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Discussione: Ex Listone..........

  1. #1
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    Predefinito Ex Listone..........



    Editoriale.EX-LISTONE: LASCIAMOLO COSI’, SENZA RIMPIANTI

    Marini ha ragione, serve la coalizione non il partito unico

    I Ds pensano di fagocitare la Margherita e cancellare l’identità di entrambi, ma sarebbe un passo sbagliato. La vera forza delle coalizioni sta nella loro articolazione.

    Con un’efficace metafora, qualcuno ha scritto che Franco Marini ha smontato il Triciclo. Ma più che fare battute, forse occorrerebbe che nel centrosinistra si riflettesse sulle parole del dirigente della Margherita. Questo partito, a differenza dei Ds, ha fatto l’analisi del voto e pare abbia tratto alcune conclusioni che Marini si è incaricato di riferire con il suo stile tranchant.

    Cosa dice dunque il responsabile dell’organizzazione dei DL? Dice che il listone ha perso al centro e a sinistra. Al centro perché non ha saputo né intercettare i voti in fuoriuscita da Forza Italia, travasatisi invece nelle liste alleate di Berlusconi, né ha conservato gli elettori della Margherita stessa, forse allontanatisi per la presenza di esponenti dei Ds nella lista. A sinistra perché ha ceduto consensi ai partiti dell’ala radicale. Era un risultato, a dire il vero, scontato. Aggiungiamo noi: il Triciclo non è riuscito neppure a catalizzare l’attenzione di quegli elettori coalizionali, cioè di quelli che votano solo per l’Ulivo e non per i partiti. Eppure la lista unitaria aveva un simbolo praticamente identico a quello dell’alleanza, sul quale si ingaggiò una battaglia dai toni accesissimi proprio perché si pensava di attirare così i voti degli elettori ulivisti. Si disse pure: “siamo il 90% dell’Ulivo” per indurre gli elettori a credere che Ulivo e lista unitaria fossero più o meno la stessa cosa. Siamo quindi di fronte al mancato raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati.

    L’analisi di Marini è assolutamente corretta e condivisibile. E, per ora, è l’unica che è stata fatta, al di là di qualche sondaggio-velina sui flussi elettorali. La conclusione elettorale di Marini è anch’essa condivisibile: alle regionali sarà bene presentarsi ognuno con il suo simbolo e sostenere insieme i candidati-presidente. La conclusione politica, invece, è lo schema “la sinistra faccia la sinistra e il centro il centro”. Su questo, però, vorremmo aggiungere un correttivo: il centrosinistra faccia il centrosinistra. E cioè si avvii subito la costituzione politica e programmatica della coalizione, dall’Udeur a Rifondazione. Si scriva un programma ed anche un manifesto politico-ideale che sia in grado di mobilitare il popolo del centrosinistra e dare una fisionomia unitaria e plurale alla coalizione.

    Resta da spiegare perché i Ds (meglio, la segreteria dei Ds, visto che nessun altro organo s’è riunito e nessuna discussione è stata avviata) insistano tanto sul partito unico e sulla presentazione del listone anche alle regionali. Il motivo può essere solo uno: con i Ds grandi il doppio e più della Margherita il partito unico sarebbe una annessione dei Diellini alla Quercia, in cui però entrambi i partiti sarebbero costretti a cancellare la propria identità per poter formare un unico soggetto. Una operazione sbagliata almeno per due motivi: 1) perché il centro serve, e Mastella non basta; 2) perché la sinistra serve, e Bertinotti non basta.

    La controprova è nel centrodestra: il tonfo di Forza Italia è stato attutito dai buoni risultati dell’Udc, dei Socialisti e di An. L’articolazione delle coalizioni è il modo migliore per differenziare l’offerta politica e intercettare il consenso dell’elettorato.

  2. #2
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    Ex-Listone. Intervista a Valdo Spini (Ds)

    ''Il nostro compito è di recuperare l'elettorato di sinistra''

    Al telefono con Valdo Spini, che nella Quercia guida la componente Laburista (ex-Psi), parliamo delle elezioni e dell'identità dei Ds.

