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Discussione: L'Uomo di...

  1. #1
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    Predefinito L'Uomo di...

    ...Predappio

    e quello di largo Fochetti

    All’erta, all’erta sta. Ecco perché ci piaceva Scalfari ma non ne sapevamo il motivo, perché è dei nostri.
    Eugenio Scalfari ha soffiato il vetro dell’Espresso e da Arcore
    ha visto Predappio: “Esiste una similitudine sia pure remota tra l’uomo d’Arcore e quello di Predappio”.
    Aggiunge subito: “Dico subito che Mussolini lo sovrasta di gran lunga”.
    E ci mancherebbe altro, diciamo noi.
    Berlusconi, per l’uomo di largo Fochetti, “è un personaggio da romanzo”, prevale infatti il romanziere piuttosto che il giornalista in questo gioco di comparazione, e balzachianamente Scalfari liquida il suo personaggio sulla materia prima che fa la differenza: l’Uomo di Predappio, come l’uomo di largo Fochetti è un intellettuale, un socialista rivoluzionario, preciso come fu negli anni di Sanremo l’uomo di largo Fochetti da giovane, romantico perfino, lettore di Sorel, Blanc, Bergson, Nietzsche, D’Annunzio, Papini, Oriani, Galimberti, Corradini, Marinetti, l’uomo di Arcore no.

    All’erta, all’erta sta. L’Uomo di Predappio, come l’uomo di largo Fochetti, sa scrivere e sa parlare, è un giornalista efficace e un eloquente parlamentare, adopera frasi brevi, semplici e icastiche, “sempre un attacco di pura cronaca”, l’uomo di Arcore – poveretto – niente di tutto ciò.

    All’erta, all’erta sta. L’Uomo di Predappio, come l’uomo di largo Fochetti, invita al sogno la Grande Proletaria, si alza in piedi al canto dell’Inno al sole, “modulato sul carme secolare di Orazio”, l’uomo di Arcore spaccia per sogno la diminuzione delle tasse, scandisce quel sogno con la canzone di Forza Italia, è la materia che fa la differenza, dice l’uomo di largo Fochetti. Infatti l’Uomo di Predappio “per gli effetti speciali non usava il cartongesso ma i ruderi dei Fori, del Colosseo e delle Terme di Caracalla.

    All’erta, all’erta sta. Alla comparazione fra l’Uomo di Predappio e l’uomo di Arcore, Nove Colonne si permette d’aggiungere un dettaglio, e cioè che i due si dilettano di latino, non sbagliano mai una citazione, anche se pescata alla rinfusa, tra le memorie del liceo, mentre invece l’uomo di largo Fochetti si diverte a far finta di sbagliare tra dativo e accusativo per seminare scompiglio tra le venerande autorità del latinorum.
    Ma ecco perché ci piaceva Scalfari e non ne sapevamo il motivo: perché è dei nostri e perché il vero terminale di similitudine con l’Uomo di Predappio è lui, altro che l’uomo di Arcore.
    Come l’Uomo di Predappio, infatti, l’uomo di largo Fochetti sa far prevalere il romanziere al giornalista e se con le lenti di Balzac l’Uomo di Predappio scrisse “Claudia Particella, l’amante del Cardinale”, l’uomo di largo Fochetti resta pur sempre l’insuperato autore de “La Ruga sulla fronte”.
    Altro che l’uomo di Arcore, che fa, pover’uomo?
    Fa “Casa Vianello”?.
    Come l’Uomo di Predappio, unico nella storia, seppe tenere a bada gli Agnelli, anche l’uomo di largo Fochetti, da par suo, seppe liquidare l’Avvocato di panna montata.
    Altro che l’uomo di Arcore, che fa, pover’uomo?
    Si fa prestare l’accappatoio di Luca di Montezemolo?
    Come l’Uomo di Predappio, l’uomo di largo Fochetti, non potendo andare in piazza Venezia almeno in via Veneto ci andava, l’uomo di Arcore –poveretto – su cosa può mai competere restandosene in via del Plebiscito? Come l’uomo di largo Fochetti, anche l’Uomo di Predappio aveva il suo fascino malandrino, mieteva e non solo le spighe della Battaglia del Grano, l’uomo di Arcore, con rispetto parlando, si occupa delle margheritine del prato, non certo di Margherita Sarfatti.
    Ma finalmente abbiamo chiaro perché ci piace Scalfari anche se non ne avevamo chiaro il motivo prima, perché come l’Uomo di Predappio, Fondatore dell’Impero, Fondatore lui lo è della Repubblica.
    Altro che l’uomo di Arcore, che fa, pover’uomo, apre la verifica con Fini e Follini?

    saluti

  2. #2
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    Predefinito L'Uomo della...

