WASHINGTON - Si e' arenato in Senato il tentativo della Casa Bianca di tendere una trappola al 'dream team' democratico sulla controversia dei matrimoni omosessuali. Il dibattito sull'emendamento costituzionale contro le nozze gay e' finito su un binario morto. I repubblicani, che avevano proposto di cambiare la Costituzione per metterle al bando, non hanno raggiunto il quorum necessario per proseguire il dibattito e mandare avanti la proposta nelle aule parlamentari.

Per superare un ostacolo procedurale e continuare a discutere sull'emendamento che avrebbe fatto definire nella Costituzione degli Stati Uniti il matrimonio come ''unione esclusiva di un uomo e una donna'', il partito del presidente George Bush aveva bisogno della maggioranza dei tre quinti, pari a 60 voti. Ne ha ottenuti soltanto 50, contro 48 voti contrari, e ha dovuto incassare la sconfitta. Il senatore Bill Frist, capo dei repubblicani del Senato, ha espresso il suo disaccordo: ''Gli esperti legali concordano tutti che i matrimoni dello stesso sesso saranno esportati in tutti e 50 gli stati se non prendiamo provvedimenti''.

Originariamente i repubblicani erano convinti di ottenere una maggioranza ampia se non proprio i 67 voti necessari (i due terzi del Senato) per far approvare l'emendamento dai 100 membri della Camera Alta degli Usa. Cosi' facendo il partito della Casa Bianca aveva tentato di tendere una trappola agli sfidanti democratici John Kerry e John Edwards, entrambi senatori, entrambi contrari all'emendamento anti gay. Kerry e Edwards non ci sono cascati: il 'dream team' democratico, impegnato nella campagna elettorale, e' stato assente al momento del voto. Il loro contributo d'altra parte non sarebbe stato essenziale per il risultato: negli ultimi due giorni molti repubblicani avevano manifestato la loro opposizione al testo all'ordine del giorno.