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Discussione: Siniscalco

  1. #1
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    Predefinito Siniscalco

    da www.adnkronos.com

    " Fassino: ''Hanno trovato un ministro ma non la politica economica''
    Governo, Siniscalco e' il nuovo ministro dell'Economia
    Berlusconi: ''Sono certo di aver fatto la cosa giusta''. Calderoli: ''Nessun commento, per la Lega conta solo il voto della Cdl sulle riforme''

    Domenico Siniscalco
    (foto Infophoto)





    Governo, Buttiglione: ''Nuovi ministri Udc''. No della Lega





    Roma, 16 lug. (Adnkronos) - Domenico Siniscalco e' il nuovo ministro dell'Economia. Ha prestato giuramento questa sera, al Palazzo del Quirinale, nelle mani del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
    ''Si', sono sempre convinto delle cose che faccio. E anche questa volta sono certo di aver fatto la cosa giusta''. Lo ha detto Silvio Berlusconi interpellato dall'Adnkronos all'uscita da palazzo Chigi a proposito della nomina di Domenico Siniscalco.
    Tra i primi commenti, anche quello del vicecoordinatore di Fi, Fabrizio Cicchitto. ''La decisione del presidente del Consiglio taglia corto rispetto ai pericoli di logoramento e di sfarinamento che rischiavano di far deteriorare tutta la situazione -dice Cicchitto-. Siamo certi che il nuovo ministro dell'Economia assicurera' la collegialita' richiesta giustamente dal presidente Fini''.
    ''Sulla scelta di Siniscalco per noi non c'e' niente da commentare -afferma il coordinatore leghista Roberto Calderoli-. L'ha fatta il presidente del Consiglio e ne prendiamo atto. Noi in quel posto ci avremmo rimesso Tremonti''. E puntualizza: ''Deve essere chiaro a tutti, maggioranza compresa, che per noi ormai contano solo i fatti: come la Casa delle Liberta' votera' alla Camera sulla riforma federalista. Tutto il resto lo giudicheremo dopo''.
    Per l'opposizione il segretario dei Ds, Piero Fassino, afferma: ''Hanno trovato un ministro adesso devono decidere quale politica deve fare perche' non mi pare che fin qui ci sia stata una discussione che abbia chiarito agli italiani quale politica economica il governo intende perseguire''.
    Secco il giudizio del responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, che sottolinea: ''Qualcuno dovra' spiegare agli italiani perche' si e' dimesso Giulio Tremonti e perche' ci sono volute due settimane per nominare, al suo posto, il suo direttore generale''.
    "

    Buon lavoro al nuovo Ministro.


    Saluti liberali

  2. #2
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    Predefinito

    da www.adnkronos.com

    " La 'bruciante' carriera dell'attuale Direttore Generale del Tesoro
    Chi e' Domenico Siniscalco
    Dalla cattedra di Economia Politica all'universita' di Torino, ai consigli d'amministrazione di Eni e Telecom
    Roma, 16 lug. - (Adnkronos) - Prima la cattedra di Economia Politica all'universita' di Torino, poi l'ingresso nel gotha del mondo scientifico economico, la copiosa attivita' pubblicistica e le cariche nei consigli d'amministrazione di Eni e Telecom, quindi la chiamata al ministero del Tesoro, nel ruolo di direttore generale. Domenico Siniscalco, cinquant'anni, torinese, potrebbe arrivare sulla poltrona di ministro di via XX Settembre al culmine di una carriera che lo ha visto 'bruciare le tappe'.
    Dalla laurea in giurisprudenza, nel 1978, al dottorato di ricerca a Cambridge nel 1989, fino al 1990 quando gli viene affidata la cattedra di Economia Politica a Torino, da professore Ordinario, dopo le precedenti esprerienze alla Luiss, all'Universita' di Cagliari, alla Johns Hopkins, a Cambridge e all'Universita' Cattolica di Lovanio.
    Fino alla nomina a Direttore Generale del Tesoro, Siniscalco e' stato consigliere di amministrazione di numerose societa' quotate, tra cui Eni e Telecom Italia. Dal 1989 al 2001 e' stato direttore della Fondazione Eni-Enrico Mattei dove ora presiede il Comitato Scientifico.
    Domenico Siniscalco e' stato membro della Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma, del Royal Institute of International Affairs (Londra), del Ces-Ifo; consigliere della Fondazione Querini Stampalia, della Fondazione Cini e della Fondazione Iri.
    Il [probabile ] nuovo ministro dell'Economia e' autore di oltre 90 pubblicazioni su Microeconomia, Economia industriale ed Economia ambientale. Ha anche firmato libri ed articoli pubblicati in European Economic Review, Journal of Public Economics e Resource Economics. Fino alla nomina alla nomina a direttore generale del Tesoro, e' stato editorialista de Il Sole 24 ore.
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito Siniscalco?

