Condotta: reprimere o prevenire?
La riforma Moratti prevede di reintrodurre il
voto di condotta come determinante per la promozione di uno studente. Lo studente è infatti costretto a ripetere l'ultimo anno di un biennio nel caso in cui mantenga debiti negli obiettivi formativi di almeno due discipline già registrati l'anno precedente. Tra queste discipline è compreso il comportamento.
La proposta ci trova contrari per il seguente motivo: se da un lato
l'idea di educare cittadini nuovi per valorizzare il lato civico
e morale dell'educazione passa attraverso un corretto
comportamento, dall'altro troppo spesso i docenti non risultano preparati a sufficienza ad una corretta valutazione degli atteggiamenti di uno studente in fase preadolescenziale. Il voto di condotta è stato per troppo tempo lo strumento attraverso il quale professori di inadeguata preparazione hanno relegato nel ghetto dell'insufficienza studenti di ogni ordine, giudicati troppo affrettatamente insoddisfacenti dal punto di vista comportamentale.
Prima di adottare questo strumento repressivo, infatti, la scuola
dovrebbe occuparsi di prevenire e curare il disagio giovanile,
attuando quelle misure educative finalizzate a prevenire le derive
comportamentali, e fornendo soprattutto quei servizi di cui abbiamo
maggiormente bisogno, come per quanto riguarda il tema della
prevenzione all'uso delle droghe.
Il voto di condotta potrà essere ripristinato quindi soltanto
quando la scuola ricomincerà a formare oltre che insegnare, e a tale scopo sarà anzitutto necessaria una maggior preparazione dei docenti.




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