    ...Fiat

    LCdM

    Roma. Consummatum est. Non ci sono riunioni del patto di sindacato o del cda convocate. Ma la vendetta in Rcs è compiuta. E l’abilità del suo protagonista sta nel non aver mai pronunciato una sola parola esplicita, nel non aver sbagliato misura, nell’aver tenuto lingua a freno e sorriso stampato, lasciando che all’assalto andassero partigiani facinorosi come Diego Della Valle, o outsider neoarrembanti come Stefano Ricucci.
    Ma la vendetta di firma vera ne ha una sola. Quella del neopresidentissimo di Fiat-Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo.
    Il conto presentato, in forma di sfratto con buonuscita, è naturalmente a Cesare Romiti. Questi non aveva mai nascosto di considerare LCdM poco più che un accattivante figurina scarsa di sostanza, dai tempi della Cinzano fino ai mondiali di calcio.
    Non si era fatto capace potesse ascendere tanto trionfalmente in Confindustria, scomparso l’Avvocato Agnelli.
    Tanto meno assumesse anche le redini della Fiat, morto Umberto. Il giorno del suo insediamento in Confindustria, tutti hanno notato che Romiti non gli ha stretto nemmeno la mano.
    A che poteva servire, del resto? Romiti non si faceva molte illusioni, anche se i suoi quel giorno stesso annunciarono che l’accordo per il nuovo patto in RcsMediaGroup era cosa fatta, sarebbero entrati Della Valle, Ligresti e forse Francesco Merloni ma tutto rimaneva come prima.
    Romiti puntava sulla sua proverbiale durezza negoziale, di cui ha dato rocciosa conferma. Contava sul fatto che sino ad allora nessuno dei soci aveva avuto il fegato di dirglielo sul muso, che la vera richiesta era “levatevi di torno”. Pensava di poter strappare la scissione attestando Maurizio Romiti nella divisione libri.
    Ma dicono in realtà nutrisse poche illusioni.
    E’ evidente che scindere i libri dal resto dell’editoria e dalle radio, quando le attività sono assolutamente sinergiche e come tali da sempre dichiarate dallo stesso Maurizio Romiti, si presta a scontate obiezioni.
    Tanto più che il marchio sarebbe dovuto restare ai libri, nelle intenzioni dei Romiti.
    Ma magari il fronte ostile si sarebbe spaccato, di qui a qualche tempo. Giovanni Bazoli e Marco Tronchetti Provera non erano proprio intenzionati a cedere la palma del risolutore di forza a LCdM.
    In Mediobanca Vincent Bolloré premendo su Gabriele Galateri, e fuori piazzetta Cuccia Tarek Ben Ammar su Silvio Berlusconi, avrebbero potuto indurre a posizioni più concilianti.
    Alla peggio, se proprio il fronte nemico avesse tenuto, si sarebbe potuto trattare la liquidazione dei libri restituendoli alla Rcs dopo averla tenuta un anno, o più.
    Ma LCdM ha sparigliato.
    Agli eredi Agnelli, ha detto che si trattava di difendere ora o mai più il diritto di Torino alla “parola di peso” sui destini del Corriere. Accettare una delle soluzioni intermedie dei Romiti, significava passare la palla a Tronchetti, ed era nel conto che non sarebbe più stata restituita.
    A Galateri, LCdM ha spiegato che anche per lui la partita era ora o mai più: dopo un anno e mezzo di attento cabotaggio, la nuova Mediobanca doveva giocare su Rcs una partita maschia, dando un segnale di affrancamento rispetto alle banche azioniste, più inclinanti alla regia dei due centrali Bazoli-Tronchetti.
    Una scelta tanto più necessaria in previsione del ruolo che le banche giocheranno a Torino tra pochi mesi, quando bisognerà parlare del prestito convertendo.
    Alla Fiat, una Mediobanca più “amica” e autonoma dagli istituti creditori non può che far piacere.
    Galateri ha convenuto. E’ diventato uno dei più duri, nello smontare pezzo a pezzo le proposte e i controrilanci dei Romiti.

    Per la direzione del Corriere c’è tempo
    “Va bene il capitalismo familiare, ma meglio avere in azienda un manager in più che un figlio pigro”.
    Hanno capito tutti, alla Federlegno-Arredo ieri a Milano, chi fosse il “figlio pigro” al quale alludeva dalla tribuna LCdM, Maurizio Romiti.
    Per tutti gli imprenditori italiani, è il segnale che sbaglia chi crede che il presidentissimo sia buono solo a salmodiare la mistica del “fare squadra”.
    Colpisce e se vuole affonda, anche se nel suo stile.
    Del resto, aggiunge ai suoi, tre asset tanto rilevanti – editoria, costruzioni e aeroporti – erano oggettivamente troppi, rispetto alle possibilità finanziarie e ai meriti concreti dei Romiti.
    Liquidare il 9 per cento che Gemina vanta in Rcs, porterà ai Romiti liquidità importante – più di 200 milioni di euro, in prospettiva – per liberare la Impregilo dalle sue strettoie.
    Piergiorgio Romiti e Paolo Savona paradossalmente dovrebbero ringraziarmi, pensa LCdM.
    Quanto al direttore del Corriere, il Quirinale può stare tranquillo.
    I cambiamenti saranno soft.
    La logica LCdM del “basta scontri in politica, il governo ci faccia vedere che sa fare” è quella che piace a Ciampi.

    Prove generali per sostituire Prodi Romano.

    saluti

 

 

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