    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    [

    Senatore PFB,

    Vedo con rammarico che lei non si esprime una sua opinione ma propone dichiarazioni che non servono a noi piccoli naviganti a comprendere perchè il duo FF non si è preso la responsabilità di fare i miracoli che pretende da F.I e dal suo mega-presidente senza più la forza politica che ha sperperato in un triennio su cui doveva investire la sua forza d'urto.
    Il governo non supererà nè i primi piovaschi di settembre nè le probabili conseguenze di qualche atto terroristico che sicuramente avverrà perchè"tanto tuonò che piovve".

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    C'è ben poco da dire. Siniscalco è certamente un ottimo economista, un uomo di grande capacità ed esperienza. Era fino a qualche ora fa il Direttore Generale del ministero di Tremonti.
    A me interessa però non il suo passato (purtroppo con tratti socialistoidi reviglieschi, come tremonti) ma quello che saprà fare.
    Personalmente avrei preferito Martino, un grande liberale. Ma è troppo liberale ....per troppi componenti dell'attuale CDL........

    Il resto è politica.....politicante.

    Saluti liberali

  5. #5
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    Predefinito Però il Cav. ora non deve...

    ....tornare indietro

    Nella verifica della maggioranza (espressione, che ricorda la prima repubblica e le liti dell'Ulivo e dei compagni) il premier Berlusconi ha alcuni punti irrinunciabili.
    Fa bene a tenerseli stetti.
    Sia perché gli alleati hanno condiviso il suo patto con gli elettori (lo ricordano o no, che c'era la riduzione dell'Irpef?), sia perché nel gioco di squadra Forza Italia non può essere il donatore di sangue programmatico. La coalizione ne sarebbe sfigurata.
    In tema di Irpef, ora sono state individuate quattro aliquote più una transitoria.
    La riforma, per i ceti bassi (molti grazie a marchingegni fiscali risultano quasi poveri e il nostro Fisco ci crede, anche se viaggiano in Mercedes) e per quelli medi (che hanno un eccesso di pressione) è stata varata dagli esperti.
    Si ferma però, pare, a 80 mila euro, oltre i quali ci sarebbe l'aliquota del 39 per cento. È meno del 45 per cento attuale, ma è una quota eccessiva, se concepita come misura permanente e non temporanea. Sei punti in più (fra il 39 e il 33) non sono noccioline.
    Ma sul Piave del 39 per cento, oltre ai Follini, si son schierati la Confindustria, la grande banca, l'Ulivo (che si dichiara moderato, ma fa parte dei partiti fiscalisti), oltre ai noti avversari del ceto medio: Ds, Cgil e Bertinotti vari.
    Sul piano tecnico essa è un orrore.
    Infatti la riforma della tassazione delle società prevede che i soci delle società di capitali a base ristretta possano scegliere il regime della tassazione personale.
    L'imposta sulle società è il 33 per cento. Una aliquota del 39 sull'ultimo scaglione dell'Irpef rende questa soluzione una beffa. Forse la rende incostituzionale, per disparità di trattamento. Un'altra aberrazione s'avrebbe per le persone che fanno lavoro autonomo o gestiscono imprese: che sarebbero tassate al 39 per cento, mentre le società pagano il 33 per cento. Coloro che, nella maggioranza, sostengono che bisogna destinare una parte degli sgravi alle imprese, sembrano non aver compreso che con l'aliquota del 39 per cento si penalizzano piccole imprese. Berlusconi ha diritto d' affermare che cercherà in seguito di rinegoziare questa aliquota, che è solo un compromesso.
    Essa adesso ha solo una giustificazione, seria, ma transitoria: non ci sono abbastanza soldi per tutta la rifor ma.
    È invece priva di serietà l'aliquota del 45 per cento per chi ha un miliardo di euro, che, secondo il progetto, dovrebbe durare solo l'anno prossimo. Demagogia fiscale doppia: perché le denunce di un miliardo di euro sono pochissime e rappresentano cifre convenzionali, che i molto ricchi esibiscono, anziché avvalersi dello schermo di società finanziarie e di fondi di investimento, magari del Lussemburgo; e perché questa aliquota durerebbe solo un anno, così ammettendo implicitamente che si tratta di demagogia. Quanto agli sgravi dall'Irap ben vengano, purché seri. Non lo è la detrazione delle spese per la ricerca, consistente nell'esonerare il compenso lordo dei dipendenti delle imprese ufficialmente a ciò preposti.
    C'è da scommettere che tutte le società scopriranno che hanno addetti che fan ricerca.
    Un classico dell'illusione fiscale.
    Accanto al fatto che il premier deve difendere il nocciolo del suo programma v'è ciò che deve salvaguardare, per tener conto del giudizio internazionale dei mercati.
    Intanto non deve varcare sostanzialmente il 3 per cento di deficit sul Pil.
    Inoltre, il Financial Times, giornale non tenero con lui ed aspro nei giudizi sul debito pubblico italiano (gli duole che la nostra rendita pubblica abbia la stessa quotazione internazionale di quella della Finlandia che ha un debito del 45 per cento del Pil contro il nostro 106), afferma che ai mercati importa che si varino la legge sulla riforma delle pensioni e una buona legge sulla tutela del risparmio.
    Due misure urgenti strutturali: che il centro sinistra volle ignorare, con conseguenze negative che sono fra le cause degli attuali problemi di eccessi nella spesa pubblica e di difficoltà nella crescita delle imprese.

