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Discussione: ecco la fine !!!!

  1. #21
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Paul e Pensiero

    In origine postato da gb1984
    Paul non capisco perchè vuoi attribuirmi idee non mie!
    Io non sono affatto un liberista,anzi rivendico un ruolo dello Stato attivo in economia.
    Io non ti attribuisco nulla. Tiro solo le fila del tuo discorso. Dunque

    1) l'arrivo di masse di allogeni è un potentissimo fattore di turbativa del mercato nazionale del lavoro e un potentissimo fattore a vantaggio di chi vuole comprimere il costo del lavoro

    2) ergo, l'ingresso di masse allogene è funzionale proprio alle dinamiche neoliberiste che, da sempre, puntano sulla compressione del costo del lavoro per aumentare i margini di profitto

    3) ergo, se tu sei a favore dell'ingresso di masse allogene, sei, consapevolmente o no, ti piaccia o no, a favore delle dinamiche neoliberiste di cui sopra

  2. #22
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: immigrazione

    In origine postato da thematrix
    secondo il 99% del resto del mondo si
    Ah, ho capito...

    Tu fai riferimento alla geografia....

    Cioè Londra è in Inghilterra, dunque è una città inglese. Ci ho azzeccato?

    Da questo punto di vista hai ragione. Ma solo da questo


  3. #23
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Paul e Pensiero

    In origine postato da Paul Atreides
    Io non ti attribuisco nulla. Tiro solo le fila del tuo discorso. Dunque

    1) l'arrivo di masse di allogeni è un potentissimo fattore di turbativa del mercato nazionale del lavoro e un potentissimo fattore a vantaggio di chi vuole comprimere il costo del lavoro

    2) ergo, l'ingresso di masse allogene è funzionale proprio alle dinamiche neoliberiste che, da sempre, puntano sulla compressione del costo del lavoro per aumentare i margini di profitto

    3) ergo, se tu sei a favore dell'ingresso di masse allogene, sei, consapevolmente o no, ti piaccia o no, a favore delle dinamiche neoliberiste di cui sopra
    Su queste argomentazioni sono perfettamente d'accordo: è il punto principale da cui partire per affrontare il problema immigrazione.

    Giampaolo Cufino
    Giampaolo Cufino

  4. #24
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    Grande Paul li hai demoliti.

    schiaccia l'infame!

  5. #25
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: immigrazione

    In origine postato da Paul Atreides
    Ah, ho capito...

    Tu fai riferimento alla geografia....

    Cioè Londra è in Inghilterra, dunque è una città inglese. Ci ho azzeccato?

    Da questo punto di vista hai ragione. Ma solo da questo

    quindi secondo te l'identità di una nazione si vede dalla sua "purezza" etnica? allora secondo il tuo discorso l'america non dovrebbe essere una nazione, dato che essa è un crogiolo etnico praticamente dappertutto...eppure il patriottismo è molto più elevato lì che da noi: prova a insultare l'america davanti a un americano, vedrai come se la prende..prova a insultare l'italia davanti a un italiano, figurati che glie ne frega...eppure l'italia è molto più etnicamente "pura" dell'america...
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  6. #26
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    Che dire allora del fatto che negli anni scorsi la politica delle quote del ministero del Welfare, categoria keynesiana, ha fatto incazzare unanimemente i governatori meridionali, perché non era previsto un solo raccoglitore di pummarola e tutti gli immigrati se li erano fottuti le fonderie e i mobilifici del nordest?

  7. #27
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    In origine postato da ugotassinari
    Che dire allora del fatto che negli anni scorsi la politica delle quote del ministero del Welfare, categoria keynesiana, ha fatto incazzare unanimemente i governatori meridionali, perché non era previsto un solo raccoglitore di pummarola e tutti gli immigrati se li erano fottuti le fonderie e i mobilifici del nordest?
    per favore non diciamo cazzate eh!!!!!


    di Carmelo Abbate
    1/9/2004





    Sono sempre meno i giovani che accettano di continuare a lavorare in campagna: la maggior parte dei proprietari di vigneti in questo periodo assume temporaneamente operai stranieri a giornata.
    In un paesino a pochi chilometri da Palermo uno su cinque non lavora. Ma non ci sono operai per raccogliere l'uva. Perché, tra sussidi e precariato, alla fine tutti si arrangiano.



