Il presidente del Partito repubblicano Giorgio La Malfa, con un articolo per il "Corriere della sera" di giovedì 8 dicembre, ha messo il dito nella piaga programmatica del centrosinistra. La sua era una risposta a Michele Salvati, che aveva consigliato in un editoriale del quotidiano di via Solferino di dare “minor rilievo a temi che tutti coloro i quali si occupano di politica sanno essere crucialmente importanti: alcuni temi economici difficili, dal debito pubblico alle liberalizzazioni”. La Malfa ha replicato: “E’ possibile che Salvati suggerisca alla sinistra di non parlare di questioni crucialmente importanti? E che cos’è che determina questa reticenza? In effetti eludere le enormi questioni di finanza pubblica e apertura dei mercati che si pongono al nostro Paese significa evitare di parlare di economia. E l’economia è il problema cruciale dell’Italia e dell’Europa tutta. Non parlarne vuol dire non avere un programma elettorale. O meglio ancora vuol dire riconoscere che se la sinistra tentasse di formulare un programma su questo, si spaccherebbe una volta per tutte. In realtà Salvati sa benissimo che le cose stanno così. Tant’è vero che, nello stesso articolo, elenca tra i temi che maggiormente interessano gli elettori: occupazione, precarietà del lavoro, assistenza, pensioni. Ma il punto è che egli sa che se si vuol parlare con chiarezza di questi problemi ai cittadini, la sua coalizione viene meno”. E La Malfa allora, ne parla con chiarezza: “L’Italia non può più riguadagnare competitività sui mercati internazionali svalutando: siamo nell’euro". E non può più garantire “occupazione, sanità, assistenza e pensioni, aumentando la spesa pubblica: siamo già oltre i limiti di Maastricht”. Per poterci permettere tutto questo l’unica cosa plausibile è allora “far crescere l’economia”. E perché questo avvenga c’è una sola strada: “abbattere le rendite, aprire i mercati, liberalizzare”. Esattamente quello che Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto e una parte dei Ds, oltre all’ala cattolica della Margherita, non vogliono nemmeno discutere. Mentre Salvati giunge alla conclusione che è meglio “sacrificare i propri convincimenti per vincere le elezioni”, la sinistra in Germania ha preferito fare un accordo con la Cdu per isolare la deriva estremista dell’antimercato, Lafontaine, per intenderci, “l’equivalente tedesco di Bertinotti”.
Allora la domanda è se una vittoria della sinistra “costruita su una combinazione così equivoca apra una prospettiva al Paese, o porti ad un aggravamento della sua crisi”. La risposta è fin troppo facile, visto che Salvati ci ha dato una precisa e piena conferma, di quello che ci è sempre parso abbastanza evidente.




Rispondi Citando