Ma se non tolgono il burqa, come fanno a identificarli?
Ma se non tolgono il burqa, come fanno a identificarli?
La questione è a mio avviso diversa: il problema non è l'andare in giro col viso occultato o meno cosa che d'altronde non può essere proibita in situazioni come quelle invernali di freddo intenso e dove per cui vi è una motivazione ben precisa per il "mascheramento".In origine postato da aussiebloke
Pero', scusate un momento....
fra tutti i motivi per resistere alla islamizzazione della Padania, questo della legge
contro il volto coperto mi sembra il piu' cretino.
Qualcuno mi puo' spiegare per quale motivo ci deve essere una legge per imporre
ai cittadini di camminare a volto scoperto? Per essere "riconoscibili"?
Riconoscibili da chi? Dalla mamma? Dal vicino di casa? Io se ero a quella fermata
del bus non avrei riconosciuto quella persona, che fosse a volto coperto o scoperto.
Riconoscibili dal Grande fratello? Riconoscibili dallo Stato Itagliano?
E se non vi va di essere riconosciuto, saranno fatti miei? Perche' ci deve essere
questa "presunzione di colpevolezza", con qualcuno lassu'/laggiu' nello Stato
di polizia che deve per legge sempre tenere un occhio su me nel caso commetta un reato?
Con la scusa del "pericolo islam" mi sembra che qui si erodano sempre
piu' i diritti e le liberta' individuali....
Forse non lo avete notato, ma ogni anno, d'inverno, milioni di persone
in Padania escono di casa e vanno al lavoro con berretto, sciarpa e bavero alzato.
Vi assicuro che anch'io l'ultima volta che sono stato in Padania ero irriconoscibile
come fossi burquato (era 7 sotto zero). Non mi risulta che ci siano ondate
di criminalita' invernale legate all'uso di sciarpe. Eppure se la legge e' legge,
andrebbe applicata, i poliziotti dovrebbero vigilare ogni mattina d'inverno contro
l'uso di sciarpe e berretti. E va applicata su TUTTO il territorio
nazionale, incluse le aree montane. Uno sciatore col passamontagna e' altrettanto
"irriconoscibile" e quindi "pericoloso" quanto una musulmana burqata alla fermata del bus.
Eppure non ho mai sentito di sciatori fermati e multati.
In breve, mi sembra una legge poliziesca, inutile, inapplicabile, insomma tipicamente itagliana.
Il problema è che se a uno che si alza il bavero per proteggersi dal freddo il vigile chiede di mostrarsi questo il bavero se lo abbassa senza problemi, mentre la musulmana no per cui diventerebbe impossibile identificarla.
Pensa se questa investe qualcuno (in bicicletta al massimo perchè l'auto i civilissimi musulmani figurati se gliela fanno guidare) o si mette a vandalizzare: chi la può riconoscere?
Peggio ancora, pensa ai controlli in aeroporto: questa potrebbe presentarsi col burqa e pretendere di non essere identificata?
Notare che la libertà di mascherarsi diventerebbe un boomerang: chiunque volesse commettere un crimine, che ne so, una rapina in banca, non dovrebbe nemmeno più nascondere armi e passamontagna, gli basterebbe un burqa ampio e il gioco e fatto e inoltre tutti griderebbero dagli al maomettano...


Con questa risposta hai dimostrato di NON CAPIRE UN CAZZO ! Infatti stai mettendo a confronto due fatti assolutamente non accomunabili. I paDANI O NON che a 5° sottozero si mettono il passamontagna, alla ricchiesta di documenti o di eventualmente mostrarsi , LO FANNO!In origine postato da aussiebloke
Pero', scusate un momento....
fra tutti i motivi per resistere alla islamizzazione della Padania, questo della legge
contro il volto coperto mi sembra il piu' cretino.
Qualcuno mi puo' spiegare per quale motivo ci deve essere una legge per imporre
ai cittadini di camminare a volto scoperto? Per essere "riconoscibili"?
Riconoscibili da chi? Dalla mamma? Dal vicino di casa? Io se ero a quella fermata
del bus non avrei riconosciuto quella persona, che fosse a volto coperto o scoperto.
Riconoscibili dal Grande fratello? Riconoscibili dallo Stato Itagliano?
E se non vi va di essere riconosciuto, saranno fatti miei? Perche' ci deve essere
questa "presunzione di colpevolezza", con qualcuno lassu'/laggiu' nello Stato
di polizia che deve per legge sempre tenere un occhio su me nel caso commetta un reato?
Con la scusa del "pericolo islam" mi sembra che qui si erodano sempre
piu' i diritti e le liberta' individuali....
Forse non lo avete notato, ma ogni anno, d'inverno, milioni di persone
in Padania escono di casa e vanno al lavoro con berretto, sciarpa e bavero alzato.
Vi assicuro che anch'io l'ultima volta che sono stato in Padania ero irriconoscibile
come fossi burquato (era 7 sotto zero). Non mi risulta che ci siano ondate
di criminalita' invernale legate all'uso di sciarpe. Eppure se la legge e' legge,
andrebbe applicata, i poliziotti dovrebbero vigilare ogni mattina d'inverno contro
l'uso di sciarpe e berretti. E va applicata su TUTTO il territorio
nazionale, incluse le aree montane. Uno sciatore col passamontagna e' altrettanto
"irriconoscibile" e quindi "pericoloso" quanto una musulmana burqata alla fermata del bus.
Eppure non ho mai sentito di sciatori fermati e multati.
In breve, mi sembra una legge poliziesca, inutile, inapplicabile, insomma tipicamente itagliana.
La tua (così pare) favorita mussulmana mascherata da carnevale , non se lo toflie manco se la minacci di ..... lasciamo perdere vah. con voi purtroppo e' l'inizio della fine ,mi spiace per i miei figli, ma sin che potrò all'occorenza saprò come diffenderli.


