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Discussione: I fantasmi

  1. #41
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Una bambina strangolata

    Una famosissima cantante emiliana ci ha riferito un episodio accadutole durante l'infanzia. Non siamo autorizzati a rivelare per ora i nomi, perché la cosa può recare nocumento a persone ancora viventi: ma abbiamo controllato meticolosamente la veridicità dei fatti.

    Quando aveva dodici anni, e non sapeva ancora che sarebbe diventata cantante perché non ne aveva le doti, suo padre la portò con sé in un paese di Romagna, nella villa di un suo conoscente dove avrebbero dovuto pernottare. L'artista ricorda che la madre era contraria alla sua partenza: "Non vorrai portare la bambina in quella casa?! Ma non sai quello che si dice in giro?". Ma il padre fu irremovibile,. Arrivarono all'imbrunire. L'ospite era un signore cupo e taciturno, con una corta barbetta nera. Dopo cena alla bambina fu destinata una deliziosa stanzetta con mobili laccati bianchi e rosa; era così eccitata che non riusciva a prender sonno. La finestra era chiusa, ma all'improvviso le tende cominciarono a ondeggiare al riflesso di una strana fosforescenza verde, prima indefinita, che lentamente assunse i contorni di un occhio. Un occhio verde e orribile che la fissava, mentre due mani le stringevano la coda. Lei cercava di urlare, ma non ci riusciva.

    Finalmente riuscì a emettere un grido disperato. Il padre accorse e la trovò semisoffocata. Quella sera stessa ripartirono. Ma i segni sul collo le rimasero impressi per giorni e giorni.

    Seppe poi anni dopo che il tenebroso ospite era stato accusato di avere strangolato la figliastra, una bellissima bambina dagli occhi verdi. L'avventura ebbe un seguito per la nostra cantante: da quel giorno la sua voce cambiò, e divenne intensa e profonda, la voce, appunto, grazie alla quale è diventata celebre.


    Solarolo: il 'Pretino'

    Solarolo è un paesino solatio fra Lugo e Faenza. Ricco di storia e orgoglioso del suo passato, sorge all'ombra di imponenti muraglioni medievali, ora coperti di edera e di rose.

    A Solarolo tutti sanno del 'Pretino'. Era così giovane e così malaticcio, eppure così tenacemente ligio al suo ministero.

    Affiancava l'arciprete ad ogni funzione; lo ricordano quando suonava la campanella per annunciare l'inizio della messa, con quella mano pallida e scarna, che faceva perfino impressione. Morì di tisi neppure un anno dopo.

    Fu poco dopo la sua morte che cominciarono a manifestarsi strani fenomeni.


    Solarolo, Il Comune e la Chiesa
    Immagine dal sito Home - Comune di Solarolo

    La prima volta che accadde, i fedeli erano radunati in chiesa in attesa della messa, quando la campanella si mise a squillare. Tutti volsero gli occhi aspettandosi di vedere entrare l'arciprete, ma non c'era anima viva: e la campanella continuava a squillare senza che nessuno la toccasse. Il fenomeno si ripetè puntualmente ad ogni funzione.

    Una mattina la campana della prima messa suonò alle due di notte. Alcune vecchiette fedelissime si precipitarono alla chiesa, ignare dell'ora, ma la trovarono chiusa. Davanti alla porta apparve e scomparve l'ombra del 'Pretino'.

    E anche la perpetua che aveva abbandonato la sacrestia per andare a far quattro chiacchiere da una sua amica scontò il peccato con uno spavento memorabile: si trovava seduta davanti alla finestra in attesa che l'amica ritornasse dal campo, quando dietro al vetro le apparve il 'Pretino' con il dito alzato minacciosamente e uno sguardo così terribile che la poveretta si sentì mancare. Lo 'spirito' del 'Pretino' ha frequentato Solarolo finché è rimasta in piedi la vecchia chiesa. Dopo che la guerra l'ha resa impraticabile anche il 'Pretino' non è più riapparso.