    Onorevole chi ha vinto e chi ha perso queste elezioni?
    «Si è verificato nell'elettorato uno spostamento a sinistra e la coalizione di centrodestra ha perso terreno nelle elezioni, non solo europee, ma regionali e locali. Da oggi l’opposizione indubbiamente è più forte».

    Ma il nostro tra tutti i governi puniti dagli elettori è quello che se l’è cavata meglio…
    «Per Berlusconi vale il motto "il troppo stroppia". Il cavaliere ha veramente stroppiato, e perso nettamente consensi sia come coalizione di governo che all’interno della stessa. Resiste un blocco sociale conservatore forte che mantiene le sue posizioni, ma si è aperta una chiara crisi di leadership nel centrodestra. Non a caso FI cala vistosamente rispetto agli alleati se non a vantaggio, in alcuni casi regionali, degli alleati».

    E Uniti nell’Ulivo?
    «La mancanza nel listone Prodi di un riferimento preciso al socialismo europeo, non ha facilitato i Ds e nemmeno lo Sdi nei confronti del Nuovo Psi. Certamente va sviluppata una discussione nei Ds se porre l’accento sulla rappresentanza in Italia del socialismo europeo o se perseguire la formazione di un nuovo partito dei riformisti. Bisogna affrontare questo dibattito interno non dimenticando che esiste un corpo elettorale di sinistra che si è sentito rappresentato da quelle forze a sinistra della lista Prodi. Come Ds e come forza di sinistra dobbiamo porci il compito di andare a recuperarlo».

    Dal listone Prodi, ad scrutinio finito, sembra che tutti vogliano scappare, ed in Europa si è aperta la corsa al gruppo parlamentare. Rutelli è lanciatissimo…
    «L'annuncio di Rutelli non mi sorprende, perché qualcosa di analogo lo aveva già preannunciato il capogruppo liberale Graham Watson in un’intervista di qualche giorno fa. Ora il problema per i Ds è, con analoga chiarezza e con analoga lealtà, precisare la loro strategia. Noi andiamo nel gruppo socialista al Parlamento Europeo, perché siamo una forza della sinistra democratica e perché vogliamo rappresentare il Partito del Socialismo Europeo in Italia, in modo attivo. Cito un episodio importante: la visita di Zapatero al congresso dei socialisti francesi, quale primo esempio di europeizzazione della campagna elettorale. Questo è l’obbiettivo al quale, come Ds, dobbiamo guardare».

    Si fa o non si fa la costituente dell’Ulivo?
    «Io, ad essere sincero, non ho ancora capito bene cosa debba essere questa costituente. Se si trattasse di un incontro per decidere il programma di un’alternativa di Governo, ritengo vada fatto con tutte le opposizioni, per evitare di farne diverse».
    [Jean Claude Ouvrier]

  3. #3
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    DOVE SONO FINITI GLI "ALBI ELETTORALI DELL'ULIVO"?

