Dopo il record della legislatura più lunga (ma, visto i disastrosi risultati, si sarebbe preferito che finisse prima), dopo il record dei voti di fiducia (hanno sempre paura che qualcuno di loro li possa tradire, e allora meglio il ricatto della cadrega), il nuovo e grande record del governicchio degli incapaci, degli inquisiti e degli impuniti, quello della stangata più pesante di tutti i tempi :
"Operazione verità a caro prezzo sui conti pubblici
di Alfredo Recanatesi (La Stampa)

Occorre una operazione trasparenza, ha detto il nuovo ministro dell'Economia; ed ha cominciato a recitare una sequela di numeri il cui senso è del tutto diverso da quello che il suo predecessore fino all'ultimo ha voluto accreditare. Tanto Tremonti ha sempre insistito nel sostenere che i conti erano sotto controllo, tanto Siniscalco ora dice che sotto controllo non sono affatto; aggiungendo che, malgrado la manovra in via di approvazione da parte del Parlamento, per l'anno prossimo si delinea un disavanzo attorno al 4,5% del Pil; e che di conseguenza, per contenerlo entro la dimensione consentita dalle regole europee, occorre che con la legge finanziaria per il 2005si realizzi una manovra di almeno 24 miliardi di euro, grossomodo due punti di Pil. Di questi tempi, quando si parla di documento di programmazione e di legge finanziaria, i numeri cominciano a turbinare e non sempre è facile coglierne il senso compiuto. Tentiamo allora di fare un conto semplice, cominciando col mettere in colonna la manovra di aggiustamento dei conti di quest'anno che - è stato detto - è pari allo 0,6% del Pil. Attenzione, però: se escludiamo agosto, che a questi fini conta davvero poco, quello 0,6 dovrà essere tagliato dal disavanzo nell'arco di quattro mesi, per cui ragionando in termini di anno, il peso di questa manovra non è lo 0,6, ma l'1,8% del Pil. A questa aggiungiamo i 24 miliardi della manovra da approvare con la legge finanziaria per il 2005, e quindi entro l'anno per avere effetto l'anno venturo. Sono altri due punti di Pil che, sommati a quelli all'esame del Parlamento, fanno quasi quattro punti.

È appena il caso di rilevare che, com'è prassi di tutti i governi, il quadro previsionale assunto per calcolare le stime di finanza pubblica è sempre generoso: sconta una crescita del Pil del 2%, tirata da un aumento delle esportazioni addirittura del 6,8% (ma non c'era una crisi della competitività?), non considera che la spesa per interessi è destinata ad aumentare, calcola le entrate sulla base di un modello di previsione che il massiccio ricorso a condoni e concordati degli ultimi anni ha profondamente alterato come dimostra il fatto che le entrate ordinarie sono in sensibile flessione (il Governatore della Banca d'Italia, infatti, ritiene necessaria una correzione per almeno mezzo punto in più). Ma stiamo pure ai numeri sui quali il governo ha avviato il confronto sul Dpef e che dovrebbero quantificare la prossima finanziaria. Allora, la manovra di fine 2004 pesa, in ragione d'anno, 16,5 miliardi che, sommati ai 24 della correzione che fin d'ora risulta necessaria per il 2005 fanno più di 40 miliardi! Poi potrebbe esserci anche la compensazione per una riduzione delle imposte che dovrebbe ammontare - a quel che dicono le ultime ipotesi - a mezzo punto di Pil: altri sei miliardi. Questo è il buco che, appena uscito di scena il ministro che ha sempre sostenuto che tutto era sotto controllo, è venuto fuori ad opera del suo direttore generale il quale, come è diventato ministro, ha sentito il dovere di questa operazione trasparenza (la definizione è sua) con buona pace di chi in Siniscalco aveva voluto vedere nient'altro che una sbiadita fotocopia di Tremonti. Fatta questa somma, immaginiamocela ora in lire: senza contare la riduzione delle imposte, siamo nell'ordine di grandezza degli 80 mila miliardi e forse anche più, un importo non lontano da quei 90 mila miliardi di quella che è ricordata come la "madre di tutte le manovre", quella più rilevante mai fatta in Italia, quella realizzata dal governo Amato nel 1992 e la cui dimensione gli economisti del centro-destra, seppure sbagliando fin da allora analisi e previsioni, andavano definendo come sintomatica di una sostanziale bancarotta dello Stato. Con una sostanziale differenza, però. Che la crisi della finanza pubblica dei primi anni '90 maturò dopo almeno vent'anni di finanza allegra, mentre lo squilibrio emerso in seguito alla operazione trasparenza del ministro Siniscalco è la conseguenza di tre anni nei quali il governo della finanza pubblica è consistito in invenzioni ed artifici per aspettare che una ripresa salvifica tutto risolvesse e tutto sistemasse."