A mio parere e' fuorviante la motivazione di queste sanzioni, addiritura un regio decreto (sic).In origine postato da pensiero
non capisco sta imbecille chi e cosa abbia voluto sfidare:
20 set 222 Como: giornalista multata per avere indossato il burqa
COMO - Un'altra donna e' stata multata a Drezzo, nel comasco, per aver indossato il burqa. Dopo le due contravvenzioni fatte a Sabrina Varroni, 34enne italiana di religione islamica, oggi e' stato il turno di una giornalista milanese, Bruna Bianchi del Giorno: la cronista si e' presentata in municipio indossando un velo e rifiutandosi di toglierlo davanti al vigile. Anche questa volta, la contravvenzione e' stata elevata per violazione del Regio decreto del 1931 che proibisce di mascherarsi in pubblico. (Agr)
Il Carnevale verra' abolito in tutta la penisola, i motociclisti non dovranno piu' indossare caschi, ma microbandane, e d'inverno il povero ciclista della bassa non potra' piu'indossare il tabarro ed il cappello a larghe tese.
La motivazione deve essere quella di ostentazione di simboli terroristici, offesa alla cultura del paese ospitante, ed infine per concludere, direi anche un po'di schifo per queste sudice palandrane ambulanti, che dovrebbero essere oggetto delle attenzioni delle ASL locali.


In origine postato da Iunthanaka
Già, PER ORA non si può...![]()
E così sarà sempre. Ehhh, spiacente....
_______________________
Gli zeri, per valere qualcosa,
devono stare a destra.


