Ho votato la prima opzione, giusto per scegliere quella che più si avvicina alla mia idea.
Per puntualizzare direi che la volontà del singolo è la conditio sine qua non, ma la valutazione di terzi è ugualmente necessaria per stabilire che la capacità di intendere e di volere della persona non sia viziata da particolari situazioni.
L'esempio classico in cui l'eutanasia dovrebbe essere concessa è il malato con neoplasia allo stadio terminale, con giorni, settimane o forse qualche mese di vita da passare in compagnia di atroci sofferenze, con la morfina come unico amico e conforto.
L'esempio classico in cui l'eutanasia non dovrebbe essere concessa è il malato affetto da un episodio di depressione maggiore.
In entrambi i casi la persona potrebbe cercare di farla finita. Nel secondo caso, si tratta ovviamente di un pensiero delirante dettato dalla condizione psicologica. Nel primo caso, è solo la volontà di non continuare a soffrire inutilmente.
E qualcuno, terzo rispetto alla persona, per forza di cose, a fare da filtro ci deve essere.




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