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Discussione: Guerre Dimenticate 2

  1. #11
    VIENI AVANTI FASSINO!
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    WASHINGTON DC/WHITE HOUSE-ANCHE VOI AVETE DEI NERI? (AL PRESIDENTE BRASILIANO FERNANDO CARDOSO, “ESTADO DE SAO PAULO”, 28.4.02)
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    Predefinito ANCORA TUUUUUUUUU

    [mid]http://www.graficaedesign.com/midi/2ancorat.mid[/mid]

    MI ILLUDEVO DI NON VEDERTI PIU'
    E COME STAI
    SEMBRI PIU' FESSO

  2. #12
    Giu' la maschera!
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    In Origine Postato da latinoamerica
    bè nemmeno alla destra però, questi morti non valgono niente.
    La differenza e' che molti a destra sono a favore di certe guerre, e quindi non fingono di essere "scandalizzati" ad ogni conflitto...solo per dopo sbattersene qualora usa ed israele non siano di mezzo...
    Mr. Hyde


  3. #13
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    In Origine Postato da fuego
    FAMMI CAPIRE: SEI CON BERLUSCONI CHE OSPITA IN SARDEGNA IL SUO AMICO PUTIN E PARLA DI ELEZIONI DEOMCRATICHE IN CECENIA?
    Quali elezione democratiche in cecenia, non ce ne sono mai state, ci sono solo le squadre della morte e le elezioni sotto mitra, chiamala democrazia questa

  4. #14
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    In Origine Postato da Mr. Hyde
    La differenza e' che molti a destra sono a favore di certe guerre, e quindi non fingono di essere "scandalizzati" ad ogni conflitto...solo per dopo sbattersene qualora usa ed israele non siano di mezzo...
    Questa NON è una guerra ma una strage di innocenti

  5. #15
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    INGUSCEZIA: È GUERRA



    La guerriglia cecena sconfina in Inguscezia attaccando la capitale: prese di mira caserme, carceri, stazioni di polizia e palazzi governativi. Ucciso il ministro dell’Interno. Decine i morti. Intervengono migliaia di soldati russi.
    Da tempo ci si aspettava la reazione della guerriglia indipendentista alla violenta politica repressiva estesa da Putin a questa ex provincia cecena


    23 giugno 2003 – Prima o poi doveva succedere, tutti se lo aspettavano. Era solo questione di tempo: presto o tardi la guerra cecena sarebbe dilagata anche nella vicina e piccolissima regione russa d’Inguscezia, fino ad ora retrovia di un conflitto che dall’altra notte l’ha investita in pieno. Intorno alle 23 di lunedì sera, ora locale, centinaia di guerriglieri pesantemente armati hanno varcato il confine ceceno mettendo a ferro e fuoco tutte le cittadine che si trovano lungo la strada che porta a Nazran, l’ex capitale della regione. Compiendo una fulminea avanzata sono entrati in città, attaccando le caserme dell’esercito federale russo, le stazioni della polizia locale, le carceri in cui sono detenuti i guerriglieri ceceni e anche il ministero dell’Interno. Qui sono stati uccisi il ministro, Abukar Kostoyev, il suo vice e due procuratori.


    I combattimenti notturni tra guerriglieri ed esercito sono stati pesantissimi. I bilanci ufficiali delle prime ore parlavano di almeno una settantina di morti tra le forze inguscete e di un imprecisato numero di vittime tra i civili e i guerriglieri. Fonti vicine alla guerrigla cecena parlano invece di 150-200 soldati ingusceti e russi uccisi in combattimento. Testimoni locali hanno riferito di decine di cadaveri di guerriglieri sparsi per le strade di Nazran, illuminata dai fuochi degli incendi sviluppatisi negli edifici attaccati dagli indipendentisti.
    Prima dell’alba di martedì i guerriglieri hanno ripiegato verso il confine ceceno, inseguiti da migliaia di soldati russi affluiti dalle regioni confinanti e appoggiati da elicotteri da combattimento. Nel pomeriggio di ieri le forze russe li hanno localizzati e accerchiati a ridosso del confine ceceno, nei boschi attorno alla cittadina di Galashki, dove sono scoppiati nuovi furiosi combattimenti.


    Questa offensiva è la prevedibile reazione dei ceceni e degli ingusceti (che sono sostanzialmente la stessa popolazione e che ai tempi dell’Urss costituivano un’unica repubblica) alle violenze e alle repressioni che da tempo il presidente russo Vladimir Putin, per mano del locale presidente ingusceto Murat Zyazikov (suo fedelissimo e come lui ex agente del Kgb), aveva esteso all’Inguscezia. Le forze russe e quelle del governo ingusceto infatti non hanno dato tregua ai profughi ceceni rifugiatisi in decine di tendopoli di questa regione.


    Negli ultimi mesi si era registrato un aumento degli arresti indiscriminati, dei rapimenti, delle torture, degli omicidi, fino alla chiusura forzata di tutti i campi profughi. L’ultimo è stato smantellato con la forza una settimana fa. Una vera e propria pulizia etnica volta a scacciare i ceceni dal territorio ingusceto, che ha avuto però un effetto boomerang, sia per la radicalizzazione dei profughi tornati in patria (molti dei quali hanno deciso di aderire alla resistenza armata), sia per la solidarietà della popolazione ingusceta, fatta anch’essa ultimamente oggetto di questa politica repressiva da parte del proprio stesso governo e delle forze russe.


    C’era da aspettarsi che prima o poi sarebbe arrivata una ‘risposta’ da parte della guerriglia. Lo stesso leader politico-militare della resistenza armata indipendentista cecena, l’ex presidente Aslan Maskhadov, aveva parlato chiaro una settimana fa in un’intervista telefonica concessa a Radio Free Europe: “Stiamo preparando dei cambiamenti nella nostra tattica. Se fino ad ora ci siamo concentrati su azioni di sabotaggio, d’ora in avanti lanceremo dei grandi attacchi”. A rendere più inquietante il quadro c’è poi il fatto che l’altra notte, contemporaneamente all’attacco in Inguscezia, la guerriglia cecena ha colpito pesantemente anche in Daghestan, dove si sono registrati pesanti combattimenti nella capitale Makhachkala, ora presidiata dalle truppe speciali russe. Non è chiaro se questi scontri siano stati la reazione a un raid delle forze russe o se al contrario tutto sia nato da un’azione della guerriglia. Certo è che il livello di tensione sta pericolosamente salendo in tutta le regione e che l'allargamento del conflitto ceceno, da rischio, sta diventando realtà.

    Enrico Piovesana

 

 
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