    A parole vogliono tutti il lavoro. Protestano, si incatenano, di tanto in tanto dormono sui tetti delle chiese e minacciano di buttarsi giù. Poi però, quando succede che il «travagghiu» si ricorda di loro e li va a cercare fino a casa, alcuni disoccupati siciliani si nascondono per non farsi trovare. Accade così che, un paio di settimane fa, Calogero Trupiano, sindaco di San Cipirello, 5 mila abitanti a una trentina di chilometri da Palermo, oasi agricola in cui si raccolgono 500 mila quintali di uva ogni anno, lanci l'allarme. La vendemmia è alle porte, però non ci sono gli operai: «C'è poca gente disposta a raccogliere l'uva e manca del tutto il ricambio generazionale». Insomma, quei 44 euro di paga giornaliera molti non li vogliono. Meglio restare disoccupati. E non è certo la prima volta che nella terra di Leonardo Sciascia si registrano casi del genere: qualche tempo fa a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, all'appello del sindaco che cercava operatori ecologici avevano risposto solo una manciata di donne. Di uomini neanche l'ombra.

    Siamo in Sicilia, nella regione in cui, secondo il primo rapporto sull'isola presentato dall'Eurispes nella primavera scorsa, il tasso stimato di disoccupazione è del 20 per cento. Nella provincia palermitana, addirittura, stando all'istituto Tagliacarne, il dato sale al 22,9 per cento. Quasi il triplo rispetto al resto d'Italia, dove la percentuale di non occupati è di poco inferiore al 9 per cento, media europea. Che succede dunque ai 211 signor Randazzo, 134 Maniscalco e 103 Micciché, cognomi più diffusi di un paese che una frana, nel 1838, staccò da San Giuseppe Jato e che venne intitolato a uno dei più grossi proprietari terrieri della zona, lo spagnolo Sancio Pirrello? Sono semplicemente dei «lagnusi», gente che non ha un briciolo di operosità o, piuttosto, non possono lavorare perché sono già occupati a fare altro?

    La risposta non potrebbe venire da una persona più qualificata del governatore della Regione Siciliana Totò Cuffaro, l'uomo che l'anno scorso confidò il segreto del successo a oltre mille studenti delle scuole medie: «Bisogna sapere baciare più gente possibile. È un modo simpatico per avvicinarsi alle persone. Sono convinto di avere vinto le elezioni proprio per questo». Ebbene, quando a marzo gli hanno messo sotto il naso il rapporto Oro nero sul sommerso nell'isola che ha raggiunto il 28 per cento, Cuffaro ha sentenziato: «Piangiamo con un occhio, perché se c'è questo alto tasso di lavoratori irregolari, vuol dire che la percentuale ufficiale di disoccupati in Sicilia in realtà è minore».

    Ecco il punto: quanti sono i veri disoccupati siciliani? Prendiamo nel dettaglio proprio la situazione di San Cipirello. Su 5 mila abitanti, quelli senza un lavoro iscritti negli uffici di collocamento o in qualche agenzia di lavoro interinale della zona sono un migliaio, il 20 per cento. In questo dato però non c'è gente che sta con le mani in mano: 66 sono i cosiddetti ex articolisti, dall'articolo 23 della legge del 1988 che li ha creati. Lavorano 20 ore settimanali negli uffici comunali, dove i dipendenti di ruolo sono 39, per 473 euro al mese. Ci sono poi un centinaio di lavoratori forestali, che sono impiegati nei boschi o nei servizi antincendio per un periodo annuale che va da 51 a 151 giorni.