dal quotidiano La Provincia di Como
La legge non è un optional Il volto coperto e i mulini a vento Antonio Marino
Cosa sta accadendo a Drezzo, dove il sindaco Cristian Tolettini cerca di impedire a suon di multe a una donna, Sabrina Varroni, di girare per le strade del paese indossando un burqa che la ricopre totalmente, volto compreso? A sentire il senatore Gianfranco Pagliarulo, membro della segreteria nazionale del Pdci, è in atto «una persecuzione ignobile che aumenta le distanze fra culture diverse». Di più: è stata lanciata «una devastante sfida verso una comunità di credenti: la sfida dell'intolleranza». Addirittura - secondo la deputata dei verdi Luana Zanella - il risultato dell'iniziativa è quello di «aizzare intolleranze, in particolare contro l'islamismo e avviare uno scontro di civiltà». Ecco, quello che mancava, in questa tempesta in un bicchier d'acqua, era proprio il sacramentale scontro di civiltà. Ma, se solo per un momento ripiegassimo gli stendardi e trattenessimo i cavalli, prima di partire al galoppo contro i mulini a vento, ci accorgeremmo facilmente che il contrasto in atto a Drezzo è molto meno devastante e assai più semplice di quanto possa sembrare. Il primo passo da compiere è quello di dimenticare che il sindaco Tolettini è un esponente della Lega ed esaminare i fatti, che non sarebbero diversi se il primo cittadino fosse un fedele seguace di qualche partito dichiaratamente progressista. E i fatti sono questi: c'è in paese una persona che appare in pubblico con il volto coperto e quindi irriconoscibile, ciò che è vietato dalla legge. Anzi - a quanto sostiene il senatore leghista Cesarino Monti - da almeno due leggi: la 152, che prevede l'arresto, e l'articolo 85 di un regio decreto del 1932, che punisce solo con l'ammenda chi appare mascherato in luogo pubblico. Comunque mascherato: con un cappuccio nero, con un passamontagna calato sul volto, con un casco integrale o in qualunque altro modo che ne renda impossibile l'identificazione. A quest'ultima norma si è attenuto il sindaco, che se avesse voluto perseguitare la donna avrebbe probabilmente fatto ricorso invece alla prima. Resta il fatto che Sabrina Varroni - cittadina italiana - pur avvertita che il suo è un comportamento che viola la legge, persevera nell'indossare il burqa per asseriti motivi religiosi. Ma, se nel diritto italiano non è cambiato qualcosa negli ultimi tempi, i motivi religiosi non sono mai stati (e speriamo che mai lo siano) una ragione valida per non osservare la legge. E se le cose stanno in questi termini, la vicenda di Drezzo rischierebbe di diventare ben altro che una polemica paesana nel momento in cui chi è tenuto a far rispettare la legge, così com'è, introducesse una singolare "eccezione" per i fedeli di questo o quel culto. Senonché, già mi fischiano le orecchie per le prevedibilissime accuse di formalismo giuridico. E tuttavia, chiediamoci anche se la legge in questione ha, in concreto, una ragione e un senso. Io credo di sì. Chi si cela, esattamente, dietro il burqa: una donna o un uomo, e quale donna? Come è possibile in queste condizioni consegnare una raccomandata, accogliere la richiesta di un certificato, riconsegnare i bambini dall'asilo nido a una madre solo presunta? Chi di noi - varcata una certa soglia d'età - non si è visto invitare cortesemente da un agente della stradale o da un carabiniere a rifare la foto della patente, perché gli anni passano per tutti e noi, ormai, al giovanotto della fotografia non assomigliamo più? Tutto giusto, dirà qualcuno, ma la motivazione religiosa merita comunque un certo riguardo. Ho già detto che sarebbe pericolosissimo cedere a un meccanismo di questo tipo, ma aggiungo che, nella fattispecie, non esiste alcuna motivazione religiosa. O comunque, di sicuro non riferibile all'Islam, visto che il Corano - lo conferma la vice presidente dell'Associazione donne musulmane in Italia, Soudeir Katkhouda - impone alle donne il velo sul capo, ma consente di mostrare il viso e le mani. Seppellirsi viva in un burqua è dunque una scelta personale, non un precetto religioso. E le scelte personali sono rispettabilissime fino a quando non vanno contro la legge. Lasciamo stare, perciò, le persecuzioni, che sono altra cosa, e riflettiamo magari sul fatto che se lo «scontro di civiltà» va evitato sempre e comunque, anche l'eccesso di cialtroneria rischia di avere effetti non meno devastanti.
http://www.laprovinciadicomo.it/online/