    In attesa delle primarie

    Nella lettera di Romano Prodi agli elettori dopo le elezioni del 12-13 giugno c'è un passo che è stato ignorato dai commenti e dalle prese di posizione delle forze politiche che compongono la Lista unitaria, l'Ulivo più largo e in generale il centrosinistra, organizzato o meno. Mi riferisco al passo in cui Prodi dice, testualmente: "In terzo luogo mi rivolgo direttamente ai cittadini dell'Ulivo. A voi io chiedo la più larga mobilitazione per costituire gli "albi elettorali dell'Ulivo" che raccolgano tutti coloro che, direttamente o tramite i partiti politici, si riconoscono nella nostra proposta". Cosa sono questi "albi elettorali dell'Ulivo" e soprattutto a cosa servono? Evidentemente il riferimento è alla costituzione formale, su base volontaria ma in qualche modo certificata, di liste di elettori dell'Ulivo al fine di consentire loro di partecipare direttamente alle principali decisioni politiche che precedono le elezioni, qualunque elezione, proporzionale o meno: la definizione del programma e la scelta dei candidati. In poche parole le famose primarie.
    Ora non c'è chi non veda che dietro le diatribe tra le varie componenti partitiche e tra i partiti (maggioranza DS, correntone, prodiani, rutelliani, ma anche socialisti, verdi, comunisti ecc.), diatribe che riguardano i rapporti di forza, le preferenze e il numero di candidati e di eletti che si riconoscono in ciascuna componente, ma c'è una questione di fondo, irrisolta dopo dieci anni di alleanze per il maggioritario: chi e come decide chi deve essere il candidato comune nel tal collegio o nella tale lista o alla tale carica elettiva? Per quanto importante e più volte affrontata, la questione non è mai stata risolta, anzi ad un certo punto è stata accantonata perché il solo menzionarla era fonte di sospetti e causa di rancori. La ragione è semplice: il timore del "piccolo" di essere fagocitato dal "grande", la paura che le decisioni, se prese attraverso il coinvolgimento di tutto l'elettorato di riferimento, portino al prevalere della maggioranza, quindi del grande (o di una somma di piccoli) su altri ''piccoli'', che non si sentirebbero così "tutelati".
    La questione, per quanto sgradevole, rimane e costituisce il problema di fondo (anche se non enunciato) di tanti commenti politici del dopo elezioni. Chi prima delle lezioni era contro la lista unitaria e, dopo, ha manifestato critiche nei confronti dell'accelerazione del progetto, non è né è mai stato ovviamente contro l'alleanza dell'Ulivo, o più generale del centrosinistra, di cui riconosce la necessità a fini politici ed elettorali: teme piuttosto che una lista unitaria "forte" o un Ulivo "forte", insomma un partito unico o qualcosa del genere, annullino l'identità e la tradizione politica in cui si riconosce e, soprattutto, non vuole che la componente di maggioranza di una eventuale nuova formazione monopolizzi, appunto a maggioranza, le due decisioni di fondamentali di qualunque organizzazione: la scelta dei candidati e la definizione dei programmi.
    Tutto ciò è comprensibile e fa parte non solo della lotta politica, ma anche, più nobilmente, del problema delle identità e delle tradizioni storico-politiche di ciascuno. Ma riguarda anche, per quella larga parte di elettorato che oggi non avverte (o avverte in modo affievolito) il vincolo di appartenenza e identitario, il problema -- centrale in una democrazia -- della partecipazione alla formazione di una classe dirigente, di cui la scelta di candidati a cariche elettive è parte essenziale. Insomma, chi decide? Un comitato ristretto in una stanza (oggi, per fortuna, meno fumosa di una volta), oppure la generalità di coloro che si riconoscono in un progetto politico? Questa è la domanda cruciale e questo è il senso dell'invito di Romano Prodi a "costituire gli albi elettorali dell'Ulivo". Sarebbe il caso che nel dibattito in corso non venga ignorato - come finora è avvenuto - questo essenziale punto, senza la soluzione del quale tutte le altre questioni relative all'organizzazione del centrosinistra (cerchi concentrici, federazioni, alleanze, ecc.) non saranno mai risolte.
    [Stefano Rizzo]

  4. #4
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    Intervista a: Dario Franceschini

    «Sì, alle regionali andremo da soli»

