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Discussione: Jihad Globale

  1. #31
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    " 500 IMAM GB LANCIANO FATWA CONTRO TERRORISMO
    I più autorevoli imam e leader islamici britannici, riuniti a Londra, hanno lanciato ufficialmente stasera una fatwah contro chi compie atti terroristici. "Chi ha messo le bombe di Londra è un non musulmano", si afferma nella fatwa, che ha un valore di legge religiosa. Al pronunciamento teologico hanno già aderito - riferisce Sky News, 500 tra imam e studiosi islamici britannici.

    ANSA

    Shalom

  2. #32
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    Predefinito

    dal quotidiano torinese

    " La Stampa del 25/07/2005


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il bersaglio è Mubarak

    --------------------------------------------------------------------------------

    Terrorismo in franchising» l'hanno definito i guru del Royal Institute of International Affairs. Abu Nidal, dice niente questo nome? E' quello del terrorista palestinese che offriva i suoi servigi negli Anni 70-80, uno psicopatico che uccise più palestinesi (e innocenti: vedi la strage di Fiumicino) che «nemici sionisti». Era, quella di Abu Nidal, una anonima assassini senza anonimato, una conchiglia vuota di volta in volta riempita da questo o quel clan integralista; dietro pagamento. Condannato a morte (in contumacia) da Arafat, espulso dalla Siria aveva trovato ospitalità a Baghdad ma, pressoché alla vigilia dell'invasione americana, la polizia di Saddam lo uccise.
    Abu Nidal era oramai il simulacro di se stesso, una etichetta scaduta. I proiettili nel ventre il sigillo d'una morte per implosione, La stessa fine per implosione attende Osama bin Laden (o il suo clone, fa poca differenza). Anche il suo ideologo prét-a-porter, l'egizio Zawahiri, prima o poi svanirà. E con lui e i suoi sciagurati adepti si dissolverà il disegno del nuovo Caiiffato.
    L'attentato alla vacanza low cost di Sharm, come quello di Taba nell'ottobre del 2004, rientra sì nella strategia del jihad globale ma ha nome, cognome e indirizzo precisi: Mubarak. Va' qui detto che Zawahiri è stato il portaborsa di Abdel Salam Farag, il teologo artefice dell'assassinio di Sadat . Le idee di Farag sono alla base delle periodiche farneticazioni di Osama che le trova nel «Precetto assente», breviario di fede e di violenza. Si dà per certo che Sadat sia stato ucciso per aver fatto la pace con Israele, «con gli ebrei». No. La pace con Israele è soltanto una delle colpe di Sadat, al quale venivano contestati in primo luogo la infitah (la politica della porta aperta al capitale straniero) e i suoi legami con l'Occidente, segnatamente con Washington. Le stesse colpe di cui viene accusato Mubarak, prossimo al quinto mandato. Gli egiziani 24 anni fa salutarono con simpatia l'avvento di Mubarak (giovanissimo vice presidente), gran lavoratore, onesto, «fratello saggio» del suo miserabile popolo. Egli prometteva la fine del determinismo selvaggio dello sviluppo del sottosviluppo.
    Ma il potere logora e il Mubarak di oggi non è più il raiss della speranza. Paradossalmente gli Usa, che non approvano la condotta faraonica di Mubarak, si vedono costretti a sostenerlo poiché dopo di lui c'è l'incognita dei Fratelli musulmani, in non scarsa consonanza con al Qaeda.
    Secondo gli esperti, la strage di Sharm mira a colpire Mubarak, «corrotto sulla terra», mentre gli attentati (annunciati) in Italia, in Danimarca intendono punire «i complici dei regimi» arabi «venduti a McDonald's». Se e quando arriverà l'attentato sarà dura. Ma sarebbe sciocco, e dunque controproducente, fasciarci subito la testa.
    Lasciamo lavorare i nostri dell'intelligence che ben conoscono il loro difficile e non sempre apprezzato mestiere. Invece di suggerire «riforme», forse necessarie, dei Servizi, ma che abbisognano di tempi lunghi, facciamo sentire a chi ci protegge solidarietà e stima. E vigiliamo, beninteso. Ma senza isterismi, fuori dalla «ideologia del tabloid» che porta al sospetto, al razzismo, alla pistola facile. Il terrorismo islamista, peste del nuovo secolo, non si sconfigge col «dagli all'untore» bensì con la pazienza, con la fermezza. Come al tempo plumbeo delle-Br. Certo, al pari di quella, durata dieci anni, la resistenza alla follia omicida di Osama fr C. implica il rifiuto di cedere a una «logica di guerra globale». Volta, questa, a coinvolgere anche quei musulmani con cui pacificamente conviviamo. Per converso ogni tentativo di appeasement si trasformerebbe in un tragico boomerang.
    "

