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Cultura di governo...
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«Sì al federalismo. Grazie Bossi».
(Si senza accento...)
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Cultura di governo...
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«Sì al federalismo. Grazie Bossi».
(Si senza accento...)
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Roberto Formigoni non ha dubbi:
«Mi hanno detto che quello di Buttiglione è stato un ragionamento complesso, non riassumibile in una sintesi giornalistica».
Bene, chiediamo venia, proviamo a decrittare più a fondo il suo pensiero, cerchiamo di capirci qualcosa.
La frase incriminata e destinata ad essere incisa negli annali recita:
«Per fare bambini ci vogliono un padre e una madre. I bambini che hanno solo una madre e non hanno padre sono figli di una madre non molto buona. I bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo da solo può fare robot ma non può fare bambini».
Gli elementi per comprenderne il profondo significato ce li fornisce per fortuna lo stesso Buttiglione, da qualche giorno impegnato in una elaborata esegesi di se stesso.
Il punto di partenza è:
«una famosissima frase del prof. Kagan» quella «secondo cui l'Europa sarebbe figlia di Venere perché rifuggirebbe dall'uso della forza, mentre gli Stati Uniti sarebbero figli di Marte».
Che c’entra?
C’entra, perché a questo punto entra in gioco la raffinata dialettica buttiglioniana.
Dunque:l’Europa sarebbe Venere, quindi la madre, gli Stati Uniti, Marte, quindi il padre.
Però la madre e il padre non vanno d’accordo.
Colpa dell'uno o dell'altra. Non si sa.
Conclusione:
«Sarebbe bene che Europa e Stati Uniti stiano bene assieme e che, quindi, i bambini abbiano una madre e un padre».
Tutto chiaro, quindi.
Anzi, Buttiglione se la prende pure:
«Devo stigmatizzare il comportamento di una parte della stampa che, tagliando e cucendo alcune frasi, mi hanno fatto dire cose che non ho mai pronunciato».
Il concetto che voleva esprimere era chiaro.
Buttiglione non ce l’aveva con le ragazze madri, ce l’aveva con l’Europa.
Che, proprio come le ragazze madri, «non è molto buona».
Qualcosa non torna?
Sarà colpa degli americani che non si accoppiano più.
(cazzari)


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Lombardo appoggia il governatore Cuffaro
"E' venuto a mancare l'uomo più amato..."
Sicilia, finto manifesto funebre per il segretario dell'Udc
Affisso nella sede dell'incontro dei dissidenti
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(articolo)


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Il presidente dei deputati di Strasburgo attacca l'ex ministro
che aveva parlato di "campagna di odio contro di me"
Caso Buttiglione, Borrell: "Non può insultare il Parlamento"
"Le sue parole non migliorano l'opinione che abbiamo di lui"
(articolo)
Facciamoci sempre riconoscere...