    ROMA Mostra fastidio per il dibattito che si è aperto, Dario Franceschini. Il risultato del listone? «Ci siamo tutti impigliati in una discussione paradossale: misurare in un punto percentuale in più o in meno il successo di una operazione. Ci siamo legati alle previsioni. Roba da matti. L’obiettivo politico di avere il voto di un italiano su tre è raggiunto...».
    Però non era senza significato superare o meno la somma dei partiti...
    «Non c’è dubbio che una operazione per essere vincente deve avere una capacità espansiva. E questo limite c’è stato».
    Dalle analisi dei flussi risulta una «bolla moderata» che non ha votato e che il listone non ha intercettato.
    «Il progetto politico ha un senso indipendentemente dal punto in più o in meno. Detto questo, il fatto che non si sia riusciti a trasmettere agli elettori quel feeling che sarebbe stato necessario deve far riflettere. Probabilmente hanno pagato lentezze e divisioni interne. Però i patti con gli elettori vanno rispettati. Il processo deve proseguire».
    In che modo?
    «Non bisogna affrettare la risposta proprio ora. Sarebbe meglio concentrarsi sulla vittoria del centrosinistra al secondo turno. Avremo tanto tempo per analizzare, confrontarci e anche dividerci sulle prospettive politiche».
    Molti a partire da Marini hanno giudicato che la Margherita è stata penalizzata nell’abbraccio con il listone.
    «Non sono d’accordo. Non mi pare che ci sia un legame fra la scelta della lista unitaria e il dato delle amministrative. La Margherita, come nelle due tornate amministrative del 2002 e del 2003, si è assestata fra il 10 e l’11 per cento. Per una serie di motivi. Per la frammentazione fra liste civiche e liste dei sindaci che disperde molto. Ma anche perché un buon terzo del nostro elettorato esprime un voto di opinione, ulivista, vota solo il sindaco o il presidente della Provincia e non avverte il bisogno di dare il secondo voto al partito. Mentre l’elettorato dei Ds, ancora caratterizzato da una forte identità e da una forte militanza, vota anche la Quercia».
    Una parte consistente della Margherita ora sostiene che alle elezioni regionali del 2005 occorre andare ognuno con il suo simbolo. Lei che ne pensa?
    «Non si può dire: adesso rompiamo le righe e torniamo al punto di partenza come se niente fosse...».
    È quello che sostengono anche Angius e Violante.
    «Detto questo non mi pare che ci sia una traduzione automatica di questo ragionamento sul voto alle regionali. La lista alle europee era nata anche per evitare il rischio che in un sistema solo proporzionale scattasse una lotta fratricida. Nelle elezioni regionali, come in quelle per l’elezione dei sindaci e dei presidenti di Provincia, il luogo per tenere unita la coalizione c’è già: il candidato comune. Mi sembra naturale dunque che alle regionali si vada con candidati comuni e i simboli dei partiti. Non mi pare che questa tappa acceleri o freni il percorso della lista unitaria».
    La lista unitaria si ripresenterebbe alle politiche?
    «Alle politiche non avremo solo la lista unitaria, ma il simbolo della coalizione in tutti i collegi. Resta da decidere come presentarci nella quota proporzionale, ma è abbastanza residuale».
    Questo non significa rinunciare alla prospettiva di un soggetto unitario?
    «No, assolutamente. Noi dobbiamo costruire una coalizione larga. Il più larga possibile. Che vada da Bertinotti, ai movimenti a Di Pietro e Mastella. È logico che dentro questa coalizione un’area il più possibile omogenea sul piano dei contenuti e delle proposte, con cultura di governo (non mi piacciono le dizioni “di centro” o “riformista”), è una garanzia per essere credibili prima delle elezioni e per riuscire a governare dopo».
    Questa sua visione sembra escludere i tre cerchi concentrici: nucleo riformista, Ulivo,coalizione.
    «Non ne posso più di tutte queste discussioni sugli assetti, i cerchi, gli equilibri. Cerchiamo di fare ordine e semplificare: serve una coalizione larga che però deve avere un programma comune, cosa non facile. Dobbiamo lavorare due anni sul programma e costruire qualcosa che regga alla sfida del governo. In questo lavoro devono essere coinvolti da subito tutti, senza distinzioni fra chi appartiene a un cerchio o all’altro. Tutti sullo stesso piano. All’interno di questa coalizione avere un’area più omogenea, quella che ha dato vita alla lista Uniti nell’Ulivo, è utile».
    Letta qualche tempo fa aveva ventilato la possibilità di fare a meno del Prc.
    «Non condivido. Non mi pare si possano inseguire disegni velleitari per svegliarsi il giorno prima delle elezioni e scoprire che i nodi sono rimasti irrisolti. Bisogna lavorare dentro il centrosinistra per ridurre le distanze. Gli elettori non ci perdonerebbero la riproposizione dello schema del 1996».
    Che ne pensa dell’operazione fatta a Strasburgo: partito Democratico e alleanza con i liberali?
    «La conseguenza logica della lista unitaria sarebbe stato l’ingresso in uno stesso gruppo da costruire insieme. Preso atto che Ds e Sdi scelgono ancora l’appartenenza al Pse, abbiamo dovuto costruire un gruppo parlamentare che mi pare utile anche per gli equilibri interni al Parlamento europeo: è un’area riformista formata in gran parte da persone che hanno abbandonato il Ppe dopo la deriva di destra».
    Nessun disagio a stare insieme a Bayrou che sostiene sia pure criticamente il governo Raffarin?
    «È una fase transitoria. Anche Bayrou sta seguendo un percorso preciso».
    La linea del ritiro in Iraq è ancora valida?
    «Non credo che ci siano stati errori. Nel momento in cui abbiamo assunto quella posizione c’era la prima bozza di risoluzione giudicata insufficiente e inadeguata da tutti i paesi europei tranne che dal governo italiano. Oggi c’è una nuova risoluzione. Dovremmo tener fermo un punto di riferimento, soprattutto per il futuro: governando noi l’Italia non parteciperà a missioni militari fuori da un mandato chiaro delle Nazioni unite, ma se c’è una decisione dell’Onu la si rispetta e la si applica. Questo non significa che c’è un automatismo fra il condividere una risoluzione e avere là propri soldati. Continuo a pensare che i soldati della coalizione occupante non possano garantire la pacificazione e la ricostruzione. E noi siamo nella coalizione occupante. Credo che applicando quella risoluzione si dovrà andare a una rotazione di truppe».

