Rondolingua e Adulardi
(Marco Travaglio –Il Fatto Quotidiano)
13 marzo 2016
È stato ingiustamente trascurato l’evento giornalistico dell’anno, o forse del mese, o più probabilmente del giorno, anzi del minuto: Fabrizio Rondolino, dopo lungo girovagare, è tornato a casa, all’Unità, dove tiene pure una rubrica web dedicata – bontà sua– al Fatto.
Vi era approdato nel 1988, paracadutato dalla Fgci, e ne era decollato nel ’96 per “curare l’immagine” di D’Alema, il che spiega l’immagine che ha D’Alema.
Da tempo era il suo inviato e intervistatore personale, compito che svolgeva con urticante distacco.
Un giorno del ’95, per dire, descrisse sobriamente ai compagni lettori “il modo in cui D’Alema pronunciala parola ‘politica’”: “Ne scandisce le sillabe con compiaciuta circospezione. Arrotonda la p, la fa schioccare come il turacciolo di una buona bottiglia, la porge alla platea come unpiatto prelibato. Le due i quasi irrigidiscono, delimitano i confini,scandiscono il tempo e insieme lo dilatano: l’a finale si distende, s’allarga, è una a contemplativa e soddisfatta che ricomprende ogni cosa in un tutto organico e conchiuso, lapidaria come un’iscrizione, perfetta come un epitaffio”.
Due anni dopo fu il segretario Max a celebrare degnamente in Campidoglio le nozze di cotanto portavoce con l’autrice Rai Simona Ercolani, paragonare sobriamente gli sposi a Ulisse e Penelope.
Era il ’97 e Max inciuciava con B. nella Bicamerale, mentre le teste d’uovo Rondolino, Velardi, Minniti e Latorre – detti “i Lothar” per le crape pelate –preparavano la sua ascesa a più alte vette. I primidue vergarono un piano di battaglia top secret per il Quirinale, esaltando in lui l’“uomo che ha fatto le riforme”, il “giovane”che “dà anche visivamente il senso del cambiamento” e della “Nuova Frontiera”, dotato di una “first family giovane e bella” e di straordinarie “analogie con Mitterrand”, anche lui “intellettuale, padre di tutti, uomo saggio e stratega”: due gocce d’acqua.
Purtroppo la stampa ancora tardava a beatificare il “Presidente di Tutti”, dunque – ragionavano Rondolino e Velardi, molto lucidi – “dobbiamo cambiare i giornali” e “portare alla guida del Corriere e di Repubblica due direttori di garanzia che riconoscano il primato della politica”: “la convinzione ormai diffusa che resteremo a lungo in sella potrà indurre le proprietà a una discussione proficua”.
E pure il Santo Padre: “la fase di ‘accreditamento’ di D’Alema potrà dirsi conclusa il giorno dell’incontro con il Papa”.
Che deve fare però il “D’Alema padre o zio saggio” e il “D’Alema fratello” per “conquistare e sedurre la gente”?
Un gioco da ragazzi: “muovere la testa più liberamente: un movimento dolce dal basso in alto, come di un gatto che fa le fusa” (non a caso l’astuto portavoce convinse il novello Mitterrand a cucinare un risotto a Porta a Porta e a ostentare scarpe “su misura da un milione e mezzo”, da lui poi celebrate in un articolo dal titolo “Seduzione è buongoverno”).
Il prezioso incunabolo, ritrovato da Alessandra Sardoni, s’intitolava “D’Alema99. Che facciamo nei prossimi due anni?” ed ebbe presto risposta.
Specie il vaticinio “resteremo a lungo in sella”: rovesciato Prodi nel ’98, Max perse tutto in un anno e mezzo: Quirinale, Regionali e governo.
Rondolino durò anche meno: a fine ’99, all’uscita del suo primo e ultimo romanzo erotico, fu cacciato da Max per l’unica cosa buona fatta in 40anni.
Ma cadde in piedi: su un bel contratto Mediaset per il Grandefratello e poi per altri programmi di alta cultura: Il Ristorante, Lapupa e il secchione, Un due tre stalla!
Perciò le migliori testate se lo strappavano a morsi: Panorama, Magazine-Corriere, Stampa, Foglio, Riformista, Giornale, Europa, Canale5 e La7.
Tanto lui è come le piante grasse: dove lo metti sta. Sempre a favore del padrone di turno.
Nel 2006 lavora a Canale5: dunque si lancia sul Foglio in un peana al “gruppo dirigente Mediaset” che tutti “dovrebbero ringraziare” e propone B. senatore a vita e “presidente di una nuova Bicamerale”.
Nel 2011 scrive sul Giornale, ergo definisce B. “un grand’uomo” e si bagna tutto: “Più volte B. ha ricordatola gioia che suo padre portava in casa ‘come se avesse il sole intasca’. È un’espressione molto bella, perché il sole deve riscaldare e rischiarare, ma deve anche restare nascosto in tasca per non accecare chi lo guarda”.
Nel 2012 la Santanchè (“donna straordinaria”) lo promuove sul campo “consulente politico” e suo “rappresentante alle riunioni sulle primarie Pdl”.
Lui intanto fonda con Velardi il blog Thefrontpage, che insulta D’Alema (“fanatismo del tono, approssimazione nell’analisi, balbuzie strategica, afasia tattica”) e slingua Renzi (“ne sono infatuato, come politico è grandissimo”).
Poi però Matteo perde le prime primarie e a Rondo piace un po’ meno: “Renzi fa peggio della I Repubblica: partito per rottamare un’intera classe dirigente, si appresta a condividere con essa una quota di potere. Un po’ poco, per il Tony Blair italiano”.
Poi vince le seconde e va al governo, allora gli piace di nuovo.
(NdMrBj: un @brunik senza capelli, in pratica)
Ecco dunque Rondo in tutte le tv a diffondere il Vangelo secondo Matteo e a manganellare gli infedeli (“Il Fatto è fascista”, “Ma perché la polizia non riempie di botte ‘sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”).
Naturale, anzi dovuto il suo approdo alla Pravdina renziana.
Come Alberto Sordi-Sasà Scimoni di L’arte di arrangiarsi che partì socialista, diventò fascista, si convertì al Pci e atterrò fra la Dc e il Vaticano, Rondolino amoroso ha girato le sette chiese e, finito il giro, è tornato alla casella di partenza.
Ma, per favore, non lo si accusi di cambiare spesso idea: per farlo, bisogna averne avuta almeno una.
Lui no, lui fa prima: lui cambia padrone




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