    Francesco Forte su Libero di oggi

    saluti

  6. #6
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    Predefinito

    dal Corriere della Sera

    " SINISCALCO DEBUTTA


    « Sono un tecnico Le scelte ai politici »

    di MARIO SENSINI


    Ieri mattina Siniscalco ha preso possesso dell’ufficio del ministro. Ha fatto togliere un divano e ci ha fatto mettere la scrivania con i pc che trasmettono incessantemente notizie e dati dai mercati. «Io sono un tecnico, come tutti voi. Noi dovremo trovare le soluzioni, alle scelte penseranno i politici. Vi chiedo di continuare a lavorare nello stesso spirito e con la stessa intensità con cui abbiamo lavorato finora», ha detto poi incontrando i suoi collaboratori. Poi ha lasciato il ministero, per raggiungere la famiglia al mare. L’ultimo momento di relax prima di iniziare davvero la difficile avventura. Da lunedì si fa sul serio. "
    "



    Saluti liberali

  7. #7
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    Predefinito Siniscalco ministro, colpo del...

    ...Cav. complice Fini

    Forse ha deciso di affondare il colpo, Silvio Berlusconi, pur di non consegnarsi a un estenuante avant-guerre.
    Forse no.
    Comunque ci ha pensato lui a imprimere un’accelerazione alla verifica, quando l’inerzia sembrava condurre allo stallo una maggioranza ormai prossima al calor bianco.
    Prima “la melina dell’Udc”, così l’ha dipinta Ignazio La Russa, con Marco Follini che nell’esecutivo dice che non ci sta, però ci sta ma senza offrire alcuna garanzia concreta.
    Poi l’impazienza di An, che invoca un nuovo vertice e la rabbia della Lega che minaccia l’Aventino. Infine il Cav. che improvvisamente annucia la sua visita a Ciampi per segnalare il nome del nuovo plenipotenziario dell’Economia (alle sette e venti di sera Domenico Siniscalco già aveva giurato).
    Un annuncio da molti inatteso, accompagnato dal ringraziamento agli alleati per la fedeltà rinnovata e soprattutto dalla conferma
    dell’attuale squadra di governo.
    Quella che si dice una contromossa.
    Perché l’iniziativa – confermano fonti autorevoli del governo - è sopraggiunta nel momento in cui si è capito che l’Udc stava imbrigliando definitivamente Berlusconi.
    Quando la tattica di Follini è culminata nella riduzione a mero
    “dettaglio” della sua presenza nel governo: per socchiudere la porta senza sbatterla in faccia a nessuno, anzitutto a se stesso; per maneggiare ancora la delega in bianco e al contempo
    agevolare l’ingresso a ministri e sottosegretari in pectore che affollano l’Udc.
    Ma senza offrire in cambio un impegno concreto.
    Millimetricamente indecidibile, dal suo partito Follini ha “avuto mandato” per impegnarsi a rafforzare il governo, blindare la promessa della legge proporzionale servita dal Cav., vigilare sugli emendamenti inderogabili con cui i centristi impiombano riforma federale e premierato.
    Nulla di nuovo, ma tanto basta per tenere in scacco gli alleati e in pugno i suoi.
    “Ho grande considerazione di me stesso, però non voglio essere considerato il problema né la soluzione”, ha sintetizzato il leader centrista.
    Sulla sua risposta si è improvvisamente avvitato lo smarrimento di An ed è risuonata l’ira dei leghisti, pronti a fare armi e bagagli causa tradimento dell’alleanza del 2001.
    “Aspettiamo il voto in commissione sul federalismo e poi decideremo al consiglio federale del 26 luglio”, aveva detto Roberto Calderoli.
    A quel punto si è mosso il Cav.
    “Un piano concordato con Fini”, sostengono fonti forziste.