  5. #5
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    La Margherita si e' attestata sul 10% scarso, non credo che sarebbe andata oltre l'11-11,5% pero' con questa operazione si e' delegittimata, perdendo elettori che sono volati verso l'Udc....i piu' sensibili a smottamenti, allo stesso tempo si e' delegittimata la sinistra che ha perso ulteriormente di identita' a favore di un qualcosa di non bene definto.....qualche giorno fa un forumista ha scritto..."VA BENE....CI AVETE TOLTO LA PAROLE COMUNISTA......POI LA FALCE E IL MARTELLO.......ORA NEANKE PIU' LA PAROLA SINISTRA????".....quel 15-20% di elettori dei Ds che non hanno votato listone sono coloro che si riconoscono in queste dichiarazioni......altri 15-20% l'hanno votato turandosi il naso.....mi e' bastato stare nelle sezioni e parlare con la gente

  6. #6
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    Predefinito ....

    Sì infatti ero io il forumista.

    Uhm, non sapevo che Nicola Tranfaglia collaborasse con AprileonLine....... è da poco passato con noi....................

  7. #7
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    Predefinito Re: ....

    In origine postato da krumiro
    Sì infatti ero io il forumista.

    Uhm, non sapevo che Nicola Tranfaglia collaborasse con AprileonLine....... è da poco passato con noi....................
    Eccoti....eheh eri tu
    Si porca vacca...sta dirigenza del kazzo ci sta facendo scappare tutte le menti!!!

  8. #8
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    Predefinito ...

    C'è anche Vattimo .............al congresso ha detto che si sente un uomo di sinistra e "debolmente" comunista............. anche tu ti senti così asti_sinistra?

  9. #9
    eh?
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    Predefinito Re: ...

    In origine postato da krumiro
    C'è anche Vattimo .............al congresso ha detto che si sente un uomo di sinistra e "debolmente" comunista............. anche tu ti senti così asti_sinistra?
    perchè la mena sempre con sta storia del pensiero debole? non se ne può più!
    c'ero anch'io a rimini, e ti assicuro che non è stata la prima volta che con l'intervento è andato fuori tempo massimo

  10. #10
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    Predefinito ....

    A me non è dispiaciuto il buon Vattimo e devo dire che anche Rutelli mi ha fatto una buona impressione (un po' ingenerosa la bordata di fischi..............d'altra parte, se la pensasse come noi, sarebbe del pdci).

    Spero che la sinistra DS non si lasci infinocchiare dalla dirigenza, che mi sembra piuttosto confusa sul da farsi. Io sarei pronto a sacrificare la falce e il martello per dare vita ad un grande partito di sinistra..........tra sinistra ds, pdci, rc raccoglieremmo oltre il 15%.......

 

 
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