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  1. #111
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    Predefinito Re: Re: CONTINUATE A SBAGLIARE BERSAGLIO

    In Origine Postato da Fenris
    Il fatto che tu non le abbia viste non implica affatto che non vi siano. Cos'è, sei ubiquo, sei ovunque in ogni momento?
    Puoi citarmi a bizzeffe di queste iniziative pro ambiente, vero? (Stai diventando ridicolo).

    In Origine Postato da Fenris
    Se non puoi dimostrare quello che sostieni, le tue obiezioni non hanno peso. Il post iniziale cita una dichiarazione del più noto immunologo italiano, Aiuti. Se lo vuoi contestare, devi riportare una fonte equivalente, altrimenti nisba.
    IL più noto immunologo italiano...oh mamma mia...e allora?

    In Origine Postato da Fenris
    Le importazioni? Per fermare le malattie? Ma che dici? I generi alimentari importati vengono controllati,

    hahahaha! Illuso...

    In Origine Postato da Fenris
    e comunque non mi risulta che dall'Africa o dall'Asia importiamo generi alimentari. Per la manodopera, il discorso si fa lungo e divaga da quello principale, mi limito a dire che la manodopera italiana si troverebbe eccome, se si volesse assumerla a condizioni decenti, ma è chiaro che fa più comodo sfruttare l'extracomunitario. Prevengo la tua obiezione: sissignore, me la prendo anche con gli imprenditorucoli che li assumono, certamente.
    Ottimo. In buona sostanza tu vuoi sbarrare la strada allo straniero extracomunitario, o sbaglio? Beh, a me stanno sui maroni i camion austriaci che fanno più morti...

    In Origine Postato da Fenris
    E' un problema marginale un paio di maroni, qua si rischia di re-introdurre in Italia malattie mortali e tu dici che è marginale?? Non è questione di saper leggere, è questione che tu scrivi un cumulo di cazzate che la metà basta!

    Vatti a leggere i dati sulla mortalità e sulle patologie che uccidono...poi mi implorerai di mettere fuori legge le macellerie e di proibire alcool e tabacco.

    Ai tonni.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  2. #112
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    Predefinito

    Le razze non esistono- Cavalli Sforza

    Parla Luca Cavalli Sforza, genetista e grande divulgatore, a Trieste per l’assise organizzata dall’Icgeb
    La scienza, antidoto contro il razzismo
    Tra i ricercatori di spicco, Paul Bertone, autore di uno studio avveniristico sul genoma


