Una guerra giusta
Combattere per sopravvivere, per difendere e affermare valori e civiltà, per soccorrere popoli ridotti in schiavitù . Cosa c’è di più degno e giusto di ciò?
E’ forse più giusto chiudere gli occhi e far finta di niente, lasciare gli oppressi in balia dei loro oppressori, assistere inermi al trionfo del male e all’avanzata del terrore?Per voi ciò è ammissibile?
Dall’inizio della controffensiva alleata, scatenata dall’attacco alle torri gemelle, ho avuto modo,mio malgrado, di rendermi conto di quanto relativo, sia ai giorni nostri, il concetto di giustizia. Ciò che un tempo era un ideale universalmente riconosciuto, oggi è un mero e astratto concetto, di cui si fa abuso e scempio.
Per molti il parallelo tra guerra e giustizia è improponibile, forse perché non hanno mai riflettuto sul vero valore del termine giustizia e,conseguentemente, del suo riflesso, ma per me nulla è più elementare che accostare queste due parole, quando la guerra in questione è quella che l’Occidente combatte da quel lunghissimo 11 Settembre di tre anni fa. Da quella data tante cose sono cambiate, 2 guerre sono state combattute e vinte dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. L’Occidente intero sembrava poter ritrovare un’inaspettata unità da quella tragedia immane,mi dicevo “questa volta gli Stati Uniti non saranno da soli, l’Europa andrà in loro aiuto, è un nostro dovere”, invece mi sbagliavo perché all’epoca non immaginavo che l’alleato più caro del fondamentalismo islamico fosse la codardia dei politicanti e governanti del vecchio continente. Anche “l’opinione pubblica” europea, anziché schierarsi dalla parte degli “offesi”, sceglieva il campo di battaglia opposto, e ovunque riapparivano i movimenti pacifisti, filo-integralisti islamici, anti-statunitensi, uniti sotto il vessillo dell’arcobaleno.
Erano forse tutti ciechi, o solo io vedevo quanto sporco di sangue fosse quel “maledetto vessillo” ?
(L’uso della parola “vessillo” non è casuale, ma mirato, nell’intento di affermare la sacralità del termine “bandiera” che dovrebbe essere usato solo per indicare il simbolo distintivo di un popolo o di una nazione, mai di un movimento, ancor più se ipocrita come quello pacifista).
Ho sentito urlare da masse improvvisatesi dimostranti“ Bush come Hitler”, “ 1,100,1000 Nassirya”, ho visto bruciare le bandiere americane e israeliane, tutto questo in nome della pace. E allora mi chiedevo “come può volere la pace chi profana la memoria dei nostri caduti, come può volere la fratellanza chi distrugge i simboli più sacri degli altri popoli? Costoro sarebbero i “giusti”? Ricordo,per opposto, che alla presa di Baghdad la il drappo stelle e strisce venne issato insieme a quello iracheno, come simbolo ideale di riconciliazione, per dimostrare che la guerra non era contro il popolo iracheno ma contro il sanguinoso regime guidato da Saddam Hussein.
Basterebbe solo questo a dimostrare,anche ai più scettici, che la campagna militare in Iraq sia da ritenersi di liberazione,(non c’è alcun dubbio che come tale passerà alla storia), come fu quella che portò alla liberazione dell’Europa quasi sessantenni fa e della stessa Italia (ma molti sembrano essersene dimenticati), perciò “giusta” e meritevole di essere combattuta con ogni forza.
Credo inoltre che il nostro paese avrebbe dovuto partecipare in modo ancora più attivo al conflitto, combattendo sin dall’inizio a fianco dei fratelli statunitensi e del regno unito. Purtroppo una Costituzione “sinistreggiante”,una maggioranza non ancora pronta, una opposizione irresponsabile e una scarsa propensione alle spese militari, non l’hanno consentito.
Si badi, però, che la detronizzazione di Saddam Hussein, non è che il primo passo verso la costruzione di un mondo più sicuro, il “terrore” è stato indebolito sì, ma non sconfitto. L’Occidente deve stare in guardia e tenersi sempre pronto all’eventualità di riabbracciare le armi, se non vuole essere nuovamente colpito . Nessun accadimento, neppure il più drammatico, dovrà mai intimorirlo. Si ricordi, infine, che la solidarietà fra popoli amici non si manifesta solo con le parole di cordoglio,[come i Capi di Stato di alcuni paesi(Europei soprattutto) hanno fatto in passato] a ciò si limitano i codardi, ma “sguainando e le spade e caricando i nemici comuni”.
“Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case”




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