    La fossa dei frati

    Il nome del paese non si può citare per motivi che tutti comprenderanno. C'è una zona molto verde nella fossa antica che cinge il muraglione medievale. Qualche anno fa il comune pensò bene di costruirvi un ridente villaggio di villette a schiera.

    Quando si scavò vennero alla luce ossa umane: niente di strano, perché secoli fa in quella zona c'era un convento di frati, che inumavano le loro salme nella cripta.

    I lavori procedevano rapidamente, e ben presto le villette furono abitabili. E lo sono tuttora, anche se alcuni inquilini hanno preferito trasferirsi altrove. Non riuscivano proprio più a sopportare i passi pesanti sulle scale, di notte, le giaculatorie cantilenate con sussurri sibilanti, i gemiti che laceravano il buio.

    Le case sono state benedette più volte, ma invano...

    Tratto da Dimensione X, volume IX, Edipem 1983
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-05-15 alle 01:46
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #42
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    Predefinito Re: I fantasmi

    FANTASMI DI ROMAGNA

    C'è una credenza, forse non del tutto consapevole, ma tenacemente radicata nelle civiltà agricole: quella della potenza magica della terra. La terra ha la facoltà di resuscitare. Ne è la prova la vicenda stagionale della vegetazione: il seme apparentemente morto ritorna nel grembo della terra e rinasce a nuova vita. Gli storici delle religioni hanno rilevato che le società agricole (a differenza di quelle nomadi e guerriere che incineravano i morti) introdussero per prime l'uso dell'inumazione, derivato dalla convinzione che la permanenza nel grembo della terra avrebbe consentito al morto di rigenerarsi, come i semi e le piante a primavera. E ancor oggi si può constatare che le tradizioni spiritiche sono più radicate nelle regioni agricole, dove la terra conserva ancora le sue suggestioni magiche: la terra che resuscita il seme può anche rigenerare i morti, o le loro ombre.

    E forse è questa la concezione atavica che alimenta la tradizione spiritica nelle campagne romagnole: l'oscura consapevolezza della possibilità di un ritorno può dare forma di fantasmi alle ombre della notte e trasformare il fischio del vento nella voce dei trapassati. Si tratterebbe, in questo caso, di una suggestione collettiva, molto potente, che può portare all'ossessione.
    E, del resto, non sono rari i casi di possessioni spiritiche o demoniache reali o presunte in terra di Romagna. A Sarsina, a una cinquantina di chilometri da Forlì, si conserva con venerazione il "collare degli indemoniati" che viene applicato a coloro che, a torto o a ragione, si ritengono posseduti da forze infere.

    Suggestione o realtà? "Dagli spiriti che evochi mai più ti libererai", diceva Goethe. La sua teoria è accreditata: secondo autorevoli studiosi di questi fenomeni, la disponibilità a recepire e ad ammettere la presenza di larve infere costituirebbe un'evocazione talmente potente da consentirne la materializzazione in mezzo a noi. Comunque, quale che sia la loro origine e la loro 'consistenza' (si fa per dire), in Romagna gli spiriti sono di casa.


    Bella veduta della campagna romagnola, dove nottetempo si aggirerebbe l'ombra del Passatore
    Immagine dal sito http://www.tonidirossi.it/)


    Solarolo: il mostro della camera mortuaria

    La vasta tradizione spiritica di Solarolo affonda forse le radici in un'inquietante presenza sotterranea: un passaggio segreto di epoca medievale, lungo due o tre chilometri, che congiunge Solarolo con un paese vicino, Bagnara di Romagna.

    E su questo tunnel, che nessuno ha mai osato visitare, si raccontano varie leggende. Pare che lì si sia insediato lo spirito senza pace del Mazapédar (l''Ammazzapadre'), un parricida senza nome e senza tempo che istigherebbe al suicidio coloro a cui si avvicina. Le uniche prove della reale presenza di questo cattivo consigliere sono la tenacia della sua tradizione e qualche sporadica testimonianza da prendere con molta cautela.

