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Amman, luglio - Per anni alla guida dell'Associazione degli ingegneri giordani, da sempre alla testa della Società contro il razzismo e il sionismo, tre volte imprigionato in patria, nel 1992 addirittura condannato alla pena capitale, poi graziato da re Hussein, Leith Shbeilat è l'esponente sicuramente più noto dell'opposizione giordana. Non ha mai nascosto le sue simpatie per l'Iraq di ieri, come del resto tanti dei suoi connazionali. Arabmonitor lo ha ascoltato in merito agli ultimi avvenimenti accaduti a Baghdad e alla proposta di re Abdallah di Giordania di offrire al nuovo governo iracheno tutto l'aiuto che esso richiederà.
Lei ha avuto modo di incontrare più volte il deposto presidente Saddam Hussein. Come lo ha visto in televisione davanti al giudice ?
"Uguale a prima. Coraggioso, forte, lucido. E' rimasto il leader che conoscevo".
Trova sorprendente che tra le sette imputazioni preliminari a suo carico non ci sia un solo accenno alla guerra all'Iran e all'uso di armi chimiche contro l'Iran ?
"E' la prova che il processo è fabbricato e gli Stati Uniti non vogliono che si parli di Iran, perché non amano l'Iran. Si tratta di una scelta politica ed è la dimostrazione che questo governo, che lo ha portato davanti al giudice, è un governo di marionette. Ma l'Iran non permetterà che la guerra venga dimenticata. In ogni modo il governo iracheno è un governo temporaneo. Come può allora avviare il procedimento davanti al Tribunale speciale, giudicando i dirigenti del Paese deposti dalle forze di occupazione?".
Non una sola indicazione è emersa a riguardo delle imputazioni nei confronti degli altri undici dirigenti del deposto governo.
"Per quello che so io, li hanno accusati genericamente di essere stati dei partner del presidente Saddam Hussein nei massacri. Mi chiedo come si possa affermare una cosa del genere a proposito di Tareq Aziz, che ha sempre lavorato in diplomazia, o del segretario del presidente ? Sarebbe anche interessante capire cosa sia successo con il ministro della Difesa iracheno, che è molto popolare in Iraq e a cui gli americani so che pensavano come a un possibile successore del presidente. Ora, invece, lo abbiamo rivisto sul banco degli imputati. Qualcosa nel loro rapporto deve essere successo".
A suo avviso che tipo di sostegno popolare ha l'esecutivo iracheno ?
"Credo che non abbia nessun appoggio. Ricordo di aver letto qualche settimana fa i risultati di un sondaggio fatto da un istituto occidentale in Iraq da cui emergeva che il 37 per cento degli intervistati era favorevole al presidente Saddam Hussein e l'8 per cento appoggiava il Consiglio di governo provvisorio, che allora esisteva ancora".
L'offerta di re Abdallah al governo iracheno, "chiedete e vi sarà dato", come la valuta ?
"Il nostro è un Paese estremamente cooperativo con gli Stati Uniti. La gente è veramente dispiaciuta per questa offerta fatta all'Iraq. Mandare i soldati a morire in Iraq per un'occupazione americana? Ma stiamo scherzando? Il problema con i nostri governanti è che non chiedono al popolo se il popolo è d'accordo con le loro scelte. Siamo i servi di qualcuno che conosciamo".
Ma ritiene che l'offerta sia genuina oppure è stata suggerita da qualcuno ?
"Buona parte di quello che succede qui da noi avviene su suggerimento degli Stati Uniti".




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