...le leggi
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittime alcune norme della legge sull’immigrazione, la cosiddetta Bossi-Fini, una delle quali, per la verità era già presente nella precedente legge, la Turco-Napolitano, sulla quale però la Consulta non si era mai pronunciata.
Ora il governo provvederà, come ha preannunciato il ministro dell’Interno, a introdurre correzioni che ottemperino al dettato della sentenza, ma ciò renderà più complessa la procedura di espulsione dei clandestini e forse peggiorerà persino la loro situazione.
Come ha osservato Carlo Giovanardi, infatti, che si era battuto per evitare la criminalizzazione del fenomeno, la scelta della Consulta di bloccare le espulsioni per via amministrativa obbligherà a scegliere l’altra via, quella penale.
La decisione della Consulta, quindi, privilegiando gli aspetti formali delle garanzie, finirà col nuocere agli immigrati, oltre che a creare maggiori problemi di sicurezza.
E’ l’opinione del presidente del Senato Marcello Pera, secondo cui “il sistema di garanzie va salvaguardato, ma di fronte al fenomeno dell’immigrazione occorre evitare di mettere poi a rischio la sicurezza che di quel sistema fa parte”.
Secondo la Corte, che ne è l’interprete autorizzato, la Costituzione concede a chiunque si trovi sul territorio nazionale, anche se vi si è introdotto illegalmente, tutti i diritti che competono ai cittadini.
Non è così, per esempio in Germania, e forse la via per dare una soluzione al problema potrebbe essere una modifica costituzionale che distingua meglio i diritti di cittadinanza da quelli di chi è soltanto presente in Italia.
Resta il fatto che una legge equilibrata, che ha consentito di separare l’immigrazione clandestina con fini criminali da quella per lavoro (che ha ottenuto grazie a quella legge una vasta regolarizzazione) diventa meno efficace, e che la scelta del Parlamento, seppure in forme legittime, è stata contestata.
Altri magistrati, insieme agli esponenti dell’opposizione, nella seduta del Csm, hanno attaccato ieri un’altra scelta del Parlamento, questa volta in forme assai discutibili.
Per la terza volta è stata duramente criticata la riforma dell’ordinamento giudiziario, definita “ingestibile” e persino
“incostituzionale”.
Se le leggi non sono funzionali, il governo e la maggioranza che le ha adottate ne rispondono agli elettori.
Se siano incostituzionali lo decide la Consulta e non il Csm che forse crede di essere, ma non è, una camera legislativa.
saluti




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