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Volevano vendere pure Palazzo Chigi
di Bianca Di Giovanni
Le casse dello Stato sono talmente a secco che a quanto pare si pensava di vendere persino Palazzo Chigi. A rivelare l’inquietante retroscena - che dà le dimensioni del dissesto della Finanza pubblica - è Vincenzo Visco intervenendo al Consiglio nazionale dei commercialisti. Un dato che mostra da solo quanto avventurosa sia la manovra fiscale che domani «sbarcherà» al Senato. Sulle reali coperture per 4,3 miliardi (con un effetto di 6,5 miliardi per il contribuente) gravano ancora parecchie incognite. Se è vero che Letizia Moratti è riuscita nella nottata di ieri a sventare all’ultimo momento il «taglio» di 14mila posti di lavoro, non si capisce proprio come si reperiranno i quasi 600 milioni di euro in tre anni forniti da quella misura. Le coperture indicate dalle indiscrezioni di ieri appaiono tutte palesemente improbabili.
Appare sempre più probabile che aumenterà l’unica voce certa: più tasse su bolli e giochi. Inoltre pare proprio che persino l’aumento al 4,2% per il contratto degli statali sia saltato, nonostante il «bollino» del vicepremier Gianfranco Fini. Il mezzo punto in più rispetto al 3,7% già stanziato in Finanziaria potrebbe essere dirottato sulla voce «cooperazione», visto che le maggiori tasse per le coop previste sono state «stoppate» da An e Udc. Il Tesoro dal canto suo non fornisce né un dato, né un pezzo di carta: chiaro che l’emendamento è ancora da scrivere. Insomma, di sicuro per ora c’è lo spot su giornali e Tv sulle nuove aliquote e i relativi «risparmi» (per i ricchi).
(prosegue)




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