    Shalom

  3. #33
    Leoni in guerra e agnelli pieni di dolcezza nelle nostre case
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    In Origine postato da Pieffebi
    dal quotidiano torinese

    " La Stampa del 25/07/2005


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    Il bersaglio è Mubarak

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    Terrorismo in franchising» l'hanno definito i guru del Royal Institute of International Affairs. Abu Nidal, dice niente questo nome? E' quello del terrorista palestinese che offriva i suoi servigi negli Anni 70-80, uno psicopatico che uccise più palestinesi (e innocenti: vedi la strage di Fiumicino) che «nemici sionisti». Era, quella di Abu Nidal, una anonima assassini senza anonimato, una conchiglia vuota di volta in volta riempita da questo o quel clan integralista; dietro pagamento. Condannato a morte (in contumacia) da Arafat, espulso dalla Siria aveva trovato ospitalità a Baghdad ma, pressoché alla vigilia dell'invasione americana, la polizia di Saddam lo uccise.
    Abu Nidal era oramai il simulacro di se stesso, una etichetta scaduta. I proiettili nel ventre il sigillo d'una morte per implosione, La stessa fine per implosione attende Osama bin Laden (o il suo clone, fa poca differenza). Anche il suo ideologo prét-a-porter, l'egizio Zawahiri, prima o poi svanirà. E con lui e i suoi sciagurati adepti si dissolverà il disegno del nuovo Caiiffato.
    L'attentato alla vacanza low cost di Sharm, come quello di Taba nell'ottobre del 2004, rientra sì nella strategia del jihad globale ma ha nome, cognome e indirizzo precisi: Mubarak. Va' qui detto che Zawahiri è stato il portaborsa di Abdel Salam Farag, il teologo artefice dell'assassinio di Sadat . Le idee di Farag sono alla base delle periodiche farneticazioni di Osama che le trova nel «Precetto assente», breviario di fede e di violenza. Si dà per certo che Sadat sia stato ucciso per aver fatto la pace con Israele, «con gli ebrei». No. La pace con Israele è soltanto una delle colpe di Sadat, al quale venivano contestati in primo luogo la infitah (la politica della porta aperta al capitale straniero) e i suoi legami con l'Occidente, segnatamente con Washington. Le stesse colpe di cui viene accusato Mubarak, prossimo al quinto mandato. Gli egiziani 24 anni fa salutarono con simpatia l'avvento di Mubarak (giovanissimo vice presidente), gran lavoratore, onesto, «fratello saggio» del suo miserabile popolo. Egli prometteva la fine del determinismo selvaggio dello sviluppo del sottosviluppo.
    Ma il potere logora e il Mubarak di oggi non è più il raiss della speranza. Paradossalmente gli Usa, che non approvano la condotta faraonica di Mubarak, si vedono costretti a sostenerlo poiché dopo di lui c'è l'incognita dei Fratelli musulmani, in non scarsa consonanza con al Qaeda.
    Secondo gli esperti, la strage di Sharm mira a colpire Mubarak, «corrotto sulla terra», mentre gli attentati (annunciati) in Italia, in Danimarca intendono punire «i complici dei regimi» arabi «venduti a McDonald's». Se e quando arriverà l'attentato sarà dura. Ma sarebbe sciocco, e dunque controproducente, fasciarci subito la testa.
    Lasciamo lavorare i nostri dell'intelligence che ben conoscono il loro difficile e non sempre apprezzato mestiere. Invece di suggerire «riforme», forse necessarie, dei Servizi, ma che abbisognano di tempi lunghi, facciamo sentire a chi ci protegge solidarietà e stima. E vigiliamo, beninteso. Ma senza isterismi, fuori dalla «ideologia del tabloid» che porta al sospetto, al razzismo, alla pistola facile. Il terrorismo islamista, peste del nuovo secolo, non si sconfigge col «dagli all'untore» bensì con la pazienza, con la fermezza. Come al tempo plumbeo delle-Br. Certo, al pari di quella, durata dieci anni, la resistenza alla follia omicida di Osama fr C. implica il rifiuto di cedere a una «logica di guerra globale». Volta, questa, a coinvolgere anche quei musulmani con cui pacificamente conviviamo. Per converso ogni tentativo di appeasement si trasformerebbe in un tragico boomerang.
    "

    Shalom

    Leggevo qualche giorno fa della presenza in Italia di addirittura 74.000 fiancheggiatori dell'integralismo islamico.
    Dato pauroso e a dir poco allarmante. Certo che ogni giorno che passa il pericolo diventa sempre più alto. L'Islam integralista è come una piovra che estende i suoi tentacoli sulla nostra società e sulla Civiltà Occidentale.
    www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo

  4. #34
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    Ho postato, credo sulla CDL, un articolo di LIBERO che parlava di quei numeri....

    Ma anche questo è interessante...