L'Islam non obbliga a portare il burqa Il segretario generale della comunità islamica italiana spiega: «Nessuna attenuante: dobbiamo rispettare la legge italiana»
Il burqa messo sotto accusa anche da dentro lo stesso mondo islamico: non c'è alcun obbligo di portarlo
milano «Il burqa non c'entra nulla con l'Islam e un cittadino deve sempre attenersi alle leggi dello Stato in cui vive». Anche il segretario generale della Correis, la comunità religiosa islamica italiana, Ilham Allah Chiara Ferrero prende le distanze dall'episodio schierandosi contro la cultura del burqa definito senza mezzi termini «uno strumento che nulla a che fare con la dottrina musulmana e con il Corano». Ilham Allah, come spiega l'utilizzo del burqa in un paese come l'Italia dove è reato andare in giro coperti? Semplicemente non riesco a spiegarmelo. Il Corano richiama infatti a una modestia nell'atteggiamento senza far riferimento al burqa. Il fatto che molte donne che si dichiarano musulmane lo indossino è il risultato di un atteggiamento estremo da cui tutti coloro che credono nell'Islam moderato non possono fare altro che prendere le distanze. Insomma, per lei il burqa è una stortura dell'Islam? Esatto. Una vera stortura che non fa altro che dare alla nostra religione un'immagine distorta rispetto a quello che è realmente. Le faccio un esempio: uno dei principi cardine dell'Islam è il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita. Forse non tutti sanno che una delle regole fondamentali è che è severamente vietato durante il pellegrinaggio coprirsi il volto e le mani. In ogni caso c'è anche chi non la pensa come lei. Non giudico il caso in particolare. E non credo sia giusto intervenire nemmeno sul comportamento delle istituzioni. Dico soltanto noi musulmani che viviamo in Italia dobbiamo essere ligi alle leggi dello Stato. Se la legge obbliga le persone a essere sempre riconoscibili è giusto adeguarsi anche se controvoglia. L'identificazione di una persona è una questione importante ed è gia stata risolta da un decreto ministeriale. Questo decreto consente alle donne di essere velate. Se pensiamo alle suore o alle donne musulmane che indossano un velo intorno alla testa si capisce subito che si tratta di una legge fatta con buon senso perché si rispetta la religiosità di una persona senza però coprire il volto. Sembra quasi che dia ragione alla Lega che non è proprio tenera con i seguaci dell'Islam... Con la Lega e con Borghezio non c'è mai stato alcun problema. Credo però che una questione così delicata non debba essere affrontata dai singoli comuni. L'importante che ci sia intelligenza e buon senso. Questi sono gli unici strumenti che ci rimangono per dirimere le controversie. Mario Cagnetta
Ma anche la Cassazione vieta il mascheramento
Luigi Fagetti L'art. 85 del Regolamento di Pubblica Sicurezza introduce due divieti: il primo riguarda il «comparire mascherato in luogo pubblico» ed il secondo «l'uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico». E' evidente che si tratti di due situazioni diverse: una cosa è il mascheramento, ed una cosa è l'uso della maschera. Il concetto di mascheramento, che è poi l'azione del mascherare, secondo la stessa etimologia del verbo, include sia il travestimento, sia ogni azione che intenda coprire la persona alla vista con particolari accorgimenti, con il risultato di o dissimulare o camuffare la persona ma anche soltanto di impedirne il riconoscimento o la individuazione. Ai fini dell'ordine pubblico, quello che interessa è appunto che si utilizzino accorgimenti i quali abbiano come risultato di impedire il riconoscimento della persona. La Cassazione Penale in una sentenza del 1976 ha interpretato il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico come avente carattere assoluto e, proprio per ciò, interpellandolo in senso lato; esso ricorrerebbe ogni qualvolta sia tale, il «comparire mascherato», da precludere «l'immediato e sicuro riconoscimento del soggetto». Dal questa angolazione parrebbe non sussistere dubbio che un accorgimento, come quello del burqa, che impedisce di vedere il volto di una persona, è di per sé tale da precludere l'immediato e sicuro riconoscimento della stessa. Questo da un punto di vista strettamente giuridico. Le cose si complicano se si va ad interpretare il divieto in una situazione in cui l'indumento che, oggettivamente non rende possibile questo riconoscimento, rappresenta il mezzo di espressione o di pratica di una religione. E qui vedo due aspetti di problematicità. Il primo riguarda la sussistenza della contravvenzione non nel suo elemento oggettivo ma nel suo elemento soggettivo (poiché la finalità della persona non è indirizzata a violare un precetto di legge, ma ad esternare la appartenenza ad una determinata fede religiosa). Vero è però che, al di là della non intenzionalità, una norma che presiede a garantire l'ordine e la sicurezza sul territorio, deve essere rispettata da tutti i residenti nello Stato; sicchè chiunque è tenuto ad osservare questa norma al pari di tutte le altre che formano il Regolamento di Pubblica Sicurezza (almeno una volta che sia stato avvertito e diffidato sulla cogenza del divieto). L'altro aspetto riguarda un possibile conflitto di diritti tra esigenze di ordine pubblico e libertà di professare la propria religione. Qui potrebbe sorgere una questione di costituzionalità, peraltro, a mio avviso, destinato a risolversi in favore e nell'interesse pubblicistico e quindi del dovere tener conto del prioritario rispetto del divieto sancito nell'interesse dell'ordine pubblico. * avvocato


E comunque....polemiche a parte...facciamo parlare le immagini...e ditemi voi se una può voler andare in giro cosi'!
Qualcuno spieghi alla "signora" che siamo a Drezzo provincia di Como e non in Arabia Saudita...


In origine postato da Jenainsubrica
Gli imbastardimenti razziali vanno evitati,punto e fine.
ahahhahahahah....e come?
In ogni caso spero che l'iniziativa del sindaco di Drezzo venga seguita da tanti altri...visto che tutti si divertivano a usare il codice rocco contro di noi,bene,facciamo anche noi così.
Cominciamo a denunciare anche i napoletani che hanno dato fuoco al tricolore...noi denunciati e loro no?perchè?qualcosa non quadra.
A chi dice che anche i Padani a volta vanno in giro a volto coperto,come per es quelli che vanno a sciare,beh...faccio notare che se al Padano che sta sciando a volto coperto un poliziotto lo ferma e gli chiede i documenti e di farsi vedere...beh,voglio far notare che questo da i documenti e si fa vedere...quelle col burqa no.
Saluti Padani


per strada a mio modo di vedere ognuno può andare vestito come cavolo gli pare chi nudo e chi col burqua.
la cosa importante è che il viso sia scoperto nei documenti il resto sono fatti privati.