    Facciamo due conti in tasca a un disoccupato forestale di 151 giorni con moglie e due figli: lavora 6 mesi, guadagna 6 mila euro, ne riceve altrettanti dalla regione tra sussidio di disoccupazione e assegni familiari e per l'altra metà dell'anno si arrangia. In nero. Lo status e il sussidio da disoccupato rimangono, come per tutti gli altri che lavorano nell'Ente di sviluppo agricolo, nel consorzio di bonifica e nella missione archeologica. Un esercito di precari pagati dalla regione tolti i quali, secondo il vicesindaco Tonino Martello, «quelli che non fanno veramente nulla sono pochissimi». Alla fine chi ci rimette è proprio il bilancio di Palazzo dei Normanni, in cui il welfare pesa per 17 milioni di euro l'anno.

    Salvatore Inzerillo, 37 anni, è iscritto al libro paga della regione da più di 15 anni. Lui e sua moglie sono due dei 23 mila ex articolisti a 473 euro al mese. Si sono sposati 5 anni fa e hanno una figlia, con un'altra in arrivo. «Siamo entrati ragazzi e ci siamo ritrovati vecchi senza rendercene conto» dice alla scrivania del suo ufficio in comune. «Sognavamo il posto fisso, invece siamo diventati precari a vita. Per fortuna la casa in cui viviamo è nostra». Difficile trovare qualcuno che viva in affitto. A San Cipirello tutti i disoccupati mangiano e dormono nella loro proprietà.

    Calogero Schirò, 46 anni, lavoratore forestale da 51 giorni l'anno, con moglie e due figlie di 14 e 10 anni, ha avuto una suocera magnanima. «Metà casa ce l'ha lasciata lei, l'altra metà l'ho completata io». Nel 2003 ha ricevuto dall'Inps 2.916 euro, tra assegni familiari e indennità di disoccupazione. Il resto dell'anno si arrangia come può e coltiva il suo orto: «Tutta la frutta e la verdura che mangiamo in casa viene da lì, prugne, pere, uva, meloni. In agosto facciamo la salsa che ci dura tutto l'anno». Vacanze? «Sabato e domenica, quando non lavoro. Andiamo al mare, a Balestrate. Mi porto tutto da casa, brioche e bevande, in modo da non comprare nulla. Se no è finita». Calogero qualche stagione di vendemmia in passato l'ha fatta, quest'anno non può.

    Chi non ne vuole invece sapere nulla è Vincenza Stagna, 28 anni, laureata in scienze politiche a Palermo. Per un po' ha fatto la centralinista in un call center, adesso è disoccupata: «Qui in Sicilia il vero ammortizzatore sociale è la famiglia, ti assicura la copertura dei bisogni essenziali, dalla casa al cinema, alla pizzeria. Ti spingono a stare a casa fino a quando non si presenta l'occasione della vita, il posto fisso». La vendemmia? «Dopo tanti anni di studi e sacrifici non vedo perché dovrei».
    (Ha collaborato Leandro Salvia)

  8. #28
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    se non ti dovesse bastare c'è anche quest'altro...è ora di finirla co sta manfrina che ci servono allogeni.....chi non ha il lavoro e prende il sussidio di disoccupazione lo si deve togliere.... al nord se c'è come al sud dove c'è sicuramente, punto e basta

    48mila braccia rubate all’agricoltura
    Scoperta in Puglia, Calabria e Campania una mega-truffa all’Inps: in 24mila percepivano i contributi ma non hanno mai visto una zappa

