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Roma. “Ho letto la lettera di Ratzinger ai vescovi e sono molto, molto sorpresa: è una vera svolta nel pensiero della Chiesa cattolica”.
Luisa Muraro è docente di Filosofia teoretica, oltre che una delle maggiori esponenti del pensiero della differenza sessuale, legata a “Diotima” e alla “Libreria delle donne”.
Ha esaminato parola per parola il documento “sulla collaborazione
dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo”, già tacciato dai più distratti di oscurantismo, e spiega al Foglio che “in quel testo è contenuta una novità fortissima, appena smussata e arrotondata da una retorica antica, che è poi quella tipica della
Chiesa: sorprendentemente Ratzinger assume e fa proprio il femminismo della differenza, prendendo invece di mira quella
posizione accademica americana che tende a cancellare la disuguaglianza sessuale – il femminismo di genere”.
Secondo Luisa Muraro non si tratta più semplicemente di
sforzo di comprensione, o di avvicinamento, perché “la comprensione è già avvenuta, c’è stata una svolta anche nel linguaggio, e a questo punto si può dire che Ratzinger ci sta facendo pubblicità”.
Difficile immaginare il Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede alle riunioni della “Libreria delle donne”, ma la lettera ai Vescovi dimostra uno studio approfondito e un aggiornamento costante, oltre che una potente “preoccupazione polemica verso l’unisex”, dice la Muraro: “E’ l’appiattimento sul neutro maschile che fa paura alla Chiesa, ed è ciò contro cui da tempo lottiamo noi: la differenza è che le femministe hanno sviluppato questo pensiero in funzione della libertà, mentre nel testo di Ratzinger si possono individuare le limitazioni della libertà, cioè la contrarietà alla fecondazione assistita e al matrimonio omosessuale”.
Ma ciò che più conta non sono i divieti, che quasi svaporano nel testo: “Il punto essenziale è che la dottrina ufficiale della Chiesa si è impadronita di un pensiero nuovo che le va bene”, spiega la Muraro. Ciò che viene detto nella lettera ai Vescovi, seppure non in modo clamoroso, è più che clamoroso, e fonte di grandi responsabilità: “la filosofia cristiana tradizionale è finita, anzi ha svoltato”.
Perché il linguaggio che neutralizza le donne, nemico dell’originalità di essere femmina, proveniva dalla filosofia classica: secondo Martin Heidegger “l’essere umano è neutro, sia per quanto riguarda il sesso sia per quanto riguarda la relazione”, ed è la tradizione filosofica a consegnarci questa idea, che anche la filosofia cristiana aveva fatta sua.
Adesso, dice la Muraro, “l’idea è finita, e questa svolta dovrà essere portata avanti dalla Chiesa: non sarà semplice”.
E’ finita insieme a quel concetto di “complementarietà” della donna per l’uomo, che a conti fatti rendeva la donna subordinata, e realizzata nella procreazione.
Invece il richiamo alla “vocazione cristiana alla verginità”, come fa notare la Muraro, è collimante col pensiero dei filosofi della differenza, perché “contesta radicalmente ogni pretesa di rinchiudere le donne in un destino che sarebbe semplicemente biologico”.
La verginità è un’istituzione nel cristianesimo, non rinvenibile nell’ebraismo e nemmeno nell’islam, che rivela un dato essenziale, e modernissimo: una donna non è tale perché fa figli.
“Una volta a Marrakech, durante un congresso all’Università, mi trovai a discutere con un dottorando marocchino, che sosteneva:
‘guardo la donna e vedo la madre’. Io gli dicevo: ‘se tu guardi la donna, devi vedere la donna’ – racconta la Muraro – e adesso finalmente il femminile è portato all’altezza dell’umano, non è più un complemento di servizio e di dedizione: le donne possono insegnare qualcosa agli uomini, il principio originale delle donne è visto come principio universale di umanizzazione di tutta la società”.
Il Papa aveva parlato di “genio delle donne”, ma non era arrivato a tanto.
Ma perché la Chiesa e il femminismo della differenza guardano con tanta preoccupazione alla “virilizzazione” della donna, e al progressivo livellamento delle differenze sessuali?
“La cancellazione della differenza è un impoverimento dell’umanità: è vero che le costruzioni della civiltà umana sono prevalentemente maschili, ma le civiltà non sono solo costruzione, sono rapporti, sono tradizione del saper cucinare, del saper trattare con l’altro, sono ospitalità. Questa parte della civiltà umana è stata tradizionalmente delle donne, e non per discriminazione o per imposizione: io ci vedo anche una scelta libera, la scelta del dedicarsi”.
Se invece si perde l’originalità dell’umano femminile, “la civiltà diventa troppo burocratica, troppo organizzata sulla base dei rapporti di forza, anche se regolamentati” dice la Muraro. Grazie quindi al cardinale Ratzinger, che in un impianto in cui ribadisce il no alla procreazione assistita e ai matrimoni omosessuali, oltre che al sacerdozio femminile, ha codificato il pensiero della differenza?
“Certi divieti non sono condivisibili, e c’è un altro grande limite: è una lettera scritta da un uomo, ma con poca attenzione agli uomini. Non aiuta i suoi simili a capirsi e ad aprirsi meglio alle capacità femminili. Vuole tranquillizzarli: le donne non si metteranno in competizione con voi, ma sono gli uomini a sentire le donne come competitrici, e a reagire male. Sono in difficoltà e ci mettono in difficoltà, imponendoci di stare alle regole del gioco così come loro le hanno concepite”.
Misoginia, satira feroce contro le donne in carriera, imposizione di schemi durissimi, ed è allora che “il piano inclinato scende pericolosamente verso una virilizzazione costretta, e dannosa”.
(ab) naturalmente su il Foglio
saluti




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