    “Scattato nel pomeriggio quando si è palesata l’ingordigia da organigramma dell’Udc. Volevano mani libere su Rai, federalismo e manovra, a fronte di una presenza sovrabbondante nell’esecutivo: Carlo Giovanardi inamovibile dai Rapporti con il Parlamento, Mario Baccini alla Funzione pubblica, Raffaele Lombardo alle Politiche comunitarie e Rocco Buttiglione in Commissione europea, che vale come due ministeri. Aggiungici la presidenza della Camera ed ecco la tela di ragno”.
    Una lista che Berlusconi ha anche pensato di tenere in conto, ma non alle condizioni imposte dai centristi. Condizioni inaccettabili per il Carroccio e motivo di apprensione per i finiani, soverchiati dall’intransigenza dell’Udc.
    Non a caso An, prima ancora di Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto di Forza Italia, ha benedetto la mossa del presidente del Consiglio. “Ha fatto bene ad assumersi le sue responsabilità e a chiudere questa tormentata fase politica”, si è affrettato a dire Gianfranco Fini in una nota nella quale ha confermato che sosterrà lealmente il governo e valuterà l’azione del nuovo ministro “in ragione del grado di collegialità politica che saprà garantire”.
    Né manca, tra gli esponenti di An, chi conferma la tesi dell’accordo con Berlusconi:
    “E’ rivelativo quel comunicato del partito così tempestivo, ma ancor più il modo irrituale con cui Fini ha presenziato all’investitura di Siniscalco”.
    In serata tra i finiani si alternavano commenti in chiaroscuro. Gianni Alemanno, forse per pungolare il suo leader:
    “Accettiamo, ma avremmo preferito lui, è l’ultimo tentativo per rilanciare l’azione del governo. Il vero nodo è quello economico-sociale, a cui bisogna dare una risposta. Se ci riusciamo bene, altrimenti dovremo andare alle elezioni anticipate”.
    Altri si chiedevano se non valeva la pena di tenersi Tremonti, visto che la scelta del suo direttore generale è una conferma di continuità nell’indirizzo economico (nonché una nomina gradita a Luca di Montezemolo).
    Altri plaudivano al “guizzo da maestro” del Cav.:
    “Lo dai per morto e quello rinasce”.
    Quasi tutti d’accordo nel domandarsi se Berlusconi spacchetterà il ministero dell’Economia o elargirà premi ad aspiranti sottosegretari; e nel leggere la mancata reazione a caldo dei centristi come segnale di imbarazzo (“stanno litigando”).
    E la Lega?
    “Cade dalle nuvole” fa sapere Giancarlo Giorgetti al momento in cui questo giornale va in stampa, dopo aver definito “molto negativo” il mancato rientro nel governo di Tremonti e annunciato che Bossi ha convocato per lunedì il Consiglio federale.
    In via ufficiosa, tuttavia, qualche dirigente si dice soddisfatto.
    “Ha influito quella telefonata fatta da Bossi giovedì”.

    da il Foglio del 17 luglio

    domanda a An: cosa intendono per "grado di collegialità che saprà garantire"?.
    Mica spetta al ministro del Tesoro, spetta al capo del Governo garantire la collegialità.
    E fino ad ora mi pare sia stata ben garantita.
    Altrimenti Fini/Alemanno avrebbero chiesto le dimissioni di Berlusconi, non quelle di Tremonti.
    E pure quelle di Fini

    saluti

  8. #8
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    Predefinito

    Aenne rimproverava a Tremonti di ..."ficcare in naso" nelle attività e scelte politiche di tutti gli altri ministri [in quanto ogni ministero incide sulla spesa pubblica], e di impedire, invece, ai suoi colleghi di governo ogni "interferenza" con le sue decisioni, impedendo inoltre ogni "ingerenza" nelle attività del proprio superministero.

    Saluti liberali

  9. #9
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    Predefinito Governare senza....

