ci fa tutti più uguali


    Autore: PIAZZA ALBERTO (uno dei maggiori esperti di genetica)



    IN questi tempi in cui si usa parlare di società multietnica e in cui tornano purtroppo a manifestarsi atteggiamenti di discriminazione razziale, mi si chiede spesso se il concetto di razza abbia un fondamento biologico. La risposta non è scontata perché è difficile ricondurre il signicato di questo termine al suo valore storico quando, da una parte gli stessi studiosi di biologia lo hanno usato con intendimenti diversi e spesso ambigui, e dall' altra l' uso corrente si è caricato di riferimenti culturali di abbietta memoria. Un esempio significativo delle difficoltà che circondano l' uso del termine razza, è stato dato di recente quando, in Tuttoscienze, all' esposizione dei risultati di alcune nostre ricerche (peraltro riassunte in modo esemplare) è stato dato il titolo: «Le razze sono nate 10 mila anni fa». Dal momento che l ' articolo non fa menzione (correttamente) di classificazioni in razze delle popolazioni umane, al lettore viene più che naturale chiedersi se le razze umane esistano davvero. Ebbene: la suddivisione della nostra specie in razze è biologicamente infondata. Se esaminiamo due individui a caso, il loro corredo genetico (cioè l' insieme dei geni la cui informazione è archiviata e si trasmette per mezzo del Dna) sarà, con certezza quasi assoluta, diverso: nel mondo biologico la diversità costituisce la regola, l' uniformità l' evento eccezionale. La variabilità biologica interindividuale si può misurare seguendo diversi livelli di indagine. Con una distinzione approssimativa che corrisponde anche a una successione storica e a una difficoltà tecnica crescente, le misure si possono riferire a caratteri: 1) antropometrici (per esempio, dimensioni delle ossa e delle forme del corpo) e antroposcopici (per esempio, colore della pelle, forma dei capelli); 2) molecolari, nel senso di molecole biologiche la cui presenza è regolata da geni (per esempio, gruppi sanguigni, enzimi presenti nel sangue); 3) di DNA (sequenze parziali o totali di geni). Per semplicità, i caratteri esteriori sono stati i primi a essere studiati dagli antropologi. Il «diverso» viene classificato come tale in base a parametri che della biologia moderna manifestano l' ignoranza più che la conoscenza: la persona di pelle scura è, da un punto di vista genetico, sì diversa dalla persona di pelle chiara, ma i geni che controllano il colore della pelle costituiscono una proporzione irrisoria della totalità dei geni (circa 100. 000) che sono differenti in due persone con lo stesso colore della pelle. La persona di pelle scura viene «vista» diversa dalla persona di pelle chiara, solo perché il colore della pelle è un carattere visibile e in quanto tale viene culturalmente isolato rispetto ai caratteri la cui esistenza non è tangibilmente riconosciuta dai nostri sensi. In modo simile il colore degli occhi la forma e le dimensioni fisiche del nostro corpo, possono essere associati a differenze genetiche che hanno nella realtà un peso molto minore di quello che sembra. Il difetto di prospettiva era già stato chiaramente intuito da Darwin, quando notava (in The Descent of Man and Selection in relation to Sex) che la specie umana è unica e, citando una dozzina di autori a lui contemporanei in disaccordo sul numero delle razze (da 2 a 63) aggiungeva come «sia difficile identificare caratteri di chiara evidenza biologica che separino le razze». E concludeva: «Quando i principi dell' evoluzione saranno accettati da tutti... le discussioni tra chi sostiene l' esistenza di sottospecie o razze, morranno di una morte silenziosa cui nessuno farà caso». Questa ultima profezia si è avverata solo in tempi molto recenti, qiando è stato possibile esaminare i dati molecolari e delle sequenze di Dna (nel senso prima specificato). Statisticamente si è dimostrato che la variazione genetica all' interno dei vari raggruppamenti di solito definiti secondo criteri geografici o linguistici, è