I vari bananas, "padanas", pollisti ed imboniti vari; ci stanno ripetendo da anni (tre, più o meno) che, in quanto "sinistri" e "sindacalisti" (Cofferatiiiiiiiiii!!!!!) siamo PRATICAMENTE dei brigatisti e dei terroristi.
Vuoi vedere che ANCHE di questo processo, alla Banelli ed alla Lioce, (tra gli altri) non se ne sentirà più parlare?
(fintanto che sarà "in sella" il Banana, almeno)
I veri bersagli delle Brigate Rosse
di Nicola Tranfaglia
Le notizie che si sono succedute nelle ultime ore a proposito di quello che ormai viene definito l’archivio delle nuove Br e che è contenuto nel computer della “pentita” Cinzia Banelli sono oggettivamente clamorose: Enrico Letta, Stefano Passigli, Vincenzo Visco, ma anche il presidente della Repubblica Ciampi, anche il presidente del Consiglio Berlusconi sarebbero stati, a quanto pare, con altre centinaia di persone del mondo politico, individuati come possibili bersagli dell’offensiva terroristica che ha avuto inizio con gli assassini di Massimo D’Antona e di Marco Biagi. Questo significa che il gruppo terroristico Brigate Rosse-Partito comunista combattente ha costituito un pericolo dalle dimensioni non ancora chiarite a fondo.
Il fatto che nel mirino dei brigatisti sono stati l'ex ministro Enrico Letta e alcuni sindacalisti conferma una diagnosi che è stata avanzata da Gianni Cipriani nel suo libro “Brigate rosse. La minaccia del nuovo terrorismo” (pubblicato da Sperling &Kupfer) e che collega le azioni del gruppo terroristico formatosi nei primi anni novanta con la sigla di Nuclei combattenti comunisti legato ai brigatisti irriducibili detenuti nelle carceri italiane e custodi della dottrina e del linguaggio delle vecchie Br.
Cipriani, sulla base di alcuni risultati delle prime indagini giudiziarie e soprattutto della documentazione fornita dalle medesime Br con i loro volantini e comunicati, fissa al 1992 l'inizio della nuova aggregazione che in quell'anno ha «aperto il confronto sulla giustezza delle vecchie impostazioni “militariste” o “movimentiste” delle Brigate Rosse e sulle ipotesi alternative». Proprio in un volantino diffuso il 18 ottobre 1992 in occasione di un attentato, peraltro fallito, alla sede della Confindustria di Roma si parlò esplicitamente del “patto neocorporativo” che legherebbe i governi e le parti sociali rappresentate dai sindacati con i tecnici che attendono a quel patto individuati come personaggi chiave da eliminare.
Un anno dopo le Br-Partito comunista combattente incorpora il Nucleo Combattenti Comunisti ed entra nell'eversione il gruppo romano denominato Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria che nel 2001 firma l'attentato contro la sede dell'Istituto Affari Internazionali e del Consiglio per le relazioni Italia-Stati Uniti. Nelle nuove Br confluiranno nel 2000 il Nucleo Proletario Rivoluzionario formatosi a Milano e i Nuclei armati per il comunismo di Roma.
Dottrina e linguaggio appartengono dunque al mondo degli anni settanta e il nemico è sempre il medesimo, vale a dire quelli che appaiono come i tecnici e i politici che agiscono nella direzione delle riforme e della modernizzazione della società italiana e occidentale.
Non la destra che parla di riforme ma non ha nessuna intenzione di mettervi mano, bensì gruppi e persone che lavorano di solito per la coalizione di centro-sinistra (è il caso di D'Antona e di Letta) o in qualche caso lavorano anche per un governo di centro-destra (come Biagi) proponendosi di attuare un progetto di riforma che si ritiene possa essere accettato anche dall'opposizione o da parte di essa (ed è il caso di Marco Biagi che peraltro in precedenza aveva collaborato anche con governi di centro-sinistra). E accanto a loro sindacalisti,cioè persone che rappresentano masse di lavoratori dipendenti.
Colpisce in questa nuova offensiva del gruppo terroristico, che nulla di nuovo sembra aver elaborato rispetto agli anni settanta,un linguaggio palesemente fermo a parole d'ordine desuete nate nel periodo tra le due guerre mondiali o subito dopo e che parla ancora di capitalismo secondo le indicazioni di un mondo comunista nato dalla rivoluzione bolscevica e ormai inesistente in tutto l'Occidente.
E colpisce la scelta ancora una volta la scelta di una violenza cieca che non ha nessun rapporto con la società contemporanea, che non è in grado di far proseliti tra le classi lavoratrici e attira ogni tanto singoli isolati che si avvicinano a loro come plagiati da idee lontane che avevano sentito nella loro adolescenza e che non hanno più cittadinanza nel mondo di oggi.
È come si trattasse di persone che vogliono far parte di una setta pseudo religiosa che dà loro un ruolo in un mondo da cui si sentono rifiutati o poco capiti. Avrebbero potuto far politica, se avessero voluto, in un partito o in un'associazione politica ma non avrebbero trovato l'atmosfera drammatica e apocalittica di cui, a quanto pare, sentivano il bisogno e così hanno scelto un gruppo clandestino animato dagli irriducibili che raccontavano le loro imprese di trent'anni prima. C'è da chiedersi se la società politica di oggi non è più in grado di attrarre persone che vogliono un impegno forte che illumini la loro vita o se i nuovi militanti delle Br avrebbero in ogni caso scartato la possibilità di un impegno alla luce del sole e in cui è bandita per definizione la violenza.
A leggere i loro comunicati e i loro volantini viene da pensare che queste persone avessero bisogno di qualcosa di più forte di un normale impegno politico, fossero attratte prima di tutto dalla violenza e dalla clandestinità, da un mondo diverso da quello di cui facevano parte nella loro vita quotidiana. O se ci fosse nella loro esistenza qualcosa che li legasse a quel terribile passato che vide per alcuni anni l'espansione del terrorismo negli anni settanta. Non lo sappiamo e rischiamo di non saperlo ancora se la costruzione del cosiddetto partito combattente continua nell'ombra e prepara nuovi attentati.
Ma il processo sui delitti D'Antona e Biagi potrebbe rivelare elementi importanti di quel mondo e contribuire a portare alla luce le modalità di quella costruzione in maniera tale da tagliarne alla radice i processi in corso. È quello che dobbiamo augurarci anche se sappiamo che il fenomeno terroristico in Italia è di lungo periodo e può essere sconfitto soltanto se tutti lo combatteremo dal punto di vista non solo militare ma anche politico e culturale.


Davvero; COM'E' 'sta storia?In Origine Postato da MrBojangles
I vari bananas, "padanas", pollisti ed imboniti vari; ci stanno ripetendo da anni (tre, più o meno) che, in quanto "sinistri" e "sindacalisti" (Cofferatiiiiiiiiii!!!!!) siamo PRATICAMENTE dei brigatisti e dei terroristi.
Vuoi vedere che ANCHE di questo processo, alla Banelli ed alla Lioce, (tra gli altri) non se ne sentirà più parlare?
(fintanto che sarà "in sella" il Banana, almeno)
I veri bersagli delle Brigate Rosse
di Nicola Tranfaglia
Letta, Ciampi, sindacalisti e imprenditori: erano tutti nel mirino delle nuove Br
di Gianni Cipriani
(segue)


oh.. ma Mediavideo titolavaIn Origine Postato da MrBojangles
Davvero; COM'E' 'sta storia?
Letta, Ciampi, sindacalisti e imprenditori: erano tutti nel mirino delle nuove Br
di Gianni Cipriani
(segue)
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BERLUSCONI SCHEDATO DELLE BR
Anche Letta nel Mirino
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...bisogna saperle raccontare....
ai Ballisti.. ma quello è un altro 3d....


