Tensione ad Arese: calci all'auto di Albertini
Questa volta il destino dell'Alfa Romeo di Arese non ha scaldato solo gli animi degli operai cassintegrati, "ormai esasperati", secondo la definizione di Corrado Delle Donne dello Slai Cobas. Ma è costato anche qualche ammaccatura all'auto del sindaco di Milano, Gabriele Albertini, coinvolto nei tafferugli tra forze dell'ordine e operai, intenzionati a farsi ricevere ad ogni costo dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, che poi ha parlato con loro. Scenario per il piccolo incidente tra lo Slai Cobas e le istituzioni è stata l'inaugurazione del primo distributore ad idrogeno gassoso in Italia, alla Bicocca. Un emblema, cioè, di quell'auto ecologica tanto voluta da Formigoni, e parte centrale dell'accordo di aprile per la reindustrializzazione dell'area. I piani concordati parlavano infatti di un polo della mobilità sostenibile, con l'insediamento di 15 aziende impegnate anche a sostenere la ricerca per lo sviluppo dell'idrogeno.
Nessuna occasione migliore dunque per lo Slai Cobas: garantito l'effetto di disturbo sull'inaugurazione all'aperto dell'impianto. I megafoni a tutto volume dei lavoratori di Arese, con in prima fila quel Delle Donne mattatore dello Slai Cobas dell'Alfa già in altre occasioni, chiedevano tra l'altro spiegazioni sulle indiscrezioni di stampa relative al "motore pulito" che sarebbe pronto a partire a Monza, proprio con aziende (Sol, Sapio, in concorso con l'Enea, Ansaldo ricerche, Aem e Bmw) che secondo i piani erano destinate a insediarsi ad Arese.
Casus belli, una presunta promessa ai lavoratori di un incontro Formigoni. Secondo i rappresentanti dello Slai di Arese, l'appuntamento era stato preannunciato "dalle forze dell'ordine, dalla Digos e da alcuni funzionari della Regione".
Formigoni nega, segnala come fosse già previsto un incontro con tutti i sindacati tra il 10 e il 15 di ottobre: appuntamento che avrebbe reso, del resto, inopportuno un incontro anticipato con il solo Slai, ha poi spiegato lo stesso Formigoni ai lavoratori di Arese. Ad ogni modo, vedendo sfumare l'incontro con il governatore della Lombardia e Albertini, che cercavano di allontanarsi sulle loro auto da un'uscita laterale, gli operai hanno protestato cercando di bloccarne quella che hanno definito "la fuga". La Mercedes di Albertini nei momenti più concitati è stata bersagliata da calci e pugni, con il sindaco del capoluogo lombardo barricato per qualche istante all'interno, prima che l'auto riuscisse a defilarsi. La vettura del governatore è stata invece fermata da operai sedutisi a terra per bloccarne la corsa. E Formigoni è uscito dall'auto intavolando subito un dialogo con i dipendenti di Arese.
A parte alcuni momenti di tensione (un'operaia ha detto di esser stata picchiata dalle forze dell'ordine ottenendo parole di rassicurazione da Formigoni, che nel pomeriggio ha chiesto spiegazioni al Questore), l'incontro che non doveva svolgersi alla fine c'è stato, ed è durato poco meno di mezz'ora.
Formigoni ha assicurato che i patti Arese, sono stati mantenuti: "Il progetto di Arese resta in piedi - ha detto -. Nel frattempo è intervenuta una decisione della Fiat". Una Fiat che, intanto, non risponde alle accuse della Regione Lombardia sui 320 nuovi esuberi all'Alfa di Arese. Il presidente Luca Cordero di Montezemolo non ha infatti ancora risposto alle proteste del governatore della Lombardia. "Se ha qualcosa da dire - ha scherzato Formigoni con i giornalisti - lo dice a voi piuttosto che a me. Se voi non avete notizie da darmi, quindi, per adesso non ci sono novità". "Resta il giudizio della Regione Lombardia - ha sottolineato - che ritiene assolutamente inaccettabile il provvedimento con cui si avvia il licenziamento di altri 320 lavoratori". Formigoni ha ricordato di averne parlato di persona con Montezemolo la scorsa settimana, chiedendo"che Fiat si assuma le proprie responsabilità sino in fondo, anche nello sviluppo dei progetti di Arese".
"I lavoratori sono sulla strada, gli animi sono esasperati. Se si sentono presi in giro perdono la tranquillità ", spiega Delle Donne nella ricostruzione degli avvenimenti. "Da aprile ad oggi la Regione è scomparsa - dice amareggiato - avevamo chiesto un incontro, mica volevamo aprire una trattativa". Al distributore ad idrogeno gassoso, un impianto da circa 400 mila euro nato nell'ambito del Progetto Bicocca, dovrebbe seguire a breve un analogo impianto a Mantova (nel programma da 18 milioni di Zero Regio, promosso e cofinanziato dalla Ue). "Tutto questo, insieme agli altri progetti che la Regione ha promosso e che sono già in corso - commenta Formigoni - ci fa capire che una società all'idrogeno è possibile e che in Lombardia stiamo costruendo".
(21 settembre 2004)
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