    L'ultima volta che se ne parlò fu circa quattro anni fa, quando uno degli anziani ospiti della casa di riposo fu trovato morto in un pozzo. Una vecchietta affermò in gran segreto di averi visto la spettrale presenza accanto allo sventurato, ma non ci sono motivazioni sufficienti per prestarle fede.

    Più convincente, invece, appare un macabro episodio occorso prima dell'ultima guerra. Da più di mezzo secolo si segnalava l'apparizione terrificante di una figura femminile nei pressi della camera mortuaria del cimitero locale. Naturalmente tutti ostentavano di riderci sopra, e si facevano un dovere di raccontare i vari episodi capitati all'uno o all'altro, giusto per introdurre un po'di suspence e di animazione nelle lunghe serate invernali davanti al camino. Ma, in fondo, tutti ci credevano; e poiché l'apparizione si presentava costantemente con gli stessi tratti, le diedero anche un nome, La Piligrêna, 'la Pellegrina'.


    Solarolo, Le Mura Manfrediane
    Immagine dal sito http://www.terredifaenza.it/

    Il fatto che raccontiamo avvenne negli Anni Trenta, ma tutti lo ricordano ancora.

    Un carrettiere, detto Sintinè, doveva trasportare di notte un carico di legna da Solarolo a Lugo, a circa nove chilometri di distanza. Ora le strade che collegano i due centri sono più d'una; ma l'unica via che allora li congiungeva passava davanti al cimitero.

    Quella sera, all'osteria, gli amici, tra il serio e il faceto, avevano ammonito Sintinè a guardarsi dai brutti incontri davanti alla camera mortuaria, e avevano anche alluso al noto difetto della sua cavalcatura: "O Sintinè, vuoi vedere che quel tuo cavallo asmatico ti si ferma a riprender fiato proprio davanti al cimitero?". Risate generali. Sintinè si avviò dopo cena con un po' d'inquietudine. L'inverno era già inoltrato e faceva un gran freddo, ma il cavallo sembrava abbastanza vispo. Si rincuorò, ma, memore dei consigli, lasciò che l'animale percorresse al passo il mezzo chilometro che lo separava dal cimitero. Qualche metro prima si fermò per farlo riposare, come ebbe poi a testimoniare il contadino di una casa vicina, che aveva visto il carro fermo sulla strada. Poi frustò la bestia leggermente, per farle prendere una bella rincorsa e superare così in velocità il tratto 'infestato'. Ma davanti alla camera mortuaria, cinquanta metri più in là, il cavallo si impennò impazzito, nitrendo penosamente. La Piligrêna era davanti al carro, ed era così orrenda che Sintinè non seppe mai descriverla. Svenne. Il contadino che, attratto dalle grida, si precipitò a soccorrerla lo trovò morente. Il fatto che abbiamo raccontato è il sunto delle sue ultime parole.


    Imola: la stalla del massacro

    La casa si trova nella campagna tra Faenza e Imola. Una quindicina di anni fa il contadino che l'abitava se ne andò precipitosamente con tutta la famiglia poco dopo che il suo garzone, un trovatello, era misteriosamente partito per la Francia dove aveva certi parenti.

    Il nuovo fittavolo che prese possesso del campo all'inizio dell'inverno successivo (e che tuttora abita lì) era un buon lavoratore, tenace e meticoloso. Ogni sera prima di coricarsi contrrollava le stie il porcile e mandava il figlio a ispezionare le stalle.

    La cosa avvenne la sera dopo l'Epifania, verso le dieci.

