Elezioni «rischiatutto» per la Casa
Ballottaggi decisivi nel nord: la Lega inguaia il polo, Ulivo e Prc si mobilitano. Tutti contro l'astensione
MATTEO BARTOCCI
ROMA
Centouno città tornano a votare. Sabato e domenica prossima al via il secondo round delle amministrative, un test decisivo per risolvere la resa dei conti in atto nel centrodestra e scalzare il polo da alcuni feudi (come la Lombardia) dove regna da anni incontrastato. Poco meno di dodici milioni di italiani sono chiamati ad eleggere i sindaci di centouno comuni e i presidenti di ventidue province. Si vota in novanta comuni medio-grandi (con popolazione superiore 15mila abitanti), di cui ben sei capoluogo (Vercelli, Biella, Bergamo, Arezzo, Firenze e Foggia). Le province in bilico invece sono quasi tutte al nord (Lombardia, Piemonte e Veneto) e rappresentano la cartina di tornasole del rapporto tra una Lega senza Bossi e il resto del polo berlusconiano in crisi di nervi. Alla fine della tornata del 1999, 44 province finirono al centrosinistra, 18 alla Cdl e 1 (Belluno) alla Lega. Al primo turno l'Ulivo alleato con Rifondazione è saldamente in testa con 38 presidenti eletti al primo colpo contro i 3 del centrodestra.
Tra le 22 province da assegnare il test più importante, in grado di sconvolgere gli equilibri «romani» e regionali, è sicuramente quello di Milano. La conferma della presidente uscente Ombretta Colli (eletta nel `99 dal Polo senza la Lega) rischia di essere compromessa dal putiferio scatenato per la provincia di Bergamo. Nel feudo di Roberto Calderoli, il candidato polista Valerio Bettoni ha rifiutato in malo modo i voti leghisti («Io i voti della Lega me li picchio sul culo»). La risposta del Carroccio (che in città sfiora il 22% dei consensi) non si fa attendere: gli ordini sono di sostenere il candidato ulivista Giuseppe Facchetti.
La decisione però rischia di innescare un effetto domino: «L'errore di uno può portare alla rovina di molti altri», confida Davide Boni, capogruppo leghista nel consiglio regionale lombardo, parlando dell'appoggio da dare a Ombretta Colli. Stessa situazione infatti - Lega da una parte, Polo dall'altra - anche per il comune di Vercelli. Nel resto del nord invece nessun problema negli apparentamenti Lega-Cdl, a parte due comuni del veneto (Spinea e Cavarzere). Alla provincia di Sondrio si assisterà addirittura a un ballottaggio «fratricida» tra il candidato polista e quello del Carroccio.
Nello scontro a Milano di Colli contro Valerio Penati (il candidato del centrosinistra) rischia di giocare un ruolo decisivo l'astensionismo. Entrambi i poli infatti si mobilitano per richiamare al voto. Soprattutto forzisti e centristi temono elettori più fedeli al «week end» che agli ordini romani. Se Berlusconi dovesse perdere anche a Milano, però, sarebbe una vittoria storica per l'opposizione, un cambiamento reale nel feudo delle destre. Non a caso attorno questa battaglia si sono mobilitati tutti i big di entrambi gli schieramenti. Anche Rifondazione, una serie di liste civiche ed esponenti della società civile, invitano a sostenere Penati. E' un fatto, del resto, che Colli sia in difficoltà: non gode di buoni rapporti con il sindaco ambrosiano Albertini, come con i consiglieri del Carroccio, tenuti fuori dalla sua giunta. Penati è fiducioso: «Se si fosse confrontata con me pubblicamente, faccia a faccia, la Colli avrebbe perso anche i propri elettori», dice.
Per i comuni capoluogo giochi più o meno fatti a Firenze, dove il sindaco uscente Leonardo Domenici non dovrebbe aver problemi nonostante il mancato apparentamento con Prc, girotondi e liste civiche. Lo stesso dovrebbe accadere a Foggia per Orazio Ciliberti (sempre del centrosinistra). Testa a testa tra i poli invece ad Arezzo, dove si scontrano la senatrice Ds Monica Bettoni e l'ingegnere forzista Luigi Lucherini.
Al sud invece riflettori puntati sulla Sicilia. In tre comuni del catanese (Acireale, Aci Castello, Mascalucia) intese anomale rispetto agli equilibri nazionali: l'Udc (che si scontra con i candidati di An e Fi) si è accordato con Ds e Margherita. Una decisione «assolutamente inaccettabile» per il numero tre di Forza Italia Fabrizio Cicchitto.
Nel triciclo invece tiene banco la decisione del presidente uscente della provincia di Piacenza, Dario Squeri (non più eleggibile), di pronunciarsi a favore del candidato di centrodestra. Una posizione solitaria che gli ha fruttato l'espulsione «di fatto» dalla Margherita, decretata ieri dallo stato maggiore del partito. Nella città di Bersani, infatti, l'Ulivo al gran completo è mobilitato per la vittoria del candidato Gianluigi Boiardi.




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