    " 25-07-2005
    Un attentato perfettamente simbolico

    Da un articolo di Barry Rubin

    Cosa significa l’ultimo grande attacco terrorista contro l’Egitto? Per rispondere a questo interrogativo bisogna primaa chiarire tre punti fondamentali senza i quali è impossibile capire il terrorismo contemporaneo.
    Primo, i gruppi del terrorismo islamista internazionale stanno attuando ogni attentato che possono fare, contro qualunque obiettivo che paia loro possibile. I gruppi estremisti, affiliati o ispirati ad al-Qaeda, sono pronti a colpire all’interno dei paesi musulmani o contro l’occidente unicamente in base a dove hanno forze a disposizione, e al momento in cui possono “bucare” i sistemi difensivi.
    Secondo, per avere un’idea di quanto sta accadendo è necessario prestare almeno altrettanta attenzione agli attentati falliti o sventati che a quelli riusciti. Un tentativo di approntare gas nervino in Inghilterra è fallito, un tentativo di usare attentatori suicidi contro il sistema dei trasporti urbani di Londra è riuscito. L’elemento chiave è cosa i terroristi stanno cercando di fare, e quello che stanno cercando di fare è tentare qualunque cosa che possa seminare terrore, provocare vittime e mostrare la loro presunta potenza.
    Terzo, è un tremendo errore farsi ossessionare dalle motivazioni degli attacchi per come vengono definite dagli occidentali, anziché badare a ciò che i terroristi stessi dicono di se stessi. Questo terrorismo non è motivato dalla guerra in Iraq e nemmeno dal conflitto arabo-israeliano, bensì da un tentativo di sovvertire il mondo islamico e spezzare il potere dell’occidente. Allo stesso modo si poteva incolpare la prima guerra mondiale per il comunismo e il nazismo.
    In questo contesto, è possibile capire quest’ultimo attentato. Prendendo di mira i siti turistici in Egitto, i terroristi sintetizzano perfettamente i loro due temi principali: colpire l’occidente e sabotare i regimi arabi attuali. In questo modo essi si pongono simultaneamente come rivoluzionari contro il governo egiziano e protagonisti della jihad contro l’occidente. L’attentato è perfettamente simbolico: cacciare i turisti occidentali dall’Egitto rappresenta l’obiettivo di cacciare l’occidente dal Medio Oriente.

    L’attentato, inoltre, si presenta come il più recente di una lunga serie di attacchi. Nel corso degli anni ’90 molti attentati di questo genere sono stati realizzati da sovversivi islamisti egiziani nel tentativo di rovesciare il regime, screditarlo internazionalmente e sottrargli gli ampi proventi che l’Egitto ricava dal turismo. L’eversione, che alla fine è fallita, ha causato la morte di più di duemila persone, per lo più egiziani, ed è culminata nell’attacco del novembre 1997 a Luxor dove vennero uccisi 58 turisti e quattro egiziani. Il fatto sconvolse a tal punto gli egiziani da contribuire al fallimento del tentativo eversivo che già stava scemando.
    Questa strategia si sta ora ripetendo in un contesto jihadista. In particolare, nell’ottobre 2004 34 persone sono state uccise e più di cento ferite da attentatori suicidi in località turistiche nel Sinai. E qui c’è un ulteriore aspetto del nuovo attentato: esso mette in grave imbarazzo le autorità egiziane, che hanno molto personale a disposizione e un’area relativamente piccola da proteggere: pochi siti di alto profilo turistico al Cairo e nel Sinai. Il loro insuccesso nel farlo in modo adeguato non promette nulla di buono per il futuro: cosa che non sfugge a chi pensa di fare un viaggio in Egitto.
    C’è anche un nesso interessante fra le esplosioni in Egitto e quelle a Londra. Per anni gli egiziani hanno invocato l’estradizione degli estremisti islamisti egiziani che vivevano tranquillamente in Gran Bretagna predicando la violenza. I britannici avevano sempre respinto le richieste, appellandosi al principio del diritto di asilo politico e indicando anche, non c’è dubbio, la mancanza di adeguate garanzie processuali in Egitto. Ma gli egiziani avevano ragione. Coloro con cui la Gran Bretagna è stata generosa hanno ricambiato contribuendo a portare la morte violenta sui loro ospiti così benintenzionati.
    Un’altra questione interessante è come la crescente minaccia terroristica influirà sull’atteggiamento degli egiziani verso Hamas e Jihad Islamica palestinese, soprattutto alla luce dell’imminente ritiro israeliano dalla confinante striscia di Gaza. L’esperienza del terrorismo contro l’Egitto renderà il Cairo più disposto a imprimere un giro di vite ai sodali dei loro nemici? Probabilmente no, ma forse li incoraggerà ad essere più duri contro il contrabbando di armi dentro alla striscia di Gaza e con la possibilità che Hamas possa prendere il controllo del movimento palestinese.
    Ma in Egitto è sempre stato più facile parlare di cambiamenti che attuarli. La tentazione più grande, e più pericolosa, per i leader egiziani è quella di fare qualche discorso e poi tornare alle abitudini di sempre. Se l’attentato dell’ottobre 2004 non ha innescato una ristrutturazione totale delle forze di sicurezza e di polizia egiziane, potrà avere molto più effetto quest’ultimo attentato?