dello stesso ordine di grandezza di quella tra i raggruppamenti. Tale osservazione deriva dal fatto che in quasi tutte le popolazioni tutti i geni che si conoscono sono presenti, anche se con frequenze differenti, e che tutte le popolazioni o gruppi di popolazioni hanno rapporti di affinità diversa a seconda del gene che si considera. Ne consegue che nessun gene singolo è sufficiente a classificare le popolazioni umane in categorie sistematiche. La variabilità che esiste in tutte le popolazioni, anche in quelle di piccole dimensioni, si è accumulata in tempi molto lunghi, forse dall' origine stessa della nostra specie Homo, circa 700. 000 anni fa: altrimenti non ci spiegheremmo la presenza della maggior parte dei polimorfismi che conosciamo in quasi tutte le popolazioni. La differenziazione geografica degli uomini anatomicamente moderni (Homo sapiens sapiens) è recente, risalendo a circa 100 150. 000 anni fa (il 20 per cento del tempo di esistenza della specie). Perciò non vi è stato tempo sufficiente per una differenziazione all' interno di ciascun gruppo. Inoltre la nostra specie, come quella dei nostri antenati più vicini Homo erectus, ha sviluppato un' attività migratoria molto intensa in tutte le direzioni, con fenomeni di ibridazione tra popolazioni magari separate da lungo tempo. Le mescolanze diminuiscono le differenze genetiche, introducendo gradienti continui di variabilità che rendono ancora più difficile la definizione di «confini» genetici. Dal punto di vista scientifico, il concetto di razza è perciò privo di fondamenti. Si può obiettare che gli stereotipi razziali hanno una coerenza che permette anche ai profani di «classificare» le persone. Tuttavia, come già si è sottolineato gli stereotipi più diffusi (colore della pelle, colore e forma dei capelli, tratti del viso) riflettono differenze superficiali. Confrontando la storia genetica di molti geni e di molte popolazioni, siamo in grado di distinguere gruppi di popolazioni diverse e di ordinarle in una gerarchia tassonomica. Ma tali gruppi non possono identificarsi con le «razze», perché ciascun livello tassonomico separerebbe partizioni differenti, e non vi è alcuna ragione biologica per preferirne uno in particolare. Inoltre piccole variazioni nei geni o nei metodi di analisi impiegati possono spostare certe popolazioni da un gruppo all' altro. Voler realizzare una tassonomia delle popolazioni umane di cui ci si possa fidare è una causa persa. E' stato proprio questo tipo di analisi che ci ha permesso di documentare che le innovazioni tecnologiche e culturali dal Paleolitico a oggi hanno profondamente influenzato la struttura biologica dell' uomo moderno: se si considera che lo scimpanzè e l' uomo moderno condividono il 98 per cento dei geni, in quel 2 per cento di diversità si concentra una potenzialità evolutiva assolutamente straordinaria, i cui dettagli costituiscono il fascino del nostro tentativo di ricostruzione. Rimane da esaminare il motivo per cui lo stereotipo della razza sia così difficile da estirpare. Vi è una responsabilità della comunità scientifica ormai ampiamente documentata almeno per quel che riguarda le generazioni passate, ma vi è qualcosa di più profondo, forse una contraddizione non ancora risolta tra l' evoluzione biologica che premia la diversità e l' evoluzione sociale che invece premia l' omogeneità sociale, il non essere diversi dagli altri quale garanzia di conservazione della struttura sociale esistente, l' identificarsi in un gruppo di uguali per potersi meglio difendere da altri gruppi. Nel 1959 il filologo Gianfranco Contini individuò l' etimologia della parola razza nel francese antico haraz, «allevamento di cavalli, deposito di stalloni» di cui è rimasta anche in italiano l' espressione «cavallo di razza». Propongo di riportare il termine alla sua etimologia originaria: il razzismo esiste ma la razza non si può riferire alla nostra specie.

    Alberto Piazza Università di Torino

 

 
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