    ....responsabilità: tipico del bamboccetto

    Non entra e non esce.
    Nove Colonne si pregiaoggi di catalogare alcuni tra i più prestigiosi elenchi di totoministri elaborati dai maggiori organi di stampa e dissuasione.
    L’elenco viene fornito al pregiato pubblico sia quando questi organi sono espressioni dei poteri forti, sia quando lo sono dei poteri di mezza molatura, sia quando lo sono dei poteri scarsi. Riflettori puntati intanto su Marco Follini, il quale, fino a questo momento, non entra e non esce. Non entra nel governo ma non esce dalla maggioranza, resta sulla soglia e nel frattempo ascolta ma non risponde, parla e non dice, torna indietro ma passa avanti. La sua eventuale nomina a un ministero viene data per certa dal Corriere della Sera, è in predicato per il ministero degli Esteri ma anche degli Interni, forse anche al ministero dell’Ambiente ma forse anche quello dell’Industria, una cosa è comunque certa: sarà ministro del futuro Governo di Gallipoli. Lo stesso giornale di via Solferino, espressione dei poteri forti, si sta quasi quasi buttando a sinistra visti i tempi che corrono. Immediatamente proposto un governo di concertazione e Confindustria con sede a Gallipoli.

    Non entra e non esce Follini però, entra e ci resta, invece, al governo una larga rappresentanza dell’Udc siciliano.
    Secondo organi di stampa a discreta diffusione – quella insomma fatta così, senza tanta pubblicità, un’informazione quasi sussurrata, mai gridata, espressione dei poteri e basta – la rappresentanza dell’Udc siciliano ci sarà. E come se non ci sarà: o di pizzo o di cozzo, ci sarà. E ci saranno anche le larghe rappresentanze della Margherita siciliana, quella dei Ds di Sicilia e pure quella di Forza Italia. Ci saranno tutti. O col futuro governo di Gallipoli o con questo che sta per finire.

    Non entrerà o non uscirà Follini, ma anche il Messaggero, espressione dei poteri elettorali, da per certo l’ingresso al governo di Mario Baccini.
    Anche la Sicilia, espressione dei poteri in viale Odorico da Pordenone punta la propria scommessa al totoministri con Raffaele Lombardo collocato al ministero delle Pari opportunità al posto di Anna Finocchiaro (che a sua volta andrà al Csm), mentre Stefania Prestigiacomo, vista chissà perché nei pressi del ministero suddetto, andrà alla direzione generale della Rai, per vedere un poco che si dice.

    Non entra e non esce Follini, nel frattempo la Stampa il quotidiano di Torino, espressione degli interessi di famiglia, spiazza gli altri elenchi fornendo un identikit dell’uomo che prenderà il posto di Giulio Tremonti a via XX settembre: “E’ bello, è bello, è bello ma non è Alain Elkann”. Un solo nome: LCdM.
    Immediatamente proposto un governo di concertazione e Confindustria con sede a Gallipoli.
    Agli Esteri, nella facile ipotesi di un rimescolamento, Diego Della Valle.
    Alla difesa, direttamente Schumacher, alla presidenza del Consiglio, nella ovvia ipotesi del rimescolamento, Carlo Rossella, così finalmente ricompensato per tutti gli estenuanti totodirettori fatti nel passato dalle maggiori testate espressione dei poteri forti che volevano solo divertirsi: tutti i gossip e fughe di varie notizie che lo vedevano sempre in corsa per il Tg5.
    Al Tg5 resta Enrico Mentana ovviamente, espressione del potere portato alle lunghe, mentre invece Gad Lerner, stanco di Romano Prodi, diventa portavoce di Marco Follini che, anche se non entra e non esce, come Harry Potter ha la sua porta segreta nel binario nove e tre quarti da dove poter passare.

    Non entra, non esce, ma passa Follini. Secondo la Repubblica Follini non deve ostacolare la vera svolta: la nomina di Gianni Alemanno al Tesoro.
    L’Unità di Furio Colombo, in sintonia con la Stampa, per via XX Settembre scommette su un uomo bello, bello, bello. L’identikit corrisponde a Claudio Velardi, uno che entra e esce, altro che. Immediatamente proposto un governo di concertazione e Confindustria con sede a Gallipoli.

    da il Foglio

    saluti

  10. #10
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    Predefinito Si, ma la lega...

    Buona la scelta di Siniscalco, garantisce continuità ed è sufficentemente serio, anche se un po più "debole" di Tremonti.
    Ho come l'impressione che la lega alzerà il tiro, perchè verranno a mancare le solite garanzie sul federalismo.
    Non vorrei essere nei panni di Berlusconi in questi giorni.

 

 
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