    REGGIO CALABRIA - Sono ben 24.000 i falsi agricoltori , concentrati in Puglia, Calabria e Campania, ai quali l’Inps avrebbe bloccato tutte le prestazioni. Braccianti agricoli che percepivano regolarmente dall’Inps i contributi per la loro attività, ma che in realtà non sono mai nati; falsi braccianti che incassavano senza lavorare; dipendenti dell’Inps compiacenti disposti a certificare ciò che non era; un impiegato delle poste che riusciva a incassare assegni intestati a persone non reali; sindacalisti nei patronati che “aiutavano” i loro assistiti ad incassare contributi senza averne titolo: c’è davvero di tutto nell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi che ha incanalato gli sforzi investigativi di guardia di finanza, polizia e carabinieri in una indagine sfociata ieri nell’arresto di 27 persone. Un’operazione che ha messo fine ad una truffa all’Inps che andava avanti da almeno sei anni, costata all’Istituto oltre 7,5 milioni di euro di contributi percepiti illegalmente. Oltre agli arrestati, accusati, a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di falso, truffa, peculato e contraffazione, e dei singoli reati senza il vincolo associativo, vi sono oltre 7.600 indagati in stato di libertà tra i quali figurano, oltre ai falsi braccianti agricoli, anche altri impiegati delle poste e funzionari di banca. L’operazione, denominata “Moneta agricola” è giunta al termine dopo oltre un anno di indagini. Guardia di Finanza della Compagnia di Gioia Tauro, carabinieri della sezione di Pg presso la Procura e della Compagnia di Palmi, e Polizia postale di Reggio Calabria si sono divisi equamente il lavoro per non disperdere gli sforzi fatti per combattere un fenomeno, quello delle truffe all’Inps, particolarmente diffuso nella provincia di Reggio Calabria. La polizia postale ha così seguito il percorso degli assegni sulle disoccupazioni agricole emessi da diversi istituti bancari e negoziabili alle poste, accertando le responsabilità di alcuni impiegati che sarebbero riusciti ad incassare gli assegni destinati a persone inesistenti con la complicità di alcuni funzionari di banca. I carabinieri, invece, si sono occupati dei maggiori indiziati e dell’identificazione delle migliaia di falsi braccianti. La guardia di finanza ha svolto accertamenti sugli imprenditori agricoli e sui dipendenti dei patronati. Un lavoro che ha portato alla scoperta di 148 aziende agricole inesistenti e all’individuazione di 26 aziende reali, ma che impiegavano un numero di lavoratori superiore alle proprie necessità. Un contributo decisivo alla truffa è venuto dai dipendenti Inps arrestati (sono sei) che nel corso degli anni si sono occupati della gestione delle contribuzioni agricole. Un ruolo importante lo hanno svolto anche alcuni dipendenti di patronati, le associazioni che fungono da tramite tra i lavoratori e l’Inps. L’Istituto, resosi conto di quanto stava avvenendo, ha posto al fianco degli investigatori propri dipendenti, fedeli, che hanno collaborato a smantellare la truffa. Fino ad oggi, infatti, le inchieste si concludevano, per lo più, con le denunce ai danni dei falsi braccianti agricoli. L’inchiesta ha fatto un salto di qualità. E non è detto che sia finita. Anche il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha scritto al presidente dell’Inps congratulandosi per la brillante operazione, chiedendo di essere costantemente informato. Maroni ha anche anticipato possibili interventi legislativi per contrastare un grave fenomeno che provoca sprechi di danaro pubblico, che spesso finisce nelle tasche delle organizzazioni criminali.


    [Data pubblicazione: 08/09/2004]

  9. #29
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    Le cazzate le dici tu, imbecille.
    Nel 2003 non era stato previsto un solo stagionale per l'agricoltura del mezzogiorno. E solo un'iniziativa congiunta dei presidenti delle regioni meridionali (2 del polo: calabria, puglia, due dell'ulivo: campaia e basilicata) ha strappato qualche migliaia di raccoglitori di pummarole...

  10. #30
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    Gli allogeni non li ho chiesti io
    E il dominio del mercatomi fa schifo
    Ma la realtà è così e non serve foderarsi gli occhi di prosciutto
    Lo sviluppo ha fatto sì che i proletari italiani rifiutano lavori di fascia medio bassa

 

 
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