Il programma che non c'è
Tra le parole in libertà affollatesi nel dibattito estivo – tutto interno al centrosinistra – su cosa fare delle riforme del centrodestra una volta riacciuffato il potere, la palma dell’assurdo spetta a quelle di un Gavino Angius strappato con la forza – ce lo auguriamo – dall’agognato ombrellone. Secondo il Nostro, non ha davvero senso dividerci su quello che “dovremo fare tra due anni”. Adesso, dobbiamo stare uniti e “pensare a vincere”. Peccato che quelle quisquiglie di cui dovremo occuparci tra due anni si chiamino – ce lo auguriamo – scelte di governo. E peccato che per farti vincere le elezioni gli italiani – bontà loro – pretendano di sapere che cosa tu intenda fare una volta al governo. La sortita di Rutelli ha reso evidente a tutti (Angius escluso?) il terribile ritardo con il quale il centrosinistra si appresta ad affrontare il nodo del programma. Dovremmo limitarci a dire che intendiamo azzerare le riforme del centrodestra? Per fare cosa: per tornare allo status quo che le precedeva? Alla luminosa stagione dei governi del centrosinistra (magari con le stesse politiche e gli stessi ministri)? E la sinistra radicale sarà così magnanima da arrestare la sua furia iconoclastica di fronte agli scempi di Maroni e della Moratti, o pretenderà anche lo scalpo della riforma Dini e di quella Treu? I riformisti la seguiranno allegramente nel vicolo cieco della tabula rasa, o avranno la forza di spiegare al paese come quelle riforme debbano essere completate e integrate? Speriamo che le vacanze finiscano presto. E incrociamo le dita...




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