    Il ragazzo entrò nella stalla e la percorse fino in fondo, controllando che le bestie fossero ben sistemate. Giunto vicino al muro, mentre si chinava a raccogliere un falcetto sentì un urlo agghiacciante. Fuggì terrorizzata in casa e raccontò ai suoi l'accaduto, ma nessuno gli diede retta. "Sarà stata la vacca da latte, o un maiale nello stalletto", sentenziò il padre. Ma il ragazzo non volle più entrare nella stalla la sera seguente. "Andateci mò voi, che avete così coraggio!". E il padre ci andò. Ma anche lui tornò a casa pallido e stravolto. Il giorno dopo chiamarono un vicino e, con il suo aiuto, demolirono la parete in quell'angolo della stalla che sembrava intonacato di fresco. Non ci volle molto. Sotto una crosta di calcestruzzo apparve il corpo del giovane garzone che "era andato in Francia dai parenti", con la testa quasi staccata dal busto. I vicini sapevano che sarebbe andato a finir male. Sempre dietro alla moglie del contadino, innamorato pazzo, incurante delle minacce del marito...


    Imola, la Rocca
    Immagine dal sito Wikimedia Upload

    Il fatto, per quanto stupefacente, non è nuovo. Qualche cosa del genere avvenne quasi contemporaneamente a Belmez, in Spagna. Era l'agosto del 1971. La signora Pereira vide apparire sul basamento del camino tre chiazze di sangue che resistevano a ogni detersivo. Poi scomparivano all'improvviso per riapparire poco dopo, sempre più intense e definite. A ogni nuova manifestazione i contorni diventavano più netti, finché non assunsero le fattezze di un volto umano dall'espressione agghiacciante. Del fenomeno si interessarono la stampa e la polizia; vaste furono le ripercussioni anche all'estero (un lungo articolo nel numero 2 di Scienza e Ignoto di Leo Talamonti e quasi tutta la terza pagina de La Notte del 16 novembre 1972, che riporta la documentazione fotografica di Talamonti). Per premunirsi da possibili trucchi, i militi della Guardia Civica sovrapposero alle figure una lastra di vetro, che poi sigillarono. Furono quindi invitati a chiarire il mistero sia scienziati che esperti di ESP. E fu proprio uno studioso di fenomeni paranormali competente in psicofonia, il professor German de Argumosa, che fornì la pista giusta. Nella stanza completamente vuota installò un registratore con un nastro vergine, che lasciò incidere per un'ora. Quindi, alla presenza del vicesindaco e degli agenti si ascoltò la registrazione. Si sentivano grida di donne e di bambini, che raccontavano in un dialetto andaluso di cento anni fa la tragedia avvenuta in quella cucina.

    Gli scheletri furono scoperti proprio sotto il punto in cui erano apparsi prima uno, poi diversi volti mostruosi. I morti, anche in questo caso, erano ritornati a chiedere vendetta.

    Coincidenze? Il cronista de La Notte che illustrava i fatti di Belmez dodici anni fa giunse a queste conclusioni: "Tutto ciò lascia scettici come prima coloro che non ci credono (ossia la vasta categoria di individui la quale 'crede' che sia sciocco 'credere' a qualche cosa). Per conto nostro, l'unico atteggiamento razionale di fronte a questi fenomeni è quello di un'accettazione critica della documentazione relativa, mantenendosi equidistanti fra l'entusiasmo credulone e la negazione a priori. L'Homo che si definisce 'sapiens' in realtà ignora ancora troppe cose per poter trinciare sentenze in un senso o nell'altro".

    Tali conclusioni sono valide anche per gli spiriti nostrani, protagonisti di questo insolito itinerario attraverso una Romagna che pochi conoscono.

