25 giugno. Una mitica estate mediterranea.
Medusa attendeva paziente al centro della grotta marina, ben illuminata dal sole che stava sorgendo dall'Egeo. Attendeva l'arrivo di Perseo che l'oracolo di Delfi le aveva preannunciato. "Solo Perseo potrà ucciderti ma uno solo non basterà" aveva vaticinato la sacerdotessa Pizia.
Stringeva in mano cinque dardi avvelenati, da lanciare contro chiunque si fosse avvicinato tentando di non guardare la chioma di serpi che rende di pietra chi la vede.
Poco distante, sul fondo del mare, Poseidone, deposto il tridente, giaceva con Auguriale, Musa dell'Aritmetica, a lungo corteggiata per strapparla allo studio dei numeri e condurla seco in fondo al mare.
Medusa sentì dei passi avvicinarsi da più parti. Perseo dunque non era venuto solo. Strinse nervosamente i dardi. Potevano anche essere in cinque, l'oracolo non sbaglia mai: solo uno era quello che la poteva uccidere: Perseo.
Lo riconobbe subito: nascondeva il capo dietro allo scudo ma l'elmo, forgiato da Efesto per lui, era inconfondibile.
Strinse nella mano un dardo pronta a lanciarlo e farla finita una volta per tutte, quando alla sua destra vide emergere un'ombra. Stesso scudo; stesso elmo: un altro Perseo si avvicinava. Un rumor d'acqua alle sue spalle le fece volgere la testa e ondeggiare selvaggiamente le serpi della sua chioma: un terzo Perseo era comparso e un altro rumore minaccioso si faceva intorno.
- Quattro! contò Medusa, con voce roca.
- Cinque! gridò poi con orrore al sorgere di una quinta ombra, stringendo i cinque dardi tra le mani.
Al sentir scandire i numeri, Auguriale, la Musa dell'Aritmetica si riscosse dall'abbandono erotico con Poseidone e lo scostò da parte tendendo le orecchie alle parole di Medusa. (Porco Giove! Giunone maiala! bestemmiò il dio del Mare).
- Sei! sentì urlare dalla disperata Medusa che aveva appena visto sorgere dalle acque dinanzi a se un sesto guerriero con le sembianze di Perseo, stesso scudo, stesso elmo.
- Sei! - urlò di nuovo Medusa - Sei Persei!
- Trentasei! le rispose dolcemente la bella Auguriale, che sulla tabellina del sei non aveva rivali.
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