    TRIESTE «Quando vengo a Trieste, al Centro Internazionale per l’Igengneria genetica e le biotecnologie (Icgeb), sono fiero di essere un ricercatore italiano, cosa che normalmente non mi capita, perché la Ricerca scientifica, in Italia, è ridotta all'osso a causa della mancanza di fondi».
    Tagliente, chiaro, senza bisogno di metafore. Luigi Luca Cavalli Sforza, genetista, grande divulgatore, con una cattedra all'università di Stantford, negli Stati Uniti, ha tenuto ieri a Trieste, all’Area di Ricerca, il suo intervento nel corso del convegno sulla post genomica, incontro organizzato per parlare della rivoluzione scientifica provocata dalla mappatura del codice genetico. La determinazione della sequenza del genoma umano, completata alcuni mesi orsono, infatti, rappresenta una vera e propria pietra miliare nella ricerca scientifica, e costituisce la base di partenza per una futura comprensione delle basi biologiche delle funzioni del nostro organismo, nonché dello sviluppo di molte malattie.
    Conoscere il codice genetico, infatti, significa potenzialmente riuscire a conoscere il presente, il passato e il futuro della vita «biologica» di un individuo, prevederne e curarne le possibili malattie.
    Luca Cavalli Sforza in oltre sessant'anni di studi, ha applicato la genetica alla storia, utilizzando gli studi sul genoma per ripercorrere a ritroso nel tempo la storia dell'uomo, con l'obiettivo di approdare, partendo dai nostri padri e dalle nostre madri, all'origine stessa della vita.
    Ma, al di là delle questioni scientifiche, dall'atrio di vetro e ferro dell'Icgeb, Cavalli Sforza sottolinea il ruolo del centro di biotecnologie che ha sede a Trieste: «Provo piacere ad essere qui - dichiara - e vedere che i ricercatori lavorano bene, in un ambiente sereno. Qui le cose funzionano, pur non spendendo tantissimi soldi. Davvero, qui non ci si vergogna di essere ricercatori italiani». E, ancora, sottolinea l'importanza di occuparsi dei Paesi in via di sviluppo: «La crisi mondiale che ci sta arrivando addosso è a mio parere un segnale importante di cosa succede quando i Paesi in via di sviluppo sono insoddisfatti del proprio ruolo e della propria posizione nello scacchiere internazionale. Tutto ciò ha delle importanti relazioni con il mondo scientifico, con la tecnologie e con gli obiettivi e le speranze che questi Paesi hanno nei confronti del futuro. Per questo dico che l'Icgeb lavora in un settore importante, perché non solo si occupa di biotecnologie, ma anche lo fa con uno sguardo partecipe e rispettoso nei confronti dei Paesi invia di sviluppo, tenendo conto delle aspettative e soprattutto del ruolo che essi devono assumere, per favorire l'ulteriore sviluppo ed evitare invece situazioni come quella che stiamo attualmente vivendo».
    Nato nel 1922, laureatosi nel 1944 a Pavia, Cvalli Sforza da cinquant'anni utilizza la genetica per sopperire alla scarsità di prove archeologiche nello studio delle origini dell'uomo. Uno studio lungo una vita, di cui ha parlato ieri nel corso del suo intervento a Trieste, uno studio giunto fino ad ora a importanti considerazioni. Lo studio e l'analisi del Dna, infatti, ha permesso al quasi ottantenne ricercatore italiano di ricostruire in dettaglio il passato più remoto della storia dell'uomo. Lì dove non c'erano più prove concrete, dove non si poteva scavare in siti archeologici per ottenere risposta, si è passati all'analisi e alla ricostruzione del dna. Così Luca Cavalli Sforza è giunto a un passato che risale alle origini della nostra specie di «homo sapiens», origini che lo scienziato ha circoscritto in Africa. Nato africano, infatti, l'uomo è stato sempre caratterizzato dalla volontà di viaggiare, quasi un istinto, che ha portato i nostri antenati a spargersi per il mondo, e colonizzarlo, il tutto in un arco di tempo molto ampio, che va da 100 mila anni fa, con la prima migrazione verso il Medio Oriente, fino a 800 anni fa, con la colonizzazione della Nuova Zelanda e della Polinesia.
    Ma non basta. Fino a qui, gli studi portati avanti da Cavalli Sforza sul fronte della genetica hanno anche sgombrato il campo dalla possibilità di dare un fondamento scientifico all'ideologia razzista. La genetica, infatti, dimostra in maniera chiara che l'Uomo appartiene a una sola e unica razza, affermazione dimostrata dal fatto che la differenza genetica tra africani, europei, cinesi e via dicendo è analoga in tutto e per tutto alla variabilità genetica interna a ciascun gruppo, come dire che esiste una razza sola, oppure ogni singolo uomo dovrebbe appartenere a una sua razza privata. Tutto ciò, prima. Prima della mappatura del codice genetico che ha aperto la strada a nuovi orizzonti.
    «È evidente - ha dichiarato ieri Cavalli Sforza - che la mappatura del genoma è esclusivamente un punto di partenza, e non un punto di arrivo. La grande corsa, la competizione portata avanti a livello internazionale ha fatto credere alla gente che si doveva correre per ottenere un risultato, e invece abbiamo appena ottenuto lo strumento. Adesso, proprio adesso, si tratta di stabilire cosa facciamo con questa montagna di conoscenza che abbiamo accumulato. Cosa ne facciamo, come possiamo utilizzarla nel modo migliore».
    Così, nelle due giornate di convegno, si sono susseguite relazioni che hanno offerto ai ricercatori il panorama generale, lo stato dell'arte dello studio della genetica. Dalla visione culturale di Cavalli Sforza si è passati ad analizzare metodologie e tecniche dello studio del genoma, azioni concrete che vengono portate avanti in varie parti del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti per progredire nella conoscenza, con l'obiettivo di capire i meccanismi che regolano la vita.
    Tra gli scienziati di spicco che hanno partecipato al meeting, anche Paul Bertone, dell'Università di Yale. Nel corso dell'ultimo anno è riuscito a costruire una superficie di un paio di centimetri di lato che riesce a contenere tutte le proteine codificate dal genoma di un intero organismo, nella fattispecie un lievito: «È difficile spiegare a chi non è un genetista - ha dichiarato - quali implicazioni possa avere il nostro studio. Posso dire che questo sistema ci permette di guardare e studiare i fenomeni a un livello macro e in uno spazio circoscritto, per cui vediamo dei fenomeni che in natura sono difficilmente localizzabili. Questo ci fa sperare bene per il futuro, visto che il nostro obiettivo è di estendere questo studio, che riguarda la funzione di interi genomi, anche al patrimonio genetico dell'uomo, che per complessità è superiore di cinque volte a quello di un lievito. Diciamo, insomma, che qui a Trieste abbiamo presentato uno studio che a mio parere ha delle grosse potenzialità per il futuro».