    Da Dimensione X, volume IX, Edipem 1983
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 16-08-16 alle 14:26
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #43
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Mi chiedo quanto incidano nei racconti di fantasmi, le suggestioni e quanto invece sia reale, per quanto possano mai essere reali visioni di questo genere.
    Non bisogna mai farsi ricattare dalla stupidità altrui.
    (Umberto Eco)

  4. #44
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Citazione Originariamente Scritto da Xenia888 Visualizza Messaggio
    Mi chiedo quanto incidano nei racconti di fantasmi, le suggestioni e quanto invece sia reale, per quanto possano mai essere reali visioni di questo genere.
    Bisogna sempre valutare il caso specifico.

    Talvolta la suggestione - autoindotta o provocata da elementi esterni (che vanno dalle leggende popolari ai film horror) - fa sembrare spettrale una qualsiasi inezia e poi la vox populi la amplifica a dismisura... In altre circostanze, invece, ricorrono elementi inequivocabili e/o la vicenda è raccolta dai diretti testimoni e non è alterata dalla diffusione su larga scala.

    ... e poi c'è la zona grigia, impalpabile, ectoplasmatica , in cui il dubbio farà sempre da padrone.
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  5. #45
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    Predefinito Re: I fantasmi

    non mi ricordo dove ma tempo lessi che il nostro cervello registra informazioni non in continuo ma ogni 28esimo di secondo

    ogni cosa che accade più veloce di un ventottesimo di secondo il nostro cervello non lo registra

    si può provare questo semplicemente guardandosi la mano e cominciano a gesticolare ritmicamente velocissimamente, il nostro cervello non riesce a tenere il ritmo e vede la mano sfuocata, cioè la vede a fotogrammi e poi la completa ma questo completamento è comunque una supposizione

    noi viviamo a 28 fotogrammi al secondo e tutto quello che accade fra un ventottesimo e l'altro lo riempiamo inventando letteralmente delle connessioni fra il ventottesimo precedente e quello successivo ma se esistessero delle entità che vivessero ad una velocità maggiore sarebbero completamente invisibili ai nostri sensi e impercepibili al nostro cervello

    salvo a strumentazioni particolari, di fronte alle quali talvolta appaiono appunto
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  6. #46
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    non mi ricordo dove ma tempo lessi che il nostro cervello registra informazioni non in continuo ma ogni 28esimo di secondo

    ogni cosa che accade più veloce di un ventottesimo di secondo il nostro cervello non lo registra

    si può provare questo semplicemente guardandosi la mano e cominciano a gesticolare ritmicamente velocissimamente, il nostro cervello non riesce a tenere il ritmo e vede la mano sfuocata, cioè la vede a fotogrammi e poi la completa ma questo completamento è comunque una supposizione

    noi viviamo a 28 fotogrammi al secondo e tutto quello che accade fra un ventottesimo e l'altro lo riempiamo inventando letteralmente delle connessioni fra il ventottesimo precedente e quello successivo ma se esistessero delle entità che vivessero ad una velocità maggiore sarebbero completamente invisibili ai nostri sensi e impercepibili al nostro cervello

    salvo a strumentazioni particolari, di fronte alle quali talvolta appaiono appunto
    Non conoscevo la frequenza esatta che indichi, ma di sicuro il cervello umano non è in grado di percepire ed elaborare tutti gli stimoli dai quali è letteralmente bombardato... e anche questo rilievo, in effetti, potrebbe concorrere alla spiegazione di una certa casistica.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 07-08-14 alle 03:18
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  7. #47
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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-08-16 alle 17:45
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  8. #48
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Alla scoperta dei curiosi fantasmi del Parco di Monza


    Il Parco di Monza visto da un dirigibile (1922)
    Immagine dal sito https://it.wikipedia.org/

    Raffaella Martinetti

    Avete mai provato una sensazione strana varcando la soglia del Parco di Monza? Guardate tutti quegli alberi secolari, i giochi di luce fra i rami che sembrano delle lame, ascoltate il fruscio delle foglie, osservate i bagliori e le ombre. Sono sensazioni strane che forse ricordano antichi riti pagani e feste all’ombra delle querce.

