Tre anni orsono ci permettemmo di preconizzare la fine del berlusconismo, inquadrandone la china discendente proprio a partire dalla travolgente vittoria delle elezioni politiche.
Ipotizzammo anche le dimissioni di Tremonti, già a partire dal metà 2002. Ed infatti in quel periodo avrebbe dovuto il governo già comprendere lo stato dei fatti. Ma così non fu. Ci siamo avventati decine di volte, anche pesantemente contro l'ex ministro dell'economia; anche sbeffeggiando coloro che - ignari di fatti economici perfino banali - si arrangiavano su questo sito a chiarire a sperare, infine a fare figure da peracottari.
Le stesse figure che sta raccogliendo, fra l'imbarazzo o il sorriso ironico di molti (seri) attori della politica internazionale.

In questa sede non intendiamo cantar vittoria, sottolineiamo bensì la sconfitta. Sconfitto - per chi usa un minimo di grano salis - non è un governo orchestrato da un parvenu già 10 anni fa sull'orlo del fallimento, su un testo tutto muscoli, scorciatoie, e bugiole.
No. Sconfitto è il popolo italiano. E giustamente subirà la stangata ampiamente preannunciata (altro che il "taglio delle tasse" che qualche buffone ha perfino promesso). Siamo fatti così: questo calice da tempo meritato, dobbiamo berlo fino in fondo. E nessuno s'illuda che sconfiggendo questo governucolo naufragante, la situazione si ribalti in due mesi: il buco di Tremonti e l'assalto alla diligenza prossimo venturo, perseguiterà i nostri sonni per molti e molti anni ancora.

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