  3. #113
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    In Origine Postato da Ichthys
    Le tue letture sono superate.
    Non si sa bene se siete peggio voi negatori delle razze ("antirazzisti" nel vero senso del termine) o quelli che credono che l'uomo lo abbia creato Dio direttamente dall'argilla soffiandogli addosso.
    LE letture di Cavalli Sforza sono superate, si ma dalla biologia molecolare che non ha fatto altro che dare conderme all'inesistenza delle razze.

    Non è questione di crederci o no, ma di dimostrazione scientifica

  4. #114
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    Predefinito

    In Origine Postato da Ichthys
    Questa è l'ennesima "mezza verità" su cui si fondano le strampalate teorie antirazziste.
    È chiaro che la differenza genetica tra gli uomini è minima proprio perchè apparteniamo alla medesima specie, attenzione SPECIE, non razza; nessuno ha mai contestato che la differenza razziale dipenda da pochi elementi.
    Noi confutiamo certe teorie meccanicistiche lamarkiane e, in parte, anche marxiste dell'influenza dell'ambiente. È falso che sia solo l'ambiente a determinare l'individuo e le razze, se così fosse scandinavi ed eschimesi dovrebbero risultare identici!

    Mai letta una cazzata più GIGANTESCA di questa...Anche un imbecille capirebbe che:
    A) Ci vuole del tempo perchè si selezioni un insieme di marcatori genetici.
    B) I due ambienti succitati non sono minimamente identici.

    In Origine Postato da Ichthys
    In realtà c'è un carattere di fondo, un marchio immutabile e originario.
    Divino direi...dai arriva allo spirituale così hai fatto l'en plain...

    In Origine Postato da Ichthys
    L'ambiente - sia naturale, sia storico, sia sociale, sia culturale - può solo influire sul "fenotipo", ovvero sul modo esteriore e contingente di manifestarsi, nel singolo o in un dato gruppo,
    I fenotipi che sopravvivono in quel dato ambiente trasmettono il proprio genotipo alle generazioni successive...sai, Darwin...la selezione naturale...

    In Origine Postato da Ichthys
    Essere "razzisti" significa dunque aver la precisa coscienza e conoscenza del fatto che forze radicate nel nostro tempo, e non solo influenze meccaniche e impersonali dell'ambiente, sono veramente determinanti per la nostra vita, per il nostro carattere, per le nostre vocazioni.
    Patetico.

    In Origine Postato da Ichthys
    Ciò che noi affermiamo con forza è il principio secondo il quale ogni etnia conserva un modo di percepire la realtà assolitamente originale, ciò è rispecchiato perfino nel modo diverso in cui ogni lingua esprime il reale.
    Etnia è diverso da razza.

    In Origine Postato da Ichthys
    Questo campo di studi è conosciuto col nome di "psicogenetica" ed è tutt'altro che una teoria.

    Scientifica? Posso avere qualche nome "illustre"?