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Libero, l’"Ovra" da Tre soldi
La persecuzione contro le due Simone
Roberto Roscani
Dal nostro agente a Salina.
Prendete un signore che lavora per Libero.
Speditelo sull’isola delle Eolie.
Incollategli un paio di baffi finti e avrete pronta una spia in sedicesimo.
Un imbroglioncello che vuol farsi passare per simpatico e che per mantenere l’incognito inventa una identità tutta nuova cucita così:
«Mi sento un po’ uno stronzo ad averle detto, tra qualche verità, che vivo a Roma e insegno all’Università e ogni tanto mi fa piacere farmi un weekend d’autunno alle Eolie».
A chi ha raccontato queste bugie?
Ovvio, a Simona Torretta e Simona Pari che a Salina ci «fanno la bella vita», anzi, che sono «in vacanza gratis».
Un incrocio tra un infiltrato dell’Ovra e le penne dei settimanali di gossip (che però almeno non si camuffano e se devono rompere le scatole lo fanno a volto scoperto) l’inviato speciale di Libero scrive per due pagine intere (con inizio dell’articolo in prima, sennò che scoop sarebbe) un minuzioso diario della vita di Simona Pari e Simona Torretta al mare nelle Eolie. Che fanno le “vispe Terese”? Niente, ovviamente, tranne quello che fanno tutti. Vanno al mare e stanno in bikini e pareo (visto che coi veli a Libero non erano piaciute c’era da sperare che almeno in costume gli andassero bene. E invece no). Fanno trekking nell’isola. Sono infastidite dall’idea di esser fotografate e evitano anche di posare accanto alle autorità. Dormono nella casa di un signore che l’ha offerta loro gratuitamente. Attenzione, loro non l’hanno chiesta, non avevano prenotazioni, cercavano solo un po’ di tranquillità dopo la bufera del rapimento e la piccola tempesta di polemiche del ritorno in Italia. E un gentile signore di Salina si è offerto di ospitarle. Non per farlo sapere ai giornali, solo per cortesia e per solidarietà. E capita spesso che anche al ristorante qualcuno offra loro la cena: orribile. “La villa dove alloggiano è gratis. I ristoranti e l’auto pure” titola il giornale più bilioso d’Italia. E giù con un corredo di occhielli e sottotitoli: “Pacifiste al sole”, ammicca uno. “Sole mare e shopping: le volontarie si ritemprano delle fatiche irachene” allude un altro.
Fintosi giornalista l’inviato di Libero intervista anche qualche autorità dell’isola. Sindaci e assessori sono tutti di centrodestra ma ugualmente tutti gentili con le due Simone. Le portano in giro, fanno incontrare loro i bambini della scuola. Tranne uno, l’assessore allo sport e turismo Angelo Cervellera che “non si è fatto incantare dalla retorica buonista” e aggiunge: “Non mi piacciono, sono due furbette, poi facciano quello che vogliono basta che non creino casini”.
A Cervellera va l’ammirazione di Libero. Evidentemente son fatti della stessa pasta visto che l’articolo dice che l’assessore “a scanso di problemi si è sentito in dovere di avvertire della loro presenza il maresciallo dei carabinieri”. Spiate, spiate, qualcosa resterà.


In Origine Postato da danny78
ai Ballisti.. ma quello è un altro 3d....![]()
Roma, 17:21
Finanziaria, Udc presenta 200 emendamenti
L'Udc ha presentato circa 200 emendamenti alla Finanziaria. I centristi chiedono anche di esentare i piccoli comuni (sotto i 5.000 abitanti), dal Patto di stabilità interna e di non far valere il tetto del 2% per gli investimenti. Poi tra le altre proposte di modifica dell'Udc vi è anche una che riprende il testo di un disegno di legge a firma Volontè-Violante, che prevede l'indennizzo per coloro che hanno subito un danno dai vaccini.


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Roma, 18:40
Immigrazione, Csm boccia il dl: no ai giudici di pace
No ai giudici di pace, arbitri dei destini degli immigrati. All'indomani dell'approvazione da parte del Senato, il plenum del Csm ha bocciato il dl governativo di modifica della Bossi-Fini.
Secondo palazzo dei Marescialli, va lasciata alla "magistratura professionale" e cioè ai tribunali la competenza sui ricorsi contro i provvedimenti di espulsione amministrativa e sulle convalide dell’accompagnamento alla frontiera degli immigrati. E soprattutto va "radicalmente riscritta" la norma del decreto legge sull'immigrazione che ha affidato "impropriamente" a organi dell'amministrazione dell'Interno, e non al Guardasigilli, i compiti di organizzazione dei servizi della giustizia perché mette a rischio la stessa imparzialità dei giudici.