TONINI: IL "NO" ALLA MISSIONE E' UNO SLOGAN STANCO
Email prodiana a parte, il dibattito a sinistra sull'Iraq continua a mostrare due cose. L'inesistenza di un luogo dove Uniti nell'Ulivo possa discutere apertamente e decidere la propria linea. E l'incapacità di uscire da una posizione solo ideologica.
Nella sezione "DOCUMENTI" (area "ARTICOLI E INTERVENTI"), l'articolo di Giorgio Tonini sul "Riformista" del 10 luglio 2004.
Secondo Tonini, "all'Iraq serve un'iniziativa politica italiana, e se il governo non è capace di metterla in atto l'opposizione ha la responsabilità almeno di invocarla in parlamento. Se non sarà tutta l'opposizione, non è un dramma. Del resto, la divisione c'è già, sul voto alle altre missioni, favorevole da parte di Ds, Margherita e Sdi, contrario da parte della sinistra radicale. A ennesima conferma che non è smettendo di fare politica che si costruisce l'unità. Si potrà discutere del metodo adottato da Romano Prodi per sollecitare un più attenta e innovativa riflessione di Uniti nell'Ulivo sull'evoluzione della crisi irachena: un metodo che ancora risente del part-time al quale il professore è costretto dagli impegni di fine mandato a Bruxelles. Ma sarebbe un errore trattare quella e-mail alla stregua di un incidente di percorso e sarebbe un errore ancor più grave non prendere atto, come invocato da quella e-mail, che alla discontinuità segnata dalla risoluzione 1546 e dal passaggio di sovranità deve corrispondere, da parte del governo italiano una discontinuità di approccio politico e di impostazione della missione militare; e, da parte dell'opposizione, una simmetrica discontinuità di analisi, di comunicazione, di voto".




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