    In Origine Postato da Ichthys
    Il percepire la realtà si evolve nel tempo e deve farlo per adattamento, ma sempre secondo il "sentire" di un determinato popolo.
    l popolo è il frutto dell'ambiente che lo ha modificato.

    In Origine Postato da Ichthys
    La coscienza razzista dà un significato più vivo, più energico, più interiore a quel che nell'uso più corrente del termine si intende per "tradizione".
    Fa semplicemente molta confusione tra tradizione culturale e genotipica...molta confusione.

    Agli ascientifici.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  5. #115
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    In Origine Postato da Jozif
    LE letture di Cavalli Sforza sono superate, si ma dalla biologia molecolare che non ha fatto altro che dare conderme all'inesistenza delle razze.

    Non è questione di crederci o no, ma di dimostrazione scientifica
    Ma basterebbe osservare le marcoscopiche differenze genetiche tra un uomo e una donna, altro che fra "razza" e "razza", per capire che le minime differenze "razziali" sono inferiori a quelle intergenere.

    QUalcuno ha mai chiesto di separare maschi e femmine?

    aI GONZI.
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    Arnold Gehlen

  6. #116
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    In Origine Postato da ScimmioneNudo
    Ma basterebbe osservare le marcoscopiche differenze genetiche tra un uomo e una donna, altro che fra "razza" e "razza", per capire che le minime differenze "razziali" sono inferiori a quelle intergenere.

    QUalcuno ha mai chiesto di separare maschi e femmine?

    aI GONZI.
    Ma anche le differenze genetiche che ci sono tra 2 individui appartenenti allo stesso gruppo possono essere superiori a quelle di 2 individui di gruppi diversi.

    Per questo motivo semplicissimo non sta in piedi il concetto di razza.

  7. #117
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    In Origine Postato da Jozif
    Ma anche le differenze genetiche che ci sono tra 2 individui appartenenti allo stesso gruppo possono essere superiori a quelle di 2 individui di gruppi diversi.

    Per questo motivo semplicissimo non sta in piedi il concetto di razza.
    Credi che le letture di Icthys arrivino così in avanti? Al massimo ti tira fuori il pitecantropo...

    Agli involuti.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

  8. #118
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    In Origine Postato da Jozif
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    FINE DI UN MITO Esistono i razzisti, non le razze La genetica molecolare ci fa tutti più uguali

    Autore: PIAZZA ALBERTO (uno dei maggiori esperti di genetica)
    La genetica molecolare ci fa uguali anche agli extraterrestri. Che notizia è?
    Le razze continuano ad esistere alla faccia tua... e meno male che eravate voi sinistroidi quelli che dovevate avere rispetto per il diverso e tutelare la diversità.

    Per quanto riguarda i "maggiori esperti" ti ricordo che vi sono insigni astrofisici che credono ai miracoli della Madonna di Fatima.
    2010:

  9. #119
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    In Origine Postato da ScimmioneNudo
    Credi che le letture di Icthys arrivino così in avanti? Al massimo ti tira fuori il pitecantropo...

    Agli involuti.
    Non c'è bisogno... ti sei tirato fuori da solo.

    Agli scimmioni nudi.
    2010:

  10. #120
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    In Origine Postato da Ichthys
    La genetica molecolare ci fa uguali anche agli extraterrestri. Che notizia è?
    Le razze continuano ad esistere alla faccia tua... e meno male che eravate voi sinistroidi quelli che dovevate avere rispetto per il diverso e tutelare la diversità.
    Per quanto riguarda i "maggiori esperti" ti ricordo che vi sono insigni astrofisici che credono ai miracoli della Madonna di Fatima.

    Stai male...non hai la minima idea di come funzionino epistemologia e ricerca scientifica...secondo te lo hanno detto in veste di scienziati quei sedicenti astrofisici che credono ai miracoli della Madonna?
    Poveretto...

    Ai gonzi.
    "Che l'uomo si concepisca come una creatura di Dio oppure come una scimmia che ha fatto carriera comporta una netta differenza nell'atteggiamento da tenere verso la realtà; nei due casi si obbedirà a imperativi interiori diversissimi."

    Arnold Gehlen

 

 
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