    (Barry Rubin, direttore Middle East Review of International Affairs, su: Jerusalem Post, 24.07.05)
    "


    Shalom

  5. #35
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    E giustamente Ferrara chiama chi desidera il ritiro delle truppe italiane dall'Irak un CRETINO, senza mezzi termini.
    Come non essere d'accordo?

  6. #36
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    Io comunque continuo a ritenere discutibile la scelta americana di sollevare Hussein dal suo incarico. Era un leader laico e forte, e sembrava disposto a scendere a patti pur di mantenere il potere.
    Forse si sarebbe potuto spingere in altro modo, non ho particolari antipatie per Saddam, il quale cercava di tenere insieme, con ogni mezzo, il suo paese, e fuori dalla porta i fondamentalisti.

    Ora come ora è purtroppo necessario mantenere una presenza militare occidentale, che speriamo porti almeno tranquillità per Israele e il medioriente in generale.

    Shalom
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  7. #37
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    Saddam era un leader nazista (il suo partito nacque idolatrando Hitler e Mussolini, ma gradualmente sempre più il primo negli anni trenta) opportunista, dopo la guerra del golfo per la liberazione del kuwait dalla sua invasione, il suo laicismo era virtualmente finito, frasi coraniche entrarono negli stendardi ufficiali del regime. Pur non essendo mai diventato una teocrazia il suo regime aveva compreso il ruolo della religione come strumento di governo........consolidando intorno a se', anche con ragioni religiose, i clan sunniti (minoritari) e saldando questi meglio al resto del mondo musulmano (a maggioranza sunnita).
    Saddam costituiva da molto tempo un fattore di destabilizzazione permanente come Milosevic nei Balcani, un sostenitore del terrorismo (non c'è dubbio per quello anti-israeliano).

    Shalom

  8. #38
    Cavaliere d'oro
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    Saddam era ad ogni modo un capo lontano, con cui potevamo condividere pochi interessi, con Milosevic invece ce n'era uno fondamentale:
    La dissoluzione della Croazia e della Slovenia. Era un'occasione storica, come ebbe a definirla Massimo d'Azeglio; uno di quei terni al lotto che capitano una volta in un secolo, per recuperare il confine di Rapallo, o almeno la linea Wilson.
    E invece...
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  9. #39
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    In Origine postato da Rick Hunter
    Io comunque continuo a ritenere discutibile la scelta americana di sollevare Hussein dal suo incarico. Era un leader laico e forte, e sembrava disposto a scendere a patti pur di mantenere il potere.
    Forse si sarebbe potuto spingere in altro modo, non ho particolari antipatie per Saddam, il quale cercava di tenere insieme, con ogni mezzo, il suo paese, e fuori dalla porta i fondamentalisti.

    Ora come ora è purtroppo necessario mantenere una presenza militare occidentale, che speriamo porti almeno tranquillità per Israele e il medioriente in generale.

    Shalom
    togli pure quel cadaverino posticcio dal tuo nick, e aggiungi, pescato dal cesto delle trippe della storia un bel ismo da attaccare alla fine del relitto storico che principia il tuo nick.
    tanto tu non ti fermi davanti a nulla neanche ai criminali di guerra, di pace, sei un macellaio della politologia delle scienze sociali, della filosofia, del buon senso. non ti ferma nulla di quello che fuoriesce da quella tua macchina in folle sulla discesa della morte.
    tira il freno a mano! rischi di precipitare in un abisso di idiozia.
    e di far vergognare tutti noi che ti leggiamo. Crea un sito porno la fantasia non ti manca davvero!

  10. #40
    Cavaliere d'oro
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    In Origine postato da old wigh
    togli pure quel cadaverino posticcio dal tuo nick, e aggiungi, pescato dal cesto delle trippe della storia un bel ismo da attaccare alla fine del relitto storico che principia il tuo nick.
    tanto tu non ti fermi davanti a nulla neanche ai criminali di guerra, di pace, sei un macellaio della politologia delle scienze sociali, della filosofia, del buon senso. non ti ferma nulla di quello che fuoriesce da quella tua macchina in folle sulla discesa della morte.
    tira il freno a mano! rischi di precipitare in un abisso di idiozia.
    e di far vergognare tutti noi che ti leggiamo. Crea un sito porno la fantasia non ti manca davvero!

    Sei pazzo o cosa?
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

 

 
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