    Appena si entra nel parco si viene immediatamente catapultati in una dimensione particolare, che ci ricorda il legame antico dell’uomo con la natura e che risveglia le nostre origini: non vi sembra di scorgere antiche presenze, entità superiori che si diceva abitassero il Bosco bello e che venivano anche considerate delle divinità od energie superiori?

    Con il passare del tempo, quando il Cristianesimo si affermò sul paganesimo, tutto ciò che aveva attinenza con i vecchi riti venne rivestito di un’aurea oscura e malvagia…ecco che allora i simpatici folletti del parco potevano apparire come presenze poco piacevoli ed inquietanti.

    Esiste una guida del 1841 scritta da G.A. Mezzotti ed intitolata “Passeggiata nel Real Parco di Monza” che narra di alcuni fantasmi del Bosco Bello.

    Per esempio si racconta di due personaggi che ricordano la storia di Romeo e Giulietta di Shakespeare. I protagonisti appartengono a delle famiglie nobili di Milano che nel secolo XV si rifugiarono nel loro castello in Brianza per scappare alla peste: sono i Peregalli da Peregallo e i Lesmi da Lesmo.

    Rosa Peregalli fece innamorare per la sua bellezza Gian Guidotto da Lesmo, dando inizio così ad un fitto scambio epistolare che sfociò poi in un matrimonio clandestino. Esso venne celebrato da un ecclesiastico che viveva a Santa Maria delle Selve e che cercò, con successo, di riappacificare le due famiglie. Dopo poco tempo però Rosa morì improvvisamente, forse avvelenata, ed in seguito Gian Guidotto venne trovato assassinato a pungnalate nel Bosco bello. L’astio fra le due famiglie quindi si accese nuovamente e si giurarono eterna vendetta.

    Sembra che l’urna sepolcrale dei due amanti fosse presente nel parco fino al 1700, con una lapide in latino che testimoniava la loro tragica fine e la loro grande storia d’amore sfortunato.

    Altra presenza del Parco di cui si narra l’esistenza è quella della matta Tapina, di cui parlava sempre Mezzotti nella sua guida: si trattava di una strega, vestita con abiti dai colori sgargianti, che si divertiva con il suo carro a spaventare gli abitanti di Monza, dopo la venuta degli Spagnoli. La matta Tapina, a seconda dei vari periodi storici, assunse le vesti o di curatrice con le erbe o di strega spaventosa. Rimane un detto in Brianza che dice: ” Mi sembri la matta tapina” che sta ad indicare una bambina dal temperamento particolarmente vivace.

    Avvicinandosi invece a Villa Mirabello, all’ ora del tramonto, possiamo provare a percepire alcune presenze. Ci sono testimoni che giurano che una volta chiuse le finestre dopo le 21 si possono sentire dei passi pesanti per i corridoi, accompagnati da una grossa risata. Sappiamo che Villa Mirabello è stata costruita sopra i resti di un vecchio castello e che fu molto amata dal Cardinale Angelo Maria Durini, il quale vi soggiornò per lungo tempo. Nel 2005, dopo un lungo restauro, furono riaperte al pubblico le porte della Villa, insieme al suo magnifico salone da ballo. Può essere che il Cardinale Durini sia felice di vedere la sua casa riportata ad antico splendore e che rida per questo. Di certo il paesaggio che porta a Villa Mirabello è molto suggestivo verso l’ora del tramonto, con quel viale di carpini che porta a Villa Mirabellino e può creare suggestioni curiose…

    Se invece avete voglia di accompagnare i vostri bambini in un percorso incantato, fatto di fate e gnomi, vi consiglio quello proposto dalla Reggia di Monza.

    Seguite le indicazioni e buon divertimento!

