In origine postato da Shaytan
IRL=Ireland
Grazie.


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Diderot


Lo stuzzicaventi
7 Ottobre 2004
di Guido Ceronetti
E’ successo nel Comasco.
Non mi pare tolleranza religiosa permettere a qualcuno di circolare in pubblico con la faccia coperta dal burqa, indumento femminile raccapricciante. Un permesso del genere semplicemente è genuflessione ad una pretesa di disuguaglianza, e di distinzione per nulla amichevole, da parte di una intolleranza religiosa contraria ad un codice di norme civili e di convivenza comuni che in un paese occidentale e su questa sponda del Mediterraneo senza nessuno sforzo tutti rispettiamo.
Il volto coperto è un’illegalità delle più sfacciate. Soltanto la polizia può compiere operazioni col passamontagna sul volto, perché deve protezione a se stessa (e già questa necessità di sicurezza è brutta e triste), ma chi indossa il passamontagna o un naso finto che lo renda irriconoscibile lo fa per delinquere e mette paura, giustamente. C’è da dubitare che uno si mascheri per far paura esclusivamente ai malvagi, come Zorro e altri magnifici di fumo. E se io dico che ho il passamontagna perché Dio me lo comanda, mi perquisiscono e mi sottopongono a visita psichiatrica. Analogamente, se una donna pretende tolleranza religiosa denudandosi completamente, qualcuno la coprirà col mantello intero di San Martino e l’improbabile marito istigatore avrà grane e multe. Tuttavia, dove un prefetto concede al burqa di circolare non vedo perché una, dieci, cento donne - sperabilmente, come dice l’Angiolieri, «gioveni et leggiadre» - non debbano essere autorizzate ad interessare con una nudità del corpo di laicismo (o di religiosismo) estremo il resto della cittadinanza incravattata e cucita in ingombri di calzoni.
Nella Russia tolstoiana si denudavano in pubblico, per protesta religiosa e politica, i Duchobori, ancora ne sopravvivono tra Urali e America. La loro nudità incruenta, mista di età e di sesso, era temuta e perseguitata. La nudità del corpo appartiene, fuori del mondo selvaggio, al terribile. Nell’islamismo d’Asia Orientale, il burqa è l’annichilimento e l’umiliazione totale del corpo femminile per esorcizzarne la terribilità immaginaria. Il burqa è il gemello incruento dell’infibulazione, atroce imburqamento uterino, grata di parlatorio di clausura sulla orgiastica faccia segreta, sulle acque di Tiamat e i vagabondaggi notturni di Lilìth.
Ma sì, pensandoci, la contrapposizione esatta del burqa è il corpo nudo e il sesso scoperchiato come un tetto terremotato. Resta da vedere che cosa dirà il prefetto che ha annullato la proba ordinanza antiburqa, al cento per cento legittima, del sindaco lariano, se un gruppo di intrepide Baccanti lo richiederanno di tolleranza religiosa incurabilmente costituzionale per celebrare attorno al tempio di Alessandro Volta nei giardini di Como i religiosissimi misteri di Dioniso. Far sparire la faccia sotto un indumento superfluo è una specie di aggressione al pudore stesso. Se mi togli il guardarti negli occhi, atto che per lo più non implica né attrazione né allusività sessuale, mi ricordi immediatamente che sei portatrice di oscenità inguardabili: dunque offendi quel che la legge, nella sua penuria espressiva, definisce come «il comune senso del pudore». Sei talmente coperta da essere quasi nudità in vetrina. Una nudità vera può essere un antidoto a un simile avvelenamento pubblico: dunque, perché proibirla?
Da molti anni ormai in Italia convivono senza azzannarsi religioni di ogni epoca e mondo, e nuove religioni mezzo pubbliche e mezzo occulte: c’è da domandarsi perché soltanto l’islamismo debba creare intolleranze e ripulse, si adatti male alle leggi civili, imponga disuguaglianze e urti di costumi. Darla vinta, come nel caso della iperbolica convertita comasca (il caso potrebbe non restare isolato) non solo non è bello, ma sottrae protezione legale alla moltitudine intenzionata a restarne fuori e a non imburqarsi alla talebana. A chi ha il volto coperto è giusto che non si aprano porte, sia di banca che di formaggeria. Un gioielliere rapinato sette volte difficilmente aprirebbe la porta blindata a un Cappuccetto Rosso col burqa, e a nessuno piacerebbe incontrarne uno su un autobus a mezzanotte. Il proverbio castigliano «dietro la croce ci sta il diavolo» può valere anche per il simbolismo burchesco, dietro il quale può celarsi un’ambiguità senza limiti, in un presente di crimini e minacce.
la stampa di oggi