    I fantasmi del parco di Monza: ecco dove "incontrarli" - Blog
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 30-07-15 alle 19:26
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  9. #49
    Ghibellino
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Secondo lo sciamanesimo i fantasmi, chiamiamoli così, sarebbero le anime dei defunti che per un motivo o per l'altro non riescono a staccarsi dalla realtà terrena e andare nell'altra realtà e vivono in un limbo tra le due realtà. Scopo dello sciamano sarebbe anche quello di accompagnare queste anime peregrine nel luogo di loro competenza. Secondo altri, sempre nell'ambito dello sciamanesimo, vivendo l'individuo diverse vite anche contemporaneamente ed in diverse dimensioni, potrebbe anche essere, il fantasma, la visita che un individuo di un altra dimensione fa a lui stesso in questa dimensione.
    Se guardi troppo a lungo nell'abisso, poi l'abisso vorrà guardare dentro di te. (F. Nietzsche)

  10. #50
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    Predefinito Re: I fantasmi

    Mistero nel cimitero di Bitonto: ombra o fantasma?

    Mario Contino (fondatore AIRM)

    Il Cimitero di Bitonto è stato oggetto di studio, nei mesi scorsi, dell'Associazione Italiana Ricercatori del Mistero (Associazione AIRM)

    I ricercatori, autorizzati all'indagine notturna dai responsabili del sito, hanno indagato per far luce su “voci popolari” ormai divenute vere e proprie leggende che citerebbero ombre notturne avvistate più volte nel sacro luogo, probabilmente da passanti che transitando dall'adiacente strada hanno gettato uno sguardo curioso attraverso l'ampio cancello.


    Il Cimitero è tra i più antichi d'Italia e già una precedente indagine aveva portato alla luce cadaveri mummificatisi in maniera naturale nelle cripte-ossario del Campo santo ed un teschio con una moneta in bocca, reminiscenza di antichi culti di origine greco-romana divenuti poi tradizione popolare in molte zone d'Italia.

    Trattasi del famoso obolo che lo spirito del defunto avrebbe dovuto consegnare a Caronte, traghettatore avente il compito di accompagnare le anime attraverso il fiume degli Inferi, l'Acheronte.

    L'indagine si è svolta grazie all'ausilio di tecnologia atta ad ampliare la percezione umana, limitata nei 5 sensi, e strumenti utili a monitorare l'ambiente per segnalare variazioni anomale, ergo sono state messe in campo:

    · Videocamere IR di videosorveglianza;
    · Fotocamere e videocamere in grado di percepire la radiazione luminosa dell'Infrarosso e dell'Ultravioletto;
    · Geofoni;
    · Rilevatori di campi elettromagnetici;
    · Termoigrografi per il rilevamento professionale di umidità e temperatura nell'arco temporale nel quale si è svolta l'indagine;
    · Termocamere;
    · Luxometri;
    · Convertitori di ultrasuono in suono udibile;
    · Registratori in grado di captare Infrasuoni ed Ultrasuoni ed una serie di altri strumenti utili allo studio.


    Nel corso del sopralluogo, sempre accompagnati dal responsabile del sito, sono stati raccolti molti dati interessanti che saranno poi illustrati in maniera più esaustiva nel video che, come consuetudine, l'Associazione divulgherà attraverso i suoi canali ufficiali.

    Ci permettiamo, in questo primo articolo dedicato all'indagine, di segnalarvi un'ombra anomala apparsa in una fotografia alle spalle dei ricercatori, un ombra dalle sembianze apparentemente simili a quelle di un uomo, o meglio sarebbe dire di forma umanoide.

    Ovviamente solo approfondite analisi saranno in grado di svelare l'arcano. Ombra anomala riconducibile ad un qualche fenomeno “paranormale” o semplice Pareidolia?

    Nel video che presto sarà divulgato potrete trovar risposta a quest'ultimo quesito e scoprire eventuali altre anomalie scoperte dai Ricercatori dell'Associazione A.I.R.M..

    Mistero nel cimitero di Bitonto: ombra o fantasma? | Giornale di Puglia
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 
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